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lunedì 5 settembre 2022

Guardiamo avanti: UTMB 2022 pensando al 2023 e oltre

foto arrivo di Kilian Journet crediti ©UTMB - Photo Paul Bréchu

Immenso. Immenso Kilian. Vince la sua prima UTMB nel 2008 (anno della mia prima partecipazione) e la vince per la quarta volta quest'anno a 14 anni di distanza, stabilendo il nuovo record del percorso e abbattendo il muro delle 20 ore con lo straordinario tempo di 19 ore, 49 minuti e 30 secondi.

Quest’estate io invece mi sono sentito perso. Prima volta dopo 14 anni mi sono ritrovato senza un fine agosto dettato dal ritmo della corsa sui sentieri di UTMB. Una serie di vicissitudini e niente pettorale... Ma non sono riuscito a reagire prontamente con un sonoro chissenefrega. No! Mi sono esiliato lontano dalle montagne e ho iniziato a studiare cosa fare perché la situazione non si ripetesse. Senza negatività e pessimismi. D’altronde una pausa dopo una no-stop dalla prima volta nel 2008 non può che essere benefica, come una giornata di scarico in un programma di allenamento. Beh sì, è risaputo che io e lo scarico non andiamo d’accordo, ma così è. 

Allora rimbocchiamoci le maniche e pensiamo alla prossima edizione nel 2023!! Ed è qui che inizia l'avventura, perchè come quasi tutti sapere le regole sono cambiate. E adesso, come funziona? Cosa sono gli stones? dove sono finiti i punti Utmb? ecco una piccola guida per voi. Accedo al mio Spazio Corridore è tutto cambiato! C'è un index UTMB ..... . Ma non ho UTMB Stones, obbligatori in futuro a partire dal 2023. In base al nuovo regolamento definito dopo la join-venture con IronMan, UTMB classica, quella di Chamonix per intenderci, è diventata una Finale stile Kona per chi ne sa di triathlon. Più o meno come Kona, posso dire io che di qualifiche IronMan full distance ne ho finite ben sette tra il 2006 e il 2013. Ok no problem andiamoci a prendere questi Stones! 

Apro il calendario delle gare di qualificazione e vedo che la più vicina (criterio spazio-temporale) delle pochissime gare di qualificazione rimaste sarà a Nizza. Primo shock sto parlando di gare, ma quando mai ho visto una Ultra come una gara? Si il concetto di gara era vivo in un triathlon, ma non in montagna! Vabbè Max non fare il vecchio e stai al passo con i tempi, vai a gareggiare anzi no torna a gareggiare! E lo Spirito Trail? Archiviato? Vedremo. 

Per la scelta della gara cerco di capire se c’è una relazione tra lunghezza del percorso di qualificazione e lunghezza della cosiddetta finale di Chamonix. Capisco che esiste ma non è limitante. Ovvero con i dovuti limiti gli Stones guadagnati su una 50k possono essere utilizzati sia per una OCC che per una CCC, che per l’UTMB. In un IronMan se gareggio in un mezzo (ora commercialmente ribattezzato IronMan 70.3) faccio la finale su quelle distanze (swim 1900m, bike 90k, run 21.1k) se invece gareggio nella distanza completa ho la possibilità di qualificarmi per Kona (swim 3800m, bike 180k, run 42,2k) dove si corre l’originale distanza IronMan. Per l’UTMB versione IronMan non c’è una corrispondenza. Per cui, per andare sul sicuro punto alla 50k (sembra siano 58k o 60k con 3300 D+). Questo mi permetterà di accedere indifferentemente a OCC o CCC o UTMB. Sarà comunque non un accesso diretto dato da posizione in classifica di categoria ma un accesso al sorteggio a prescindere dalla posizione di arrivo nella gara di qualifica (altra differenza non da poco con IronMan). 

Discorso a parte merita la più tecnica TDS (a cui ho partecipato nel 2013 e 2014). Qui restano in vigore le regole UTMB del passato. Ne lèggete il significato tra le righe? 

In sintesi, cosa farò? Vi tengo aggiornati 

domenica 5 settembre 2021

UTMB 2020/2021 New year same dream


Da pochi giorni è si chiusa la18esima edizione di UTMB. Ed è stata un’edizione "monster" che da una parte ha scacciato via gli incubi dell'annullamento causa  pandemia del 2020 e dall'altro ha sancito il passaggio dell'ultra trail più famoso al mondo ad una nuova fase di vita. 

Malgrado le incognite legate ai viaggi dovute alle necessarie misure di sicurezza messe in atto dai vari paesi per contrastare il Covid, i numeri di UTMB hanno di fatto sancito quella del 2021 come un’edizione record con quasi 9.000 corridori schierati alla partenza delle diverse gare e di cui 6655 sono arrivati al traguardo di Chamonix diplomandosi finisher. 

Grandi numeri insomma, anche se bisogna sottolineare solo un 14% di presenze femminili. Ancora troppo poche per uno sport dove le donne hanno dimostrato di poter competere testa a testa con gli uomini: basta vedere il successo straordinario di Courtney Dauwalter, che con una corsa leggera e all'apparenza quasi senza fatica è riuscita a completare i 170km e i 10.000 metri di dislivello positivo di UTMB con una facilità sconcertante, chiudendo al settimo posto assoluto e stabilendo il nuovo record femminile con 22h30m. Un tempo strepitoso che abbassa addirittura di 2 ore il tempo della sua vittoria precedente del 2019.  


Tornando alla settimana di UTMB, come sempre si è aperta con la partenza (quest'anno per la prima volta da Orsières) della più massacrante delle gare in programma, ovvero la PTL e i suoi 300 km con 25.000 metri di dislivello da coprire in meno di 151 ore. Alla PTL non si stila nessuna classifica, le squadre sono semplicemente finisher. Ma loro sono gli atleti che affrontano le parti più impervie dei sentieri, percorrendo tratti attrezzati e creste che sono adatte più all'alpinismo che non al trail running.  

È stata poi la volta della MCC, l'ultima nata tra le gare di UTMB, con i suoi 1000 corridori venuti dai paesi che circondano le del Monte Bianco, soci, volontari e membri dell'organizzazione. Una gara voluta per celebrare e festeggiare questi territori e tutti coloro che lavorano per la buona riuscita di questo mastodontico evento. 

Ma proprio quando tutto sembrava stesse andando per il meglio, la TDS è stata funestata dalla tragedia del primo atleta morto nella storia di UTMB. Dopo l'incidente, la gara è stata fermata in piena notte al Passeur de Pralognan. Tutti i corridori che si trovano lì e a monte del passo (circa 1200) hanno ricevuto istruzione dal comitato di gara di tornare indietro e rientrare a Bourg Saint-Maurice, dove sono stati organizzati l'accoglienza e il trasporto. E così la TDS si è spaccata in due: con circa 250 atleti che hanno completato tutti i 145km e oltre 9000 metri di dislivello positivo e gli altri 1200 che sono stati fermati al 50km circa. Giusta la decisione dell'organizzazione di dichiarare finisher anche tutti coloro sono arrivati a Bourg Saint-Maurice e che non hanno potuto proseguire a causa delle complicate operazioni di soccorso dell'atleta che poi purtroppo è deceduto. 

Una vera doccia fredda per tutti, ma meno male l’OCC ha dato un po' di sollievo ai cuori dei corridori e degli spettatori, con il suo parterre eccezionale e il meteo sempre buono. 

Io per la 12esima volta mi sono ritrovato alla partenza di una delle gare di UTMB e per questa edizione ho scelto la CCC, che per me è un po' la gara di casa visto che parte da Courmayeur e, passando da Champex Lac (Svizzera), arriva a Chamonix (Francia). La gara di 101 km e 6,100 metri di dislivello, quest'anno al posto del centro di Courmayeur è partita dallo Sport center di Dolonne (alcuni centinaia di metri più in là). Devo dire che questa scelta, mi è piaciuta moltissimo. Infatti il luogo più ampio e praticamente tutto dedicato ai runners, ha reso la partenza molta più comoda (con tutti i servizi a pochi metri) e molto più fluida che la partenza classica dal centro.


Era questa la mia quarta partecipazione su questa distanza ed è stato il mio quarto gilet Columbia con la scritta Finisher CCC. Lo confesso: sono arrivato alla partenza poco preparato rispetto al passato, ma con tantissima soddisfazione ed emozione e – mantenendo sempre un adeguato margine sui "cancelli" orari – sono riuscito a portarla a casa divertendomi e con un tempo che si è mantenuto tra il più veloce e il più lento di quelli da me registrati nell'arco temporale 2008 - 2019.  


Last but not least, è partita la regina assoluta delle gara: sua maestà UTMB. Con i suoi 170km e 10.000 metri di dislivello rappresenta una specie di finale olimpica per ogni trailer che ami le lunghe distanze. Per tutti gli altri un viaggio massacrante oltre ogni limite e per questo gara di straordinaria e unica bellezza. Il grande favorito, François D'Haene, ha vinto
20h45m e con 4 vittorie è diventato il corridore più titolato dell'evento davanti a Kilian Jornet: un marziano tra gli uomini! 



 


sabato 12 settembre 2020

Diagonale des Fous - La Reunion 2016

Della mia Diagonale des Fous avevo già scritto http://maxmartaoutdoor.blogspot.com/2016/10/diagonale-des-fous-2016.html e ne avevano scritto http://maxmartaoutdoor.blogspot.com/2017/01/intervista-sulla-mia-diagonale-des-fous.html ma ho recuperato molte foto che ora voglio pubblicare.

sabato 29 agosto 2020

UTMB2020: Pau Capell la corre lo stesso


La Settimana di fine Agosto, ogni anno è sinonimo di UTMB. Non  quest'anno. Ma io non ho resistito e Lunedì 24, in piena crisi d'astinenza, mi sono ritrovato a Chamonix per provare malgrado tutto e tutti la partenza e i primi chilometri. Quando sono partito sapevo che sarebbe stata solo una relativamente breve corsetta. Ma vi confesso che non è stato facile, ad un certo punto, dire basta e tornare indietro. Troppa la voglia di continuare quel sentiero unico e meraviglioso. Ma non avevo nulla con me e a malincuore ho girato i tacchi verso Chamonix.
Solo pochi giorni dopo però qualcun altro ha fatto molto meglio, molto ma molto meglio. 

Pau Capelltrail runner del team TheNorthFace, ha completato l'iconico percorso del Tour du Mont Blanc, correndo in solitaria con un tempo di 21:17:18.

 


Lo ha fatto anche per tutti coloro che stanno affrontando grandi sfide in questo difficile anno, inclusi tutti gli appassionati di running che non hanno potuto correre l'UTMB.

 

171 km e più di 10.000 metri di dislivello positivo per quello che viene considerata uno degli ultra trail più impegnativi al mondo, attraverso il meraviglioso panorama delle Alpi in un percorso mozzafiato tra Francia, Italia e Svizzera.


Per tutti gli altri runners non resta che attendere il 2021.







martedì 28 aprile 2020

UTMB2020, perché no? Pourquoi pas? Why not?




2016 UTMB Finisher Birra a Chamonix


Giorni chiusi in casa che poco a poco sono diventati settimane e adesso mesi... Ma il sogno di tornare a correre sui sentieri delle montagne non cessa. Anzi cresce ogni giorno di più.

E allora si gioca con la fantasia a "se fossi..."
Per rendere questa quarantena meno dolorosa, per volare con la mente sulle cime delle alpi.



E oggi quando la tanto sperata apertura si è per l'ennesima volta infranta nei numeri dei contagiati e nelle nuove disposizioni governative ... il mio gioco è "se fossi M.me Poletti" 


Io me la vedo Madame Poletti a scervellarsi. E penso che i miei anni di esperienza nei trail e nelle gare estreme potrebbero pure servire a tentare a trovare una soluzione. Non dico definire con certezza assoluta il modo per poter risolvere un problema, ma almeno individuare quelle che sono delle modalità già testate in giro per il mondo che potrebbero singolarmente essere d'aiuto, per poi miscelarle insieme e adattarle le une alle altre per arrivare a quella che potremmo definire un proposta.

Iniziamo con il definire il problema pricipale che si trova davanti M.me Poletti: come potrebbe UTMB 2020 (nel caso ci fossero le condizioni minime per partire) garantire la necessità di distanziamento sociale, comune alle tre nazioni attraverso le quali si snoda il trail (Francia, Italia e Svizzera nell'ordine) e le differenti regolamentazioni nazionali nelle singole tre nazioni


Incognita questa che comporta dei sotto problemi da gestire:
-Distanziamento sociale in Partenza a Chamonix
-Cambio di Regolamentazioni nazionali ai confini
-Distanziamento ai ristori
-Distanziamento alle rilevazioni dei passaggi
-Distanziamento all'arrivo


Proviamo a listare potenziali soluzioni:


Al momento la partenza è prevista per le ore 18:30 da Chamonix con la modalità Partenza in massa. La soluzione potrebbe essere partenza singola a partire dal mercoledì alle ore 18:30 ad un minuto di distanza in base al punteggio ITRA, con l'ultimo concorrente, quello più lento o meglio quello con punteggio più basso che parte alle ore 18:30 del venerdì. Questo permetterebbe la partenza di ben 2880 UTMB participants.


Il percorso potrebbe essere tenuto tutto in territorio francese. Questo eviterebbe la gestione di soluzioni tardive ricevute da Svizzera e Italia. Quale percorso? Beh io ho sperimentato nel 2012, la modifica di percorso causa "problemi al confine", in quel caso si trattava di neve. Lo stesso percorso, beh con pochi o tanti miglioramenti, potrebbe benissimo essere riproposto. Nel 2012 fummo informati il giorno prima, quest'anno si potrebbe dare informativa con forte preavviso.


Per i ristori, questo è davvero il minore dei problemi. Vista l'esperienza dei partenti, nessuno dovrebbe aver problemi a mettersi un litro d'acqua in più nello zaino (o far acqua nei torrenti) e portar con se 10/15 barrette/gel o simili.


Per la rilevazione dei passaggi, piuttosto che l'arcaico lettore di BarCode, si potrebbe avere un trasmettitore legato allo zaino e tutti potrebbero essere dovutamente seguiti. Tanto più che trattandosi di un giro circolare non dovrebbero esserci problematiche di sportività.


L'arrivo? Beh no, non vieterei la lattina di birra bevuta sui gradini della chiesa! Però giusto un minuto per la foto di rito e via! Niente doccia, niente brandine, niente massaggiatori, niente fisioterapisti, niente di niente...
  
E il gioco del "se fossi Madame Poletti" oggi mi rende questa cattivitá un po' meno pesante... forse


E voi cosa ne pensate?



Fatemi sapere, grazie!



Mie Partecipazioni:
2008 CCC Finisher
2009 UTMB DNF
2010 UTMB Finisher
2011 UTMB DNF
2012 UTMB Finisher
2013 TDS DNF
2014 TDS Finisher
2015 Tor Des Geants Finisher
2016 UTMB Finisher
2017 CCC Finisher
2018 OCC Finisher
2019 CCC Finisher

giovedì 12 marzo 2020

L'uomo che cercava la meraviglia - ultima parte


La mia avventura all'Iditarod Trail Invitational (ITI) ITI350 Alaska 2020

PARTE SECONDA


(ndr ad oggi 11 marzo, sono 30 i Finisher a McGrath, 29 i ritirati o DNF e 17 gli attivi ancora sul percorso)

Skwentna è il check Point più strutturato e anche nel bel mezzo della notte c'è sempre qualcuno pronto ad accogliere i partecipanti all'ITI, siano essi proiettati verso il traguardo di McGrath delle 350 miglia, siano quelli il cui obiettivo è proseguire verso Nome lungo il tragitto di 1000 miglia.
Le ultime miglia per arrivare al check point si percorrono attraverso un bosco. e questo è un toccasana, perchè in mezzo al bosco il gelo in qualche modo si placa. Quel gelo che ci ha accompagnato per oltre 100km esposti al vento tagliente che soffia implacabile su fiumi e laghi con raffiche di 100/80km/h.
Grazie a quel passaggio nel bosco, si entra a Skwentna ben meno sconvolti che altrove. 
Riposo più lungo del solito, ma si viaggia in orario e si discerne sulla differenza tra gara e avventura. Fanno una gara quelli che vogliono che il tutto duri il meno possibile, partecipano ad una avventura quelli che vogliono godersi ogni istante dei dieci giorni previsti come tempo massimo per raggiungere McGrath.
Mark, il concorrente incontrato la notte prima é li. Mi racconta che neanche lui era riuscito a passare, ma che un cacciatore, visto il ripetersi della scena, lo aveva raggiunto con la moto slitta ed invitato a ripararsi nella sua cabin.

Alle prime luci dell'alba, bene o male tutti assieme a pochi minuti di distanza ci si rimette in cammino. Il prossimo checkpoint è Finger Lake al miglio 130. Ci sono 40 miglia da percorrere. Queste 40 sono divise in due segmenti, il primo da Skwentna a Shell Lake di circa 20 e il secondo da Shell Lake al Winterlake Lodge che si affaccia su Finger Lake. Il miglio 130 era per me il punto d'arrivo della ITI130 conclusa con successo nel 2018. So cosa mi aspetta.
Klaus & Max
Io e l'amico Klaus partiamo di buon passo, ma veniamo presto sorpassati dalle Fat Bike che si avvantaggiano della solida base ghiacciata della mattina, non affondano e viaggiano spedite. Tra questi i tre italiani, Roberto Gazzoli e i fratelli Willy e Tiziano Mulonia. Ad un certo punto dalla distanza vedo un punto nero che torna verso di noi, più si avvicina e più la figura in movimento è nitida. Sarà qualcuno che si è dimenticato chissà cosa al Check Point e torna a prenderlo, penso. Ma poi no, non si tratta di un biker, ma di un'alce (moose) che punta verso di noi al galoppo!!! Ci lanciamo subito nella neve alta lasciando il sentiero in quel punto tracciato e veloce. Aspettiamo pazienti, l'alce si ferma e poi sparisce nel bosco. Sarà questo il primo di una serie di incontri e scontri tra le alci e i concorrenti che caratterizzeranno la giornata e i dintorni di Shell Lake. E ovviamente aumentano il senso di insicurezza. Per chi non lo sapesse le alci sono estremamente pericolose perchè sono immense (un maschio può pesare anche 700kg) e non hanno affatto paura degli uomini tanto da aggredirli spesso soprattutto se hanno fame.
Fuori da Shell Lake Si entra nell'infinita swamp o palude ghiacciata e battuta dal vento. Il vento ha cancellato ogni traccia di chi ci aveva preceduto nel corso della notte e la neve qui è alta. Indossiamo le ciaspole e siamo noi stavolta a passare i bikers intenti a spingere.
Dopo quattro miglia si torna in un bosco con i suoi piacevoli (almeno per me non tanto per gli altri) saliscendi che aiutano a mantenersi caldi.
Due cacciatori su una grossa e rumorosa motoslitta si avvicinano preoccupati e ci avvertono: "fate attenzione, nel bosco ci sono molte alci e sono "hungry and angry" affamate e arrabbiate, vi attaccheranno. Fate attenzione". Con tutta la cautela che ci consentivano l'energia rimanente e l'adrenalina crescente, proseguiamo il nostro cammino. Ma per fortuna niente alci questa volta!
Finger Lake check point

Usciti dal bosco e arrivati a Shell Lake, incontriamo presso il rifugio altri concorrenti che invece se l'erano vista brutta con i moose. Parlavano di aggressioni, di lunghi periodi di attesa (fino a due ore!) passati nella neve alta o aggrappati agli alberi, mostravano i danni e si preoccupavano di altri concorrenti non ancora arrivati fin li. I danni più evidenti li riportavano tre Fat Bikes, una era stata calpestata e aveva i raggi di una ruota rotti, un'altra aveva il disco del freno anteriore spezzato, una terza una borraccia in metallo con stampato e nitido lo zoccolo di un calcio di un'alce. Ovviamente, non ci si può fermare e aspettare un meccanico che non arriverebbe e le riparazioni andavano fatte comunque. Le miglia da percorrere erano ancora tante. Sono stanco, mancano Circa 40km al prossimo check point, bisognerà andare per gran parte della notte, sappiamo già che poi non ci si potrà riposare tanto e bisognerà ripartire alla svelta verso il prossimo check point: Puntilla Lake. Visto che la luce del giorno va dalle 8 alle 18, ci prepariamo con le frontali, un lungo respiro e ci si rimette in cammino. Le temperature scendono vertiginosamente, già dalla mattina avevo avuto difficoltà con l'apertura dei thermos che avvicinandosi ai -40° non ne vogliono sapere di aprirsi. Mezzanotte. da ore il vento ci bersaglia. Il termometro sulla slitta di Klaus che nel corso della giornata si era attestato sui -40celsius, ora tocca  i -45° per poi proseguire la sua discesa inesorabile fino a mostrare i -50°. Sempre vigile, i pensieri vanno a quello che sta facendo il mio corpo: sta drenando liquidi da mani e piedi e sta tutelando il cuore e i polmoni. Sempre vigile, so che devo bere di più, ma prendere quel maledetto thermos che mi sta distruggendo le costole comporta uno sforzo enorme. Rimpiango non avere un Camel Back. Sempre vigile, non mi fermo, continuo ad andare. Sempre vigile, agguanto due scaldamani chimici che avevo nelle tasche del giaccone antivento Thenorthface, li apro, li metto nelle muffole Himalaiane e ripongo le cartacce in una tasca per non sporcare.

In ginocchio

Sempre vigile, ma non ce la faccio più. Sempre vigile, penso che non ho mai chiamato il Soccorso Alpino, certo che peró stavolta, se ci fossero stati i soccorsi, certo che se il cellulare avesse avuto copertura, certo che se le distanze potessero percorrersi in ore e non in giorni, ma chissà se. Sempre vigile, dico a Klaus io basta, io mollo il colpo io mi organizzo un bivacco. Klaus mi dice che sono pazzo, che siamo su un fiume, che siamo in una galleria del vento, che non si bivacca di notte, che non si bivacca a -50°! Si va avanti. Sempre vigile, gli dico lo so, ma Good luck my Austrian friend io mollo il colpo, I hope to meet you somewhere, we will for sure meet somewhere. Sempre vigile, mi avvicino alla sponda, la neve è ancora più alta. Dalla slitta di Klaus spunta miracolosamente una pala!!! Io avevo giurato a me stesso, mai più in Alaska senza pala! Ma non l'avevo presa. Ci scaviamo quanto possiamo una buca. Tiriamo fuori sacchi a pelo, materassino isolante e sacchi da bivacco. Usiamo le slitte e il loro riflettenti per ripararci dal vento e per segnalare la nostra presenza. Saltiamo vestiti nei sacchi a pelo. Beviamo.

Il bivacco

Apriamo altri scaldamani e li posiziono anche nelle scarpe, che grazie al BOA potevo slacciare anche con le mani ridotte a uncini. Trovo la forza di mandare un messaggio preimpostato con il Garmin InReach "rest in/out", che nessuno si preoccupi, sempre vigile, chiudo gli occhi.
Mi sveglio. Non avrei mai potuto dire quanto avevo dormito ma ho controllato ieri dalla traccia che erano passate due ore. Quando ci si sveglia da un bivacco il freddo che si prova in entrata nel sacco a pelo non è nulla, assolutamente nulla rispetto a quello in uscita.
Passa Donald, un concorrente della 1000 ci guarda, una battuta e prosegue.
Sempre vigile, apro il thermos che avevo nella giacca ma era vuoto. Sempre vigile, esco al vento e con precisione e velocità rimetto tutto nella sacca sulla slitta. Riposiziono le ciaspole sulla sacca, riaggancio tutti gli elastici. Klaus fa altrettanto. Trovo il modo di dedicare tempo ad un sorriso, un'alce era passata a trovarci e ci aveva lasciato la sua cacca a testimonianza...
Le miglia rimanenti per Finger Lake sono un supplizio, lunghe pause poggiato sui bastoncini, colpi di sonno e risvegli con la faccia nella neve.
Dopo ore spuntano i cartelli che conoscevo, quelli rossi di due anni fa, "Attention Planes Landing" è la pista d'atterraggio sul ghiaccio di Finger Lake.
Entriamo nella Cabin, finalmente al riparo. Ma sono svuotato. Mi dicono che da 4 giorni nessun aereo riesce ad atterrare causa meteo. 
Mi addormento.
Una mano mi scuote e mi dice: "Abbiamo la conferma via radio, alle 12 atterra e riparte per Anchorage un aereo, vuoi un posto?". 

Taken!
Decollo da Finger Lake

Sul volo di ritorno il secondo passeggero, James un giovane ragazzone di Anchorage grande, grosso e barbuto, scuote la testa e ripete "mai visto nulla del genere, mai visto nulla del genere".

martedì 3 settembre 2019