lunedì 27 giugno 2016

Trail La Thuile 02 Luglio 2016: Weekend di test del percorso


 
Ramponcini obbligatori per questo passaggio nella prima parte pre-Deffeyes


Panorami mozzafiato, percorso bellissimo e passaggi molto tecnici.
Questi i tre elementi di sintesi alla fine di una due giorni di test del percorso.
Andiamo in ordine.
Sul primo punto, penso possano parlare le foto scattate in corsa: girando la testa si passava dal Rutor, o Ruitor, con il suo ghiacciaio, al Piccolo San Bernardo, al massiccio del Monte Bianco alle Grand Jorasses. Cosa si può chiedere di più: semplicemente da osservare in silenzio a bocca aperta. Da un lato, spero vivamente che nessuno si dimentichi di queste montagne e dedichi qualche attimo ad ammirarle. Dall’altro, visti i tempi non proprio larghissimi, come invece dichiarato dagli Organizzatori, spero che tutti, specie gli ultimi e coloro che sono alle prese con il loro primo Trail, facciano andare le gambe! Sabato mattina, ad esempio ho incontrato dei ragazzi di Torino che rientravano come me in fretta e furia dopo la grandine arrivata impetuosa e improvvisa. Loro saranno al loro primo trail…non proprio il percorso più facile che si potesse sciegliere, ma gli faccio un grande in bocca al lupo! Comunque, per i soliti noti velocissimi, beh si per loro i cancelli sono molto larghi.
Percorso degno di una grande occasione, si parte con un tratto da fiaba lungo il quale si guadagnano i primi 600m di D+, poi inizia il lungo traverso che porta fino all’Alta Via 2 e poco dopo al Deffeyes. Questo è un percorso che andrebbe quantomeno segnalato e ricordato come essere per EE, ovvero Escursionisti Esperti. Segnalazione ovviamente non per i super-veloci o i super-esperti, ma per tutti coloro che affronteranno il lro primo Trail, magari leggendo che i tempi del cancello al Deffeyes sono tali da far arrivare tutti…mia opinione diversa discussa con il gestore del Rifuglio che ascoltava con interesse i miei argomenti (parlo per i neofiti della montagna, magari super campioni su strada….). Personalmente, tra il metti-leva dei ramponcini per il passaggio che si vede nella foto, due buoni panini che non potevano mancare nel mio zaino e soprattutto lo spettacolo di una famiglia di aquile che volteggiavano alte prima del Deffeyes, sono transitato in 4 ore e mezza…vedi senza vergogna in allegato la traccia del mio Suunto http://www.movescount.com/it/moves/move111398882
Comunque non transitavo su questo percorso dalla non dimenticata e purtroppo Edizione Unica: Valdigne 100km! Bei tempi…che stia diventando vecchio?!?
Per il terzo punto, l’Oscar va ad un passaggio che non ho potuto discutere con gli amici del Deffeyes, anchese giunto sul posto ho colto alcuni loro suggerimenti. Esiste un brevissimo tratto in discesa dove si deve attraversare una non larga lingua di neve. Ma questa prosegue in un toboga che finisce dritto dritto nel torrente che va a formare una delle cascate più belle! Mentre attraversavo mi sono girato a sinistra e …son tornato indietro!
Mio consiglio, se non si vuole prendere una pala e tagliar via la poca neve, è quello di usare un passaggio su pietra che si trova dieci metri prima della lingua di neve e che scende diretto e con meno pericoli sul tracciato.
Per concludere, non vedo l’ora che sia sabato!!!


 
Il Monte Bianco sullo sfondo
Un'aquila con sullo sfondo il ghiacciaio del Rutor

fatti 600m di D+, fuori dal bosco si ammira il Rutor

Vista su LaThuile

lunedì 20 giugno 2016

mercoledì 15 giugno 2016

Licony Trail, un appuntamento da non mancare

Proud and fit on the Finish Line




View along the trail






Pubblicato su Action Magazine


Un tracciato divertente e vario, un'ottima organizzazione, ristori golosi, baite aperte lungo il percorso, tanto tifo e alla fine... un bel boccale da birra a tutti i finisher. Eccomi ad un altro capitolo nel mio percorso di avvicinamento all’UTMB 2016. Oramai il tempo della preparazione entra nel vivo, visto che all’appuntamento di Chamonix mancano solo 11 settimane. Quest'anno ho scelto una strategia di avvicinamento completamente diversa da quella adottata negli anni scorsi per preparare i miei Ultra Trail “target” dell’anno. Negli anni scorsi, infatti, avevo sempre messo in calendario molti Trail di media e lunga distanza, finendo per gareggiare tutti i weekend. Quest'anno, no. Ho deciso di mettere in calendario solo due Trail (il Licony da 60 km e uno da 42 km) e un Vertical (da 3k D+). Perché? Prima di tutto quest'anno perché - complice una annata di neve straordinaria nell’Alta Valle d’Aosta - mi sono dedicato completamente allo scialpinismo. E questo mi ha portato a volere esplorare la montagna in altre dimensioni e altezze. Poi perché dopo quasi 10 anni di assidua frequentazione dell'ambiente del Trail ho sentito la necessità di vivere le mie amate montagne attraverso sfide e obiettivi diversi e più personali. Ma c'è un Trail a cui non riesco a rinunciare nemmeno quest'anno che sono allergico ai pettorali e alle gare ufficiali: il Licony Trail. Perché il Licony è uno dei percorsi più divertenti e belli che io conosca. Perché si corre in una valle dove si può toccare con mano il lavoro e l'amore degli uomini e le donne che lì abitano. Ma soprattutto per la grande professionalità e l'incredibile simpatia degli organizzatori e dei volontari che si trovano lungo tutto il percorso. Del Licony si sa molto: il tracciato sempre balissato perfettamente, i sentieri curati, i ristori pieni di ogni prelibatezza a chilometro zero e gli organizzatori posizionati nelle parti più difficili del percorso a vigilare sulla sicurezza dei partecipanti. E poi gli abitanti della valle che aprono le baite lungo il tracciato pronti ad aiutarvi in caso di necessità! Vi siete dimenticati di mettervi la vaselina la mattina e i pantaloncini sono diventati carta vetrata? Nessun problema: troverete di sicuro la signora di una di queste baite che vi offre la pasta Fissan! Chiedete (per scherzo!...forse…) alle 9.00 del mattino come mai ci sono solo acqua e the e non Genepy (il tradizionale liquore delle Alpi), e in un secondo eccovi la bottiglia di grappa fatta in casa! Come si fa a non amare questo Trail che gli organizzatori hanno reso una festa collettiva che coinvolge e unisce i partecipanti e gli abitanti della Valdigne? Come non emozionarsi per l'umanità vera che lo caratterizza? A livello tecnico il Licony è una gara impegnativa, in particolare nel percorso lungo. La partenza subito tosta: dopo un breve tratto in piano per le vie di Morgex, dove anche alle 6.30 del mattino ci sono persone che fanno il tifo e incitano i trail runners, ci si inoltra sul sentiero tra le vigne e per poi entrare nel bosco che tira su verso il Licony. Per i primi 8 km la salita non molla mai. Ma quando poi spiana, lo spettacolo è fantastico e per chi ha il coraggio di fermarsi e di voltarsi indietro, offre una delle visioni più belle del Monte Bianco! Passato l'abitato di Licony (1880m) inizia la discesa dolce verso Planaval, dominata a sinistra da Punta Fetita che d’inverno è uno dei luoghi preferiti per lo scialpinismo locale. Si scende per morbidi sentieri di pini e larici passando per Challancin, Chateau, fino a Morgex che segna il 30 km e conclude la prima metà del percorso. La seconda parte inizia subito con una bella e impegnativa salita verso colle San Carlo. Ma in qualche modo mi sembra più leggera della prima. Boschi di incredibile bellezza dove spesso nei miei allenamenti in solitaria ho visto camosci tranquilli pascolare. Quest’anno purtroppo non si riesce a passare per Col Croce perché il sentiero è ancora pieno di neve. E allora ecco la deviazione che dal lago di Arpy ci butta su una ripida discesa verso la pista di fondo. Sarà che ci ho messo tutte le energie che avevo, ma arrivato ad Arpy la gara si è fatta durissima. Non per il percorso: ero io che avevo dato proprio tutto! Ma ho tenuto duro e non posso descrivervi la gioia nell’arrivare sotto il traguardo a Morgex! Premiato per ben due volte: la prima volta ho ricevuto il boccale di birra da un litro destinato a tutti i Finisher. La seconda sono stato premiato dagli organizzatori che in quel momento stavano estraendo premi per tutti i partecipanti, e io mi sono aggiudicato un bel paio di occhiali da sole. Insomma lo ribadisco: come si fa a non amare questo Trail?


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martedì 7 giugno 2016

Triathlete, the italian triathlon magazine, published MASSIMILIANO MARTA's profile







On page 95 of the June 2016 Magazine, Massimiliano Marta's profile highlighting not only the Triathlon experience.
Nice picture taken on the Finish Line of IronMan Malaysia held in Langkawi in February 2007. So I had the opportunity to celebrate my birthday in Far East!
On the back Guglielmo and Enrico running after me. Really an unforgettable experience.
Anyway, I will publish full text soon, with related translation available using the Google translator button on the right column of the blog. Enjoy the reading and let me have your comments.




- Breve introduzione su di te (chi sei, che fai, dove vivi, lavoro, famiglia)


Sono nato a Roma 52 anni fa. E per lavoro ho viaggiato il mondo. Adesso vivo a Milano, ma ogni venerdì scappo in Valle d'Aosta. Sono un appassionato di ciò che richiede forte motivazione e buone gambe. Negli ultimi anni ho portato a termine: una Marathon des Sables (2010), un Sellaronda HERO MTB (2011) e molteplici Ultra Trail tra cui una serie di UTMB (tra il 2008 e il 2014), la Lavaredo Ultra Trail (2015), il Tor des Geants (2015), ma soprattutto sette IronMan e un Norseman Extreme Triathlon (2014). Per hobby racconto le mie avventure sportive in un blog http://maxmartaoutdoor.blogspot.it/ 




- Quando e perché hai iniziato a praticare triathlon?


Ho iniziato a praticare Triathlon nel 2004 con i Road Runners di Milano per beneficiare del cross-training e ovviare ai continui infortuni dovuti alla sola corsa su strada.


- Sensazioni della prima gara?


La mia prima gara è stata un Duathlon Super Sprint a Finale Ligure con trasferta in giornata e un’emozione talmente forte da volerla replicare ad ogni gara. Per far questo ho alzato di continuo l’asticella passando ad un Mezzo nel 2005 e poi collezionando IronMan dal 2006 in vari Continenti, inclusi Sud America e Asia. Ma il top l'ho raggiunto saltando all'alba da un Ferry in Norvegia, tuffandomi nell’acqua gelida di un fiordo per il Norseman. Da allora sono alla continua ricerca d'innalzare ancora più in alto l’asticella e nel frattempo mi dedico anima e cuore alla montagna!


- Cosa ti piace e cosa no della disciplina?

Sono dipendente da quella meravigliosa sensazione di benessere psico-fisico generata e garantita dal cross-training e dalle gare di endurance.