mercoledì 20 settembre 2017

TheNorthFace Mountain Festival 14-17 settembre 2017



La persone hanno bisogno di credere che nel mondo esistono luoghi in cui è possibile stare assieme e divertirsi in modo costruttivo e in armonia con la natura. In fondo la maggior parte delle persone fa sport perché deve in qualche modo scappare dalla vita ordinaria del lavoro e degli impegni…


C’è un luogo magico dove per quattro giorni si riunisce una tribù di ragazzi e ragazze, di tutte le età, provenienti da ogni angolo d’Europa (e non solo) animati da un'unica grande passione: la montagna in ogni sua possibile declinazione (climbing, alpinismo, rafting, trekking ecc..). In questo luogo c’è un grande prato con attorno le montagne splendide di Lauterbrunnen, che si anima poco a poco di tende colorate che diventano sempre di più giorno dopo giorno. Una tribù variegata che dà vita ad uno dei festival in onore della Montagna più belli e partecipati del mondo: TheNorthFace Mountain Festival  che quest’anno ha riunito oltre 800 appassionati di Outdoor provenienti da 29 paesi. 
Per preparare questo evento TheNorthFace lavora tutto l’anno: dal punto di vista organizzativo sicuramente, ma anche soprattutto dal punto di vista di coesione della community. Il brand californiano infatti da alcuni anni organizza nelle principali città del mondo allenamenti settimanali collettivi, completamente gratuiti che vanno sotto il nome di NeverStop e a seguire il nome della città. Sono ormai mesi che mi alleno una volta alla settimana con la tribù milanese dei NeverStopMilan. E questo lavoro si è visto proprio a Lauterbrunnen  dove i partecipanti provenienti dalle varie città europee vestivano fieri le magliette delle loro Communities:, Never Stop London, Never Stop Munchen, Never Stop Berlino.
Da un punto di vista aziendale, si tratta di un’operazione di Marketing azzeccatissima verso tutti gli Stakeholders: clienti, distributori, dipendenti, fornitori, communities locali, atleti professionisti e non, rappresentanti stampa e influencer. Nel momento in cui si organizza un evento “monster” delle dimensioni partecipative del TheNorthFace Mountain Festival si prendono dei rischi, si espone la propria immagine alle valutazioni e alle critiche. L’evento può essere un fallimento, se non si ottiene un grande successo in linea con le alte aspettative dei partecipanti. Per far si che si raggiunga il successo, tutto, ma davvero tutto, deve funzionare alla perfezione, come un orologio svizzero. E Lauterbrunnen, la location svizzera prescelta, era già di per se di buon auspicio. In sintesi, se l’obiettivo era la fidelizzazione e la soddisfazione dei partecipanti, direi che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto.
La passione sportiva dei partecipanti è stata pienamente ripagata con attività variegate, ben assortite e di tutti i livelli di preparazione. Attività che poi rendevano orgogliosi i partecipanti per poterle svolgere accanto a super campioni, mostri sacri della Montagna che privi di ogni atteggiamento altezzoso, dispensavano ogni sorta di consiglio in tante lingue con pazienza e sorrisi stampati sulle loro facce gioiose.

Le attività proposte al festival sono state davvero tante. Trail running sui tanti percorsi che offrono le vallate stupende dove a luglio si svolge l’Ultra Trail Eiger (parte dell’Ultra Trail World Tour). Arrampicata sia in falesia che, nel caso di brutto tempo, in indoor. Alpinismo sul meraviglioso ghiacciaio dove si affacciano Eiger, Monch e Jungfrau, con spettacolare salita al Walcherhorn (sei ore piene di gita per i più esperti, tutti con la dovuta garanzia offerta dalle Guide Alpine del luogo). Ma anche altre attività tutte di alto livello: dal corso di fotografia outdoor (dove ho finalmente capito l’importanza di avere in ogni foto un fore-ground, un middle-ground e non solo il back-ground), alla cucina d’avventura, al kayak, al trekking, al canyoning e, dulcis in fundo, al parapendio. Ed è proprio a Lauterbrunnen che l’ultimo giorno in extremis ho avuto il battesimo di volo con il mio primo volo in parapendio! Coadiuvato da un pilota locale (ovvero volo in coppia), dopo essere saliti con la funivia ben oltre la scarpata di 650m che si affacciava sul Campo con le sue spettacolari cascate (se ne contano 72 nella valle di Lauterbrunnen), ci si lancia in un volo che mi ha tolto più volte il fiato. Sensazioni uniche ben oltre le aspettative. Dovutamente documentate nelle foto pubblicate.
Personalmente, oltre al Paragliding della domenica, mi sono cimentato il giovedì in un tiratissimo Trail Running con l’allenatore di Never Stop Chamonix (un inglese trapiantato sulle pendici del Monte Bianco) a cui ho cercato di togliere il fiato in discesa . Il venerdì ho fatto il bis con la gita d’Alpinismo sul Walcherhorn, non solo per i ghiacciai, ma anche per la gita sul trenino a cremagliera che sale nel cuore dell’Eiger e fa le soste permettendo ai turisti di affacciarsi dalle finestre sul ghiacciaio e fotografare da posizioni di dominio altrimenti solo dei top alpinisti e Guide Alpine. Il sabato, ho fatto preoccupare in parete, causa del mio stile incerto a confronto del livello degli altri e del mio impormi sul ruolo di primo a salire, la mitica Caroline Ciavaldini (moglie dell’ugualmente celeberrimo James Pearson): ho promesso che quest’inverno troverò del tempo anche per arrampicare! Mah, non so…sto comunque cercando una palestra di roccia!
Team dei “pro” pienamente partecipe, coinvolgente e coinvolto in tutte le attività, da quelle in cui era “guida” a quelle ricorrenti del “capo” al Party del sabato sera, dove davvero erano parte integrante dei festeggiamenti. I nomi da ricordare sarebbero tanti, ma non possiamo non menzionare oltre a Caroline Ciavaldini e James Pearson, i top Simone Moro, Tamara Lunger, Emilio Previtali (coinvolgente Story-Teller), Lizzy Hawker, David Gottler, i fratelli Pou, la new entry Graziana Pè, Stefano Ghisolfi, Jacopo Larcher, Hansjoerg Auer, 

Appuntamento al prossimo anno, quanti saranno i partecipanti? Dove si incontreranno? Ma si riuscirà a replicare un aumento dei partecipanti come quest’anno?
Tutte cose a cui avremo una risposta restando sintonizzati con TheNorthFace. Ci vediamo a settembre 2018!

Crediti foto Kuerzi e Martafont.



martedì 12 settembre 2017

Intervista a Tom Randall (atleta Wild Country) dei Wide Boyz






In occasione dell’edizione 2017 di Rock Master, in programma dal 24 al 27 agosto ad Arco di Trento, Wild Country ha portato con sé un ospite esclusivo: Tom Randall, uno dei climber più forti ed ecclettici del Regno Unito. Tom forma, insieme all’amico Pete Whittaker, il duo Wide Boyz, famoso per la pratica dell'arrampicata a incastro. Tom e Pete non sono solo esperti di queste tecniche, sono dei veri coach: organizzano infatti numerosi tour, per il momento solo nel Regno Unito, per diffondere e insegnare i segreti di questa disciplina. Incastri di mano, di piedi, di braccia, di gambe e di dita per salire una fessura: fatica e dolore, ma anche impegno, dedizione e amore per l’arrampicata.

Personalmente, ho avuto la possibilità di intervistarlo e riporto sotto il risultato:


  1. First, let's warm-up. Could you please tell us briefly using your own words who are you, where are you from and most important how, where and with whom you started climbing?
    TOM: My name is Tom Randall and I'm a 37yr old professional rock climber. I say I'm "professional" but I think the reality is that this is a mixture of both athlete and coach as I really enjoy both of these disciplines. I'm from South Africa originally, but I've lived in the UK for the last 30yrs and have a wife and two children. I started climbing 18yrs ago whilst taking part in a fun competition at school - I did better than I expected, so it seemed fun! 
     
  2. Is your cracking climbing technique invented and develiped by you, or at the beginning were you inpired by someone or by a specific event?
    TOM: I certainly didn't invent crack climbing - as far as I am aware it has been around for at least 100yrs?? It's actually a very old form of traditional climbing and one that has been used for a long time. Where I differ is that I take modern training techniques and sports science knowledge to apply it to an "ancient craft" :-)
     
  3. Which were the first reaction of the traditional  climbing community? Is it now commonly appreciated? Are you feeling a growing curiosity?
    TOM: About 10 yrs ago a lot of people thought that crack climbing was quite unusual and something that only the weird climbers would really be motivated by. My friends thought I was strange in that I wanted to always try more and more hard crack routes, but with time (and me and my climbing partner doing some world-famous hard routes) people started to see that it was something that was cool! These last few years, I can see a lot of momentum behind crack climbing and lots of people ask me questions and want to train more.
  4. How can the crack climbing techniques evolve further?
    TOM: I'm not sure the techniques can evolve any further, but the physical training can improve. It's always a case of working harder, working more constantly and starting at a younger age!
  5. For not yet climbing people at home, how painful is it? Did you have injuries? Do you use protections for your hands?
    TOM: In my opinion it's about as painful as minor tooth ache. It can be a bit annoying in the moment, but once you numb up a little it's all good fun! No.... sorry..... I joke. Seriously, it's actually not that bad once you have good technique. Yes I have got injured but it's often because I didn't stop when I have a little problem. Normally we tape up our hands to protect them.
     
  6. Personally, I feel a higher degree of security with crack climbing. Can you comment on it?
    TOM: I think this comes down to personal experience - I've met many people who would say the exact opposite. You and I feel comfortable on cracks.... others much prefer to face climb. It's all a matter of taste and experience I think?
  7. This year we experienced two extreme events like Alex Honnold Climbing Yosemite's El Capitan solo (i.e. Without a Rope) and Adam Ondra climbing the first 9c ever in Flatanger-Norway. How can these events influence the future of climbing? What’s your feeling?TOM: In my opinion these events are not extreme at all. They simple reflect the margins of current standards and show how the sport is evolving. What is today's "extreme" with be the next decade's "normal" so I try to not get too carried away by it. It's inspiring to see people push hard, work hard, make little differences in the path to achieving their aims and I think we can all do the same in our lives. Much that we like to think we have super heroes, we are all capable if we let ourselves truly commit, with little thought of the sacrifices.


UTMB - CCC 2017. SFATATA LA MALEDIZIONE DELL'ANNO DISPARI


 




Sull’edizione 2017 del UTMB oramai sapete tutto. Mai un evento di trail running ha avuto una copertura mediatica così estesa e capillare. Mai nessun trail è stato così seguito e commentato sui siti web, social media etc.

E d’altronde non poteva essere altrimenti visto il parterre di campioni che Madame Poletti e il suo team sono riusciti a schierare al via. E di sicuro questa 15° edizione dell'UTMB rimarrà come una pietra miliare nei libri di storia del trail running grazie anche alla spettacolare battaglia tra Kilian Jornet Burgada e Francois D’Haene. Ma come dimenticare la bellissima vittoria di Pica Nurias, il terzo posto dell’americano Tim Tollefson e tutti gli altri podi? Tant’è che mi sento un po’ in imbarazzo a raccontare com’è andata la mia CCC (101km e 6100m di dislivello da Courmayeur-ITA a Champex-SVI a Chamonix-FRA) a confronto di tutti questi “titani” del trail running.

Ma d’altronde una delle cose belle del trail running è  che - così come per la maratona -  dietro quei 20/30 mostri sacri dalle prestazioni incredibili c’è un mondo di persone nomali che mentre Francois D’Haene tagliava il traguardo erano ancora al confine tra l’Italia e la Svizzera 70/60km di distanza da Chamonix!  E UTMB, oltre ad essere il vero ed unico campionato del mondo di Trail, è anche questa folla di gente "comune" che passa anni ad attendere l’estrazione per poter correre sui sentieri meravigliosi che si snodano attorno a Sua Maestà il Monte Bianco.

Io è dal 2008 che corro le varie gare di UTMB e quest'anno ero alla mia 9° edizione. Eppure anche questa volta sulla linea di partenza ero emozionato quasi come la prima volta. Stessa emozione e stessa gioia che mi ha accompagnato lungo tutto il percorso anche se in pratica lo conosco a memoria (tanto da fermarmi a Plan de L'Eau a salutare il cane San Bernardo che ha la sua cuccia lì). Eppure vi confesso che questa gara ogni anno riesce a trasmettermi emozioni uniche che nessun altro trail riesce a darmi! Sarà perché – come dicevo prima – il percorso è unico e spettacolare. Ma anche perché solo qui si ha quella sensazione unica di partecipare al più internazionale, al più sofferto, al più atteso, al più combattuto trail al mondo.

Quest'anno avevo poi una questione personale da risolvere con UTMB. Mi spiego dal 2008  sono stato Finisher tutti gli anni pari (cioè 2008-10-12-14-16) ma mai in un anno dispari!!!! Ben poca cosa direte voi, ma bisogna sempre trovare un buon motivo per convincere il cervello a centrare l'obiettivo! Per cui quest’anno per me l’obiettivo era: portare a casa la Sesta Smanicata (cioè giacca che viene consegnata a Finisher UTMB), ma la prima in un anno dispari!! E così è stato.

La CCC come dice lo stesso nome parte da Courmayer e ha un sistema di partenza che prevede le griglie che partono a 15 minuti di distanza. Io sono partito in seconda griglia dietro Elite. E conoscendo bene il percorso sono partito spedito sui sentieri "di casa' che passano prima per Courmayeur poi salgono verso all'Ermitage per andare verso la prima delle sei grandi salite fino a  Tête de la tranche. Da lì percoso in stile “mangia e bevi” fatto in accelerazione fino al Rifugio Bertone e in questo tratto ho iniziato a passare la coda del gruppo Elite. Stavo andando troppo veloce io o erano loro che andavano piano? Mah nel dubbio ho tenuto il mio ritmo per tutta la meravigliosa 'balconata" che va dal rifugio Bertone fino al rifugio Bonatti.

Qui una piccola pausa e poi veloce verso Arnouva, da dove, traversato il ponticello, parte la seconda impegnativa salita che porta al Gran Col Ferret. Nonostante gli organizzatori avessero previsto freddo, molto freddo, io in vista della mia prossima avventura in Alaska per l’Iditarod 2018 sono partito in smanicata. Perché non si può pensare di affrontare i -30° se ci si spaventa dei  -6/7°. Ma sì sa, la Gran Col Ferret il vento è davvero gelido e visto anche che è iniziato a piovere ho indossato un’altra smanicata impermeabile (quella di “Finisher LUT 2015” per gli intenditori).

Salita al Gran Col Ferret non agevolissima, ma compensata da una bella discesa fino al punto critico della gara: La Fouly, dove tanti, compreso Jim Walmsley (il top Runner che guidava l’UTMB davanti a D’Haene e Kilian fino a quel punto) iniziano a soffrire la fatica

e in molti pensano al ritiro. Lì mi aspetta una bella sorpresa: tra la folla salta fuori inaspettatamente un’amica della Community “Never Stop London” che mi incita a e mi scatta foto.

 

Dopo La Fouly trovo un passaggio obbligato su un tratto di bitume, mal gradito dalle scarpe da trail, ma per fortuna si rientra quasi subito sul percorso usuale che porta alla base della terza salita, quella verso Champex Lac. Piccolo errore di stima della mia velocità ed esco senza lampada frontale, ma da li a poco cala il buio e mi obbliga ad una sosta tecnica non prevista. La frontale, un sofisticatissimo modello programmabile con una APP dallo SmartPhone, si rivela meno Smart del previsto in gara e la luce è ben più fioca di quella di una lampada tradizionale.

 

Dalla salita verso Champex il percorso diventa a causa della pioggia battente un fiume d'acqua e di fango che nasconde sassi e radici e che obbliga i concorrenti (coloro che possono e vogliono) a vari cambi di scarpe. Io no, tiro dritto con le stesse dalla partenza all'arrivo, ma non per masochismo, bensì perché quelle da me scelte hanno avuto una performance eccezionale in termini di grip, comfort e performance generali.

 

Arrivo nella notte a Trient - l’ultima città svizzera del percorso - in modalità “pilota automatico” passando anche la quarta salita (e 4000m di D+ son fatti).  Percorro sempre nel buio della notte la salita di Bovine e arrivo a Vallorcine, punto in cui i runners capiscono che ormai l’arrivo è vicino! Anche qui “sereno” rispondo ancora una volta a chi mi chiede come mi sento. Mangio l’ultimo gel e parto, da qui lo scorso anno ero riuscito a fare fantastica progressione, ma ora il percorso è stato cambiato per evitare Tete au Vent dove come il dice il nome stesso sta soffiando un fortissimo vento. Peccato perché da lì si gode una vista del Monte Bianco veramente unica per la sua bellezza.

Nel percorso alternativo ci si infila in un sentiero non particolarmente bello pieno di sali scendi che pare abbia davvero con l’unico scopo di mantenere inalterati distanza e dislivello. Anche la salita verso La Flegere avviene tramite un percorso che nulla ha di comparabile alla bellezza dell’originale. Lo scorso anno la webcam mi aveva inquadrato che entravo ballando in quest’ultimo check-point, mentre quest’anno mi ha ripreso scocciato per questa percorso alternativo per niente bello. Ma si sa la sicurezza dei partecipanti è sempre al primo posto per gli organizzatori di UTMB per cui ingoio il rospo e mi butto a capofitto verso Chamonix.

L’arrivo, il mio sesto arrivo, è magico come sempre. Anzi no, di più! Non sono nemmeno le 8.00 del mattino ma le strade di Chamonix sono già stracolme di persone che fanno un tifo indiavolato. Campanacci, trombette, urla e mille mani che battono ritmicamente sui cartelloni degli sponsor che sono stati messi sulle transenne che delimitano il precorso verso l’arrivo, rendono questo momento magico. Corro tra ali di folla: so bene che sono lì ad aspettare i campioni dell’UTMB che sono previsti qui a Chamonix attorno all’una del pomeriggio. Ma la cosa magica di questa gara è che il pubblico è già lì pronto a tifare allo stesso modo le stelle del trail e le persone normali come me.

Ps: per chi non lo sapesse all’arrivo dell’UTMB c’è una birra ad attendere tutti i trailers… ma quest’anno la marca era diversa dal solito. Chissà cosa significa?

 
 



mercoledì 6 settembre 2017

Full disclosure UTMB-CCC 2017


Partenza
Courmayeur
0 m+
venerdì 09:15
00:00:00
-
-
10.27 km
Tête de la Tronche
1435 m+
venerdì 11:39
02:23:50
802
4.3 km/h
14.53 km
Refuge Bertone
1460 m+
venerdì 12:10
02:55:20
775-27
8.1 km/h
21.94 km
Refuge Bonatti
1759 m+
venerdì 13:22
04:07:01
809+34
6.2 km/h
26.99 km
Arnouvaz
1851 m+
venerdì 14:13
04:57:32
792-17
6 km/h
31.47 km
Grand Col Ferret
2605 m+
venerdì 15:52
06:36:42
899+107
2.7 km/h
41.11 km
La Fouly
2803 m+
venerdì 17:01
venerdì 17:07
07:45:42
910+11
8.4 km/h
55.06 km
Champex Lac
3358 m+
venerdì 19:15
venerdì 19:28
09:59:35
933+23
6.3 km/h
66.41 km
La Giète
4220 m+
venerdì 22:17
13:01:40
917-16
3.7 km/h
71.3 km
Trient
4296 m+
venerdì 23:35
venerdì 23:54
14:19:41
963+46
3.8 km/h
74.58 km
Les Tseppes
4976 m+
sabato 01:15
16:00:26
950-13
2 km/h
82.04 km
Vallorcine
5143 m+
sabato 03:03
sabato 03:13
17:48:31
996+46
4.1 km/h
85.78 km
Col des Montets
5332 m+
sabato 04:14
18:58:56
893-103
3.2 km/h
92.9 km
Flégère
6064 m+
sabato 06:50
21:35:19
1005+112
2.7 km/h
100.01 km
Chamonix Arrivée
6127 m+
sabato 08:00
22:45:22
973-32
6.1 km/h