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domenica 3 settembre 2017

UTMB - CCC 2017. SFATATA LA MALEDIZIONE DELL'ANNO DISPARI


 




Sull’edizione 2017 del UTMB oramai sapete tutto. Mai un evento di trail running ha avuto una copertura mediatica così estesa e capillare. Mai nessun trail è stato così seguito e commentato sui siti web, social media etc.

E d’altronde non poteva essere altrimenti visto il parterre di campioni che Madame Poletti e il suo team sono riusciti a schierare al via. E di sicuro questa 15° edizione dell'UTMB rimarrà come una pietra miliare nei libri di storia del trail running grazie anche alla spettacolare battaglia tra Kilian Jornet Burgada e Francois D’Haene. Ma come dimenticare la bellissima vittoria di Pica Nurias, il terzo posto dell’americano Tim Tollefson e tutti gli altri podi? Tant’è che mi sento un po’ in imbarazzo a raccontare com’è andata la mia CCC (101km e 6100m di dislivello da Courmayeur-ITA a Champex-SVI a Chamonix-FRA) a confronto di tutti questi “titani” del trail running.

Ma d’altronde una delle cose belle del trail running è  che - così come per la maratona -  dietro quei 20/30 mostri sacri dalle prestazioni incredibili c’è un mondo di persone nomali che mentre Francois D’Haene tagliava il traguardo erano ancora al confine tra l’Italia e la Svizzera 70/60km di distanza da Chamonix!  E UTMB, oltre ad essere il vero ed unico campionato del mondo di Trail, è anche questa folla di gente "comune" che passa anni ad attendere l’estrazione per poter correre sui sentieri meravigliosi che si snodano attorno a Sua Maestà il Monte Bianco.

Io è dal 2008 che corro le varie gare di UTMB e quest'anno ero alla mia 9° edizione. Eppure anche questa volta sulla linea di partenza ero emozionato quasi come la prima volta. Stessa emozione e stessa gioia che mi ha accompagnato lungo tutto il percorso anche se in pratica lo conosco a memoria (tanto da fermarmi a Plan de L'Eau a salutare il cane San Bernardo che ha la sua cuccia lì). Eppure vi confesso che questa gara ogni anno riesce a trasmettermi emozioni uniche che nessun altro trail riesce a darmi! Sarà perché – come dicevo prima – il percorso è unico e spettacolare. Ma anche perché solo qui si ha quella sensazione unica di partecipare al più internazionale, al più sofferto, al più atteso, al più combattuto trail al mondo.

Quest'anno avevo poi una questione personale da risolvere con UTMB. Mi spiego dal 2008  sono stato Finisher tutti gli anni pari (cioè 2008-10-12-14-16) ma mai in un anno dispari!!!! Ben poca cosa direte voi, ma bisogna sempre trovare un buon motivo per convincere il cervello a centrare l'obiettivo! Per cui quest’anno per me l’obiettivo era: portare a casa la Sesta Smanicata (cioè giacca che viene consegnata a Finisher UTMB), ma la prima in un anno dispari!! E così è stato.

La CCC come dice lo stesso nome parte da Courmayer e ha un sistema di partenza che prevede le griglie che partono a 15 minuti di distanza. Io sono partito in seconda griglia dietro Elite. E conoscendo bene il percorso sono partito spedito sui sentieri "di casa' che passano prima per Courmayeur poi salgono verso all'Ermitage per andare verso la prima delle sei grandi salite fino a  Tête de la tranche. Da lì percoso in stile “mangia e bevi” fatto in accelerazione fino al Rifugio Bertone e in questo tratto ho iniziato a passare la coda del gruppo Elite. Stavo andando troppo veloce io o erano loro che andavano piano? Mah nel dubbio ho tenuto il mio ritmo per tutta la meravigliosa 'balconata" che va dal rifugio Bertone fino al rifugio Bonatti.

Qui una piccola pausa e poi veloce verso Arnouva, da dove, traversato il ponticello, parte la seconda impegnativa salita che porta al Gran Col Ferret. Nonostante gli organizzatori avessero previsto freddo, molto freddo, io in vista della mia prossima avventura in Alaska per l’Iditarod 2018 sono partito in smanicata. Perché non si può pensare di affrontare i -30° se ci si spaventa dei  -6/7°. Ma sì sa, la Gran Col Ferret il vento è davvero gelido e visto anche che è iniziato a piovere ho indossato un’altra smanicata impermeabile (quella di “Finisher LUT 2015” per gli intenditori).

Salita al Gran Col Ferret non agevolissima, ma compensata da una bella discesa fino al punto critico della gara: La Fouly, dove tanti, compreso Jim Walmsley (il top Runner che guidava l’UTMB davanti a D’Haene e Kilian fino a quel punto) iniziano a soffrire la fatica

e in molti pensano al ritiro. Lì mi aspetta una bella sorpresa: tra la folla salta fuori inaspettatamente un’amica della Community “Never Stop London” che mi incita a e mi scatta foto.

 

Dopo La Fouly trovo un passaggio obbligato su un tratto di bitume, mal gradito dalle scarpe da trail, ma per fortuna si rientra quasi subito sul percorso usuale che porta alla base della terza salita, quella verso Champex Lac. Piccolo errore di stima della mia velocità ed esco senza lampada frontale, ma da li a poco cala il buio e mi obbliga ad una sosta tecnica non prevista. La frontale, un sofisticatissimo modello programmabile con una APP dallo SmartPhone, si rivela meno Smart del previsto in gara e la luce è ben più fioca di quella di una lampada tradizionale.

 

Dalla salita verso Champex il percorso diventa a causa della pioggia battente un fiume d'acqua e di fango che nasconde sassi e radici e che obbliga i concorrenti (coloro che possono e vogliono) a vari cambi di scarpe. Io no, tiro dritto con le stesse dalla partenza all'arrivo, ma non per masochismo, bensì perché quelle da me scelte hanno avuto una performance eccezionale in termini di grip, comfort e performance generali.

 

Arrivo nella notte a Trient - l’ultima città svizzera del percorso - in modalità “pilota automatico” passando anche la quarta salita (e 4000m di D+ son fatti).  Percorro sempre nel buio della notte la salita di Bovine e arrivo a Vallorcine, punto in cui i runners capiscono che ormai l’arrivo è vicino! Anche qui “sereno” rispondo ancora una volta a chi mi chiede come mi sento. Mangio l’ultimo gel e parto, da qui lo scorso anno ero riuscito a fare fantastica progressione, ma ora il percorso è stato cambiato per evitare Tete au Vent dove come il dice il nome stesso sta soffiando un fortissimo vento. Peccato perché da lì si gode una vista del Monte Bianco veramente unica per la sua bellezza.

Nel percorso alternativo ci si infila in un sentiero non particolarmente bello pieno di sali scendi che pare abbia davvero con l’unico scopo di mantenere inalterati distanza e dislivello. Anche la salita verso La Flegere avviene tramite un percorso che nulla ha di comparabile alla bellezza dell’originale. Lo scorso anno la webcam mi aveva inquadrato che entravo ballando in quest’ultimo check-point, mentre quest’anno mi ha ripreso scocciato per questa percorso alternativo per niente bello. Ma si sa la sicurezza dei partecipanti è sempre al primo posto per gli organizzatori di UTMB per cui ingoio il rospo e mi butto a capofitto verso Chamonix.

L’arrivo, il mio sesto arrivo, è magico come sempre. Anzi no, di più! Non sono nemmeno le 8.00 del mattino ma le strade di Chamonix sono già stracolme di persone che fanno un tifo indiavolato. Campanacci, trombette, urla e mille mani che battono ritmicamente sui cartelloni degli sponsor che sono stati messi sulle transenne che delimitano il precorso verso l’arrivo, rendono questo momento magico. Corro tra ali di folla: so bene che sono lì ad aspettare i campioni dell’UTMB che sono previsti qui a Chamonix attorno all’una del pomeriggio. Ma la cosa magica di questa gara è che il pubblico è già lì pronto a tifare allo stesso modo le stelle del trail e le persone normali come me.

Ps: per chi non lo sapesse all’arrivo dell’UTMB c’è una birra ad attendere tutti i trailers… ma quest’anno la marca era diversa dal solito. Chissà cosa significa?

 
 



mercoledì 19 luglio 2017

Sabato 15 luglio 2017, caffè al Bivacco Gervasutti









Obiettivo raggiunto. Altre 4 persone incontrate tra salita discesa e condivisione di un buon caffè al Bivacco!

Bivacco con equipaggiamento da sogno e tanto di Personal Computer. Purtroppo, non andava il wi-fi. Preparato un buon caffè con la moka e lasciato una busta di minestrone liofilizzato per chi avrebbe passato lì la notte.




domenica 9 luglio 2017

In vista dell' Iditarod 2018 - ITI 130: intervista a Omar Mohamed Alí

Intervista a Omar Mohamed Alì Adventurer Ultra Runner , Outdoor Trainer, CrossFit Coach


E’ fantastico parlare con una persona che non hai mai incontrato prima e scoprire - nel corso della chiacchierata - di condividere le stesse passioni, esperienze, avventure e soprattutto lo stesso approccio verso “le imprese estreme”.  E’ stato proprio questo quello che mi è successo quando ho telefonato ad Omar, ex-professionista delle truppe Alpine con incarichi speciali, Ultra Runner Finisher all’UTMB, alla LUT, al Cro-Magnon nonché titolare di un Box Cross-Fit a Saronno. Mi sono messo in contatto con lui perché avevo letto un bell’articolo in cui raccontava la sua esperienza in Alaska. E così, preso il coraggio a quattro mani, ho cercato il suo contatto e l’ho chiamato.

Grazie ai racconti di un amico, Omar si è appassionato alla Yukon Ultrahttp://www.arcticultra.de/en/ e ha deciso di andare con lui alla versione di 300 miglia e che sono riusciti a completare con successo.  E’ nato così l’amore per il  “deserto bianco”. Quella strana passione per gli spazi infiniti – non importa se sono deserto, oceano o pianura di ghiaccio, dove lo sguardo si perde nell’orizzonte. Per poter attraversare questi luoghi così complessi e difficili è necessaria una preparazione metodica con la massima attenzione ai dettagli. E questo viene più facile se si è da sempre abituati ad affrontare gli eventi della vita con la stessa metodologia e devozione.

Vista la mia prossima partecipazione all’Iditarod Trail Invitational http://iditarodtrailinvitational.com/  ho chiesto ad Omar alcuni consigli e suggerimenti, considerando che lui - oltre ad aver concluso la Yukon - ha anche partecipato al'IditaSporthttps://iditasportalaska.com/ che si sviluppa praticamente sullo stesso tracciato dell’Iditarod. Siamo quindi subito passati a discutere i dettagli delle sue due avventure. E sono questi i dettagli che vorrei condividere, perché ritengo facciano parte del fascino di queste “Outdoor Adventures” che chiamare gare è oltremodo riduttivo.

                                                                                                                                  
La caratteristica di queste avventure nell’estremo nord è che si affrontano trainando una slitta, o pulka, o sled. La slitta contiene tutto il necessario per i giorni in cui si resta “confinati nell’ignoto”. Il peso della slitta oscilla tra i 22 e i 25 chili in relazione alla lunghezza e comprensivo del materiale essenziale alla sopravvivenza. Sulla slitta si carica solitamente un sacco impermeabile agganciato alla slitta stessa con dei moschettoni o con dei tiranti e reti elastiche. All’interno si posiziona: cibo, fornello per sciogliere la neve e scaldare il cibo,  thermos, ciaspole, ramponi, sacco a pelo, sacco da bivacco, materassino isolante e altri oggetti. Ma attenzione: qui non c’è materiale obbligatorio! Volete sopravvivere nel deserto di ghiaccio? Beh non aspettatevi che gli organizzatori vi diano consigli o suggerimenti. Il sito dell’Iditatod lo dice chiaramente: se avete bisogno di indicazioni su come sopravvivere a queste condizioni, allora forse siete nel posto sbagliato: ci sono altre gare più adatte a voi, non questa!

Omar ha usato un sacco da 120 litri agganciato con 4 moschettoni. Io invece alla Rovaniemi 150 https://www.rovaniemi150.com/  avevo un sacco da 80 litri, ma ugualmente ben assicurato con tre elastici colorati con ganci identici a quelli che usava mio papà per il portapacchi sul tetto della sua Fiat 124!! Ma Omar aveva anche una tenda minimalista, ignifuga, da 1,6kg e con due ingressi: uno per posizionarci il fornello stabilizzato da un pianale in legno, l’altro per entrata e uscita…alla mia osservazione di perché non un semplice sacco da bivacco, Omar ha risposto che la tenda dà più un’idea di casa, di rifugio sicuro. Ecco cosa mi piace di lui: cerca anche nelle condizioni più estreme di vivere in un modo autentico.
Come me Omar ha fatto tantissime Ultra Trail. Ma adesso ha deciso di indossare il pettorale solo in rare occasioni e dedicarsi di più all’avventura, alla scoperta. “vedi io adesso preferisco fare un altro tipo di esperienza. Preferisco trovare vie diverse d’accesso alle cime, trovare altri percorsi” mi dice e qui davvero mi riconosco nel suo percorso.


Torno a farmi e a fargli mille domande su questa impresa! Come hai fatto per l’acqua?
E il percorso di queste gare? Spesso non è tracciato, allora anche questo argomento andrà affrontato.
E se si elimina il cambio di abiti: come ci si veste per stare al freddo per due/quattro/dieci giorni?
Si corre o si cammina?
Che scarpe si usano?

Eh sì!! Mi accorgo ce n’è abbastanza per un secondo report.

sabato 1 luglio 2017

Weekend 1 e 2 luglio 2017 – salita alla Testa del Rutor, riuscita al secondo tentativo

Che emozione, arrivare in vetta e essere accolti dalla cordata che ti precede (del CAI di Marostica) con un "complimenti" e con una vigorosa stretta di mano

 


Dopo il tentativo del weekend precedente, quando a causa del brutto tempo si era dovuto deviare (con sempre grande soddisfazione)  dal Rifugio Deffeyes verso la più vicina la Becca Bianca, stavolta vetta Testa del Rutor raggiunta dal versante di Valgrisenche.



Salita di avvicinamento il sabato pomeriggio al Rifugio degli Angeli (Rifugio che destina tutto il ricavato dell’attività ai poveri del Mato Grosso! Bravi, davvero bravi!), gustosa cena e pernotto in camerata fino alla sveglia delle 4:45. Colazione alle 5 e alle 5:30 si esce.


 


A differenza degli altri, non calziamo i ramponi e non ci leghiamo, e procediamo comunque sicuri sul ghiacciaio con l’aiuto dei bastoncini. Siamo più veloci sui tratti di misto, ma prima della salita al Colle facciamo una sosta per indossare i ramponi e lasciamo sfilare le altre cordate. Il gruppo di sei persone che ci precede, lascia cadere un paio di scariche di sassi dalla pietraia in testa al canalino, ma la fortuna è dalla nostra parte.

Guadagnato il Colle, si procede per la lunga ma non esposta cresta fino alla Madonnina sulla Testa del Rutor.

 


Calda accoglienza e discesa veloce e con il sorriso, pausa al Rifugio degli Angeli per togliere caschi, imbraghi e sistemare gli zaini, poi giù lungo il sentiero fino al Land Rover a suo agio nel suo ambiente.

martedì 21 marzo 2017

Anteprima "Millet Tour du Rutor 2018"

Tutte le foto di Stefano Jeantet

Pronti al decollo


L'elicottero fa la spola





La stagione 2017 dello scialpinismo è in pieno svolgimento. La settimana scorsa la 32a edizione del Pierra Menta http://www.pierramenta.com/ ha dato l’avvivo al circuito de La Grande Course http://www.grandecourse.com/ celebrando lo straordinario livello dello scialpinismo italiano con la vittoria del team formato da Matteo Eydallin e Damiano Lenzi, dominatori di tutte le tappe della celeberrima corsa che si disputa sulle Alpi francesi. Al terzo posto l’altra coppia italiana composta da Michele Boscacci e Nadir “Mago” Maguet, che hanno difeso il podio terminando secondi nell’ultima tappa, davanti al fenomeno Killian Jornet Burgada quest’anno in coppia con il francese Alexis Sévennec. E se gli atleti adesso stanno scaldando i motori per il prossimo appuntamento che sarà il 2 aprile sulle nostre montagne con Adamello Ski Raid  http://www.adamelloskiraid.com/ 
si scaricano gli sci


Io, grazie agli organizzatori e a Millet http://www.millet.fr, lo sponsor dell’evento, sono tornato sulle montagne della Valgrisanche a testare una parte del percorso del Millet Tour du Rutor Extrême http://tourdurutor.com/   o https://www.facebook.com/pg/tourdurutor/about/?ref=page_internal, altra mitica gara de La Grande Course che l’anno prossimo disputerà la sua 19° edizione. Per dare un’idea dei dettagli tecnici, la scheda della gara indica 7000 mt dislivello positivo, 25 cambi di assetto, una lunghezza di 75 km in 3 tappe, 40 km di salite, 32 km di free ride e dulcis in fundo 5 km di creste e canali. Probabilmente il valore di questa esperienza è stato per me amplificato dall’aver partecipato “dal di dentro” alla scorsa edizione del Tour du  Rutor. E così, quest’anno,sono tornato alle pendici del ghiacciaio del Rutor, ancora più cosciente degli straordinari sforzi necessari a far funzionare la macchina organizzativa di questa manifestazione sportiva che nella scorsa edizione ha visto la partecipazione di ben 660 scialpinisti provenienti da 19 differenti nazioni. E anche quest’anno sono rimasto più affascinato dalla maestria in montagna e dalla competenza alpinistica del vero e proprio deus ex machina di questo evento: la guida alpina Marco Camandona, direttore di gara dell’evento.
 








Tour du Rutor, Aosta, Italy. 5,534 likes · 323 talking about this. Gara internazionale di scialpinismo a coppie inserita nel prestigioso circuito La...


Lo scorso anno avevo avuto la fortuna di poter testare il percorso della prima giornata della gara. Ero salito da Valgrisenche verso la vallata che porta a Il Sigaro con le squadre responsabili della tracciatura del percorso e avevo seguito le operazioni di balissaggio svolte nella massima concentrazione da persone di grandissima esperienza. Quest’anno invece sempre assieme a Marco Camandona e a pochi altri fortunati ho provato il percorso della terza tappa del TdR quella che da Planaval arriva fino ai margini del ghiacciaio dello Chateau- Blanc
 
si segue la traccia
 
verso la vetta
 
quasi 2000 di discesa

Le condizioni meteo poco favorevoli e il fitto programma della giornata, fanno sì che gli organizzatori decidano di “risparmiarci” i primi 1000m di dislivello del tracciato, accompagnandoci a quota 2800n con gli elicotteri da dove poi, una volta messe le pelli agli sci, inizierà la salita. La presenza di una troupe televisiva e di fotografi di settore, creano un’atmosfera da grande evento. E dopo un breve briefing di Marco Camandona si parte. Tutti procediamo in silenzio dovutamente dietro alle guide alpine, sferzati da un vento che arriva a raffiche violente contro di noi. Solo l’instancabile fotografo Stefano Jeantet, si esibisce in allunghi muscolari per immortalare tutti nei loro attimi di fatica. Si procede ad un buon ritmo ma che permette a tutti i componenti  del gruppo di procedere agevolmente in fila indiana sfruttando la traccia di Marco Camandona. Le inversioni in salita sono tutte da manuale, anche sui pendii più ripidi a dimostrare il buon livello dei partecipanti. Arrivati a quota 3400m lasciamo gli sci e proseguiamo a piedi verso la vetta con un vento che si fa sempre più violento. Raggiungiamo il punto dove nella prossima edizione del Tour du Rutor sarà predisposta una piazzola di circa 10 mq nella quale i concorrenti si infileranno gli sci e si cimenteranno a tutta velocità nella discesa che li porterà al traguardo finale. Lo spettacolo da qui sarebbe davvero mozzafiato senza le nuvole che incombono, siamo infatti a pochi metri in linea d’aria dalla vetta del Rutor. Siamo felici di essere qui, ma ancora di più non vediamo l’ora di togliere le pelli e buttarci nella sciata di ritorno. Le prime curve le facciamo su una discesa alquanto ripida, ma su un pendio molto largo, che permette curve ampie a chi non vuole prendere troppa velocità. La neve è dura e ci sono onde di ghiaccio formate dal vento che mettono a dura prova i muscoli e l’equilibrio. Poi la discesa si stringe e si iniziano ad avere dei passaggi obbligati, ma meno ripidi: e anche qui la sciata, grazie al percorso indicato dalla guida alpina che apre il gruppo, è davvero godibilissima.

Man mano che si perde quota la neve diventa primaverile e si fa insidiosa. Per evitare un ruscello scoperto per un paio di metri, mi ritrovo letteralmente in un cespuglio, forse lo stesso dove lo scorso anno, senza provare un minimo di pietà, avevo fotografato uno sfortunato concorrente che, come me, lì era planato a poche centinaia di metri dal traguardo. Chi la fa l’aspetti!
si brinda al TDR2018

Arrivati a Planaval, ci accolgono i rappresentanti della meravigliosa la comunità locale di Arvier – Planaval per offrirci un pranzo strepitoso a base di prodotti locali che ci ripaga di tutte le fatiche.  

La Valgrisenche è un vero tesoro nascosto della Valle d’Aosta. Una valle ideale per chi fa scialpinismo perché in questi monti ci sono alcune tra le più belle gite di skialp e freeride. Ma non solo: una valle al centro della regione da cui si raggiungono in pochi minuti le località più famose come Courmayeur, Pila e Cogne. Insomma un luogo ideale in cui soggiornare per chi ama la sport di montagna a 360 gradi. Ma anche un luogo ideale per chi vuole vivere l’esperienza di trovarsi immerso in una comunità che ama la propria terra e la valorizza con prodotti sopraffini (i formaggi e i vini locali sono tra i più pregiati della regione). Ma anche una comunità che ha spostato il suo amore per lo scialpinismo realizzando, con anima e cuore, una manifestazione sportiva davvero straordinaria com’è il Tour du Rutor Extreme.

mercoledì 18 gennaio 2017

Prima edizione dell'Epic Ski Tour: Dolomiti 2017



Il bellissimo casco omaggio nel pacco gara



Che le Dolomiti siano un luogo di rara bellezza lo sanno tutti. Ma se ai paesaggi meravigliosi di queste montagne si aggiungono anche i felici ricordi d'infanzia le memorie di estati e inverni passati tra queste valli, beh allora l'emozione di trovarsi qui lascia davvero senza fiato! In particolar modo quando a Canazei passo davanti al Camping Marmolada, dove da adolescente ho trascorsa tante estati e da dove son partito per tante gite verso le innumerevoli Ferrate, la Marmolada, l’Antermoia, fino a Le Pale di San Martino e oltre.

Inizialmente non sapevo come valutare l’Epic Ski Tour, questo trittico di gare itinerante, dal Cermis, al Passo San Pellegrino e (dulcis in fundo per me) il Passo Pordoi. Sicuramente, effettuare tre gare in tre posti diversi, non è una novità nel panorama dello sci alpinismo: lo scorso anno in Valle d’Aosta avevo seguito un’altra tre giorni che si svolgeva su tre percorsi distinti, ma li erano davvero a pochi minuti l’uno dall’altro. Qui lo sforzo dei concorrenti che arrivavano da lontano è iniziato con la ricerca del miglior posizionamento dell’albergo, tra le tre località sopra indicate e il PalaFiemme, dove si svolgevano briefing, pasta party e premiazioni. La mia scelta, ad esempio, è caduta su Moena. Ma poi l’ultimo giorno ho tirato le somme e posso dire di aver totalmente apprezzato la logistica dell’organizzazione, perchè questo in fin dei conti è stato un modo per far scoprire le Dolomiti a chi non conosceva, come magari i non pochi spagnoli presenti, e a farle riscoprire a chi mancava da tempo.  La stessa cosa non sarebbe stata possibile senza guidare tra le Valli e sciare in tre posti così belli. Beh certo il sole e il sereno hanno aiutato, ma un po’ di fortuna non guasta! La Dea Bendata non può invece essere scomodata per la neve: quasi totalmente assente e comunque talmente ridotta da obbligare gli organizzatori a cambi di percorsi e di orari, e ad optare per le piste. I percorsi molto diversi tra loro e direi che era anche percettibile una certa indipendenza dei tre team dedicati ai singoli tre giorni.


Se si potesse fare una classifica relativa ai tre percorsi, il mio primo premio (senza nulla togliere alle altre due località) va al terzo giorno quello sul Pordoi, sia per i commenti della “pancia del gruppo”, di cui dico dopo, che per i continui cambi d’assetto che hanno reso la giornata intensa e tecnicamente significativa. Con la mia maniacalità sulla sicurezza non posso non rilevare la mancanza di “monitoraggio” lungo la discesa, che nel secondo giro ha fatto si che mi trovassi davanti tre sciatori con giornaliero imbucatisi tra le reti…lo slalom improvviso con i leggeri sci che stavo testando, è stato possibile solo grazie al fatto che…quest’anno festeggio i 50 anni dal primo giorno sugli sci!
La “pancia del gruppo” è quella che fa i numeri, la “pancia del gruppo” è quella che spende e riempie i negozi, la “pancia del gruppo” è quella che è bello ascoltare quando il terzo giorno (provate dalle fatiche dei giorni precedenti) parla e borbotta. Anche per questo io gareggio e non scrivo dalle tribune, per ascoltare cosa dicono i concorrenti: ma non cosa dicono dopo aver fatto la doccia e essersi rilassati con una birra, ma quando sono lì ai nastri di partenza tesi e nervosi e vogliono scaricare un po’ di tensione. Questo vale oro. Cosa avrebbero preferito? Cosa si suggeriva agli organizzatori per il prossimo anno? Si era un po’ critici verso i premi alquanto stratosferici per questo periodo di crisi, si faceva notare che il Pasta Party serale era davvero “pasta e punto”, e che magari uno spostamento di una piccola percentuale dei premi verso due fette di prosciutto e formaggio non sarebbe stato male, che una polenta o minestra calda l’avrebbero voluta trovare subito dopo l’arrivo.


Organizzatori tranquilli, tornano tutti! Molti vestivano La Sportiva e ne andavano fieri! E qui la mia nota ulteriore di plauso, ho avuto modo di noleggiare nell’Outlet La Sportiva di Ziano di Fiemme per soli 10 euro degli scarponi fantastici, modello di quest’anno, che mi hanno alleviato le fatiche del terzo giorno di gara!!!

Arrivederci all’Epic Ski Tour 2018!


Tracce sabato e domenica:
http://www.movescount.com/it/moves/move138347038 
http://www.movescount.com/it/moves/move138508620 





martedì 20 dicembre 2016

Sauze d'Oulx 17 e 18 dicembre 2016: Via Lattea Trail e Skimo

La bella maglietta del pacco gara

C’è un appuntamento nel mondo del trail a cui tengo in particolar modo: il  Vialattea trail http://vialatteatrail.it/la gara in notturna su piste innevate più importante d’Italia con ben 470 iscritti.

Sono ormai tre anni che vi partecipo, ma ogni volta è un emozione nuova anche perché alla partenza, sotto il gonfiabile che troneggia nel centro di Sauze d’Oulx, trovo sempre molti amici con cui ho condiviso tante avventure sportive. Due le gare in programma: il Vialattea Trail di 25km con un dislivello di 1700m e il Vialattea Run di 12km e 900m di dislivello positivo con partenza in linea identica per le due distanze.

Quest’anno ho deciso di partecipare a questa gara con un obiettivo ben preciso: prendere quanto più freddo possibile e andare all’andatura più lenta possibile per testare materiali e condizioni fisiche in vista della Rovaniemi 150
https://www.rovaniemi150.com/ il trail di 150km che si svolge in Lapponia a cui parteciperò il prossimo febbraio, assieme al mio amico Paolo D’Agostino.Rovaniemi150 - Rovaniemi150 Arctic Winter Races
www.rovaniemi150.com
First winter ultramarathon in Europe which combines three different categories: foot, fat-bike and ski. Since 2102, around Finnish Lapland main city: Rovaniemi. Also two more challenges: Rovaniemi66 and Rovaniemi300. All three races start the same day at the same time.

Il Vialattea Trail parte subito duro: dopo alcuni metri percorsi per il centro di Sauze d’Oulx infatti ci si ritrova sulla neve e dobbiamo metterci i ramponcini per affrontare la lunga ed impegnativa salita che ci porterà su fino al Col Fraiteve, il punto più altro del percorso. Salita dura per tanti motivi: primo perché in 7,5km porta fino a quota 2700 con un dislivello positivo di 1200m. Secondo perché essendo la salita in una pista da sci e non in un sentiero ci si trova ad affrontare dei veri e propri muri particolarmente ripidi, terzo perché il terreno è fatto in alcuni punti di neve in cui si sprofonda e in altri da ghiaccio vivo in cui si scivola.

Insomma un bellissimo percorso su cui ci si può davvero mettere alla prova e divertisti.

Io e Paolo decidiamo di salire a velocità costante e progressiva fino al primo ristoro che segna anche la divisione dei due percorsi. Da lì ci godiamo lo spettacolo della notte limpida piena di stelle e delle frontali che si inerpicano lungo il monte che separa Sauze d’Oulx da Sestriere: e lo spettacolo è davvero favoloso. Salutiamo gli amici che fanno la corta, cambiamo le giacche in vista delle temperature più fredde che troveremo lì in alto ed eccoci pronti al “gran premio della montagna” di questo trail il Col Fraiteve. Superato il colle, ci troviamo di fronte ad una delle parti più belle del percorso: la discesa verso Sestriere sulle piste da sci.

Io e Paolo ci accorgiamo che per non rimanere bloccati al cancello orario del Sestriere dobbiamo correre! E allora eccoci buttati a capofitto giù per i muri ghiacciati della pista da sci: e il divertimento qui è davvero assicurato.

Al Sestriere una breve pausa al ristorno situato caldo del palazzetto dello sport e poi siamo di nuovo pronti per affrontare la strada di ritorno verso Sauze scavallando questa volta il Col Basset.

Sulla carta questa salita è facile: ci sono solo 400m di dislivello da percorrere su una strada che non ha mai pendenze rilevanti. Eppure io e Paolo ci accorgiamo subito che non sarà una passeggiata, la neve è friabile e si sprofonda per vari centimetri rendendo davvero difficile il percorso. Decidiamo quindi di stare nelle retrovie e qui facciamo la conoscenza di Guido Ambrosiani, uno tra i migliori maestri di sci della zona e in questa occasione scopa della gara.

Accanto a Guido ci rendiamo conto di quanta cura e attenzione ci sia in questo trail per garantire la sicurezza tutti i partecipanti. Dalla sua radio sentiamo che ci sono due persone in ipotermia sul Colle Basset. E in meno di un minuto, vediamo sfrecciare le motoslitte a prestare soccorso. Vediamo anche i volontari dislocare coperte di emergenza in vari punti del percorso e capiamo che lungo tutto il sentiero ci sono decine e decine volontari pronti ad intervenire in caso di necessità. Niente è lasciato al caso: la sicurezza è la priorità assoluta degli organizzatori. E non avrei mai smesso di ringraziare le donne e gli uomini che in quel momento erano al gelo per assicurare a tutti una partecipazione sicura al Vialattea Trail.

Scavallato il Col Basset, arriviamo verso l’ultimo ristoro di Rocce Nere. Salutiamo tutti i volontari che ci sono e ci apprestiamo a scendere verso Sauze d’Oulx con accanto sempre Guido che sugli sci ci scorta per la discesa finale. Arriviamo al traguardo felicissimi per aver partecipato da un trail davvero fantastico. Guido ti avevamo promesso una birra: purtroppo ci siamo persi all’arrivo, ma sappi che appena torniamo Sauze d’Oulx paghiamo il nostro debito!

Per riassumere questo trail fantastico i nostri voti sono:

Percorso 9/10 bello, vario, emozionate, muscolarmente impegnativo

Organizzazione 10/10 impeccabile

Balissaggio 9/10 perfetto per le condizioni in cui è stato fatto

Ristori 9/10 ed eroi i volontari che sono stati al gelo per ore

Trail Avventura 10/10 per chi sogna di percorrere le montagne in inverso sotto cielo stellato incredibile (se si chiama Vailattea trail è anche per questo!)

Mentre noi ce la prendevamo comoda davanti i primi si davano battaglia e arrivano ad Sauze in tempi davvero strepitosi: Giulio Piana in 2h33’01”, secondo a solo 40” Franco Collè e terzo Manuel Bortolas in 2h40’18”
Tra le donne vince la  strepitosa la polacca Katarzyna Kuzminska in 3h03’36” seconda Giuliana Arrigoni e terza Marta Poretti

Per le classifiche complete della 25km e della 12km cliccate qui  
http://trailive.wedosport.net/classifica.asp

e poco dopo l'arrivo si mettono le pelli e si torna su

martedì 22 novembre 2016

Valle d'Aosta, Staffal: Sci Alpinistica "Su per Betta" domenica 20 novembre 2016


Gara di sci alpinismo parte del http://tourskialp.it/
Bellissima giornata in compagnia di amici alpinisti, sciatori e runners di età assortita.
Farò il possibile per essere presente anche al prossimo appuntamento di LaThuile.
Traccia su http://www.movescount.com/it/moves/move131803903
Certo che gareggiare con il pettorale 17 !!!

Sul Colle Bettaforca

All'arrivo

Nuovo Zaino Salomon S-Lab X-Alp 20 litri

Aggiungi didascalia


la bella locandina



martedì 8 novembre 2016

First two-day Skimo of the season 31.10 and 01.11 and first 4000 meter!!!


Just unexpected, just unbelievable.
Day 1 great training: from Cervinia to Plateau Rosa, on the Ventina slope. One week after Diagonale des Fous, legs are working well.
Day 2 up to the top of Breithorn (4165 m). Without ski just in the last 100m D+, then down skiing from the very top, crying and shouting for happiness.


Ecco la traccia: http://www.movescount.com/it/moves/move129520022#anchor=media-2992202 


Buon divertimento!















Cervino on the back

the beginning 



on the top of Breithorn


the view from the top


Breithorn from the glacier

lunedì 31 ottobre 2016

Diagonale des Fous 2016

tramonto pre-partenza






Non avrei voluto scrivere quest’articolo.
Avvertenza quest’articolo tratta della Diagonale des Fous, un Ultra Trail di 167 chilometri e 10mila metri di dislivello, e della mia esperienza personale in questa gara. Ma attenti! Se deciderete mai di andarla a fare, io non c’entro niente, io non vi ho detto niente, io scarico ogni responsabilità,  saranno tutti affari vostri.
Innanzitutto il Grande Raid de la Reunion presenta delle indubbie difficoltà logistiche visto che l’isola si trova nell’emisfero australe in mezzo all’oceano indiano. Esattamente a 20 gradi di Latitudine sud. E per chi come me ha un limitato piano ferie, le difficoltà  sono amplificate. L’ho gestita con 4 giorni e mezzo di ferie per un totale di sei notte così dormite, una in aereo (undici ore di volo da Parigi),  una in hotel, tre sui sentieri e l’ultima, appena dopo l’arrivo, di nuovo in aereo verso Parigi.
L’altra difficoltà è rappresentata dai 2600 partecipanti e ve lo lascio immaginare raccontandovi la calca alla partenza. Ore 22 di Giovedì sera. Il mio amico Stefano di Courmayeur, alla sua terza Diagonale me lo aveva detto, non cadere, mantieni l’equilibrio e se ti perdi qualcosa lascialo li e non provare a raccoglierlo. Mah, cosa sarà mai, esagerato…e invece… 2600 concorrenti, al netto dei Top Runners, stipati ore prima su un piazzale da cui si accedeva alla linea di partenza tramite una stradina fiancheggiata da muretti. Alla partenza panico. Tutti spingono, tutti pressati e io, chiedo scusa, ma penso all’Heysel, sono questi i momenti in cui possono succedere tragedie. Riesco ad infilare la mano sotto l’ascella di Stefano, ben più piazzato di me, e vengo sollevato e fatto fluttuare! 
Fuochi d’artificio  strabilianti e folla oceanica a bordo strada rendono, anche per questo,  la partenza unica e inimitabile. Al punto prestabilito vedo mio figlio Lorenzo e lo abbraccio. La tensione non scende e solo al chilometro 11, dico undici, mi rilasso e inizio a dare il cinque a mano aperta! Si c’era ancora la folla a bordo strada.
Perfetto percorso, tra l’altro disegnato con indicazione dei tempi tra i vari ristori (i.e. “cancelli orari”) sul  pettorale. Io fraziono sempre il percorso mentalmente, pezzo pezzo, pochi km alla volta .
Paesaggi mozzafiato che riportavano alla mente il film Jurassic Park, verdi montagne con lussureggianti pendii a strapiombo,  da cui saliremo e scenderemo un’infinità di volte!
Il venerdì mattina prima sosta tipo Base Vita, con il primo dei due borsoni accessibili allo stadio di Cilaos (che rappresenta anche l’ottavo cancello orario di ben 21), con mio figlio Lorenzo sugli spalti che mi da sollievo dopo la prima notte di giovedì (senza dormire), bellissima doccia, ma si ricomincia a sudare un minuto dopo, ristoro, cambio batterie alle due frontali e veloce ricarica del mio Sunto Ambito 3 Peak.
Il Venerdì scivola via fino alla notte, davvero durissima, con tanti concorrenti che dormono lungo il sentiero avvolti nelle loro coperte termiche, immagini atipiche per chi come me di solito corre tra le  fredde montagne e non all’equatore! Pioggia improvvisa e poco dopo una frontale dopo l’altra mi segnalano batterie esaurite! Fallisco il cambio sotto la pioggia, ovvero mi trovo con ben due frontali (perché se anche una soltanto era obbligatoria, io come in montagna ne ho sempre due!) e ben due doppi set di batterie a zero!!! Ovvio tutto questo sotto la pioggia…ma la collaborazione tra runners funziona, mi passano delle batterie nuove e ben presto riprendo ad andare.
Sabato mattina la peggior coppia di salite della mia vita, una dopo l’altra! È qui che le mie scarpe The North Face Ultra Trail che già avevo usato all'UTMB, danno il massimo. La prima salita vertiginosa ci porta a Roche Plate,  dove mi viene detto che la prossima  sarà più dura. Mi stacco il porta pettorale e dico che mi fermo, beh erano due notti che non dormivo, ma nessuno mi prende in considerazione e non mi resta che affrontare la famigerata salita a  Maido,  mai fatta una cosa del genere sotto un sole di mezzogiorno caldo senza pietà, per chiarire sono quattro ore e mezza di salita dopo le oltre due ore della precedente, tutto sotto un sole equatoriale e senza aver chiuso occhio per due notti.
A Maido mi invento  un pediluvio in una bacinella di fortuna e faccio un check piedi e gambe dai fisioterapisti dell’organizzazione durante il quale mi addormento per ben 15 lunghi minuti. 
Riparto carico e ritemprato lungo una lunga discesa corribile verso la seconda base vita di Sans Soucis (sedicesimo cancello orario). Anche qui cambio totale grazie alla seconda borsa e seconda doccia rigenerante .
Da qui Lorenzo mi accompagna fino al fiume che guadiamo scarpe in mano per la gioia dei fotografi. 
Ora era finita dovevo solo amministrare. Al primo ristoro di rilievo con brandine, mi concedo 1 ora sonno. 
Al secondo ristoro accanto ai binari dello Chemin pediluvio (ancora rilevo zero vesciche nonostante i dolori in qualsiasi parte dei piedi).
A questo segue una insensata salita e discesa su un lastricato di km e km in salita prima e in discesa poi, cosi fatto male che non ho potuto non perdermi in tanta ammirazione per le strade lastricate dai Romani, ben altra cosa!
Da qui solo flash, le prime luci dell’alba della domenica, una salita ripida su sabbia da fare a quattro zampe, un ultimissimo ristoro a Colorado che quasi non mi fermo, aziono il booster (ipod con colonna sonora di tanti arrivi, 180 bpm) e mi lancio nel sentiero in discesa con tre ventenni francesi che venivano dalla corsa media (Trail de Bourbon, 120km) e dalla corsa corta (Trail de Mascareignes, 60km) e che scendevano non correndo ma come fossero campioni di Parkour. Mano su un albero piede su una parete rimbalzo su una roccia in basso e via andare. Galvanizzato calcolo che se pure mi rompo da qui al traguardo ci arrivo comunque, e provo a tenerli, ma è impossibile hanno una marcia in più e sigh hanno meno della metà dei miei anni…ma io alla loro età…diceva mio nonno!
Sul rettilineo finale che porta allo stadio di St Denis luogo d’arrivo, intravedo di nuovo il prode Lorenzo, tiro fuori il fischietto e inizio a far cagnara. Lollo si carica i due borsoni, già pronti per l’aeroporto, sulle spalle e con una mano riesce anche ad azionare la telecamera dello smartphone.
Si entra allo Stadio, curva dei 200 metri in piega inversa (in senso orario) rettilineo e traguardo con ancora una volta “Massimiliano  - Marta - IIIIIItalia”!!!
Che soddisfazione!
Viaggio di ritorno con maglietta “Finisher” o meglio “J’ai survecu” riconoscibilissima sia all’Aeroporto di St Denis che fino a Parigi. Con complimenti raccolti da molti più passeggeri in transito che avrei mai potuto immaginare. Addirittura, un distinto signore francese a Parigi mi ha detto:
“lo so che sembra impossibile, nessuno ci crede mai quando lo racconto e non mi aspetto che lo faccia tu, ma io ho un amico che lo stesso anno ha corso e finito sia l’UTMB che la Diagonale des Fous”.
Non rispondo, sorrido, certo che é stata davvero una grande stagione!


Ecco la traccia della prima parte: http://www.movescount.com/it/moves/move128564983 
Se passate di là, buon divertimento!