martedì 17 marzo 2020

Da evento più estremo e meno partecipato a unica gara in corso al mondo


Questa è l'Iditarod Trail Invitational ITI2020, in Alaska, nella distanza delle 1000 miglia fino a Nome.


AGGIORNAMENTO del 17 marzo

Partiti il 1 marzo alle ore 14:00 da Knik Lake-Anchorage e con 30 giorni di tempo limite, i concorrenti delle 1000 miglia ancora sul tracciato sono 12.

Tra questi 2 on FOOT, un americano e un austriaco, 1 nella specialità SKI, un norvegese, 9 con le Fat BIKE, tra cui una donna, l'ultima in gara.

Tra i bikers segnaliamo la presenza di due italiani: Willy Mulonia e Roberto Gazzoli. i rimanenti 7 sono 2 finlandesi, 2 dalla Nuova Zelanda, 3 dagli States, tra cui la fortissima Jill Martindale, e 1 dall'Alaska (considerati a parte) l'ultimo tra tutte le specialità.

Nell'ordine, al momento (martedì mattina in Italia) sono i seguenti i Check Point raggiunti

UNALAKLEET, miglia 694,8
Casey Fagequist
Jill Martindale
Petr Ineman

oltre KALTAG, al miglio 630,6 e al miglio 597,8
Jussi Karjalainen (vincitore nel 2019 della Rovaniemi 300)
Toni Lund

a NULATO, miglio 597,8
Graham Muir
George Adams
Willy Mulonia
Roberto Gazzoli

verso NULATO, al miglio 537,3
Beat Jagerlehner (già Senatore Tor des Giants e iscritto al Tor des Glaciers 2020), FOOT

a GALENA,  miglio 532,7
Asbjorn Skjoth, SKI

verso RUBY, al miglio 443,6
Klaus Schweinberger, dall'Austria



ulteriori dettagli su www.trackleaders.com



giovedì 12 marzo 2020

L'uomo che cercava la meraviglia - ultima parte


La mia avventura all'Iditarod Trail Invitational (ITI) ITI350 Alaska 2020

PARTE SECONDA


(ndr ad oggi 11 marzo, sono 30 i Finisher a McGrath, 29 i ritirati o DNF e 17 gli attivi ancora sul percorso)

Skwentna è il check Point più strutturato e anche nel bel mezzo della notte c'è sempre qualcuno pronto ad accogliere i partecipanti all'ITI, siano essi proiettati verso il traguardo di McGrath delle 350 miglia, siano quelli il cui obiettivo è proseguire verso Nome lungo il tragitto di 1000 miglia.
Le ultime miglia per arrivare al check point si percorrono attraverso un bosco. e questo è un toccasana, perchè in mezzo al bosco il gelo in qualche modo si placa. Quel gelo che ci ha accompagnato per oltre 100km esposti al vento tagliente che soffia implacabile su fiumi e laghi con raffiche di 100/80km/h.
Grazie a quel passaggio nel bosco, si entra a Skwentna ben meno sconvolti che altrove. 
Riposo più lungo del solito, ma si viaggia in orario e si discerne sulla differenza tra gara e avventura. Fanno una gara quelli che vogliono che il tutto duri il meno possibile, partecipano ad una avventura quelli che vogliono godersi ogni istante dei dieci giorni previsti come tempo massimo per raggiungere McGrath.
Mark, il concorrente incontrato la notte prima é li. Mi racconta che neanche lui era riuscito a passare, ma che un cacciatore, visto il ripetersi della scena, lo aveva raggiunto con la moto slitta ed invitato a ripararsi nella sua cabin.

Alle prime luci dell'alba, bene o male tutti assieme a pochi minuti di distanza ci si rimette in cammino. Il prossimo checkpoint è Finger Lake al miglio 130. Ci sono 40 miglia da percorrere. Queste 40 sono divise in due segmenti, il primo da Skwentna a Shell Lake di circa 20 e il secondo da Shell Lake al Winterlake Lodge che si affaccia su Finger Lake. Il miglio 130 era per me il punto d'arrivo della ITI130 conclusa con successo nel 2018. So cosa mi aspetta.
Klaus & Max
Io e l'amico Klaus partiamo di buon passo, ma veniamo presto sorpassati dalle Fat Bike che si avvantaggiano della solida base ghiacciata della mattina, non affondano e viaggiano spedite. Tra questi i tre italiani, Roberto Gazzoli e i fratelli Willy e Tiziano Mulonia. Ad un certo punto dalla distanza vedo un punto nero che torna verso di noi, più si avvicina e più la figura in movimento è nitida. Sarà qualcuno che si è dimenticato chissà cosa al Check Point e torna a prenderlo, penso. Ma poi no, non si tratta di un biker, ma di un'alce (moose) che punta verso di noi al galoppo!!! Ci lanciamo subito nella neve alta lasciando il sentiero in quel punto tracciato e veloce. Aspettiamo pazienti, l'alce si ferma e poi sparisce nel bosco. Sarà questo il primo di una serie di incontri e scontri tra le alci e i concorrenti che caratterizzeranno la giornata e i dintorni di Shell Lake. E ovviamente aumentano il senso di insicurezza. Per chi non lo sapesse le alci sono estremamente pericolose perchè sono immense (un maschio può pesare anche 700kg) e non hanno affatto paura degli uomini tanto da aggredirli spesso soprattutto se hanno fame.
Fuori da Shell Lake Si entra nell'infinita swamp o palude ghiacciata e battuta dal vento. Il vento ha cancellato ogni traccia di chi ci aveva preceduto nel corso della notte e la neve qui è alta. Indossiamo le ciaspole e siamo noi stavolta a passare i bikers intenti a spingere.
Dopo quattro miglia si torna in un bosco con i suoi piacevoli (almeno per me non tanto per gli altri) saliscendi che aiutano a mantenersi caldi.
Due cacciatori su una grossa e rumorosa motoslitta si avvicinano preoccupati e ci avvertono: "fate attenzione, nel bosco ci sono molte alci e sono "hungry and angry" affamate e arrabbiate, vi attaccheranno. Fate attenzione". Con tutta la cautela che ci consentivano l'energia rimanente e l'adrenalina crescente, proseguiamo il nostro cammino. Ma per fortuna niente alci questa volta!
Finger Lake check point

Usciti dal bosco e arrivati a Shell Lake, incontriamo presso il rifugio altri concorrenti che invece se l'erano vista brutta con i moose. Parlavano di aggressioni, di lunghi periodi di attesa (fino a due ore!) passati nella neve alta o aggrappati agli alberi, mostravano i danni e si preoccupavano di altri concorrenti non ancora arrivati fin li. I danni più evidenti li riportavano tre Fat Bikes, una era stata calpestata e aveva i raggi di una ruota rotti, un'altra aveva il disco del freno anteriore spezzato, una terza una borraccia in metallo con stampato e nitido lo zoccolo di un calcio di un'alce. Ovviamente, non ci si può fermare e aspettare un meccanico che non arriverebbe e le riparazioni andavano fatte comunque. Le miglia da percorrere erano ancora tante. Sono stanco, mancano Circa 40km al prossimo check point, bisognerà andare per gran parte della notte, sappiamo già che poi non ci si potrà riposare tanto e bisognerà ripartire alla svelta verso il prossimo check point: Puntilla Lake. Visto che la luce del giorno va dalle 8 alle 18, ci prepariamo con le frontali, un lungo respiro e ci si rimette in cammino. Le temperature scendono vertiginosamente, già dalla mattina avevo avuto difficoltà con l'apertura dei thermos che avvicinandosi ai -40° non ne vogliono sapere di aprirsi. Mezzanotte. da ore il vento ci bersaglia. Il termometro sulla slitta di Klaus che nel corso della giornata si era attestato sui -40celsius, ora tocca  i -45° per poi proseguire la sua discesa inesorabile fino a mostrare i -50°. Sempre vigile, i pensieri vanno a quello che sta facendo il mio corpo: sta drenando liquidi da mani e piedi e sta tutelando il cuore e i polmoni. Sempre vigile, so che devo bere di più, ma prendere quel maledetto thermos che mi sta distruggendo le costole comporta uno sforzo enorme. Rimpiango non avere un Camel Back. Sempre vigile, non mi fermo, continuo ad andare. Sempre vigile, agguanto due scaldamani chimici che avevo nelle tasche del giaccone antivento Thenorthface, li apro, li metto nelle muffole Himalaiane e ripongo le cartacce in una tasca per non sporcare.

In ginocchio

Sempre vigile, ma non ce la faccio più. Sempre vigile, penso che non ho mai chiamato il Soccorso Alpino, certo che peró stavolta, se ci fossero stati i soccorsi, certo che se il cellulare avesse avuto copertura, certo che se le distanze potessero percorrersi in ore e non in giorni, ma chissà se. Sempre vigile, dico a Klaus io basta, io mollo il colpo io mi organizzo un bivacco. Klaus mi dice che sono pazzo, che siamo su un fiume, che siamo in una galleria del vento, che non si bivacca di notte, che non si bivacca a -50°! Si va avanti. Sempre vigile, gli dico lo so, ma Good luck my Austrian friend io mollo il colpo, I hope to meet you somewhere, we will for sure meet somewhere. Sempre vigile, mi avvicino alla sponda, la neve è ancora più alta. Dalla slitta di Klaus spunta miracolosamente una pala!!! Io avevo giurato a me stesso, mai più in Alaska senza pala! Ma non l'avevo presa. Ci scaviamo quanto possiamo una buca. Tiriamo fuori sacchi a pelo, materassino isolante e sacchi da bivacco. Usiamo le slitte e il loro riflettenti per ripararci dal vento e per segnalare la nostra presenza. Saltiamo vestiti nei sacchi a pelo. Beviamo.

Il bivacco

Apriamo altri scaldamani e li posiziono anche nelle scarpe, che grazie al BOA potevo slacciare anche con le mani ridotte a uncini. Trovo la forza di mandare un messaggio preimpostato con il Garmin InReach "rest in/out", che nessuno si preoccupi, sempre vigile, chiudo gli occhi.
Mi sveglio. Non avrei mai potuto dire quanto avevo dormito ma ho controllato ieri dalla traccia che erano passate due ore. Quando ci si sveglia da un bivacco il freddo che si prova in entrata nel sacco a pelo non è nulla, assolutamente nulla rispetto a quello in uscita.
Passa Donald, un concorrente della 1000 ci guarda, una battuta e prosegue.
Sempre vigile, apro il thermos che avevo nella giacca ma era vuoto. Sempre vigile, esco al vento e con precisione e velocità rimetto tutto nella sacca sulla slitta. Riposiziono le ciaspole sulla sacca, riaggancio tutti gli elastici. Klaus fa altrettanto. Trovo il modo di dedicare tempo ad un sorriso, un'alce era passata a trovarci e ci aveva lasciato la sua cacca a testimonianza...
Le miglia rimanenti per Finger Lake sono un supplizio, lunghe pause poggiato sui bastoncini, colpi di sonno e risvegli con la faccia nella neve.
Dopo ore spuntano i cartelli che conoscevo, quelli rossi di due anni fa, "Attention Planes Landing" è la pista d'atterraggio sul ghiaccio di Finger Lake.
Entriamo nella Cabin, finalmente al riparo. Ma sono svuotato. Mi dicono che da 4 giorni nessun aereo riesce ad atterrare causa meteo. 
Mi addormento.
Una mano mi scuote e mi dice: "Abbiamo la conferma via radio, alle 12 atterra e riparte per Anchorage un aereo, vuoi un posto?". 

Taken!
Decollo da Finger Lake

Sul volo di ritorno il secondo passeggero, James un giovane ragazzone di Anchorage grande, grosso e barbuto, scuote la testa e ripete "mai visto nulla del genere, mai visto nulla del genere".

mercoledì 11 marzo 2020

L'uomo che cercava la meraviglia

La mia avventura all'Iditarod Trail Invitational (ITI) ITI350 Alaska 2020 

PARTE PRIMA 


PROLOGO
Winterlake Lodge affacciato su Finger Lake-Alaska: il race director Kyle Duran mi incrocia arrivando sulla sua moto slitta o Skidoo come la chiamano qui, mentre mi avvio verso la landing  strip (pista d'atterraggio) ghiacciata da dove decollerà il piccolo aereo ad elica che mi riporterà poi alla fine dell'avventura ad Anchorage alla civiltà. Mi faccio da parte per permettergli di passare sul trail, come è obbligatorio fare, ma lui si ferma, scende e mi abbraccia dicendomi: "Max you are part of the ITI family".
Mi porto la mano destra al cuore e gli dico "Grazie per aver usato queste parole".

L'AVVENTURA
L'avventura era iniziata pochi giorni prima, l'ultimo giovedì di febbraio, con un lunghissimo volo Milano-Monaco-Detroit-Anchorage da 24 ore e 10 fusi orari.
Mi preleva in un clima ghiacciato lo shuttle bus dell'albergo. stordito dalle ore di viaggio. Cena leggera e subito a letto, una notte insonne lunghissima che non finisce mai. sarà la prima di tre nottate insonni e tre giorni di pessima alimentazione che mi catapultano sulla linea di partenza a Knik Lake.

Nel mezzo, ultimi acquisti da REI (un iconico mega store dedicato all'Outdoor), borsone disfatto e rifatto due volte, foto di rito a tutto il materiale, brevi scambi di opinioni con altri partecipanti alla fine dei quali ognuno resta della sua idea.

Io decido per un equipaggiamento standard, testato già nelle precedenti tre Ultra Winter Arctic Race.
Tanto fondo zaino, inutile se non nelle emergenze, thermos - ben quattro di dimensioni diverse per un totale di 3 litri - per l'idratazione: il bere sempre cose calde mi aveva dato un forte boost gli ultimi due anni. Alimentazione rivista con puntiglio e che funzionerà alla perfezione. Totale di 28 chili, come i due anni precedenti. La grossa alternativa avrebbe potuto essere l'uso del camel back al posto dei thermos, ma l'idea di avere dell'acqua vicina al corpo in una sacca che avrebbe potuto rompersi o anche solo avere delle perdite magari mentre dormivo in un sacco a pelo a -40° non mi piaceva per nulla, si tiene sotto vari strati di giacche che possono anche arrivare a tre nei momenti di freddo vicino e oltre i -40°. Ma non è questo che avevo testato e certo non volevo improvvisare.

La domenica mattina si allineano i 76 partecipanti sul punto d'incontro dal quale due bus porteranno noi e i voluminosi nostri equipaggiamenti al punto di partenza di Knik Lake.

I 76 atleti si dividono in14 donne e 62 uomini. le donne 9 in Bici e 5 a Piedi. gli uomini 35 in bici, 22 a piedi 3 5 con gli sci.52 atleti sulla 350 miglia fino a McGrath e ben 24 sulla 1000 miglia verso Nome.
gli italiani al via

(ndr ad oggi 9 marzo, sono 17 i Finisher a McGrath, 26 i ritirati o DNF e 33 gli attivi ancora sul percorso: il Winner sulla 350miglia Foot, alla quale prendevo parte è Gavan Henningam, mio amico e training partner a Courmayeur!).

Alla partenza Gavan si gira e mi esorta ad andare via insieme, come durante gli allenamenti, scuoto la testa, essendo arrivato in Alaska da due settimane ha dormito molto più di me e ha una slitta ben più leggera. no Way, imposto un passo controllato.

Prime 25 ore già durissime danno un'idea di quello che si affronterà poi, freddo, forti nevicate, vento. Ma nulla mi impedisce di tirare diritto fino al primo check Point di Yentna Station al miglio 60 (qualche chilometro più di 90). non c'ero riuscito nel 2018, quando avevo fatto una pausa a metà tragitto, ma quest'anno la preparazione è stata ben più di fino. Trovo a Yentna ben pochi concorrenti, ma Gavan è già ripartito proseguendo la sua galoppata. Come previsto mangio e dormo e allo scadere delle 4 ore programmate sono fuori nel buio e aggancio la slitta all'imbrago. Scendo sul fiume Yentna e mi dirigo verso Skwentna al miglio 90, ne devo percorrere 30. Buio, freddo, vento, non una buona visibilità. dopo sole 2,5 miglia la situazione peggiora, vento e neve aumentano, il termometro scende la visibilità peggiora. Non riesco a proseguire e decido di bivaccare, ma il palesarsi di due grandi moose (alci) mi fa prendere la saggia decisione di tornare a Yentna. so che saranno ore buttate al vento, ma prima la sicurezza. Mentre  rientro incrocio Mark, un  concorrente inglese, gli spiego la situazione e lui decide di andare a vedere. Incontro che avrà un seguito il giorno successivo.

A Yentna mi sdraio in una cabina di legno, prima calda come una sauna, poi gelida non appena salta la stufa e la porta viene lasciata aperta. sopravvivo fino all'alba, pensando che forse sarei stato meglio sul letto del fiume, e riparto.

Al via sono con Klaus un concorrente austriaco della 1000miglia che avevo conosciuto nel 2018. un piacevolissimo compagno di passeggiata, anche se molto solitario e ci facciamo compagnia a cinquanta metri di distanza evitando le chiacchiere.

Al miglio 77 facciamo una pausa di rito in un posto mitico sul percorso dell'Iditarod e che purtroppo non ero riuscito ad individuare nel 2018. Il video allegato rende bene l'idea della cabina e dell'ospitalità. Ci viene offerto un caldo piatto di fagioli-chili e una tazza di caffè bollente!
ovviamente si parla dei sempre presenti due soliti argomenti in Alaska: delle amputazioni dovute a congelamenti e delle moose's (alci) che ogni anno uccidono più persone che gli orsi. In particolare quest'anno le moose's sono ben più "hungry and angry" a causa della tanta neve che gli rende difficili gli spostamenti e i trovare cibo.

Mancano solo 13 miglia a Skwentna Roadhouse e di buona lena ci si incammina. a 4 miglia da Skwentna il famoso bivio e la scelta tra passare a destra o a sinistra. chi mi ha seguito due anni fa, sa bene che passando a destra si rischia di perdere il bivio e tirarla lunga verso il nulla. 
Ma lascio la scelta al caso, Klaus è avanti e vedo che va verso destra. Mi viene da ridere. Va tutto per il meglio, troviamo il bivio che taglia per il bosco e ci facciamo le ultime miglia con una sensazione di caldo data dall'assenza di vento per merito dello scudo fatto dagli alberi.

------PROSEGUE-------