Visualizzazione post con etichetta rovaniemi150. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rovaniemi150. Mostra tutti i post

lunedì 11 marzo 2019

Rovaniemi300 2nd man on Foot





Donne veloci e tenaci. Donne davvero straordinarie alla Rovaniemi 300. Donne capaci di arrivare al traguardo davanti a tutti i concorrenti maschili, in una gara che per lunghezza (315km) e per difficoltà (si corre in Lapponia in pieno inverno e ad oggi solo 13 persone (erano sole 8 in totale per le precedenti 4 edizioni, ovvero 2 per anno) l’hanno finita nella versione “a piedi”!) è tra le più massacranti nell’ambito degli ultra trail artici. La prima di queste donne è l’italiana Marta Poretti, che a Rovaniemi ha fatto una prestazione davvero incredibile. Marta non solo è riuscita a mettere dietro di sé tutti i concorrenti a piedi, ma anche quelli in fatbike (solo il primo e il secondo sono riusciti a superarla!) stabilendo il nuovo record della gara 3 giorni 6 ore e 15minuti. La seconda invece è Rachel Frei, svizzera, anche lei è una veterana delle lunghe distanze artiche ed in particolare della Rov300 . Marta e Rachel sono arrivate prima e seconda assolute e con i loro risultati hanno sancito quello che oramai sta diventando sempre più una realtà concreta: le donne nelle lunghissime distanze battono sempre più spesso gli uomini!




Per quanto riguarda la mia gara (sì sono uno di quegli uomini che è arrivato dietro alle due ladies) devo dire che quello che mi ha stupito e che mi ha messo anche maggiormente in difficoltà è stato il caldo e la pioggia! Prepararsi per un artic ultra trail significa allenarsi in ambiente sempre sotto lo zero, testando tutti i vari materiali che verranno utilizzati in condizioni di gelo estremo. E come ricorderete dai miei precedenti report è quello che ho fatto nei mesi scorsi https://actionmagazine.it/rovaniemi-300-arctic-race-finlandia/ , forte anche dell’esperienza del Iditarod in Alaska l’anno scorso e della ROV150 l’anno prima. Grazie a questo lungo allenamento ero pronto ad affrontare tutto: neve, ghiaccio, freddo oltre il 30 gradi sotto zero. E invece? Invece in Lapponia ho toccato con mano il fatto che il riscaldamento globale non è una leggenda metropolitana, ma una tragica e preoccupante realtà di cui dobbiamo prendere coscienza e trovare soluzioni immediate per cercare di risolvere questa situazione.




I primi due giorni infatti la grande difficoltà è stata la temperatura ben sopra lo zero e la pioggia battente hanno reso le neve molle e creato pericolosi buchi nei lunghi tratti in cui il percorso attraversava fiumi e laghi. Spingere la slitta è già difficile, se poi la neve diventa molle diventa una tortura perchè bisogna spingere con tutte le proprie forze per evitare che s’impantani. Ma è stato l’overflow in assoluto il pericolo maggiore che mi ha accompagnato in tutta questa gara, soprattutto la notte quando la visibilità limitata rendeva il passaggio sui laghi un vero e proprio incubo. Sentire il ghiaccio scricchiolare e rompersi sapendo di essere imbragati ad una slitta che - a causa della pioggia – aveva raddoppiato – e oltre – il suo peso, sapendo di avere sotto di sé un lago profondo o un fiume è una esperienza terribile.




Per fortuna ho fatto una lunga parte del tragitto con il concorrente tedesco Walter Hoesch, Guida Alpina/Bergfuehrer, con cui abbiamo fatto team di fronte alle condizioni meteo così sfavorevoli. Ci eravamo già presentati al Briefing per i pochi concorrenti della 300km. Avevamo, a pelle, capito di avere un qualcosa che ci accomunava. Ci eravamo scambiati poche opinioni  sulle quali eravamo in totale accordo. E poi ero felice di poter parlare con lui in tedesco, cosa che pensavo di fare con il concorrente altoatesino che invece non è partito. In gara, poco dopo la partenza, lasciati sfilare i concorrenti della Rov66 e della Rov150 che avevano meno esigenze di noi di dover centellinare le energie ci siamo subito trovati "slitta  a slitta". La prima notte Walter si è fermato a fare la pausa di due ore al km 70 mentre io ho proseguito fino al km 80, per poi ritrovarmelo accanto la mattina.


Stessa pausa di due ore e stesso passo. Avanti affiancati fino al  km140, ultimo waypoint in comune con la Rovaniemi150 e altra pausa notturna. Insieme abbiamo lasciato sfilare i way-point dal 9 al 12, quelli tra i quali era vietato fermarsi pena squalifica, ovvero quelli in cui il fiume che si percorreva lambiva la cittadina di Rovaniemi. Ha voluto lui testardamente allungare il lunghissimo terzo giorno per raggiungere a notte fonda, ben oltre l’una del mattino una minuscola cabin in legno che ci ha accolto con il suo "tepore", nonostante questo abbia significato allungare il percorso di circa 1 ora perché si trovava lontano dal percorso di gara. Il quarto giorno una forte nevicata ci ha preso nel mezzo della notte e qui sono stato io a trovare due giacigli bordo sentiero dove abbiamo aperto i nostri sacchi bivacco e sacchi a pelo e ci siamo riparati per 4 ore. Poi la volata finale nei 25 km di fiume ghiacciato verso Rovaniemi, con Alex Casanovas, l’ideatore e  il direttore della gara, che ci affianca con la sua motoslitta per scattare alcune foto!




La Rovaniemi300 (assieme le sue sorelle minori la Rov66 e Rov 150) è una gara unica nel suo genere in Europa. Ed è davvero straordinaria per il percorso, per le difficoltà che si devono affrontare, per il paesaggio magnifico e selvaggio. E’ un gara dura, che richiede una grande preparazione per essere “portata a casa”. Ma soprattutto, grazie alla dedizione e all’impegno del suo direttore, Alex Casanovas, è perfettamente organizzata in ogni singolo dettaglio (dal briefing iniziale all’arrivo a Rovaniemi). Grazie a lui e al suo team perché ogni anno lavorando come dei matti creano questo evento magnifico!


              

lunedì 11 dicembre 2017

My road to Iditarod: - 75 giorni alla partenza: addomesticare il rinoceronte impazzito




Prepararsi per un Artic Winter Race è un lavoro immane. Accanto alla preparazione fisica infatti bisogna studiare ogni singolo dettaglio relativo al vestiario, all'alimentazione, all'equipaggiamento (sono 3 liste diverse e integrate) e a tutto ciò che ci servirà in quei giorni e notti di totale e assoluta solitudine in mezzo alla selvaggia Alaska. Ecco il vero problema è proprio questo: chiedersi ogni giorno cos'è fondamentale mettere in quell'enorme borsa che mi accompagnerà per gli oltre 200km nel gelo dell'inverno polare? Anzi: la domanda così è mal posta. Perché il vero problema è decidere che cosa lasciare a casa. Perché quel borsone deve sì contenere l'essenziale, ma non deve essere troppo pesante perché sarebbe impossibile trascinarselo dietro per tutti quei chilometri.
E allora tutti i giorni - più volte al giorno - mi chiedo: cosa metto, cosa tolgo? Un detto inglese recita "alla fine si finisce sempre di mettere nello zaino le nostre paure". E di paure nell'affrontare il gelo più assoluto ce ne sono moltissime. Paura del freddo tridimensionale (si calcola su tre assi: temperatura, ore continuate di esposizione e notti insonni), paura di non avere abbastanza cibo, paura di non riuscire ad accendere il fornelletto per sciogliere la neve e riuscire così ad avere acqua, paura di non riuscire ad evitare eventuali "overflow" (acqua che sale sopra la superficie ghiacciata e che, coperta da uno strato di neve, crea delle trappole mortali)…  In quella slitta che trascinerò per oltre 200km c'è tutta la mia vita e la voglia di riempirla all'inverosimile è tanta.
Secondo i miei attuali calcoli il borsone nella slitta peserà tra i 20 e i 25 chili, Ma memore delle tre "golden rules" della Marathon des Sables, ovvero 1. Viaggia leggero, 2. Viaggia leggero e 3.





Viaggia leggero cercherò di rimanere vicino ai 20 chili. Chi ha letto il mio resoconto sulla Rovaniemi 150 si ricorda che in quella gara in Lapponia ho lottato per 150km con la slitta che si ribaltava continuamente, causandomi grande dolore e un immensa fatica derivata dagli sforzi per riportarla in posizione. Ecco perché proprio in base all'esperienza dell'anno scorso, questa volta ho deciso di dedicare una gran parte dell'allenamento ad "addomesticare il rinoceronte impazzito" ovvero a cercare di far diventare la slitta una parte di me.




 Le attività da domatore sono state:

1.      Posizionamento dell'equipaggiamento nel borsone. Inizialmente sembra tutto ovvio, le cose più pesanti devono essere posizionate in basso per ottimizzare il baricentro ed evitare che la slitta "scuffi", le cose più pesanti dietro per evitare che la "prua" della slitta si infili nella neve, ma poi questo deve conciliare con avere a portata di mano e quindi vicino all'apertura cose che devono essere prontamente disponibili: guanti pesanti, giacca ulteriore, sovrascarpe, ciaspole, fornelletto, telefono…a voi la scelta in base alle paure soggettive.

 2.      Test in condizioni più estreme di quelle di gara. Questo sembra uno scherzo. Ma in effetti il caricamento ottimale lo sto testando in salite ripide. Le salite sono muscolarmente faticose ma tecnicamente non sono la cosa più difficile nel trainare la slitta. Il vero problema di manovrabilità della slitta è nelle discese! E' proprio nei crinali che viene il bello: tu sei lì che finalmente assapori le gambe leggere del correre in discesa quando all'improvviso la slitta ti supera prima da destra e poi da sinistra e poi si ribalta trascinandoti per terra. Ma è su traversi fortemente inclinati che si affronta il momento più pericoloso perché il peso della slitta rischia di trascinarti su un lato, sua destra o sinistra, giù per il pendio. In questo caso il rischio è davvero enorme perché si è legati alla slitta e se si perde il controllo e la slitta prende il via, con l'accelerazione il peso aumenta trascinandoti con violenza a valle. A questo problema, dopo ore di tentativi e misere figure con me stesso, ho ovviato impugnando un manico del borsone legato sopra la slitta e trascinandolo facendo forza sui ramponcini o sui denti metallici delle ciaspole.

3.      Metodologia per riguadagnare l'assetto. Per capire questo va spiegato che la slitta con sopra il borsone è trainata grazie a due funi di nylon che scorrono dentro due tubi di pvc di circa due metri ciascuno. Alle estremità delle funi ci sono quattro moschettoni, due fissati alla prua della slitta (vedi foto) e due fissati ad un imbrago indossato (formato da una cintura con due bretelle). Questo significa che se la slitta "scuffia", bisogna sganciarsi l'imbrago, sfilarsi le bretelle, adagiare i traini a terra, girarci attorno, arrivare alla slitta, rimetterla in posizione, tornare davanti, re-indossare l'imbrago. Detto così non sembra poi difficile vero? Ma provatelo a fare senza levarvi mai le muffole da spedizione che viste le temperature dell'inverno in Alaska non potete assolutamente mai levarvi. E poi provate a farlo per decine di volte consecutivamente… perché purtroppo potrebbe succedere proprio così in gara (e in effetti è quello che mi è successo alla Rovaniemi 150 quando a causa della presenza di radici e altri ostacoli ho dovuto fare questa operazione per molte volte!

Insomma avete capito che domare il rinoceronte impazzito non è facile e che forse in realtà non ci riuscirò mai a domarlo del tutto. Ma spero almeno di poterlo in   qualche modo controllare, pensando che beh certo!




 È buono il consiglio che mi ha dato Fernanda Maciel (atleta TNF) quando mi ha detto "mi raccomando  parti più leggero che puoi!" Ma forse lei non stava andando in Alaska in inverno...


domenica 26 novembre 2017

Il countdown continua: 85 giorni alla partenza per l'Iditarod

Durante un training in Val Ferret
Predisposizione della slitta da allenamento


Come vi ho già raccontato in un precedente articolo il 20 febbraio parto per l'Alaska per partecipare all'Iditarod Trail Invitational (ITI 130 miglia).

In poche parole l'Iditarod è una gara che attraversa l'Alaska. In origine si poteva fare solo con slitte trainate da cani. Ma da alcuni anni è stata introdotta la modalità "human powered", cioè a piedi o in  Fatbike.

Le gare di questo tipo sono definite Winter Artic Races e hanno come caratteristica principale quelle di essere fatte in totale autonomia. Ovvero non si riceve assistenza di alcun genere.
Avete presente quei favolosi e accoglienti ristori che si trovano nei trail nostrani dove si trova ogni tipo di golosità e spesso anche pasti caldi?
Beh! dimenticateli: lì non ci sono!! Lì - a dire il vero  - c'è solo freddo e natura selvaggia.
Vuoi bere qualcosa di caldo dopo aver corso per chilometri in mezzo alla neve? Non devi far altro che cercare di far funzionare un acciarino per accendere un fornelletto traballante senza mai levarti i guanti pesanti, pena l'amputazione delle dita! E se questo ti sembra troppo complicato e decidi di bere solo acqua fredda? Beh devi fare la stessa cosa! Perché visto che tutto si congela in poco tempo l'unico modo di avere dell'acqua e far funzionare quell'indiavolato fornellino di cui sopra per sciogliere la neve! E vi assicuro che cercare di accendere il fornello con le muffole, stando accovacciati sulle gambe dopo decine/centinaia di chilometri i (quindi a rischio/certezza di crampi) è tutt'altro che banale!

Vuoi dormire? Ti metti il sacco a pelo sul ghiaccio a meno 30 e stai là: sogni d'oro! 

Vuoi mangiare qualcosa di caldo? Beh dai, qui sei fortunato perché in tutto il percorso di oltre 200km ci sono due piccoli lodge (uno oltre il 95°km l'altro oltre il 145Km) che dietro lauto compenso potrebbero darti qualcosa da mangiare se li avvisi prima!

Direte voi, ma almeno come in tutte i trail di oltre 100km ad un certo punto ci sarà una base-vita dove potersi cambiare! No, niente del genere! Ok!! ma la meno all'arrivo vi offriranno un luculliano pasta party? E sì anche questo è interessante! Che cosa attende all'arrivo i runners che hanno corso per oltre 210km nella tundra gelata dell'Alaska? Un posto caldo pronto ad accoglierti? Ma no! Tutto quello che hai è una tenda riscaldata dove aspettare un piccolo aereo che – condizioni meteo permettendo – prima o poi arriverà e ti riporterà indietro ad Anchorage!

Ah dimenticavo! Sapete perché dico sempre che il percorso è di oltre 210km? Perché non il percorso non è mica segnato! Se sei fortunato e non nevica puoi seguire le orme di chi è davanti a te. E se nevica? Vabbè per adesso non ci voglio pensare!
Quindi per affrontare questa gara ci si deve portare dietro tutto l'essenziale. Il che significa che - oltre a correre - si deve trainare una slitta. Facile, direte voi! Beh certo facile per un paio d'ore. Facile se la slitta non avesse un carico di minimo 20 chili! Facile se non si ribaltasse ad ogni minimo dislivello o anche solo ad ogni buca! Ecco allora che il grande lavoro di preparazione riguarda anche che cosa metterci dentro per cercare di ridurre al massimo il peso. Ma come si va a ridurre il peso di fronte all'ipotesi di passare quattro notti in mezzo al selvaggio Alaska, in pieno inverno, a temperature che possono andare oltre i  -40??? Beh ve lo confesso questo ancora non lo so! Quello su cui mi sto concentrando ora è abituare il mio corpo a trainare la slitta trainando alternativamente un copertone o una slitta vera e propria quando sono in montagna. (vedi foto)

Per non dilungarmi evito la descrizione del materiale, anche se questa potrebbe essere la parte più divertente. Ma a questo proposito vi citerò che cosa c'è scritto nel sito della gara in merito al materiale obbligatorio: "se avete bisogno di qualcuno che vi  dica di che cosa avrete bisogno quando sarete in mezzo al nulla di pieno inverno in Alaska, beh! allora state andando nel posto sbagliato".

domenica 9 luglio 2017

In vista dell' Iditarod 2018 - ITI 130: intervista a Omar Mohamed Alí

Intervista a Omar Mohamed Alì Adventurer Ultra Runner , Outdoor Trainer, CrossFit Coach


E’ fantastico parlare con una persona che non hai mai incontrato prima e scoprire - nel corso della chiacchierata - di condividere le stesse passioni, esperienze, avventure e soprattutto lo stesso approccio verso “le imprese estreme”.  E’ stato proprio questo quello che mi è successo quando ho telefonato ad Omar, ex-professionista delle truppe Alpine con incarichi speciali, Ultra Runner Finisher all’UTMB, alla LUT, al Cro-Magnon nonché titolare di un Box Cross-Fit a Saronno. Mi sono messo in contatto con lui perché avevo letto un bell’articolo in cui raccontava la sua esperienza in Alaska. E così, preso il coraggio a quattro mani, ho cercato il suo contatto e l’ho chiamato.

Grazie ai racconti di un amico, Omar si è appassionato alla Yukon Ultrahttp://www.arcticultra.de/en/ e ha deciso di andare con lui alla versione di 300 miglia e che sono riusciti a completare con successo.  E’ nato così l’amore per il  “deserto bianco”. Quella strana passione per gli spazi infiniti – non importa se sono deserto, oceano o pianura di ghiaccio, dove lo sguardo si perde nell’orizzonte. Per poter attraversare questi luoghi così complessi e difficili è necessaria una preparazione metodica con la massima attenzione ai dettagli. E questo viene più facile se si è da sempre abituati ad affrontare gli eventi della vita con la stessa metodologia e devozione.

Vista la mia prossima partecipazione all’Iditarod Trail Invitational http://iditarodtrailinvitational.com/  ho chiesto ad Omar alcuni consigli e suggerimenti, considerando che lui - oltre ad aver concluso la Yukon - ha anche partecipato al'IditaSporthttps://iditasportalaska.com/ che si sviluppa praticamente sullo stesso tracciato dell’Iditarod. Siamo quindi subito passati a discutere i dettagli delle sue due avventure. E sono questi i dettagli che vorrei condividere, perché ritengo facciano parte del fascino di queste “Outdoor Adventures” che chiamare gare è oltremodo riduttivo.

                                                                                                                                  
La caratteristica di queste avventure nell’estremo nord è che si affrontano trainando una slitta, o pulka, o sled. La slitta contiene tutto il necessario per i giorni in cui si resta “confinati nell’ignoto”. Il peso della slitta oscilla tra i 22 e i 25 chili in relazione alla lunghezza e comprensivo del materiale essenziale alla sopravvivenza. Sulla slitta si carica solitamente un sacco impermeabile agganciato alla slitta stessa con dei moschettoni o con dei tiranti e reti elastiche. All’interno si posiziona: cibo, fornello per sciogliere la neve e scaldare il cibo,  thermos, ciaspole, ramponi, sacco a pelo, sacco da bivacco, materassino isolante e altri oggetti. Ma attenzione: qui non c’è materiale obbligatorio! Volete sopravvivere nel deserto di ghiaccio? Beh non aspettatevi che gli organizzatori vi diano consigli o suggerimenti. Il sito dell’Iditatod lo dice chiaramente: se avete bisogno di indicazioni su come sopravvivere a queste condizioni, allora forse siete nel posto sbagliato: ci sono altre gare più adatte a voi, non questa!

Omar ha usato un sacco da 120 litri agganciato con 4 moschettoni. Io invece alla Rovaniemi 150 https://www.rovaniemi150.com/  avevo un sacco da 80 litri, ma ugualmente ben assicurato con tre elastici colorati con ganci identici a quelli che usava mio papà per il portapacchi sul tetto della sua Fiat 124!! Ma Omar aveva anche una tenda minimalista, ignifuga, da 1,6kg e con due ingressi: uno per posizionarci il fornello stabilizzato da un pianale in legno, l’altro per entrata e uscita…alla mia osservazione di perché non un semplice sacco da bivacco, Omar ha risposto che la tenda dà più un’idea di casa, di rifugio sicuro. Ecco cosa mi piace di lui: cerca anche nelle condizioni più estreme di vivere in un modo autentico.
Come me Omar ha fatto tantissime Ultra Trail. Ma adesso ha deciso di indossare il pettorale solo in rare occasioni e dedicarsi di più all’avventura, alla scoperta. “vedi io adesso preferisco fare un altro tipo di esperienza. Preferisco trovare vie diverse d’accesso alle cime, trovare altri percorsi” mi dice e qui davvero mi riconosco nel suo percorso.


Torno a farmi e a fargli mille domande su questa impresa! Come hai fatto per l’acqua?
E il percorso di queste gare? Spesso non è tracciato, allora anche questo argomento andrà affrontato.
E se si elimina il cambio di abiti: come ci si veste per stare al freddo per due/quattro/dieci giorni?
Si corre o si cammina?
Che scarpe si usano?

Eh sì!! Mi accorgo ce n’è abbastanza per un secondo report.

giovedì 2 marzo 2017

La mia Rovaniemi 150: 42 ore in un deserto di ghiaccio








Max Marta, finisher a una delle gare più dure al mondo, ci racconta la sua avventura trai ghiacci della Lapponia. Tra slitte capricciose, freddo, sonno e qualche allucinazione.

La Rovaniemi150 è una corsa invernale che si svolge nella Lapponia finlandese (praticamente al Circolo Polare Artico), tanto che il claim inglese la definisce “Arctic Winter Race”. Tre sono le distanze possibili: la classica di 150km, la versione corta di 66km e quella extreme di 300km. Tutte e tre le versioni si possono percorrere a piedi, in bici (fat bike) o con gli sci.
Rovaniemi in realtà è famosa, prima di tutto, per essere la città dove ha sede il quartier generale di Babbo Natale, è qui che giungono le letterine di tutti i bimbi del mondo con le loro richieste di doni e giocattoli. E in effetti ci si ritrova fin dall’aeroporto in un festoso clima perennemente natalizio, che accoglie gli stranieri con una gigantesca slitta trainata dalle renne e decine di grandi peluche che creano un ambiente da fiaba. Ma la fiaba per noi che siamo lì per la gara dura poco: appena fuori dal Terminal siamo aggrediti da una ventata gelida e da un cielo plumbeo che non ci fa presagire niente di buono.

La preparazione
Ma al clima polare in un certo senso c’eravamo preparati psicologicamente, anche se in realtà un freddo del genere io non l’avevo mai sentito prima! Quello che invece ci terrorizza – nel vero senso della parola – è il briefing pre-gara. Inizia infatti con la lettura, infinita, dei motivi per cui si può venire squalificati. Per passare poi ad illustrare con una serie di foto spaventose gli effetti del freddo. Immagini di congelamenti avvenuti in gara: piedi mutilati e deturpati  “a temperature ben più miti di quelle che aspettano voi” ci rincuora il direttore di gara Alex Casanovas, un catalano trapiantato in Lapponia, che di professione fa la Guida Polare (vedi anche la mia intervista su Action Magazine). Per concludersi con un dettagliato piano di “evacuazione e pronto intervento”,  così tecnico e meticoloso, quanto difficile da leggere, che finirà comunque nella Pulka (ad aumentarne il peso!).



Finito il briefing passo alla più tipica delle attività pre-gara, ovvero quella di aprire, chiudere, riaprire, richiudere, fare e rifare da capo per almeno una decina di volte il borsone e lo zaino, ritenuti pressoché perfetti solo poche ore prima. Una volta deciso “Basta, il borsone così va bene!” passo alla fase “caricamento pulka” ovvero a cercare di fissare il borsone sulla slitta che ci dobbiamo portare dietro visto che questa gara è in totale autosufficienza. Vi sembrerà operazione da nulla, cosa ci vorrà mai a mettere una borsa su una slitta? E invece accidenti: è bastato non mettere in modo perfettamente bilanciato il peso per ritrovarmi in gara con una serie infinita di cappottamenti, giravolte, rovesciamenti della maledetta Pulka. Già ci vuole uno sforzo estremo per percorrere quei 150km in mezzo ad un ambiente così ostile, ma avere la pulka che invece che scivolare placida, sembra piuttosto un rinoceronte imbizzarrito, vi assicuro mette a dura prova anche il più zen dei trail runners, contribuendo per di più ad esaurire le già scarse energie.



La partenza
La mattina della gara, un meraviglioso cielo limpido ci accoglie e ci accompagna alla firma dei registri e alla linea di partenza. Clima festante, pacche sulle spalle, saluti e incoraggiamenti in tante lingue. Cerco di capire, dal colore dei pettorali, chi sono i concorrenti della corta di 66km e gli eroi della lunghissima da 300km. Partenza scarna ed essenziale ma velocissima sul fiume ghiacciato che ci porta verso Nord. Procedo al fianco del mio amico Paolo o, per dirla alla maniera dei ciclisti, ci offriamo scia reciproca, sfruttiamo l’uno la traccia dell’altro, cosa che io spiego essere usanza anche nello scialpinismo. Al primo ristoro entriamo e usciamo, superando un gruppetto di tre italiani che già si attarda e che verrà purtroppo decimato in gara, il solo Vincenzo Catalano, tra loro, giungerà al traguardo passandomi sull’ultimo rettilineo dopo 41 ore di gara.

Freddo tridimensionale
Il clima mite (anche se parliamo sempre di temperature attorno ai -10°) ci accompagna per tutto il giorno, anche se, come potete immaginare, le giornate a quelle latitudini non durano molto. E quando verso le 17.00 sopraggiunge il buio, il gioco inizia a farsi davvero duro. In quest’avventura ho constatato che il freddo non è un concetto assoluto che si esprime in gradi centigradi o celsius: no, il freddo ha almeno un’altra dimensione che è rappresentata dal numero di ore d’esposizione ad una determinata temperatura. Ero già stato in molte occasioni a temperature attorno ai -20 / -25 sul Monte Rosa o sul Gran Paradiso. Ma in quelle occasioni dopo circa 10/12 ore al massimo ero di nuovo dentro un caldo rifugio davanti ad una zuppa bollente! Stare esposto al freddo intenso per ben 42 ore cambia invece tutte le regole del gioco. Se a questo si aggiunge anche la mancanza di sonno, allora il freddo diventa una vera e propria tortura. La stessa temperatura affrontata durante la prima notte è assolutamente diversa dalla stessa temperatura affrontata dopo le 40 ore di esposizione nella seconda notte senza sonno. Va provato. Forse anche solo per questo vale la pensa di fare questa gara: per provare quello che ho definito il freddo tridimensionale. Ossia quello che si determina con temperatura, il tempo esposizione e le ore senza sonno.
Poi scende la notte

Un’altra caratteristica che rende davvero unica questa gara è la notte. Ad un certo punto Paolo se ne esce con: “Una città, abbiamo una città alla nostra destra”. “OK -mi dico- si comincia con le allucinazioni, certo un po’ presto…”. Ma la luce c’è, e si intensifica, sempre più grande, sempre più verde, inizia ad ondeggiare, a disegnare figure gigantesche e mostruose. Dopo un po’ capiamo che si tratta di un’aurora boreale! Ma lo spettacolo non finisce qui. Illuminando gli immensi alberi ghiacciati con la frontale, non si può non rimanere a bocca aperta: tutto il bosco è addobbato con decorazioni natalizie. Il ghiaccio sui rami brilla come se ci fossero migliaia di lucine intermittenti: un ambiente davvero magico.

Il mio primo obiettivo della gara è raggiungere il check-point al km79. Per raggiungere questo “shelter” che ha ben poco del rifugio, ma è l’unico in tutti i 150km con un tetto sotto cui possiamo ripararci, dobbiamo percorrere ben 35 interminabili km, senza poterci rifornire d’acqua o avvicinarci ad un fuoco. Come già detto questa è una gara in totale autosufficienza, e quando dico totale intendo proprio nel vero senso della parola. Nei pochi check point che ci sono c’è solo un fuoco e una riserva d’acqua (peraltro anche scarsa). E che differenza con i ristori ricolmi di ogni ben di dio delle basi vita nostrane! Arrivato vicino al famoso “unico check-point con un tetto” vedo che ci sono delle panchine nel casotto. Mi azzardo a chiedere se posso sdraiarmi per 10 minuti. Una volontaria mi guarda stralunata e mi risponde “Qui? Ma nooo è proibito!! Si dorme fuori sulla neve!!” Vabbè, pazienza: mi organizzo il secondo pasto caldo, almeno posso riscaldarmi qui un pochino!
Arrivano i primi dolori, ma si prosegue
Dopo la metà gara inizio a stringere i denti perché i dolori iniziano a farsi sentire dappertutto. L’effetto pulka è devastante. Ad ogni passo sento uno strattone all’indietro che dopo qualche decina di km impatta sulle anche, poi scende giù fino al ginocchio e qui si ferma diventando un dolore allucinante. Sono ormai al km115, ne mancano solo 35 e non ho nessuna intenzione di ascoltare un misero ginocchio, inutile. Quindi vado avanti. Mi sembra di aver spento la frontale solo da poche ore che devo di nuovo riaccenderla: è di nuovo notte. Un runner locale, passa e ripassa me e Paolo, torna indietro e ci fotografa, ci racconta i suoi allenamenti, i suoi obiettivi, mi sembra allucinato, ma forse lo siamo noi. A questo punto il dolore è sempre più inteso. Mando Paolo avanti con un altro concorrente e lo raggiungo al penultimo check-point. Poi lui allunga verso l’ultimo, che coincide con il primo dopo la partenza. Per raggiungerlo si traversa in piena notte un lago ghiacciato con tante luci e indicazioni difficili da decifrare. Mi dà serenità sapere che dietro ho almeno i tre italiani, anche se poi alla fine saprò che purtroppo due si erano già ritirati. Ultimo check-point, attimo di crisi profonda, firmo entrata e uscita, sono stanco, ho sonno, Paolo mi passa un caffè dal Thermos, forse, non so, mi sembra di ricordare così.
Poi partiamo insieme per concludere la gara. Sono le 23 di domenica 19 febbraio, si tratta “solo” di fare 11km e ho meno di 4 ore per stare nel tempo limite. Facile in condizioni ordinarie. Ma dopo 39 ore di esposizione a temperature artiche, con un ginocchio bloccato e dolorante e nel pieno della seconda notte senza dormire, gli 11km diventato davvero estremi. Ma vado avanti zoppicando e sognando un Genepy.
Sono arrivato, tanti auguri a me
Dico a Paolo di andare. Arriva la mezzanotte. E’ il 20 febbraio. E’ il mio compleanno. E io voglio un genepy. E sogno di camminare nella sabbia calda del deserto. Ho le allucinazioni, lo capisco e rido. Una gigantesca moto slitta mi scorta a distanza. Io vado a vanti come se fossi un sonnambulo. Sono le 02:58. Vedo persone che si sbracciano, che applaudono. Io stremato le ignoro, sprinto e vado in stato di trance a firmare il registro dell’arrivo. Sono le 02:59! Buon Compleanno Max!!! Finisher!!! E dopo la firma mi sono addormentato.
P.s. In realtà anche l’orologio che segnava le 02:59 era un’allucinazione, in realtà erano le 02:38. Avevo margine…
L’edizione 2017 si è corsa tra il 18 e il 20 febbraio. Alla gara dei 150km dei  59 iscritti 45 sono arrivati nel tempo limite di 42 ore. Dei 45 Finisher, ben in 24 (ovvero oltre la metà) hanno completato la gara su Fat Bike, tra questi il vincitore ha anche stabilito il nuovo record del percorso. Dei rimanenti 21, 18 erano runners e, curiosità, il più veloce tra gli uomini (l’italiano Gianluca Di Meo) ha anche battuto il primo uomo sugli sci. Gli altri 3 concorrenti rimanenti hanno completato la gara sugli sci: qui la prima e unica donna ha battuto i 2 uomini.


martedì 20 dicembre 2016

Sauze d'Oulx 17 e 18 dicembre 2016: Via Lattea Trail e Skimo

La bella maglietta del pacco gara

C’è un appuntamento nel mondo del trail a cui tengo in particolar modo: il  Vialattea trail http://vialatteatrail.it/la gara in notturna su piste innevate più importante d’Italia con ben 470 iscritti.

Sono ormai tre anni che vi partecipo, ma ogni volta è un emozione nuova anche perché alla partenza, sotto il gonfiabile che troneggia nel centro di Sauze d’Oulx, trovo sempre molti amici con cui ho condiviso tante avventure sportive. Due le gare in programma: il Vialattea Trail di 25km con un dislivello di 1700m e il Vialattea Run di 12km e 900m di dislivello positivo con partenza in linea identica per le due distanze.

Quest’anno ho deciso di partecipare a questa gara con un obiettivo ben preciso: prendere quanto più freddo possibile e andare all’andatura più lenta possibile per testare materiali e condizioni fisiche in vista della Rovaniemi 150
https://www.rovaniemi150.com/ il trail di 150km che si svolge in Lapponia a cui parteciperò il prossimo febbraio, assieme al mio amico Paolo D’Agostino.Rovaniemi150 - Rovaniemi150 Arctic Winter Races
www.rovaniemi150.com
First winter ultramarathon in Europe which combines three different categories: foot, fat-bike and ski. Since 2102, around Finnish Lapland main city: Rovaniemi. Also two more challenges: Rovaniemi66 and Rovaniemi300. All three races start the same day at the same time.

Il Vialattea Trail parte subito duro: dopo alcuni metri percorsi per il centro di Sauze d’Oulx infatti ci si ritrova sulla neve e dobbiamo metterci i ramponcini per affrontare la lunga ed impegnativa salita che ci porterà su fino al Col Fraiteve, il punto più altro del percorso. Salita dura per tanti motivi: primo perché in 7,5km porta fino a quota 2700 con un dislivello positivo di 1200m. Secondo perché essendo la salita in una pista da sci e non in un sentiero ci si trova ad affrontare dei veri e propri muri particolarmente ripidi, terzo perché il terreno è fatto in alcuni punti di neve in cui si sprofonda e in altri da ghiaccio vivo in cui si scivola.

Insomma un bellissimo percorso su cui ci si può davvero mettere alla prova e divertisti.

Io e Paolo decidiamo di salire a velocità costante e progressiva fino al primo ristoro che segna anche la divisione dei due percorsi. Da lì ci godiamo lo spettacolo della notte limpida piena di stelle e delle frontali che si inerpicano lungo il monte che separa Sauze d’Oulx da Sestriere: e lo spettacolo è davvero favoloso. Salutiamo gli amici che fanno la corta, cambiamo le giacche in vista delle temperature più fredde che troveremo lì in alto ed eccoci pronti al “gran premio della montagna” di questo trail il Col Fraiteve. Superato il colle, ci troviamo di fronte ad una delle parti più belle del percorso: la discesa verso Sestriere sulle piste da sci.

Io e Paolo ci accorgiamo che per non rimanere bloccati al cancello orario del Sestriere dobbiamo correre! E allora eccoci buttati a capofitto giù per i muri ghiacciati della pista da sci: e il divertimento qui è davvero assicurato.

Al Sestriere una breve pausa al ristorno situato caldo del palazzetto dello sport e poi siamo di nuovo pronti per affrontare la strada di ritorno verso Sauze scavallando questa volta il Col Basset.

Sulla carta questa salita è facile: ci sono solo 400m di dislivello da percorrere su una strada che non ha mai pendenze rilevanti. Eppure io e Paolo ci accorgiamo subito che non sarà una passeggiata, la neve è friabile e si sprofonda per vari centimetri rendendo davvero difficile il percorso. Decidiamo quindi di stare nelle retrovie e qui facciamo la conoscenza di Guido Ambrosiani, uno tra i migliori maestri di sci della zona e in questa occasione scopa della gara.

Accanto a Guido ci rendiamo conto di quanta cura e attenzione ci sia in questo trail per garantire la sicurezza tutti i partecipanti. Dalla sua radio sentiamo che ci sono due persone in ipotermia sul Colle Basset. E in meno di un minuto, vediamo sfrecciare le motoslitte a prestare soccorso. Vediamo anche i volontari dislocare coperte di emergenza in vari punti del percorso e capiamo che lungo tutto il sentiero ci sono decine e decine volontari pronti ad intervenire in caso di necessità. Niente è lasciato al caso: la sicurezza è la priorità assoluta degli organizzatori. E non avrei mai smesso di ringraziare le donne e gli uomini che in quel momento erano al gelo per assicurare a tutti una partecipazione sicura al Vialattea Trail.

Scavallato il Col Basset, arriviamo verso l’ultimo ristoro di Rocce Nere. Salutiamo tutti i volontari che ci sono e ci apprestiamo a scendere verso Sauze d’Oulx con accanto sempre Guido che sugli sci ci scorta per la discesa finale. Arriviamo al traguardo felicissimi per aver partecipato da un trail davvero fantastico. Guido ti avevamo promesso una birra: purtroppo ci siamo persi all’arrivo, ma sappi che appena torniamo Sauze d’Oulx paghiamo il nostro debito!

Per riassumere questo trail fantastico i nostri voti sono:

Percorso 9/10 bello, vario, emozionate, muscolarmente impegnativo

Organizzazione 10/10 impeccabile

Balissaggio 9/10 perfetto per le condizioni in cui è stato fatto

Ristori 9/10 ed eroi i volontari che sono stati al gelo per ore

Trail Avventura 10/10 per chi sogna di percorrere le montagne in inverso sotto cielo stellato incredibile (se si chiama Vailattea trail è anche per questo!)

Mentre noi ce la prendevamo comoda davanti i primi si davano battaglia e arrivano ad Sauze in tempi davvero strepitosi: Giulio Piana in 2h33’01”, secondo a solo 40” Franco Collè e terzo Manuel Bortolas in 2h40’18”
Tra le donne vince la  strepitosa la polacca Katarzyna Kuzminska in 3h03’36” seconda Giuliana Arrigoni e terza Marta Poretti

Per le classifiche complete della 25km e della 12km cliccate qui  
http://trailive.wedosport.net/classifica.asp

e poco dopo l'arrivo si mettono le pelli e si torna su

sabato 3 dicembre 2016

Rovaniemi 150 Interview with the Race Director Alex S. Casanovas

 I will make Rovaniemi 150 with a Pulka


Hi Alex,

Please can you tell to our readers a bit of history of the Rovaniemi 150? When was the first edition? First edition was in february 2012.



How did came the idea to organize the first winter ultramarathon in Europe which combines three categories: by fat-bike, by ski and on foot? After participating in Iditarod Trail Invitational 2011. I saw that once you cross the McKinley range the lanscape is very similar that the one here in Lapland. Rovaniemi150 is a copy of those winter races organized in Alaska since the end of 80's adapted to Finnish regulations and on my way.

Did the course change during the last years? We start with only a 150 km race. In 2015 we add two more distances: 66 km and 300 km. We change some rules and little technical details on the way we get experienced. 

Did the participants increased in these years? First edition we had 14 participants, only 3 finish it. Since then the participation had growing every year. Last edition we had 106 athletes in starting point. Anyway this year, when there is only 1 month to the end of registration, looks that we do not arrive to 100. But who knows? untill the last moment registration can grow up.

You are a polar guide. You are an expert of logistics in extreme conditions and you are an expert of the Polar environment: What are the main peculiarities of the Polar environment? Basicly the logistics in isolate places. Of course the extreme cold is a problem if you don't know how to manage in such temperatures. Anyway lower than -30ºC you have to be very carefull even with experience. 
What are the main challenges of this peculiar type of environment? It’s the cold? The lack of daylight? How many hours of brightness are there? The big challenge is always the cold and how fit you are. Experience is important to well now how to dress in the right way. Normally the lack of daylight is not a problem, is all in your mind and more batteries for the headlamp. Here in Rovaniemi the less hours we have is 4 (from 10:00 to 14:00) but after december 21st the days are getting longer (30 minutes per/week). We start to feel a longer daylight after 10th of january aprox. 

what are the main differences of running an "normal" ultra in alpine enviroment and Rovaniemi? Temperatue can be as low as -30/-35 celcius, what have been the averages/Max/min in the latest editions, we know there was a huge difference?
In all five editions we never had more than -15ºC (!) but in possible that in february we could reach -30ºC or more. In fact always some days before the race we had reach those temperatures (in 2012 one week before the race we were for 10 day between -33ºC and -37ºC), but never during the race. So participants have to come here with enough clothes to face that low temperatures. Then during the briefing I tell them how is going to be and the track conditions, so they can choose the gear better. Last edition was warm (-1ºC/-2ºC) but was windy, snowy and humidity and many people quit: in Rov150 finished 53% (29 of 55) and Rov300 finished 14% (4 of 28). Rov66 is easier so finished 87% (20 of 23) 

Knowing all these aspects: what you suggest as training for people that want to take part of the Rovaniemi 150, but live in conditions like Continental Europe? The best if possible is to train in cold weather in places like Alps, Pyrenees or similar. The most important, even if you train in a industrial freezer is not to get wet. Never, never have to sweat! If you do you have to slow down or stop. 

What should a runner of the Rovaniemi always have in mind during that race? Now sweat, good hydratation. Better start with a lot of clothes and then little by little take it out to mantain the body hit without sweat.  

What do you suggest a runner of the Rovaniemi has to bring with him other than the compulsory equipment?  In our web page you can find a good list. The most important is to have a very good down 700/1000 grms jacket, goretex pants and very good mittens to use it when stops and if temperature goes down. Shoes are also very important, whatever kind of shoes you wear it must be waterproof and big enough to fit two (2) socks: a thin and thick ones. Gaiters help you keep you warm and protect the ancle from the snow and cold. Also overshoes are good in case of extreme cold and/or overflow (water on top of ice in lakes and rivers). Is very important also to well protect neck, head, nose and eyes if is windy.


Why are “pulka’s” used?
Carry the weight in the pulka is more confortable than in your back. In fact with a pulka you can pull more kilos than your weight. Some athletes in Rovaniemi150 used a bagpack, is up to them, but most of the athletes who do this kind of competitions use a pulka.

As an expert of this peculiar environment, do you think that the Polar environment is threatened by the climatic change? Yes. After 8 seasons in Antarctica you can see very easy how the small glaciers go down and backward. Anyway all the scientifics I have been working with never worried about that. 10.000 years ago Europe was cover in ice... Long time ago were dinos... Many species had dissapeared... "The Planet is fine, the people are fucked!" (George Carlin dixit).

Alex your life is like a romance. To make it really short: you are catalan when you were a kid you sailed, then you started climbing and you climbed all over the world including Antarctica, you worked as expert of logistics for humanitarian ONGs, and you are an expert in polar expeditions… how do you manage to do all this only in one life?? What the best advice that you can give to people who live in normal way? What the best advice that you can give to me that I am about to realize my dream taking part to Rovaniemi 150? Only one sentence: Better do what you really like than wish the hope.

martedì 22 novembre 2016

Valle d'Aosta, Staffal: Sci Alpinistica "Su per Betta" domenica 20 novembre 2016


Gara di sci alpinismo parte del http://tourskialp.it/
Bellissima giornata in compagnia di amici alpinisti, sciatori e runners di età assortita.
Farò il possibile per essere presente anche al prossimo appuntamento di LaThuile.
Traccia su http://www.movescount.com/it/moves/move131803903
Certo che gareggiare con il pettorale 17 !!!

Sul Colle Bettaforca

All'arrivo

Nuovo Zaino Salomon S-Lab X-Alp 20 litri

Aggiungi didascalia


la bella locandina



martedì 8 novembre 2016

First two-day Skimo of the season 31.10 and 01.11 and first 4000 meter!!!


Just unexpected, just unbelievable.
Day 1 great training: from Cervinia to Plateau Rosa, on the Ventina slope. One week after Diagonale des Fous, legs are working well.
Day 2 up to the top of Breithorn (4165 m). Without ski just in the last 100m D+, then down skiing from the very top, crying and shouting for happiness.


Ecco la traccia: http://www.movescount.com/it/moves/move129520022#anchor=media-2992202 


Buon divertimento!















Cervino on the back

the beginning 



on the top of Breithorn


the view from the top


Breithorn from the glacier

lunedì 5 settembre 2016

UTMB Timing _ full official disclosure










The UTMB will start on 26/08 from Chamonix at 6pm on the normal route.




26/08 18:00 - La partenza della gara UTMB e stata data !




Info LiveTrail 26/08 19:54, Massimiliano (2770) arrivato a Le Delevret (km 14), posizione 761. Prevista a Saint Gervais il 26/08 20:39
Info LiveTrail 26/08 20:49, Massimiliano (2770) arrivato a Saint Gervais (km 21), posizione 838. Prevista a Les Contamines il 26/08 22:44
Info LiveTrail 26/08 22:41, Massimiliano (2770) arrivato a Les Contamines (km 31), posizione 1078. Prevista a Les Chapieux il 27/08 02:51
Info LiveTrail 27/08 00:32, Massimiliano (2770) arrivato a La Balme (km 39), posizione 1094. Prevista a Les Chapieux il 27/08 03:19 I
nfo LiveTrail 27/08 02:13, Massimiliano (2770) arrivato a Ref. Croix Bonho. (km 45), posizione 1129. Prevista a Les Chapieux il 27/08 02:56
Info LiveTrail 27/08 03:06, Massimiliano (2770) arrivato a Les Chapieux (km 50), posizione 1149. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato
Info LiveTrail 27/08 05:50, Massimiliano (2770) arrivato a Col de la Seigne (km 60), posizione 1146. Prevista a Courmayeur - Dolonne Entrée il 27/08 09:45
Info LiveTrail 27/08 07:30, Massimiliano (2770) arrivato a Lac Combal (km 67), posizione 1152. Prevista a Courmayeur - Dolonne Entrée il 27/08 10:50
Info LiveTrail 27/08 08:38, Massimiliano (2770) arrivato a Arrete du Mont-F. (km 71), posizione 1090. Prevista a Courmayeur - Dolonne Entrée il 27/08 09:59
Info LiveTrail 27/08 09:16, Massimiliano (2770) arrivato a Col Chécrouit (km 76), posizione 1044. Prevista a Courmayeur - Dolonne Entrée il 27/08 09:57
Info LiveTrail 27/08 09:58, Massimiliano (2770) arrivato a Courmayeur - Dol. (km 80), posizione 1006. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato
Info LiveTrail 27/08 10:52, Massimiliano (2770) arrivato a Courmayeur - Dol. (km 80), posizione 1018. Prevista a Arnuva il 27/08 15:00
Info LiveTrail 27/08 12:32, Massimiliano (2770) arrivato a Refuge Bertone (km 85), posizione 998. Prevista a Arnuva il 27/08 14:50
Info LiveTrail 27/08 14:08, Massimiliano (2770) arrivato a Refuge Bonatti (km 92), posizione 980. Prevista a Arnuva il 27/08 15:03
Info LiveTrail 27/08 15:20, Massimiliano (2770) arrivato a Arnuva (km 97), posizione 958. Prevista a La Fouly il 27/08 20:03
Info LiveTrail 27/08 17:04, Massimiliano (2770) arrivato a Grand Col Ferret (km 102), posizione 922. Prevista a La Fouly il 27/08 18:48 I
nfo LiveTrail 27/08 19:00, Massimiliano (2770) arrivato a La Fouly (km 112), posizione 939. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato
Info LiveTrail 27/08 19:01, Massimiliano (2770) lasciato La Fouly (km 112). Prevista a Champex-Lac il 27/08 22:19
Info LiveTrail 27/08 22:49, Massimiliano (2770) arrivato a Champex-Lac (km 126), posizione 969. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato I
nfo LiveTrail 27/08 22:52, Massimiliano (2770) lasciato Champex-Lac (km 126). Prevista a Trient il 28/08 03:45
Info LiveTrail 28/08 03:02, Massimiliano (2770) arrivato a La Giete (km 137), posizione 970. Prevista a Trient il 28/08 04:00
Info LiveTrail 28/08 04:29, Massimiliano (2770) arrivato a Trient (km 142), posizione 986. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato
Info LiveTrail 28/08 04:36, Massimiliano (2770) lasciato Trient (km 142). Prevista a Vallorcine il 28/08 09:23
Info LiveTrail 28/08 07:38, Massimiliano (2770) arrivato a Catogne (km 147), posizione 1109. Prevista a Vallorcine il 28/08 08:19 I
nfo LiveTrail 28/08 09:01, Massimiliano (2770) arrivato a Vallorcine (km 153), posizione 1130. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato I
nfo LiveTrail 28/08 09:31, Massimiliano (2770) lasciato Vallorcine (km 153). Prevista a Chamonix il 28/08 16:45
Info LiveTrail 28/08 11:23, Massimiliano (2770) arrivato a La Tete aux vent. (km 160), posizione 1040. Prevista a Chamonix il 28/08 12:49
Info LiveTrail 28/08 12:12, Massimiliano (2770) arrivato a La Flegere (km 164), posizione 1010. Prevista a Chamonix il 28/08 13:33
Info LiveTrail 28/08 13:27, Massimiliano (2770) e finisher. Temps : 43:26:39 , classifica 971e (96e V2 H).