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sabato 10 ottobre 2020

Mountainbiketouren im Vinschgau

Mountainbiken verlangt seinen Anhängern einiges an Einsatz und technischem Können ab: meistens braucht es Jahre um Hindernisse auf den Wegen zu überwinden und das Bike im steilen Gelände perfekt unter Kontrolle zu haben, aber auch Ausdauer in den Beinen um die langen Anstiege zu schaffen. Ich hatte das Glück, Mountainbiken mit Leuten zu praktizieren, die sich auskannten und habe mir einige Geheimtipps zeigen lassen, die ich oft mit spektakulären Stürzen bezahlte…. Allerdings konnte ich mir nach einigen Jahren eine solide Technik aneignen, die es mir ermöglicht, einige Prestige-Wettkämpfe wie den Sellaronda Hero in meinem Portfolio zu führen.

Dieses Wissen um mein Können im Hinterkopf, fand ich mich an einem Sonntag im Spätsommer in Latsch, im Herzen des Vinschgaus, wieder.

Ich habe mir sagen lassen, dass dieses Gebiet eine Art Mekka für Mountainbiker ist, mit Touren, die von einfach und für die ganze Familie geeignet bis zu technisch sehr herausfordernd reichen. Begleitet wurde ich auf meinem „Zweirad-Abenteuer" von Hannes Silbernagl, ein Experte auf seinem Gebiet (u. a. hat er ein Buch über Mountainbiketouren im Vinschgau geschrieben) und Gründer der Bike Academy Lana.

Zwar spürte ich v. a. in den Beinen eine große Müdigkeit, da ich am Vortag den Ortler bestiegen hatte, aber ich freute mich so sehr, meine Leidenschaft fürs MTB in diesem Gebiet ausleben zu können, dass dies schnell vergessen war. Außerdem klärte ich mit meinem Guide sofort: „Kein Bike mit Elektrounterstützung für mich!" Es tut mir leid und ich weiß, ich wirke vielleicht altmodisch, aber ich bin wirklich gegen diese Art von E-Bike. Oder besser gesagt: ich bin absolut für das unterstützte Radeln als ökologisches Verkehrsmittel um sich in der Stadt zu bewegen bzw. als Hilfsmittel für jene, die mit körperlichen Einschränkungen zu kämpfen haben. Aber bitte hört mir mit dem E-Biken auf, das für technische Wege gedacht ist oder um „Sport" zu machen, denn in diesen Fällen glaube ich aus tiefstem Herzen, dass man betrügt, weil man viel weiter kommt, als es die eigenen Kräfte zulassen würden. Allerdings scheine ich mit dieser Meinung einer immer kleiner werdenden Minderheit anzugehören, speziell weil sogar Hannes mich auf einem E-Bike überrascht! Er bemerkt, dass ich mich fehl am Platz fühle und beginnt, mir die Vorteile seines „Arbeitswerkzeuges" zu illustrieren. Ein höchst personalisiertes E-Bike, sei es wegen der Zollgröße der Reifen (29" vorne und 27" hinten) sowie der 4-Kolben Bremsen vorne und hinten. Hannes führt weiter aus, dass die Anzahl und die Leistung der Akkus nicht zuletzt vom Fahrergewicht abhingen. Er erzählt mir von seiner Touren-Scouting-Aktivität im Gebiet um die besten und schönsten Wege für seine Klientel zu finden; dies wäre aufgrund der Kilometer- und Höhenmeteranzahl mit einem weniger innovativen „Fortbewegungsmittel" fast unmöglich.


Er fügt hinzu, dass inzwischen nur noch eine auf 100 Anfragen ohne „E" sei. Ich lasse mir keine Gefühlsregung anmerken und schwinge mich auf meinen Sattel. Zugegeben – ich empfehle die Benützung des Sessellifts um sich einige Höhenmeter zu sparen und die schönsten Stunden des Tages am besten zu nützen um mehrere verschiedenen Abfahrten auszuprobieren. Hannes und ich werden heute den neuen Barbarossa-Trail testen, der von der Tarscher Alm, die einen atemberaubenden Blick bietet, bis zur Talstation des Sessellifts führt. Wir haben für die 6 km ca. 45 Minuten (inklusive Fotos) benötigt.
Der Trail ist wunderschön: eingebettet in Wälder, die nach Harz duften, bietet er eine wirklich variantenreiche Abfahrt, die sogar über gebaute Holzkonstruktionen führt. Die ständig wechselnde Neigung und die verschiedenen Untergründe passen perfekt zu meinen Ansprüchen. Während der Abfahrt beschränkt sich Hannes nicht nur auf die Wahl der besten  Variante, sondern gibt mir einige wertvolle Techniktipps (die Jungen fahren das MTB ein wenig…moderner), sodass Spaß und Sicherheit in großem Ausmaß zunehmen.
Ich bin glücklich wie ein Kind und das Knödeltris auf der Tarscher Alm versüßt mir die Pause vor der zweiten Abfahrt.

Die Trails hier sind alle sehr gut ausgeschildert und machen großen Spaß; natürlich ist es wichtig, den richtigen zu wählen und es ist immer besser, sich von Kennern beraten zu lassen, bevor man sich hinunterstürzt.
Grundregel: seid besonders achtsam bei der Wahl des Trails, ich empfehle die http://www.singletrail-skala.de/ zu konsultieren; geht von eurem tatsächlichen Können aus, lasst euch beraten und gegebenenfalls von jemandem begleiten, der sich auskennt!


mercoledì 31 agosto 2016

UTMB Finisher



Kronenbourg e smanicata for Finishers only










Gli amici - che pure sono abituati alle mie pazzie - ogni volta che parlo dell'UTMB mi guardano circospetti. "Ma sei sicuro?" "Ma te la senti?" Eppure sanno che ho fatto gare massacranti come la Marathon Des Sables e il Norseman. Ma con l'UTMB è diverso. Forse perchè tutti sanno che al via ci sono i più grandi campioni del trail running. Forse perchè sanno che anche l'ultimo dei concorrenti ha per lo meno 3 ultra trail di 100 km sulle gambe, altrimenti non può entrare. Ma forse soprattutto perchè è un Ultra Trail veloce, un trail in cui si deve correre se non si vuole incappare in qualche cancello orario. E correre per 170 km con un dislivello positivo di 10.000 metri in un tempo massimo 46 ore è un'impresa, soprattutto perchè si è al cospetto del Monte Bianco, in un clima di montagna vera.
Eppure malgrado le più catastrofiche previsioni, nessuno avrà mai idea di quanto è davvero difficile questa gara... e quanto bisogna lottare con se stessi per andare avanti. Io negli anni passati avevo già provato a farla, ma non ero mai riuscito a finire l'UTMB nel suo percorso originale e completo.

Venerdì 26 agosto ore 8.29 mi arriva il messaggio dell'organizzazione: "L'UTMB partirà alle ore 18.00 sul percorso normale". Ecco, è arrivata la conferma: l'edizione 2016 è la mia occasione di portarmi finalmente a casa l'UTMB. Sono un po' preoccupato per il caldo, in molti non sono abituati. Gli organizzatori hanno mandato avvisi a tutti i runners di stare attenti alle temperature elevate e di bere molto. Ma io mi sento comunque bene. Ho percorso l'intero tracciato per ben due volte nell'ultimo mese. So quali sono i punti critici, so dove posso far andare le gambe e dove invece devo conservare le energie.

26/08/2016 ore 16.00, sono già alla partenza, mancano due ore allo start ma mi voglio godere l'atmosfera di festa che anima tutta Chamonix. Anche la tensione sulle facce dei partenti vale il prezzo del biglietto! I bravissimi speakers incitano in tante lingue e vengono anche ricordate le nostre vittime del terremoto.

Alle 18 sulle note di Vangelis viene dato il via. Ho una favorevole posizione avanzata che mi permette di accodarmi alle gazzelle top runners e uscire rapidamente da Chamonix. Sono euforico e dispenso il 5 a mano aperta. Mi lascio trasportare ad un ritmo decisamente alto per me. Ovvio, è solo la mia percezione perchè io per le gare importanti non porto mai un cronometro, ma uso solo il mio  piccolo Swatch. Tanto, cancelli orari a parte, tutto il resto conta poco. Bisogna far andare le gambe e basta. E il percorso lo conosco a memoria.

Arrivo a Les Houches e solo dopo il paese, quando comincia la salita sterrata, tiro fuori i bastoncini. Salgo al ritmo testato durante la ricognizione di alcune settimane prima e riesco - come nella migliore delle ipotesi -  a fare tutta la discesa fino a Saint Gervais senza la frontale. Questo mi fa risparmiate tempo, ma non certo le gambe che spingono anche in discesa. E il fiatone inizia a farsi sentire.

Alle 20:49 arrivo a Saint Gervais e trovo tra il pubblico l'amico Stefano (che è stato al mio fianco nella Marathon des Sables 2010). Mi urla: "Max, io ho chiuso la TDS, ora tocca te! Fai tu il tuo dovere!". Lo rincontrerò dietro le transenne all'arrivo a Chamonix, poche parole ma sempre presente e d'aiuto!

A quel punto metto il pilota automatico per il lungo tratto di salita sempre più ripida, prima con Les Contamines e il ristoro quasi ignorato, poi su fino al Col du Bonhomme e via a sinistra sul bellissimo traverso fino al Rifugio Croix de Bonhomme che ben due volte mi aveva ospitato quest'estate. Ma che dispiacere vedere le luci del rifugio spente e solo un check-point sotto una tendina esterna!

Ma da li inizia la discesa verso  Champieux che so metterà a dura prova le mie ginocchia. Discesa secca fino al cancello delle ore 05:30. Inizialmente tirata senza rispetto per le gambe, con una seconda luce in mano in aggiunta alla frontale. Poi un concorrente mi chiede educatamente strada, mi distraggo guardando lo sponsor Valdostano sul suo zaino, metto male il piede e finisco a terra con gomitata su una roccia. Dopo il mio urlo di dolore, mi dico: "Max, non rompere, si corre con le gambe e non con i gomiti!". Metto via la seconda luce non potendola più impugnare e riparto.

Arrivo con largo anticipo al cancello orario e mi faccio cambiare le batterie della frontale allo stand della ditta produttrice. Da lì unico tratto noioso di salita su asfalto e successiva salita fino alle 5.50 del 27/08: l'alba di un nuovo giorno la vedo sul Col de la Seigne da dove si entra in Italia. Mi fermo e scatto delle foto della Valle ricoperta dalle nuvole e con il Mont Chetif che spunta come fosse un'isola. Dopo essermi fatto una bella colazione con caffelatte e due fette di crostata sul Lac Combal, salgo verso le piste da sci di Courmayeur e per le 9.58 arrivo a Dolonne: sono quasi a metà percorso. Visto il cronometro mi concedo con arroganza una doccia, mai fatta nelle edizioni precedenti, mai programmata e assolutamente inimmaginabile prima. Ma il caldo è tanto, e questo mi aiuterà ad affrontare meglio la giornata afosa che mi aspetta. Da Courmayeur la corsa è lunga, e una doccia mi aiuta a convincermi che tutto sta andando per il meglio.

Parto per la balconata della Val Ferret con una terza borraccia che varrà oro tra il Bertone e il Bonatti! Nel passare per Courmayeur, davanti alla Casa delle Guide lo speaker nota le mie bellissime scarpe nuove del cambio di Dolonne, fantastiche compagne! Salgo con molta più fatica del solito sul mio adorato Gran Col Ferret e per le 19.00 arrivo a La Fouly nel versante Svizzero dell'UTMB. E' un posto magico, questo: un piccolo paese immerso nel verde circondato da montagne bellissime. Eppure è proprio in questo posto meraviglioso che la maggior parte dei concorrenti si ritira. E io lo so bene! E' qui che mi gioco tutta la gara, anche perchè sta per iniziare la seconda notte e il mio corpo mi dice "basta! tutto questo non ha senso!". La mente inizia a vacillare: vuole dormire, vuole fermarsi. E io sto per entrare nel momento peggiore della gara.

La fortuna vuole che sul ponticello prima del paese vedo aggirarsi due cari amici che stanno come sempre ridendo, e malgrado dica loro che non ce la faccio più, non mi ascoltano e iniziano a spingermi dentro il ristoro. Mi rifocillano, mi fanno ridere. Ma soprattutto mi dicono "guarda che adesso andiamo a Champex ad aspettarti! Quindi non rompere e muoviti". Hanno ragione: voglio con tutto me stesso continuare. Adesso ho l'opportunità di finire l'UTMB nel suo percorso completo .... e allora via verso Champex!

La notte diventa nera all'improvviso. Un temporale estivo mi prende mentre sto salendo gli ultimi chilometri per arrivare a Champex. E il caldo infernale del giorno si trasforma in freddo intenso. Arrivo alle 22:49 a Champex: inutile dirvi che i due amici di prima sono lì in mezzo alla notte, infreddoliti come me e bagnati come pulcini. Ma sono lì per me. E questo è il migliore tonico che mi possa  prendere.
Dopo aver mangiato un pochino, affronto la prossima tappa: la difficile salita di Bovine e la ancora più difficile discesa verso Trient. Ma se a La Fouly ero messo proprio male, qui succede il miracolo e mi ritornano le forze per incrementare il passo, e Chamonix si avvicina sempre di più. Devo stingere i denti, faccio un paio di calcoli: ho un ampio margine sul prossimo cancello orario, e così arrivato a Trient decido di concedermi 45 minuti di sonno nel confortevole stanzone dell'organizzazione. Di nuovo, sosta di lusso non programmata assolutamente, ma di una potenza immane nel trasmettere fiducia in me stesso.

Mi sveglio: mi sento rinato. Esco nel freddo della notte per affrontare una nuova parte del percorso, la salita che da Trient porta a Catogne. E chi mi trovo fuori dal ristoro di Trient? I due amici pazzi che non chiudono occhio da due notti, ma sono lì a fare colazione e casino con i volontari. Una risata, un abbraccio e via verso Catogne e poi Vallorcine.

A Vallorcine l'apoteosi. Avevo già optato, fatte le dovute considerazioni, per uno zaino essenziale da 5 litri in partenza, ma a quel punto tolgo qualsiasi cosa in eccesso rispetto al materiale obbligatorio. Splende il sole, mancano solo 19 km, sono quelli più tecnici in salita e quelli più impietosi con piedi e ginocchia nella discesa verso Chamonix.

Esco ad un ritmo buono per un trail corto di 19 km, come se fossi appena partito, spingo fino all'attacco della salita dove passo uno degli ultimi cancelli orari, inizio la salita spingendo e passando uno dopo l'altro molti concorrenti: i numeri diranno poi 166 sorpassi effettuati. Mi sento come se facessi  un 10.000 in pista con concorrenti più lenti. Ne punto uno, lo passo, ne punto un altro e lo passo, meglio che alle giostre! Ad un certo punto, conoscendomi, mi dico che i tempi di recupero sarebbero raddoppiati con quella condotta di gara insensata, ma mi stavo divertendo come un bambino e Chamonix si avvicinava sempre di più! In discesa le piante dei piedi implorano di rallentare ad ogni sasso e ad ogni radice, ma ormai non sento più niente, vedo solo il traguardo che si avvicna!

Entro a Chamonix, una bolgia infernale di tifo, e il passo si fa ancora più veloce, gomiti alti, allungo le falcate, mi sento benissimo: spettacolo! Taglio il traguardo e chiedo la mia quinta Kronenbourg e la mia quinta smanicata: 2008, 2010, 2012, 2014, 2016. Sono finisher, tempo 43 ore 26:39. Posizione: 971esimo



© UTMB® - photo : Franck Oddoux

© UTMB® - photo : Pascal Tournaire

© UTMB® - photo : Pascal Tournaire



© UTMB® - photo : Pascal Tournaire

© UTMB® - photo : Pascal Tournaire


martedì 19 luglio 2016

Maratona del Ventasso: bella oltre che ecologica.

Pubblicato su Action Magazine.it e RunningPassion.it


Gli Appennini tosco-emiliani sono montagne “di passaggio” attraversate da autostrade e linee ferroviarie che collegano il nord e il sud del Paese. Spesso li passiamo quasi senza accorgercene, senza degnargli di uno sguardo: tutti concentrati sulla nostra destinazione finale. Eppure - se solo ci si ferma un attimo - ci si accorge subito che sono montagne magiche e bellissime. Curate e protette con attenzione da una popolazione che, avendo vissuto in prima persona il dramma dell’occupazione nazi-fascista, difende ancora oggi con orgoglio la propria terra.

Questa cura e questo senso di apparenza si sentono anche nell’organizzazione di un evento sportivo come l’Ecomaratona del Ventasso, trail a cui ho deciso di partecipare in vista della mia prossima partecipazione all’UTMB. Volevo infatti testarmi in una gara “veloce” per mettere appunto alcuni aspetti della mia preparazione. E in effetti l’ecomaratona del Ventasso è stato davvero un test interessante. Perché erano presenti runners davvero molto veloci, alcuni di loro forse più abituati alle maratone su strada che non ai trail ma con un elevato livello tecnico.

L’ecomaratona infatti si svolge sui canonici 42 Km  ma ha un impegnativo dislivello di 2.300 metri. Si parte dal paese di Busana a quota 800 metri per raggiungere il punto massimo a 1727 mt., sulla cima del Monte Ventasso. Si tratta di una maratona quasi esclusivamente su sterrato ma senza punti rischiosi o impegnativi a livello tecnico.  Il percorso si alterna tra meravigliosi boschi di castagno e di faggio e attraversa antichi villaggi con le case in pietra. Nel sentiero si possono poi scorgere piccole chiesette nascoste, ruscelli freschissimi e il lago Calamone, attorno al quale si corre e da cui parte la salita finale verso la vetta del Monte Ventasso. Da qui lo spettacolo è davvero meraviglioso! Si può ammirare tutto l’Appennino Reggiano, il Parmense e la famosa Pietra di Bismantova. Visto dal basso il Monte Ventasso, con le tante bandiere della Salomon che sventolavano con scritte bianche su campo nero, mi richiamava immediatamente alla memoria il Monte Gaustatoppen del Norseman di due anni fa.

I ristori posizionati ogni 4/5 chilometri rendono inutile l’uso dello zainetto da trail. E i volontari sempre sorridenti nelle loro magliette rosse e disponibili fanno dimenticare con il loro entusiasmo la fatica e il gran caldo. Nei sentieri non ho trovato nessuna traccia di gel o di altra spazzatura. Ma anzi ho visto molti partecipanti che, per rispetto del manto erboso e delle piante, usavano i bastoncini con i tappi di protezione. Balissaggio perfetto grazie a cartelli permanenti sul percorso e ai nastri gialli Salomon posizionati nei punti strategici del percorso. Per chi volesse testare il percorso allego comunque la mia traccia SUUNTO che vi rimanda su MovesCount

All’arrivo grande emozione per il generosissimo applauso dei numerosi volontari e spettatori che hanno festeggiato tutti gli arrivati, malgrado si sia abbattuto sugli ultimi un forte temporale. Bellissima la medaglia ecologica in legno e buonissimo (e abbondante!) il pasta party finale. Insomma una gara davvero interessante dal punto di vista tecnico per chi vuole provare “la velocità” in un trail. Gara davvero bella dal punto di vista paesaggistico e organizzata in modo esemplare. - See more at: http://www.actionmagazine.it/rubrica/trail/201607191116-maratona-del-ventasso-bella-oltre-che-ecologica/#sthash.YfUkXApI.dpuf









lunedì 27 giugno 2016

Trail La Thuile 02 Luglio 2016: Weekend di test del percorso


 
Ramponcini obbligatori per questo passaggio nella prima parte pre-Deffeyes


Panorami mozzafiato, percorso bellissimo e passaggi molto tecnici.
Questi i tre elementi di sintesi alla fine di una due giorni di test del percorso.
Andiamo in ordine.
Sul primo punto, penso possano parlare le foto scattate in corsa: girando la testa si passava dal Rutor, o Ruitor, con il suo ghiacciaio, al Piccolo San Bernardo, al massiccio del Monte Bianco alle Grand Jorasses. Cosa si può chiedere di più: semplicemente da osservare in silenzio a bocca aperta. Da un lato, spero vivamente che nessuno si dimentichi di queste montagne e dedichi qualche attimo ad ammirarle. Dall’altro, visti i tempi non proprio larghissimi, come invece dichiarato dagli Organizzatori, spero che tutti, specie gli ultimi e coloro che sono alle prese con il loro primo Trail, facciano andare le gambe! Sabato mattina, ad esempio ho incontrato dei ragazzi di Torino che rientravano come me in fretta e furia dopo la grandine arrivata impetuosa e improvvisa. Loro saranno al loro primo trail…non proprio il percorso più facile che si potesse sciegliere, ma gli faccio un grande in bocca al lupo! Comunque, per i soliti noti velocissimi, beh si per loro i cancelli sono molto larghi.
Percorso degno di una grande occasione, si parte con un tratto da fiaba lungo il quale si guadagnano i primi 600m di D+, poi inizia il lungo traverso che porta fino all’Alta Via 2 e poco dopo al Deffeyes. Questo è un percorso che andrebbe quantomeno segnalato e ricordato come essere per EE, ovvero Escursionisti Esperti. Segnalazione ovviamente non per i super-veloci o i super-esperti, ma per tutti coloro che affronteranno il lro primo Trail, magari leggendo che i tempi del cancello al Deffeyes sono tali da far arrivare tutti…mia opinione diversa discussa con il gestore del Rifuglio che ascoltava con interesse i miei argomenti (parlo per i neofiti della montagna, magari super campioni su strada….). Personalmente, tra il metti-leva dei ramponcini per il passaggio che si vede nella foto, due buoni panini che non potevano mancare nel mio zaino e soprattutto lo spettacolo di una famiglia di aquile che volteggiavano alte prima del Deffeyes, sono transitato in 4 ore e mezza…vedi senza vergogna in allegato la traccia del mio Suunto http://www.movescount.com/it/moves/move111398882
Comunque non transitavo su questo percorso dalla non dimenticata e purtroppo Edizione Unica: Valdigne 100km! Bei tempi…che stia diventando vecchio?!?
Per il terzo punto, l’Oscar va ad un passaggio che non ho potuto discutere con gli amici del Deffeyes, anchese giunto sul posto ho colto alcuni loro suggerimenti. Esiste un brevissimo tratto in discesa dove si deve attraversare una non larga lingua di neve. Ma questa prosegue in un toboga che finisce dritto dritto nel torrente che va a formare una delle cascate più belle! Mentre attraversavo mi sono girato a sinistra e …son tornato indietro!
Mio consiglio, se non si vuole prendere una pala e tagliar via la poca neve, è quello di usare un passaggio su pietra che si trova dieci metri prima della lingua di neve e che scende diretto e con meno pericoli sul tracciato.
Per concludere, non vedo l’ora che sia sabato!!!


 
Il Monte Bianco sullo sfondo
Un'aquila con sullo sfondo il ghiacciaio del Rutor

fatti 600m di D+, fuori dal bosco si ammira il Rutor

Vista su LaThuile