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sabato 12 novembre 2022

My application to a Polar Experience

Alaska 2020

Every year Fjallraven is arranging a Polar event Fjallraven Polardefined by them as an "annual event developed to show that with the right knowledge, equipment and support, anyone can learn to appreciate nature – even in arctic winter conditions". It is actually an outdoor experience during which the 20 lucky winners of the contest will have the opportunity to experience a 300km in the Arctic on a dogsled in April 2023.

I decided to apply and I went through the three Challenges made of three different posts on Instagram (text and video/photos) where I was providing my point of view on each of the following Challenges:

Challenge 1. Why should I be selected

Challenge 2. How do I prepare

Challenge 3. My point of view on sustainability

Below, I report my 3 posts and keep the fingers crossed waiting for the selection of the 20 lucky winners that will take place on November 23rd. 

Challenge 1. I'm an Arctic Winter Ultra Trail passionate, with two participation at the Iditarod Trail Invitational and two at the Rovaniemi Arctic race in both distances 150&300. Ultratrailer (UTMB, Marathon des Sables, Diagonal des Fous). Eight (8) times Finisher in IronMan races one of them being the Extreme Norseman in Norway. 

Rovaniemi, Finland 2019

In a nutshell this is me. Approaching now my 60ies I keep on searching for new challenges and inspirational moments where I can push my limits, skills and passions forward. In cold temperatures and extreme conditions I have learned that you must use imagination and have flexibility to adapt. Nothing is granted, you got surprises continuously and you experience astonishing and unique moments like in no other places. 

Aosta Valley, Italy 2018

Walking into the wild and into the most extreme weather conditions I have learnt to cope with my fears and hopes. But mostly I have learnt the beauty of the world. The possibility of being part of this journey is for me a way to challenge further my way of being.


Challenge 2. Getting closer to such an extreme condition adventure requires a lot of discipline. The preparation is key because the way you train defines success or failure. Preparation must be both physical and mental to get ready to northern territories. Even if it’s difficult to have benchmarking, you must not be scared about contacting people who did it, to understand if there are lessons to learn.


Challenge 3. Sustainability  is the most important and challenging goal we all shall focus on. There's no time to lose, there are no shortcuts (like in the  Polar environment!). We have to act now and ask our goverments not to hide behind green washing claims but take serious decisions, now. There's no more time to cheat and lie.  Delay only makes climate action more urgent, a huge acceleration is necessary. Personally, I’m relocating from a crowded and polluted town to a mountain area in Aosta Valley, just under the Mont Blanc 4810m. Here, I can personally experience the glacier melt down and see the meaning of climate changes with the unusual warm temperatures. In these days, rather than commuting by car, I use my MTB and in winter, why not, I use my skis! It’s never stressed enough that you must respect yourself, the others, the environment and must not lose credibility in how you behave and live a more sustainable life! 


 

Now, fingers crossed and let's wait for the final list of 20 lucky winners that will be announced on November 23rd 

lunedì 5 settembre 2022

Guardiamo avanti: UTMB 2022 pensando al 2023 e oltre

foto arrivo di Kilian Journet crediti ©UTMB - Photo Paul Bréchu

Immenso. Immenso Kilian. Vince la sua prima UTMB nel 2008 (anno della mia prima partecipazione) e la vince per la quarta volta quest'anno a 14 anni di distanza, stabilendo il nuovo record del percorso e abbattendo il muro delle 20 ore con lo straordinario tempo di 19 ore, 49 minuti e 30 secondi.

Quest’estate io invece mi sono sentito perso. Prima volta dopo 14 anni mi sono ritrovato senza un fine agosto dettato dal ritmo della corsa sui sentieri di UTMB. Una serie di vicissitudini e niente pettorale... Ma non sono riuscito a reagire prontamente con un sonoro chissenefrega. No! Mi sono esiliato lontano dalle montagne e ho iniziato a studiare cosa fare perché la situazione non si ripetesse. Senza negatività e pessimismi. D’altronde una pausa dopo una no-stop dalla prima volta nel 2008 non può che essere benefica, come una giornata di scarico in un programma di allenamento. Beh sì, è risaputo che io e lo scarico non andiamo d’accordo, ma così è. 

Allora rimbocchiamoci le maniche e pensiamo alla prossima edizione nel 2023!! Ed è qui che inizia l'avventura, perchè come quasi tutti sapere le regole sono cambiate. E adesso, come funziona? Cosa sono gli stones? dove sono finiti i punti Utmb? ecco una piccola guida per voi. Accedo al mio Spazio Corridore è tutto cambiato! C'è un index UTMB ..... . Ma non ho UTMB Stones, obbligatori in futuro a partire dal 2023. In base al nuovo regolamento definito dopo la join-venture con IronMan, UTMB classica, quella di Chamonix per intenderci, è diventata una Finale stile Kona per chi ne sa di triathlon. Più o meno come Kona, posso dire io che di qualifiche IronMan full distance ne ho finite ben sette tra il 2006 e il 2013. Ok no problem andiamoci a prendere questi Stones! 

Apro il calendario delle gare di qualificazione e vedo che la più vicina (criterio spazio-temporale) delle pochissime gare di qualificazione rimaste sarà a Nizza. Primo shock sto parlando di gare, ma quando mai ho visto una Ultra come una gara? Si il concetto di gara era vivo in un triathlon, ma non in montagna! Vabbè Max non fare il vecchio e stai al passo con i tempi, vai a gareggiare anzi no torna a gareggiare! E lo Spirito Trail? Archiviato? Vedremo. 

Per la scelta della gara cerco di capire se c’è una relazione tra lunghezza del percorso di qualificazione e lunghezza della cosiddetta finale di Chamonix. Capisco che esiste ma non è limitante. Ovvero con i dovuti limiti gli Stones guadagnati su una 50k possono essere utilizzati sia per una OCC che per una CCC, che per l’UTMB. In un IronMan se gareggio in un mezzo (ora commercialmente ribattezzato IronMan 70.3) faccio la finale su quelle distanze (swim 1900m, bike 90k, run 21.1k) se invece gareggio nella distanza completa ho la possibilità di qualificarmi per Kona (swim 3800m, bike 180k, run 42,2k) dove si corre l’originale distanza IronMan. Per l’UTMB versione IronMan non c’è una corrispondenza. Per cui, per andare sul sicuro punto alla 50k (sembra siano 58k o 60k con 3300 D+). Questo mi permetterà di accedere indifferentemente a OCC o CCC o UTMB. Sarà comunque non un accesso diretto dato da posizione in classifica di categoria ma un accesso al sorteggio a prescindere dalla posizione di arrivo nella gara di qualifica (altra differenza non da poco con IronMan). 

Discorso a parte merita la più tecnica TDS (a cui ho partecipato nel 2013 e 2014). Qui restano in vigore le regole UTMB del passato. Ne lèggete il significato tra le righe? 

In sintesi, cosa farò? Vi tengo aggiornati 

venerdì 3 dicembre 2021

Lo sport nel rapporto con i figli


Ho sempre pensato che lo sport fosse un fantastico mezzo per instaurare prima e per migliorare poi la comunicazione con i miei tre figli.

Abbiamo tutti e quattro in comune la passione per lo sci, ma poi le strade divergono in base alle inclinazioni di ciascuno di loro. Inclinazioni che, nell'ambito delle mie potenzialità, ho sempre voluto assecondare e che mi hanno lasciato ricordi indelebili. Con il più giovane, il "matematico", ricordo un Campus estivo di triathlon con il team ProPatria. Lui era all'epoca così piccolo, ma già con il suo bel tesseramento alla Fitrl (federazione italiana triatlon). Ricordo come se fosse ieri, quando attraversò la sala mensa e arrivato al tavolo dove mangiavamo noi allenatori, poggiò le mani sul mio braccio e mi disse: " papà tu sei il mio allenatore preferito!". Non aggiungo altro per l'enorme emozione che provo ancora oggi.

Con il secondo, lo "psicologo", ho passato interi giorni a bordo campo a guardare i suoi allenamenti di Rugby con l'ASR. Ricordo che erano giornate talmente fredde, a volte, che le mie avventure in Alaska sono fortemente ridimensionate. Ricordo poi la gioia delle trasferte in Italia e all'estero con la sua squadra e la vittoria al Trofeo Topolino Under 9.

Il più grande, il "banker", è più uno sportivo tutto tondo. Già Tedoforo alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006, lui è runner, sciatore, ciclista e negli ultimi anni velista esperto.

Con lui ho vissuto l'esperienza unica per un genitore di partire accanto a lui, gomito a gomito, in un Campionato Italiano di Triathlon (sebbene in squadre diverse).  

Noi due ogni anno non ci facciamo mancare una sciata lungo la Vallee Blanche del Monte Bianco solo noi fino a Chamonix.

Questi pensieri su sport e il rapporto unico che lo sport instaura tra padri e figli,  nascono grazie agli amici della Garmin.

Sono loro che, in un certo senso, mi hanno obbligato a queste riflessioni con il loro invito alla cerimonia di premiazione dei Garmin Beat Yesterday Awards.

Loro usano definire i Beat Yesterday come la realizzazione di persone comuni che si mettono in gioco per assaporare l'essenza della vita attraverso l proprie passioni e i propri sogni.

Beat Yesterday non è essere più bravi o più forti di altri ma avere la volontà di scoprire chi si vuole essere veramente.

Il 2 dicembre a Milano sono state premiate 5 storie, 5 persone e le loro 5 sfide: Enrica e la sua UTMB, Wolfango e la sua pedalata fund-raising fino in Serbia, Domitilla neo-mamma e il suo Rally di motociclismo in Sardegna, Marco che con la sua barca di 9 metri ha veleggiato attraverso il Mediterraneo e infine, per la sezione OUTDOOR, Roberto Carnevali e Manu, papà e figlio che ho avuto la possibilità di conoscere da vicino e di trovare tante belle similitudini nei rapporti padre-figlio.

Prima della loro premiazione ci siamo fatti una bella chiacchierata a 4 seduti ad un tavolino dello Spazio Gessi a Milano. In 4 perché si è aggiunto un simpatico motociclista amante delle lunghe avventure in solitaria con la sua Enduro, una persona molto affabile e a suo agio nel clima disteso e simpatico che si era venuto a creare e che ci ha anche raccontato del suo viaggio da solo in moto in Islanda…..ops ho scoperto tardi che si trattava di Matteo Viviani, giornalista delle Iene, e che sarebbe stato poi tra i premiati sul palco. Ma a fine serata ho potuto scusarmi di non averlo riconosciuto (io non guardo per scelta la televisione da anni).


La storia di Roberto Carnevali è davvero emblematica e dovrebbe essere presa ad esempio da chi vuole instaurare un bel rapporto di comprensione e fiducia reciproca con i propri figli.

Roberto è un appassionato di montagna e ama i lunghi trekking in solitaria. Vivendo a Modena è un frequentatore assiduo del Monte Cimone e del Monte Cusna.

La sua grande sfida è stata quella di cercare di costruire un rapporto con suo figlio Manu affetto da un disturbo dello spettro autistico. Questa sua ricerca ha avuto come ambientazione la montagna e l'outdoor dove ha provato a condividere le sue passioni e le sua gioie - fino ad allora gestite ed assaporate individualmente - con suo figlio.

L'impresa sembrava davvero difficile ma il primo segnale è arrivato quando dalla cima di una montagna Manu ha osservato "papà guarda che bel panorama!".

Da lì è stato un susseguirsi di gite e di gioie a beneficio di un rapporto sempre più forte e di una comunicazione tra i due sempre più intima. Bellissimo quanto sottolineato da Matteo la Iena anche dal palco: chiedendo a Manu se avesse capito il motivo perché il papà lo volesse portare in montagna, Manu ha risposto "perché papà mi volesse portare non lo capivo all'inizio e non lo capisco ancora oggi, ma se lo dice papà è sicuramente una cosa bella"

Dalle parole di Roberto: "Quella di portare Manu in montagna è stato un tentativo, una follia, una prova empirica, un provare a vedere se in questo ambiente a me affine e che amavo molto, dove lui faceva fatica e che lo portava fuori dalla sua zona di confort, poteva nascere qualcosa. In effetti in questo ambiente che ci chiedeva tanto ci siamo trovati, ci siamo avvicinati e abbiamo ora un forte legame e una forte comunicazione".

Ora il prossimo step sarà veramente arduo, Matteo ha lanciato l'idea di un trekking tutti insieme e ci porterà a dormire in tenda in montagna!

Stay tuned!

sabato 3 luglio 2021

Un weekend da frontman in Alto Adige, parte 1: climbing in Val di Landro


Il 9 marzo 2020 quando tutta l'Italia entrò ufficialmente in lockdown, io mi trovavo letteralmente dall'altra parte del mondo, appena arrivato ad Anchorage in Alaska dopo aver percorso oltre 200km dell'Iditarod Trail in autonomia in uno degli inverni più terribili degli ultimi anni con temperature ben al di sotto dei 50°. E' passato più di un anno da allora. E finalmente ora nell'ultimo weekend di fine giugno 2021 mi ritrovo alla vigilia della mia prima gara post-pandemia: l'Ultradolomites di 80km.   

Mi sembra già un vero e proprio miracolo essere riuscito a tornare in Alto Adige / Suedtirol e in tutta onestà non riesco a trovare in me nessuna ansia agonistica, ma solo la gioia profonda di essere di nuovo tra queste montagne. E allora al posto di fare la solita corsetta defaticante pre-gara, ho deciso di approfittare di queste meravigliose montagne e concedermi un bellissimo pomeriggio di arrampicata nella palestra di Roccia Landro con la guida Alpina Daniel Rogger.

Daniel non è solo una guida straordinaria che conosce ogni angolo di queste montagne dalla bellezza unica, ma è anche l'autore di una eccellente guida Dolomiti senza confini, (Edizioni Versante Sud, 2020) in cui descrive quello straordinario percorso inaugurato nel 2018 da Reinhold Messner e Fausto De Stefani, progetto di cui ho avuto l'onore di vedere la nascita (https://maxmartaoutdoor.blogspot.com/2018/06/dolomiten-ohne-grenzen-das-dorf-der.html)    

La falesia di Landro ha un accesso facilissimo con un comodo parcheggio ai bordi della statale Alemagna, poco dopo il Lago di Landro. La parete esposta ad est, si presenta subito in tutta la sua bellezza aprendosi ad anfiteatro in messo al bosco. La vicinanza del bosco la rendono piacevolmente fresca anche nelle giornate di gran caldo e uno strategico tettuccio sopra i tiri, ci consente di scalare anche se ad un certo punto arriva il classico temporale estivo. La roccia di questa falesia è la dolomia che garantisce delle prese "fotoniche". La parete rapisce lo sguardo, verticale o leggermente strapiombante e il grado di difficoltà delle oltre 50 vie va da 4b a 8b, di cui la maggior tra 6a e 7b, una scelta davvero ampia che fa la felicità sia dei principianti che dei più esperti.

  

Daniel si informa sulle mie capacità e mi propone di iniziare per "grado" inizio da primo su una via alla sinistra del sentiero landroverschneidung 5a, mi studia, mi valuta e poi mi suggerisce un upgrade sulla seconda via hakenflut 5b. Devo dire che le mie nuove scarpette LaSportiva "Finale"  mi supportano su ogni piccolo appoggio perfettamente in linea con le aspettative.

Poi, con un entusiasmo non prevedibile in una Guida Alpina dal simile profilo, ma guidato dalla preoccupazione crescente che la mattina dopo sarei dovuto partire per gli 80km dell'UltraDolomites, mi monta lui le successive due vie: fuer Elise 5b e die longweilige 6a. Salgo comunque da primo ma senza il peso dei rinvii sull'imbrago. Certo a quel punto anche nella mia testa suonavano i campanelli d'allarme per l'Ultra Trail in partenza!

Daniel è anche uno degli ideatori del Dolorock Climbing Festival 2021, il meeting di arrampicata che si svolge nelle Dolomiti tra Sesto e la Val di Landro. L'evento è arrivato alla sua ottava edizione, ma quest'anno per rispettare le norme anti COVID-19, si svolgerà in una versione alternativa. Infatti se negli anni scorsi il meeting di arrampicata era concentrato in un unico weekend di maggio, quest'anno per la gioia di tutti i climbers si svolgerà nell'arco di tutto il mese di luglio. I partecipanti possono scegliere liberamente il giorno per partecipare ed arrampicare, previa registrazione online su www.dolorock.com. Un'occasione unica per conoscere meglio La Valle di Landro con tutte le sue straordinarie falesie.  

 

martedì 28 aprile 2020

UTMB2020, perché no? Pourquoi pas? Why not?




2016 UTMB Finisher Birra a Chamonix


Giorni chiusi in casa che poco a poco sono diventati settimane e adesso mesi... Ma il sogno di tornare a correre sui sentieri delle montagne non cessa. Anzi cresce ogni giorno di più.

E allora si gioca con la fantasia a "se fossi..."
Per rendere questa quarantena meno dolorosa, per volare con la mente sulle cime delle alpi.



E oggi quando la tanto sperata apertura si è per l'ennesima volta infranta nei numeri dei contagiati e nelle nuove disposizioni governative ... il mio gioco è "se fossi M.me Poletti" 


Io me la vedo Madame Poletti a scervellarsi. E penso che i miei anni di esperienza nei trail e nelle gare estreme potrebbero pure servire a tentare a trovare una soluzione. Non dico definire con certezza assoluta il modo per poter risolvere un problema, ma almeno individuare quelle che sono delle modalità già testate in giro per il mondo che potrebbero singolarmente essere d'aiuto, per poi miscelarle insieme e adattarle le une alle altre per arrivare a quella che potremmo definire un proposta.

Iniziamo con il definire il problema pricipale che si trova davanti M.me Poletti: come potrebbe UTMB 2020 (nel caso ci fossero le condizioni minime per partire) garantire la necessità di distanziamento sociale, comune alle tre nazioni attraverso le quali si snoda il trail (Francia, Italia e Svizzera nell'ordine) e le differenti regolamentazioni nazionali nelle singole tre nazioni


Incognita questa che comporta dei sotto problemi da gestire:
-Distanziamento sociale in Partenza a Chamonix
-Cambio di Regolamentazioni nazionali ai confini
-Distanziamento ai ristori
-Distanziamento alle rilevazioni dei passaggi
-Distanziamento all'arrivo


Proviamo a listare potenziali soluzioni:


Al momento la partenza è prevista per le ore 18:30 da Chamonix con la modalità Partenza in massa. La soluzione potrebbe essere partenza singola a partire dal mercoledì alle ore 18:30 ad un minuto di distanza in base al punteggio ITRA, con l'ultimo concorrente, quello più lento o meglio quello con punteggio più basso che parte alle ore 18:30 del venerdì. Questo permetterebbe la partenza di ben 2880 UTMB participants.


Il percorso potrebbe essere tenuto tutto in territorio francese. Questo eviterebbe la gestione di soluzioni tardive ricevute da Svizzera e Italia. Quale percorso? Beh io ho sperimentato nel 2012, la modifica di percorso causa "problemi al confine", in quel caso si trattava di neve. Lo stesso percorso, beh con pochi o tanti miglioramenti, potrebbe benissimo essere riproposto. Nel 2012 fummo informati il giorno prima, quest'anno si potrebbe dare informativa con forte preavviso.


Per i ristori, questo è davvero il minore dei problemi. Vista l'esperienza dei partenti, nessuno dovrebbe aver problemi a mettersi un litro d'acqua in più nello zaino (o far acqua nei torrenti) e portar con se 10/15 barrette/gel o simili.


Per la rilevazione dei passaggi, piuttosto che l'arcaico lettore di BarCode, si potrebbe avere un trasmettitore legato allo zaino e tutti potrebbero essere dovutamente seguiti. Tanto più che trattandosi di un giro circolare non dovrebbero esserci problematiche di sportività.


L'arrivo? Beh no, non vieterei la lattina di birra bevuta sui gradini della chiesa! Però giusto un minuto per la foto di rito e via! Niente doccia, niente brandine, niente massaggiatori, niente fisioterapisti, niente di niente...
  
E il gioco del "se fossi Madame Poletti" oggi mi rende questa cattivitá un po' meno pesante... forse


E voi cosa ne pensate?



Fatemi sapere, grazie!



Mie Partecipazioni:
2008 CCC Finisher
2009 UTMB DNF
2010 UTMB Finisher
2011 UTMB DNF
2012 UTMB Finisher
2013 TDS DNF
2014 TDS Finisher
2015 Tor Des Geants Finisher
2016 UTMB Finisher
2017 CCC Finisher
2018 OCC Finisher
2019 CCC Finisher

martedì 17 marzo 2020

Da evento più estremo e meno partecipato a unica gara in corso al mondo


Questa è l'Iditarod Trail Invitational ITI2020, in Alaska, nella distanza delle 1000 miglia fino a Nome.


AGGIORNAMENTO del 17 marzo

Partiti il 1 marzo alle ore 14:00 da Knik Lake-Anchorage e con 30 giorni di tempo limite, i concorrenti delle 1000 miglia ancora sul tracciato sono 12.

Tra questi 2 on FOOT, un americano e un austriaco, 1 nella specialità SKI, un norvegese, 9 con le Fat BIKE, tra cui una donna, l'ultima in gara.

Tra i bikers segnaliamo la presenza di due italiani: Willy Mulonia e Roberto Gazzoli. i rimanenti 7 sono 2 finlandesi, 2 dalla Nuova Zelanda, 3 dagli States, tra cui la fortissima Jill Martindale, e 1 dall'Alaska (considerati a parte) l'ultimo tra tutte le specialità.

Nell'ordine, al momento (martedì mattina in Italia) sono i seguenti i Check Point raggiunti

UNALAKLEET, miglia 694,8
Casey Fagequist
Jill Martindale
Petr Ineman

oltre KALTAG, al miglio 630,6 e al miglio 597,8
Jussi Karjalainen (vincitore nel 2019 della Rovaniemi 300)
Toni Lund

a NULATO, miglio 597,8
Graham Muir
George Adams
Willy Mulonia
Roberto Gazzoli

verso NULATO, al miglio 537,3
Beat Jagerlehner (già Senatore Tor des Giants e iscritto al Tor des Glaciers 2020), FOOT

a GALENA,  miglio 532,7
Asbjorn Skjoth, SKI

verso RUBY, al miglio 443,6
Klaus Schweinberger, dall'Austria



ulteriori dettagli su www.trackleaders.com



giovedì 12 marzo 2020

L'uomo che cercava la meraviglia - ultima parte


La mia avventura all'Iditarod Trail Invitational (ITI) ITI350 Alaska 2020

PARTE SECONDA


(ndr ad oggi 11 marzo, sono 30 i Finisher a McGrath, 29 i ritirati o DNF e 17 gli attivi ancora sul percorso)

Skwentna è il check Point più strutturato e anche nel bel mezzo della notte c'è sempre qualcuno pronto ad accogliere i partecipanti all'ITI, siano essi proiettati verso il traguardo di McGrath delle 350 miglia, siano quelli il cui obiettivo è proseguire verso Nome lungo il tragitto di 1000 miglia.
Le ultime miglia per arrivare al check point si percorrono attraverso un bosco. e questo è un toccasana, perchè in mezzo al bosco il gelo in qualche modo si placa. Quel gelo che ci ha accompagnato per oltre 100km esposti al vento tagliente che soffia implacabile su fiumi e laghi con raffiche di 100/80km/h.
Grazie a quel passaggio nel bosco, si entra a Skwentna ben meno sconvolti che altrove. 
Riposo più lungo del solito, ma si viaggia in orario e si discerne sulla differenza tra gara e avventura. Fanno una gara quelli che vogliono che il tutto duri il meno possibile, partecipano ad una avventura quelli che vogliono godersi ogni istante dei dieci giorni previsti come tempo massimo per raggiungere McGrath.
Mark, il concorrente incontrato la notte prima é li. Mi racconta che neanche lui era riuscito a passare, ma che un cacciatore, visto il ripetersi della scena, lo aveva raggiunto con la moto slitta ed invitato a ripararsi nella sua cabin.

Alle prime luci dell'alba, bene o male tutti assieme a pochi minuti di distanza ci si rimette in cammino. Il prossimo checkpoint è Finger Lake al miglio 130. Ci sono 40 miglia da percorrere. Queste 40 sono divise in due segmenti, il primo da Skwentna a Shell Lake di circa 20 e il secondo da Shell Lake al Winterlake Lodge che si affaccia su Finger Lake. Il miglio 130 era per me il punto d'arrivo della ITI130 conclusa con successo nel 2018. So cosa mi aspetta.
Klaus & Max
Io e l'amico Klaus partiamo di buon passo, ma veniamo presto sorpassati dalle Fat Bike che si avvantaggiano della solida base ghiacciata della mattina, non affondano e viaggiano spedite. Tra questi i tre italiani, Roberto Gazzoli e i fratelli Willy e Tiziano Mulonia. Ad un certo punto dalla distanza vedo un punto nero che torna verso di noi, più si avvicina e più la figura in movimento è nitida. Sarà qualcuno che si è dimenticato chissà cosa al Check Point e torna a prenderlo, penso. Ma poi no, non si tratta di un biker, ma di un'alce (moose) che punta verso di noi al galoppo!!! Ci lanciamo subito nella neve alta lasciando il sentiero in quel punto tracciato e veloce. Aspettiamo pazienti, l'alce si ferma e poi sparisce nel bosco. Sarà questo il primo di una serie di incontri e scontri tra le alci e i concorrenti che caratterizzeranno la giornata e i dintorni di Shell Lake. E ovviamente aumentano il senso di insicurezza. Per chi non lo sapesse le alci sono estremamente pericolose perchè sono immense (un maschio può pesare anche 700kg) e non hanno affatto paura degli uomini tanto da aggredirli spesso soprattutto se hanno fame.
Fuori da Shell Lake Si entra nell'infinita swamp o palude ghiacciata e battuta dal vento. Il vento ha cancellato ogni traccia di chi ci aveva preceduto nel corso della notte e la neve qui è alta. Indossiamo le ciaspole e siamo noi stavolta a passare i bikers intenti a spingere.
Dopo quattro miglia si torna in un bosco con i suoi piacevoli (almeno per me non tanto per gli altri) saliscendi che aiutano a mantenersi caldi.
Due cacciatori su una grossa e rumorosa motoslitta si avvicinano preoccupati e ci avvertono: "fate attenzione, nel bosco ci sono molte alci e sono "hungry and angry" affamate e arrabbiate, vi attaccheranno. Fate attenzione". Con tutta la cautela che ci consentivano l'energia rimanente e l'adrenalina crescente, proseguiamo il nostro cammino. Ma per fortuna niente alci questa volta!
Finger Lake check point

Usciti dal bosco e arrivati a Shell Lake, incontriamo presso il rifugio altri concorrenti che invece se l'erano vista brutta con i moose. Parlavano di aggressioni, di lunghi periodi di attesa (fino a due ore!) passati nella neve alta o aggrappati agli alberi, mostravano i danni e si preoccupavano di altri concorrenti non ancora arrivati fin li. I danni più evidenti li riportavano tre Fat Bikes, una era stata calpestata e aveva i raggi di una ruota rotti, un'altra aveva il disco del freno anteriore spezzato, una terza una borraccia in metallo con stampato e nitido lo zoccolo di un calcio di un'alce. Ovviamente, non ci si può fermare e aspettare un meccanico che non arriverebbe e le riparazioni andavano fatte comunque. Le miglia da percorrere erano ancora tante. Sono stanco, mancano Circa 40km al prossimo check point, bisognerà andare per gran parte della notte, sappiamo già che poi non ci si potrà riposare tanto e bisognerà ripartire alla svelta verso il prossimo check point: Puntilla Lake. Visto che la luce del giorno va dalle 8 alle 18, ci prepariamo con le frontali, un lungo respiro e ci si rimette in cammino. Le temperature scendono vertiginosamente, già dalla mattina avevo avuto difficoltà con l'apertura dei thermos che avvicinandosi ai -40° non ne vogliono sapere di aprirsi. Mezzanotte. da ore il vento ci bersaglia. Il termometro sulla slitta di Klaus che nel corso della giornata si era attestato sui -40celsius, ora tocca  i -45° per poi proseguire la sua discesa inesorabile fino a mostrare i -50°. Sempre vigile, i pensieri vanno a quello che sta facendo il mio corpo: sta drenando liquidi da mani e piedi e sta tutelando il cuore e i polmoni. Sempre vigile, so che devo bere di più, ma prendere quel maledetto thermos che mi sta distruggendo le costole comporta uno sforzo enorme. Rimpiango non avere un Camel Back. Sempre vigile, non mi fermo, continuo ad andare. Sempre vigile, agguanto due scaldamani chimici che avevo nelle tasche del giaccone antivento Thenorthface, li apro, li metto nelle muffole Himalaiane e ripongo le cartacce in una tasca per non sporcare.

In ginocchio

Sempre vigile, ma non ce la faccio più. Sempre vigile, penso che non ho mai chiamato il Soccorso Alpino, certo che peró stavolta, se ci fossero stati i soccorsi, certo che se il cellulare avesse avuto copertura, certo che se le distanze potessero percorrersi in ore e non in giorni, ma chissà se. Sempre vigile, dico a Klaus io basta, io mollo il colpo io mi organizzo un bivacco. Klaus mi dice che sono pazzo, che siamo su un fiume, che siamo in una galleria del vento, che non si bivacca di notte, che non si bivacca a -50°! Si va avanti. Sempre vigile, gli dico lo so, ma Good luck my Austrian friend io mollo il colpo, I hope to meet you somewhere, we will for sure meet somewhere. Sempre vigile, mi avvicino alla sponda, la neve è ancora più alta. Dalla slitta di Klaus spunta miracolosamente una pala!!! Io avevo giurato a me stesso, mai più in Alaska senza pala! Ma non l'avevo presa. Ci scaviamo quanto possiamo una buca. Tiriamo fuori sacchi a pelo, materassino isolante e sacchi da bivacco. Usiamo le slitte e il loro riflettenti per ripararci dal vento e per segnalare la nostra presenza. Saltiamo vestiti nei sacchi a pelo. Beviamo.

Il bivacco

Apriamo altri scaldamani e li posiziono anche nelle scarpe, che grazie al BOA potevo slacciare anche con le mani ridotte a uncini. Trovo la forza di mandare un messaggio preimpostato con il Garmin InReach "rest in/out", che nessuno si preoccupi, sempre vigile, chiudo gli occhi.
Mi sveglio. Non avrei mai potuto dire quanto avevo dormito ma ho controllato ieri dalla traccia che erano passate due ore. Quando ci si sveglia da un bivacco il freddo che si prova in entrata nel sacco a pelo non è nulla, assolutamente nulla rispetto a quello in uscita.
Passa Donald, un concorrente della 1000 ci guarda, una battuta e prosegue.
Sempre vigile, apro il thermos che avevo nella giacca ma era vuoto. Sempre vigile, esco al vento e con precisione e velocità rimetto tutto nella sacca sulla slitta. Riposiziono le ciaspole sulla sacca, riaggancio tutti gli elastici. Klaus fa altrettanto. Trovo il modo di dedicare tempo ad un sorriso, un'alce era passata a trovarci e ci aveva lasciato la sua cacca a testimonianza...
Le miglia rimanenti per Finger Lake sono un supplizio, lunghe pause poggiato sui bastoncini, colpi di sonno e risvegli con la faccia nella neve.
Dopo ore spuntano i cartelli che conoscevo, quelli rossi di due anni fa, "Attention Planes Landing" è la pista d'atterraggio sul ghiaccio di Finger Lake.
Entriamo nella Cabin, finalmente al riparo. Ma sono svuotato. Mi dicono che da 4 giorni nessun aereo riesce ad atterrare causa meteo. 
Mi addormento.
Una mano mi scuote e mi dice: "Abbiamo la conferma via radio, alle 12 atterra e riparte per Anchorage un aereo, vuoi un posto?". 

Taken!
Decollo da Finger Lake

Sul volo di ritorno il secondo passeggero, James un giovane ragazzone di Anchorage grande, grosso e barbuto, scuote la testa e ripete "mai visto nulla del genere, mai visto nulla del genere".

mercoledì 11 marzo 2020

L'uomo che cercava la meraviglia

La mia avventura all'Iditarod Trail Invitational (ITI) ITI350 Alaska 2020 

PARTE PRIMA 


PROLOGO
Winterlake Lodge affacciato su Finger Lake-Alaska: il race director Kyle Duran mi incrocia arrivando sulla sua moto slitta o Skidoo come la chiamano qui, mentre mi avvio verso la landing  strip (pista d'atterraggio) ghiacciata da dove decollerà il piccolo aereo ad elica che mi riporterà poi alla fine dell'avventura ad Anchorage alla civiltà. Mi faccio da parte per permettergli di passare sul trail, come è obbligatorio fare, ma lui si ferma, scende e mi abbraccia dicendomi: "Max you are part of the ITI family".
Mi porto la mano destra al cuore e gli dico "Grazie per aver usato queste parole".

L'AVVENTURA
L'avventura era iniziata pochi giorni prima, l'ultimo giovedì di febbraio, con un lunghissimo volo Milano-Monaco-Detroit-Anchorage da 24 ore e 10 fusi orari.
Mi preleva in un clima ghiacciato lo shuttle bus dell'albergo. stordito dalle ore di viaggio. Cena leggera e subito a letto, una notte insonne lunghissima che non finisce mai. sarà la prima di tre nottate insonni e tre giorni di pessima alimentazione che mi catapultano sulla linea di partenza a Knik Lake.

Nel mezzo, ultimi acquisti da REI (un iconico mega store dedicato all'Outdoor), borsone disfatto e rifatto due volte, foto di rito a tutto il materiale, brevi scambi di opinioni con altri partecipanti alla fine dei quali ognuno resta della sua idea.

Io decido per un equipaggiamento standard, testato già nelle precedenti tre Ultra Winter Arctic Race.
Tanto fondo zaino, inutile se non nelle emergenze, thermos - ben quattro di dimensioni diverse per un totale di 3 litri - per l'idratazione: il bere sempre cose calde mi aveva dato un forte boost gli ultimi due anni. Alimentazione rivista con puntiglio e che funzionerà alla perfezione. Totale di 28 chili, come i due anni precedenti. La grossa alternativa avrebbe potuto essere l'uso del camel back al posto dei thermos, ma l'idea di avere dell'acqua vicina al corpo in una sacca che avrebbe potuto rompersi o anche solo avere delle perdite magari mentre dormivo in un sacco a pelo a -40° non mi piaceva per nulla, si tiene sotto vari strati di giacche che possono anche arrivare a tre nei momenti di freddo vicino e oltre i -40°. Ma non è questo che avevo testato e certo non volevo improvvisare.

La domenica mattina si allineano i 76 partecipanti sul punto d'incontro dal quale due bus porteranno noi e i voluminosi nostri equipaggiamenti al punto di partenza di Knik Lake.

I 76 atleti si dividono in14 donne e 62 uomini. le donne 9 in Bici e 5 a Piedi. gli uomini 35 in bici, 22 a piedi 3 5 con gli sci.52 atleti sulla 350 miglia fino a McGrath e ben 24 sulla 1000 miglia verso Nome.
gli italiani al via

(ndr ad oggi 9 marzo, sono 17 i Finisher a McGrath, 26 i ritirati o DNF e 33 gli attivi ancora sul percorso: il Winner sulla 350miglia Foot, alla quale prendevo parte è Gavan Henningam, mio amico e training partner a Courmayeur!).

Alla partenza Gavan si gira e mi esorta ad andare via insieme, come durante gli allenamenti, scuoto la testa, essendo arrivato in Alaska da due settimane ha dormito molto più di me e ha una slitta ben più leggera. no Way, imposto un passo controllato.

Prime 25 ore già durissime danno un'idea di quello che si affronterà poi, freddo, forti nevicate, vento. Ma nulla mi impedisce di tirare diritto fino al primo check Point di Yentna Station al miglio 60 (qualche chilometro più di 90). non c'ero riuscito nel 2018, quando avevo fatto una pausa a metà tragitto, ma quest'anno la preparazione è stata ben più di fino. Trovo a Yentna ben pochi concorrenti, ma Gavan è già ripartito proseguendo la sua galoppata. Come previsto mangio e dormo e allo scadere delle 4 ore programmate sono fuori nel buio e aggancio la slitta all'imbrago. Scendo sul fiume Yentna e mi dirigo verso Skwentna al miglio 90, ne devo percorrere 30. Buio, freddo, vento, non una buona visibilità. dopo sole 2,5 miglia la situazione peggiora, vento e neve aumentano, il termometro scende la visibilità peggiora. Non riesco a proseguire e decido di bivaccare, ma il palesarsi di due grandi moose (alci) mi fa prendere la saggia decisione di tornare a Yentna. so che saranno ore buttate al vento, ma prima la sicurezza. Mentre  rientro incrocio Mark, un  concorrente inglese, gli spiego la situazione e lui decide di andare a vedere. Incontro che avrà un seguito il giorno successivo.

A Yentna mi sdraio in una cabina di legno, prima calda come una sauna, poi gelida non appena salta la stufa e la porta viene lasciata aperta. sopravvivo fino all'alba, pensando che forse sarei stato meglio sul letto del fiume, e riparto.

Al via sono con Klaus un concorrente austriaco della 1000miglia che avevo conosciuto nel 2018. un piacevolissimo compagno di passeggiata, anche se molto solitario e ci facciamo compagnia a cinquanta metri di distanza evitando le chiacchiere.

Al miglio 77 facciamo una pausa di rito in un posto mitico sul percorso dell'Iditarod e che purtroppo non ero riuscito ad individuare nel 2018. Il video allegato rende bene l'idea della cabina e dell'ospitalità. Ci viene offerto un caldo piatto di fagioli-chili e una tazza di caffè bollente!
ovviamente si parla dei sempre presenti due soliti argomenti in Alaska: delle amputazioni dovute a congelamenti e delle moose's (alci) che ogni anno uccidono più persone che gli orsi. In particolare quest'anno le moose's sono ben più "hungry and angry" a causa della tanta neve che gli rende difficili gli spostamenti e i trovare cibo.

Mancano solo 13 miglia a Skwentna Roadhouse e di buona lena ci si incammina. a 4 miglia da Skwentna il famoso bivio e la scelta tra passare a destra o a sinistra. chi mi ha seguito due anni fa, sa bene che passando a destra si rischia di perdere il bivio e tirarla lunga verso il nulla. 
Ma lascio la scelta al caso, Klaus è avanti e vedo che va verso destra. Mi viene da ridere. Va tutto per il meglio, troviamo il bivio che taglia per il bosco e ci facciamo le ultime miglia con una sensazione di caldo data dall'assenza di vento per merito dello scudo fatto dagli alberi.

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domenica 24 novembre 2019

Skimo in Gsiesertal - Val Casies, South Tyrol

Ci sono luoghi in cui si deve entrare in punta di piedi. Luoghi che custodiscono meraviglie uniche e che per questo vanno tutelati e rispettati con particolare cura.
In questi luoghi è, prima di tutto, necessario essere “turisti consapevoli” ovvero in grado di capire che ci si trova in un posto speciale e che, come tale, richiede particolare attenzione: bandendo con fermezza gli atteggiamenti tipo “pago pretendo” o “qui faccio quello che voglio”.  
In realtà questa premura verso il nostro pianeta in ogni suo angolo, bello o brutto che sia, dovremmo averla sempre. Perché questo mondo è un ecosistema fragile, messo sempre più a dura prova dall’inquinamento e dall’arroganza dell’uomo. Ma in posti dove la natura è ancora sovrana questo atteggiamento è assolutamente obbligatorio.

Pensavo a questo mentre, passato il paese di Monguelfo, percorrevo la strada che placida scorre attraverso la Val di Casies in Alto Adige. Qui il tempo ha tutta un'altra dimensione e lo capisci subito guardando fuori dal finestrino. Non solo perché ti trovi di fronte ad antichi castelli, come quello di Welsperg  http://events.welsberg.com ma soprattutto per la cura con cui vengono tenuti masi e i boschi circostanti. Dietro questo paesaggio idilliaco e lontano dal turismo di massa c’è il lavoro duro e caparbio della popolazione locale che non ha abbandonato la valle per lavori più “facili e redditizi”. Ma è rimasta qui gestendo la modernità in modo che non sia in contrasto con la tutela dell’ambiente.


Questa particolare dimensione la sperimento anche quando arrivo a Blaslahof, https://www.blaslahof.com un maso antico che ospita appartamenti per vacanze. Accanto alla struttura originale è stato costruito un complesso di nuovissimi chalet in legno realizzati secondo le più avanzate tecniche nel rispetto della ambiente
(il legno ad esempio è assemblato senza l’uso di colla). Ma oltre agli chalet è stata realizzata una bellissima area spa con piscina di pietra scura e una sauna ampissima con una grande vetrata sulla valle. La struttura poi ha una “Stube” che oltre ad essere il luogo dove la padrona di casa serve colazioni imperiali e cene, contadine che attingono alla tradizione tirolese, è anche un punto di incontro dove potersi intrattenere con tutta la famiglia (con un ampio spazio riservato ai bambini). E’ un luogo d’incontro, un luogo per chiacchierare e fare programmi per i giorni a venire. Il luogo ideale quindi per incontrare Paul Sapelza, la guida che domani mi porterà a fare una gita di scialpinismo.

Paul è una di quelle guide che non solo conosce perfettamente il territorio dove si trova, ma che continua anche ad avere la passione di descrivertelo per fartelo conoscere in ogni suo dettaglio. E allora la scialpinistica diventa un’occasione unica per imparare la storia di queste terre, dai grandi rivolgimenti storici che hanno spostato i confini da una vallata all’altra e viceversa, ai piccoli episodi locali come il ricordo di una grande frana a cui è stato dedicato un capitello all’inizio della salita di questa scialpinistica. Ma soprattutto mi ricorda quelli che sono i principi fondamentali dello scialpinismo dalla sicurezza alla necessità di partire sempre molto presto, soprattutto quando le giornate sono calde. “Saliamo presto così non solo ci godiamo la neve più bella e soprattutto non danneggiamo il manto nevoso”. Una raccomandazione che dovrebbero davvero tenere a mente tutti gli skialper.

Oggi il nostro obiettivo è la vetta del Hoher Mann (2593 m) una scialpinistica di circa 1000 metri di dislivello. Calzati gli sci nell’ampio parcheggio dello skilift di St. Magdalena si prosegue per il bosco percorrendo un ampia strada forestale fino alla malga Aschtalm (1950 m) dove quasi all’improvviso si apre la vallata. Spettacolo unico! Davanti a me si apre un ventaglio di cime coperte di neve fantastica!! Sogno di scalarle tutte per poterle sciare una ad una!! La nostra prima meta è la forcella situata a circa 2500metri proprio di fronte a noi. Da lì levati gli sci e calzati i ramponi, iniziamo a percorrere la cresta del monte che ci porterà fino alla grande croce che sovrasta la vetta. La giornata tersa, senza nemmeno una nuvola, mi regala una vista spettacolare su tutte le Dolomiti. E Paul mi indica una per una tutte le cime.

Dopo esserci rifocillati e aver analizzato con attenzione le condizioni della neve rimettiamo gli sci in vetta! Siamo pronti per la discesa che ci riserverà una neve fantastica soprattutto nel primo tratto ripido. E’ straordinario questo posto! La pace, il silenzio rotto solo dal suono degli sci che vanno veloci. Sono senza parole: non pensavo davvero ci fossero posti così incredibilmente belli…


La scheda tecnica

Scialpinismo in Val di Casies: Hoher Man

Periodo: da dicembre ad aprile (secondo l’innevamento)

Dislivello dell’itinerario: 1000 metri

Lunghezza: 11,8 km

Difficoltà percorso: BSA

Località di partenza: St. Magdalena Val Casies

Per saperne di più

Per chi vuole fare scialpinismo in Val Casies il primo consiglio è quello di rivolgersi alle guide locali

https://www.alpinschule.com/it/

https://www.bergfuehrer-suedtirol.it

Per chi volesse maggiori informazioni

La settimane di sci alpinismo in Val Casies l’anno prossimo si terranno dal 02.03.-11.04.2020, in questo periodo ci sono offerte speciali per lo sci alpinismo

https://www.kronplatz.com/it/val-casies-monguelfo-tesido/inverno/sci-alpinismo

Per chi invece volesse conoscere meglio la valle e tutte le attività che offre nell’arco dell’anno

https://www.kronplatz.com/en/val-casies-monguelfo-tesido

https://www.suedtirol.info/it/regioni/brunico-e-dintorni

Come si raggiunge la Val Casies da Milano:

Autostrada del Brennero (A22) fino a Bressanone. Proseguire per Brunico e da lì seguire la SS49 fino a Monguelfo e da lì seguire per la Val Casies.

Dove Alloggiare

https://www.blaslahof.com 


sabato 29 giugno 2019

In vetta al Monte Bianco 4810m e discesa con gli sci (Voie Royale) - YouTube video





 









Ultima sci-alpinistica della stagione 2018-2019. Stagione che si chiude col botto.
Ci sono sogni, che per realizzarli ci vogliono anni. Molti anni.
Il mio di anni ne ha richiesti ben più di tre. Anni passati a progettare la salita e ad aspettare che le condizioni meteo lo consentissero. Finalmente nei giorni 16 e 17 giugno 2019 si è creata quella magica condizione che accanto al bel tempo - sole e assenza di venti - ha fatto si che io potessi avere un lunedì di vacanza da dedicare a questo sogno.

Domenica ore 05:00 suona la sveglia a Courmayeur.
Ore 05:40 sono in macchina, già caricata la sera prima con sci, zaino e tutto l'occorrente per la salita. Tunnel Monte Bianco, parcheggio Grepon di Chamonix e alle 06:30 sono all'appuntamento con Franck davanti alle funivie dell'Aiguille du Midi. Dovremmo prendere la prima funivia delle ore 07:00, ma la nevicata della notte precedente ne ritarda la partenza fino alle 07:45. Colgo l'occasione per comprare una gigantesca baguette che finirò di mangiare solo quando in vetta.

Finalmente prendiamo la funivia, scendendo al primo troncone Plan de l'Aiguille.
Subito sci ai piedi iniziamo l'infinito traverso che in 4 ore e 29 minuti e 6,61 chilometri percorsi ci porta al refugedesgrandsmulets 3057m. Ore non banali con frequenti cambi d'assetto per traversare tratti di roccia togliendosi gli sci e mettendoli nello zaino e poi per passare crepacci con la picca in mano e i ramponi ai piedi.
Attraversare  il ghiacciaio di Les Bossons richiede la dovuta attenzione.




Al rifugio subito pranzo e a letto per cercare di accumulare ore di sonno. Il sole riempie di luce la camerata quasi deserta. Il buff davanti agli occhi concilia il sonno. Sveglia poco prima di cena e preparazione nei minimi dettagli dell'equipaggiamento della mattina successiva.
Ore 18:30 cena abbondante ma non troppo per evitare qualsiasi problema dato dall'abbinamento altitudine e stomaco pieno. Avevo fatto acclimamento i week-end precedenti tra un pernottamento al http://www.rifugioguidedelcervino.com 3480m e una gita con partenza da Punta Helbronner 3462m verso Pointe Lachenal, ma meglio non rischiare.

Lunedì 17 giugno inizia con sveglia 01:20, colazione 01:30, uscita dal rifugio 02:00, sci ai piedi (lasciati giù alla fine della corda fissa il giorno prima) ore 02:20 e via.
Saliamo lungo l'Arête nord du dôme du Goûter con l'ausilio della lampada frontale e l'utilizzo dei coltelli per qualche ora, fino ad un tratto di ghiaccio verticale. Qua via gli sci, si calzano i ramponi e, facendo sicurezza con un paio di viti da ghiaccio, si sale.
Arriva l'alba, lo spettacolo è bellissimo.
Continuo a salire con le stesse tempistiche stra-testate tra montagna, Alaska e Lapponia, ogni ora gel e/o barretta e un sorso d'acqua dal termos, e via andare.

Sci e pelli fino al Col du Dome e oltre, fino a 100 metri dalla Capanna Vallot 4362m e qui - sul punto che congiunge la via invernale con quella estiva che proviene dalla via del Refuge Gouter - via gli e sci e, momento magico, via le pelli! Inizio a sentire l'eccitazione della discesa! Ma mancano ancora quasi 500m di dislivello in cresta, la famosa Arrete des Bosses. Qui usiamo picca e ramponi e gestendo il peso degli sci sullo zaino raggiungiamo alle ore 10:00 la vetta! Monte Bianco 4810m.

Attimi di eccitazione (come si vede nel video iniziale) ma 20 minuti per togliersi i ramponi, chiudere gli scarponi, infilarsi gli sci ai piedi e finire la baguette comprata il giorno prima e alle 10:20 inizia la discesa.




A differenza di due amici Istruttori CAI di Brescia, conosciuti la sera prima al Rifugio, che si dirigono direttamente verso Le Corridor, noi lo raggiungiamo solo dopo aver sciato il mur de la cote. L'altitudine non aiuta la lucidità specie con l'eccitazione delle prime curve.
Dopo poco siamo obbligati a toglierci di nuovo, con grande sconforto, gli sci e scendere con picche e ramponi una parete in diagonale per evitare un larghissimo crepaccio alla base.
Forse ce l'avremmo fatta anche sci ai piedi, ma abbiamo deciso di non rischiare.

Il percorso continua aggirando enormi seracchi del Grand Plareau e del Petit Plateau che incombono giganteschi su di noi fino al passaggio accanto al punto di partenza ovvero al refuge des grands Mulets.

Pausa meritata e poi si riprende il traverso del giorno prima, reso veramente pericoloso dal caldo delle ore di pranzo. Solo alle 15:45 riprendiamo la funivia che dal Plan de l'Aiguille ci riporta a Chamonix. Il Suunto segna 13 ore e 44 minuti e 23,9 chilometri percorsi quel giorno.

Questo percorso é la cosiddetta Voie Royale.