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domenica 8 ottobre 2023

Concatenamento in giornata di Becca di Nona e Monte Emilius


5 ottobre 2023: giornata con Davide Lale Gerrard.

Partiti con le frontali accese alle ore 06:00 da Pila, passaggio per il Combo, Becca di Nona 3142m in 3ore e 30, discesa per un passaggio per il Bivacco Federico a 2907m, 



indossato l'imbrago e saliti per la ferrata verso la vetta del Monte Emilius a 3559m, raggiunta in circa 8 ore. 

Pausa pranzo e lunghissima discesa per il rientro al parcheggio di Pila dopo 11 ore e 50 minuti.


Il video, pubblicato su YouTube, offre un'ottima sintesi della giornata.





sabato 3 luglio 2021

Un weekend da frontman in Alto Adige, parte 1: climbing in Val di Landro


Il 9 marzo 2020 quando tutta l'Italia entrò ufficialmente in lockdown, io mi trovavo letteralmente dall'altra parte del mondo, appena arrivato ad Anchorage in Alaska dopo aver percorso oltre 200km dell'Iditarod Trail in autonomia in uno degli inverni più terribili degli ultimi anni con temperature ben al di sotto dei 50°. E' passato più di un anno da allora. E finalmente ora nell'ultimo weekend di fine giugno 2021 mi ritrovo alla vigilia della mia prima gara post-pandemia: l'Ultradolomites di 80km.   

Mi sembra già un vero e proprio miracolo essere riuscito a tornare in Alto Adige / Suedtirol e in tutta onestà non riesco a trovare in me nessuna ansia agonistica, ma solo la gioia profonda di essere di nuovo tra queste montagne. E allora al posto di fare la solita corsetta defaticante pre-gara, ho deciso di approfittare di queste meravigliose montagne e concedermi un bellissimo pomeriggio di arrampicata nella palestra di Roccia Landro con la guida Alpina Daniel Rogger.

Daniel non è solo una guida straordinaria che conosce ogni angolo di queste montagne dalla bellezza unica, ma è anche l'autore di una eccellente guida Dolomiti senza confini, (Edizioni Versante Sud, 2020) in cui descrive quello straordinario percorso inaugurato nel 2018 da Reinhold Messner e Fausto De Stefani, progetto di cui ho avuto l'onore di vedere la nascita (https://maxmartaoutdoor.blogspot.com/2018/06/dolomiten-ohne-grenzen-das-dorf-der.html)    

La falesia di Landro ha un accesso facilissimo con un comodo parcheggio ai bordi della statale Alemagna, poco dopo il Lago di Landro. La parete esposta ad est, si presenta subito in tutta la sua bellezza aprendosi ad anfiteatro in messo al bosco. La vicinanza del bosco la rendono piacevolmente fresca anche nelle giornate di gran caldo e uno strategico tettuccio sopra i tiri, ci consente di scalare anche se ad un certo punto arriva il classico temporale estivo. La roccia di questa falesia è la dolomia che garantisce delle prese "fotoniche". La parete rapisce lo sguardo, verticale o leggermente strapiombante e il grado di difficoltà delle oltre 50 vie va da 4b a 8b, di cui la maggior tra 6a e 7b, una scelta davvero ampia che fa la felicità sia dei principianti che dei più esperti.

  

Daniel si informa sulle mie capacità e mi propone di iniziare per "grado" inizio da primo su una via alla sinistra del sentiero landroverschneidung 5a, mi studia, mi valuta e poi mi suggerisce un upgrade sulla seconda via hakenflut 5b. Devo dire che le mie nuove scarpette LaSportiva "Finale"  mi supportano su ogni piccolo appoggio perfettamente in linea con le aspettative.

Poi, con un entusiasmo non prevedibile in una Guida Alpina dal simile profilo, ma guidato dalla preoccupazione crescente che la mattina dopo sarei dovuto partire per gli 80km dell'UltraDolomites, mi monta lui le successive due vie: fuer Elise 5b e die longweilige 6a. Salgo comunque da primo ma senza il peso dei rinvii sull'imbrago. Certo a quel punto anche nella mia testa suonavano i campanelli d'allarme per l'Ultra Trail in partenza!

Daniel è anche uno degli ideatori del Dolorock Climbing Festival 2021, il meeting di arrampicata che si svolge nelle Dolomiti tra Sesto e la Val di Landro. L'evento è arrivato alla sua ottava edizione, ma quest'anno per rispettare le norme anti COVID-19, si svolgerà in una versione alternativa. Infatti se negli anni scorsi il meeting di arrampicata era concentrato in un unico weekend di maggio, quest'anno per la gioia di tutti i climbers si svolgerà nell'arco di tutto il mese di luglio. I partecipanti possono scegliere liberamente il giorno per partecipare ed arrampicare, previa registrazione online su www.dolorock.com. Un'occasione unica per conoscere meglio La Valle di Landro con tutte le sue straordinarie falesie.  

 

sabato 19 settembre 2020

L’Alto Adige dall’Alto: Ortles 3905m

Le montagne sono luoghi che confortano il corpo e la mente. Le lunghe passeggiate, l'aria pura e la natura in tutta la sua potenza aiutano ad estraniarsi dalla quotidianità e a ritrovarsi. E sono certo questo valga per tutti ancora di più dopo questo lungo e travagliato periodo che abbiamo vissuto e stiamo tuttora vivendo. Ecco perché quando ho avuto l'opportunità di andare in Alto Adige e più precisamente in Val Venosta, provincia di Bolzano, non ho esitato nemmeno un secondo e sono partito per un lungo e molto impegnativo weekend.

La mia intenzione era di approfittare di ogni secondo che avevo a disposizione per fare quanto più possibile camminando e pedalando. Ma soprattutto avevo un grande obiettivo: quello di vedere questi luoghi meravigliosi da una posizione unica e privilegiata: cioè dalla cima della montagna che con i suoi 3905metri è più alta vetta dell'Alto Adige: il mitico Ortles.

Arrivo il venerdì mattina a Solda, piccolo paese immerso nell'immenso Parco Nazionale dello Stelvio incastonato tra Alto Adige, Lombardia e Trentino e mi metto subito a studiare il percorso che mi attende. Partendo da Solda sono esattamente 2000 m di dislivello positivo da coprire. Una bella scarpinata, ma per fortuna riesco ad "azzerare" i primi 400 m di dislivello prendendo la Seggiovia dell'Orso e lasciandomi cullare fino ai 2300m della stazione di arrivo. Scendo e subito un brivido: da qui la maestosità dell'Ortles incute timore. E' una montagna imponente e severa, le cui difficoltà tecniche si vedono da subito ad occhio nudo. Leggendo la relazione la via normale è definita PD+ (scala alpinistica) ma oggettivamente mi sembra più impegnativa di altre ascensioni che hanno lo stesso grado.

In questa mia uscita alpinistica, mi faccio supportare da Kurt Ortler, guida alpina, con oltre 25 anni di servizio e probabilmente uno dei più grandi conoscitori di questa montagna. Kurt Ortler e i suoi colleghi della Scuola d'Alpinismo Ortler organizzano una serie di incredibile di corsi e di escursioni che vanno dalle più complesse ascensioni alpinistiche in alta montagna a ferrate adatte a tutta la famiglia. Questo tipo di corsi e di escursioni fatti con guide alpine dalla grandissima competenza sono fondamentali per poter conoscere e visitare l'ambiente montano in sicurezza e nel rispetto della natura. Purtroppo troppe persone vanno in montagna senza la benché minima conoscenza del luogo in cui si trovano ed è necessario che si cerchi quanto più possibile di diffondere una cultura della montagna.

L'appuntamento con Kurt è direttamente al Rifugio Payer, che si staglia sulla cresta rocciosa a 3000 m di quota, ben visibile dall'arrivo della seggiovia. Il sentiero n. 4 sale fin lì passando per il Rifugio Tabaretta, dove ci si può concedere un riposo a metà strada e da dove si può ammirare un primo panorama della Valle dall'alto. Al Rifugio Payer si viene accolti da signore gentilissime nei loro costumi tipici e ci si sente subito immersi in una atmosfera unica, visto che il Rifugio risale al 1875 e fu costruito dalla sezione di Praga dell'equivalente del nostro CAI. Il panorama è stupendo e si estende su tutto lo Stelvio, sulla tortuosa strada che sale verso il Passo, sulle vette svizzere, austriache e sull'alta Val Venosta.

Stare in rifugio è sempre un'esperienza emozionante: i suoi ritmi lenti e la notte passata nel silenzio profondo. Ma anche la sveglia che suona a notte fonda quando l'alba è ancora lontana, la colazione silenziosa in cui tutti i pensieri sono concentrati sulla salita alla vetta. E poi fuori nel buio, col vento che soffia forte, con lo zaino in spalla: pronti per questa nuova avventura!

Dopo tanti anni, ancora mi emoziona incamminarmi con la luce della frontale ad indicare la strada. Le rocce si presentano presto con tutta la loro difficoltà. Ma le rocce ci parlano anche di sofferenza, il caldo atipico degli ultimi anni le ha martoriate fino a sgretolarle, facendo sciogliere i ghiacciai che fino a poco tempo fa dominavano questi luoghi. Le prese non sono tutte sicure e il ghiacciaio che si è ritirato ha lasciato lunghi tratti levigati e con pochi appigli. Viene un po' di tristezza e forti sensi di colpa, perché la colpa di questo sfacelo è nostra del nostro stile di vita e la nostra incapacità di impegnarci per cambiare la minaccia del riscaldamento globale.
Le catene messe per sicurezza sono a portata di mano, ma metri sotto quelle che si usavano pochi anni prima, quando c'era il ghiacciaio che si è ritirato. Comunque si sale alternando arrampicate e passaggi in cresta, a tratti esposti. Dopo circa un'ora si arriva all'inizio del maestoso ghiacciaio che resite ancora e dove si calzano i ramponi e si impugna la piccozza.
La temperatura è mite e si avanza attraverso enormi crepacci, "i buchi degli orsi", verso un canalone ghiacciato o "Eisrinne". Si passa nelle vicinanze di un Bivacco l'alta quota e poi si riprende a salire ripidamente per il Plateau che porta sino alla vetta! Ore 08:30 dopo 3 ore e 10 minuti. Che meraviglia! Il panorama è mozzafiato! Fatica ripagata!
Unica poi la croce in vetta che ha un vetro colorato incastonato che regala riflessi unici sotto la luce del sole permettendo la famosa foto di vetta, unica nel suo genere.
Discesa lungo la stessa via ammirando gli immensi seracchi e permettendosi le usuali foto ricordo. Alle 11:00 esatte siamo di nuovo al Rifugio Payer e poi giù di nuovo a Solda. Che giornata memorabile! Highly recommended!

domenica 24 novembre 2019

Skimo in Gsiesertal - Val Casies, South Tyrol

Ci sono luoghi in cui si deve entrare in punta di piedi. Luoghi che custodiscono meraviglie uniche e che per questo vanno tutelati e rispettati con particolare cura.
In questi luoghi è, prima di tutto, necessario essere “turisti consapevoli” ovvero in grado di capire che ci si trova in un posto speciale e che, come tale, richiede particolare attenzione: bandendo con fermezza gli atteggiamenti tipo “pago pretendo” o “qui faccio quello che voglio”.  
In realtà questa premura verso il nostro pianeta in ogni suo angolo, bello o brutto che sia, dovremmo averla sempre. Perché questo mondo è un ecosistema fragile, messo sempre più a dura prova dall’inquinamento e dall’arroganza dell’uomo. Ma in posti dove la natura è ancora sovrana questo atteggiamento è assolutamente obbligatorio.

Pensavo a questo mentre, passato il paese di Monguelfo, percorrevo la strada che placida scorre attraverso la Val di Casies in Alto Adige. Qui il tempo ha tutta un'altra dimensione e lo capisci subito guardando fuori dal finestrino. Non solo perché ti trovi di fronte ad antichi castelli, come quello di Welsperg  http://events.welsberg.com ma soprattutto per la cura con cui vengono tenuti masi e i boschi circostanti. Dietro questo paesaggio idilliaco e lontano dal turismo di massa c’è il lavoro duro e caparbio della popolazione locale che non ha abbandonato la valle per lavori più “facili e redditizi”. Ma è rimasta qui gestendo la modernità in modo che non sia in contrasto con la tutela dell’ambiente.


Questa particolare dimensione la sperimento anche quando arrivo a Blaslahof, https://www.blaslahof.com un maso antico che ospita appartamenti per vacanze. Accanto alla struttura originale è stato costruito un complesso di nuovissimi chalet in legno realizzati secondo le più avanzate tecniche nel rispetto della ambiente
(il legno ad esempio è assemblato senza l’uso di colla). Ma oltre agli chalet è stata realizzata una bellissima area spa con piscina di pietra scura e una sauna ampissima con una grande vetrata sulla valle. La struttura poi ha una “Stube” che oltre ad essere il luogo dove la padrona di casa serve colazioni imperiali e cene, contadine che attingono alla tradizione tirolese, è anche un punto di incontro dove potersi intrattenere con tutta la famiglia (con un ampio spazio riservato ai bambini). E’ un luogo d’incontro, un luogo per chiacchierare e fare programmi per i giorni a venire. Il luogo ideale quindi per incontrare Paul Sapelza, la guida che domani mi porterà a fare una gita di scialpinismo.

Paul è una di quelle guide che non solo conosce perfettamente il territorio dove si trova, ma che continua anche ad avere la passione di descrivertelo per fartelo conoscere in ogni suo dettaglio. E allora la scialpinistica diventa un’occasione unica per imparare la storia di queste terre, dai grandi rivolgimenti storici che hanno spostato i confini da una vallata all’altra e viceversa, ai piccoli episodi locali come il ricordo di una grande frana a cui è stato dedicato un capitello all’inizio della salita di questa scialpinistica. Ma soprattutto mi ricorda quelli che sono i principi fondamentali dello scialpinismo dalla sicurezza alla necessità di partire sempre molto presto, soprattutto quando le giornate sono calde. “Saliamo presto così non solo ci godiamo la neve più bella e soprattutto non danneggiamo il manto nevoso”. Una raccomandazione che dovrebbero davvero tenere a mente tutti gli skialper.

Oggi il nostro obiettivo è la vetta del Hoher Mann (2593 m) una scialpinistica di circa 1000 metri di dislivello. Calzati gli sci nell’ampio parcheggio dello skilift di St. Magdalena si prosegue per il bosco percorrendo un ampia strada forestale fino alla malga Aschtalm (1950 m) dove quasi all’improvviso si apre la vallata. Spettacolo unico! Davanti a me si apre un ventaglio di cime coperte di neve fantastica!! Sogno di scalarle tutte per poterle sciare una ad una!! La nostra prima meta è la forcella situata a circa 2500metri proprio di fronte a noi. Da lì levati gli sci e calzati i ramponi, iniziamo a percorrere la cresta del monte che ci porterà fino alla grande croce che sovrasta la vetta. La giornata tersa, senza nemmeno una nuvola, mi regala una vista spettacolare su tutte le Dolomiti. E Paul mi indica una per una tutte le cime.

Dopo esserci rifocillati e aver analizzato con attenzione le condizioni della neve rimettiamo gli sci in vetta! Siamo pronti per la discesa che ci riserverà una neve fantastica soprattutto nel primo tratto ripido. E’ straordinario questo posto! La pace, il silenzio rotto solo dal suono degli sci che vanno veloci. Sono senza parole: non pensavo davvero ci fossero posti così incredibilmente belli…


La scheda tecnica

Scialpinismo in Val di Casies: Hoher Man

Periodo: da dicembre ad aprile (secondo l’innevamento)

Dislivello dell’itinerario: 1000 metri

Lunghezza: 11,8 km

Difficoltà percorso: BSA

Località di partenza: St. Magdalena Val Casies

Per saperne di più

Per chi vuole fare scialpinismo in Val Casies il primo consiglio è quello di rivolgersi alle guide locali

https://www.alpinschule.com/it/

https://www.bergfuehrer-suedtirol.it

Per chi volesse maggiori informazioni

La settimane di sci alpinismo in Val Casies l’anno prossimo si terranno dal 02.03.-11.04.2020, in questo periodo ci sono offerte speciali per lo sci alpinismo

https://www.kronplatz.com/it/val-casies-monguelfo-tesido/inverno/sci-alpinismo

Per chi invece volesse conoscere meglio la valle e tutte le attività che offre nell’arco dell’anno

https://www.kronplatz.com/en/val-casies-monguelfo-tesido

https://www.suedtirol.info/it/regioni/brunico-e-dintorni

Come si raggiunge la Val Casies da Milano:

Autostrada del Brennero (A22) fino a Bressanone. Proseguire per Brunico e da lì seguire la SS49 fino a Monguelfo e da lì seguire per la Val Casies.

Dove Alloggiare

https://www.blaslahof.com 


sabato 29 giugno 2019

In vetta al Monte Bianco 4810m e discesa con gli sci (Voie Royale) - YouTube video





 









Ultima sci-alpinistica della stagione 2018-2019. Stagione che si chiude col botto.
Ci sono sogni, che per realizzarli ci vogliono anni. Molti anni.
Il mio di anni ne ha richiesti ben più di tre. Anni passati a progettare la salita e ad aspettare che le condizioni meteo lo consentissero. Finalmente nei giorni 16 e 17 giugno 2019 si è creata quella magica condizione che accanto al bel tempo - sole e assenza di venti - ha fatto si che io potessi avere un lunedì di vacanza da dedicare a questo sogno.

Domenica ore 05:00 suona la sveglia a Courmayeur.
Ore 05:40 sono in macchina, già caricata la sera prima con sci, zaino e tutto l'occorrente per la salita. Tunnel Monte Bianco, parcheggio Grepon di Chamonix e alle 06:30 sono all'appuntamento con Franck davanti alle funivie dell'Aiguille du Midi. Dovremmo prendere la prima funivia delle ore 07:00, ma la nevicata della notte precedente ne ritarda la partenza fino alle 07:45. Colgo l'occasione per comprare una gigantesca baguette che finirò di mangiare solo quando in vetta.

Finalmente prendiamo la funivia, scendendo al primo troncone Plan de l'Aiguille.
Subito sci ai piedi iniziamo l'infinito traverso che in 4 ore e 29 minuti e 6,61 chilometri percorsi ci porta al refugedesgrandsmulets 3057m. Ore non banali con frequenti cambi d'assetto per traversare tratti di roccia togliendosi gli sci e mettendoli nello zaino e poi per passare crepacci con la picca in mano e i ramponi ai piedi.
Attraversare  il ghiacciaio di Les Bossons richiede la dovuta attenzione.




Al rifugio subito pranzo e a letto per cercare di accumulare ore di sonno. Il sole riempie di luce la camerata quasi deserta. Il buff davanti agli occhi concilia il sonno. Sveglia poco prima di cena e preparazione nei minimi dettagli dell'equipaggiamento della mattina successiva.
Ore 18:30 cena abbondante ma non troppo per evitare qualsiasi problema dato dall'abbinamento altitudine e stomaco pieno. Avevo fatto acclimamento i week-end precedenti tra un pernottamento al http://www.rifugioguidedelcervino.com 3480m e una gita con partenza da Punta Helbronner 3462m verso Pointe Lachenal, ma meglio non rischiare.

Lunedì 17 giugno inizia con sveglia 01:20, colazione 01:30, uscita dal rifugio 02:00, sci ai piedi (lasciati giù alla fine della corda fissa il giorno prima) ore 02:20 e via.
Saliamo lungo l'Arête nord du dôme du Goûter con l'ausilio della lampada frontale e l'utilizzo dei coltelli per qualche ora, fino ad un tratto di ghiaccio verticale. Qua via gli sci, si calzano i ramponi e, facendo sicurezza con un paio di viti da ghiaccio, si sale.
Arriva l'alba, lo spettacolo è bellissimo.
Continuo a salire con le stesse tempistiche stra-testate tra montagna, Alaska e Lapponia, ogni ora gel e/o barretta e un sorso d'acqua dal termos, e via andare.

Sci e pelli fino al Col du Dome e oltre, fino a 100 metri dalla Capanna Vallot 4362m e qui - sul punto che congiunge la via invernale con quella estiva che proviene dalla via del Refuge Gouter - via gli e sci e, momento magico, via le pelli! Inizio a sentire l'eccitazione della discesa! Ma mancano ancora quasi 500m di dislivello in cresta, la famosa Arrete des Bosses. Qui usiamo picca e ramponi e gestendo il peso degli sci sullo zaino raggiungiamo alle ore 10:00 la vetta! Monte Bianco 4810m.

Attimi di eccitazione (come si vede nel video iniziale) ma 20 minuti per togliersi i ramponi, chiudere gli scarponi, infilarsi gli sci ai piedi e finire la baguette comprata il giorno prima e alle 10:20 inizia la discesa.




A differenza di due amici Istruttori CAI di Brescia, conosciuti la sera prima al Rifugio, che si dirigono direttamente verso Le Corridor, noi lo raggiungiamo solo dopo aver sciato il mur de la cote. L'altitudine non aiuta la lucidità specie con l'eccitazione delle prime curve.
Dopo poco siamo obbligati a toglierci di nuovo, con grande sconforto, gli sci e scendere con picche e ramponi una parete in diagonale per evitare un larghissimo crepaccio alla base.
Forse ce l'avremmo fatta anche sci ai piedi, ma abbiamo deciso di non rischiare.

Il percorso continua aggirando enormi seracchi del Grand Plareau e del Petit Plateau che incombono giganteschi su di noi fino al passaggio accanto al punto di partenza ovvero al refuge des grands Mulets.

Pausa meritata e poi si riprende il traverso del giorno prima, reso veramente pericoloso dal caldo delle ore di pranzo. Solo alle 15:45 riprendiamo la funivia che dal Plan de l'Aiguille ci riporta a Chamonix. Il Suunto segna 13 ore e 44 minuti e 23,9 chilometri percorsi quel giorno.

Questo percorso é la cosiddetta Voie Royale.





domenica 31 marzo 2019

Sellaronda SkiMarathon 2019, quante emozioni



Sono le 17.50 di un bellissimo venerdì. Fa caldo, molto caldo in questo fine marzo. Il sudore scende dal casco e mi bagna la fronte. Non è solo caldo il mio: è tensione. Mi guardo attorno e cerco di mimetizzare il nervosismo, ma oggi è davvero difficile. Le pulsazioni salgono a mille. Sono qui a Selva di Val Gardena https://www.valgardena.it , in uno dei comprensori sciistici più belli del mondo e di fronte a me svetta la salita del Dantercepies. Sono qui perché tra pochi minuti partirà il Sellaronda skimarathon, http://www.sellaronda.it - la più spettacolare gara di scialpinismo in notturna - e io sono uno dei 1300 scialpinisti al via.
Dal 1995 ogni anno (con l'unica eccezione il 2009 quando la gara non fu disputata) Il Sellaronda skimarathon richiama migliaia di appasionati di skimo che si sfidano lungo il celeberrimo circuito che gira attorno al massiccio del Sella. 42km di gara e 2700metri di dislivello positivo per scavallare i quattro passi dolomitici: Passo Gardena, Passo Campolongo, il Pordoi e il Sella. Il tutto nel tempo limite di 6 ore e 20minuti. L'idea della gara venne – come nel migliore dei casi – a un gruppo di amici. Ed oggi quel sogno è diventato a tutti gli effetti uno dei momenti più importanti dello scialpinismo mondiale. Tanto che ogni anno le iscrizioni si esauriscono in pochissimi minuti.



Ma ritorniamo proprio alla partenza. Attorno a me vedo solo ragazzi e ragazze che nel migliore dei casi hanno 10 anni meno di me. Nel "peggiore" sono molto più giovani dei miei figli. Perché questa è una gara "velocissima": una specie di Formula 1 dello skialp. Una gara fatta, come recita un claim, per "uomini e donne jet". Ovvero uomini e donne che riusciranno a percorrere il tracciato sciando a velocità fotoniche in discesa e a ritmi forsennati in salita. Ritmi che hanno davvero dell'incredibile se pensate che in questa 24esima edizione del Sellaronda la coppia maschile vincitrice, composta dai  fortissimi , Filippo Barazzuol – William Boffelli , ha stabilito il nuovo record della gara arrivando al traguardo con il tempo di 2h56'59. Record del percorsobattuto anche in campo femminile dalla stella dello scialpinismo Laetitia Roux che in coppia con straordinaria Martina Valmassoi, ha tagliato il traguardo col tempo di 3h32'37".



Io so bene che oggi non sarò veloce: ho nelle gambe i 315km in Lapponia di pochi giorni fa, dove ho dàto davvero tutto. Ma come mi ha detto un maestro di sci stamattina "l'importante è avere il coraggio di partire" Poi quello che viene, viene. E sarà comunque un'emozione pazzesca. Perché vi assicuro che partire in seconda gabbia, subito dietro ai campioni e ben davanti a concorrenti che capisco essere molto più agguerriti di me implica di sentirsi davvero in dovere di dare il massimo con le energie a disposizione.
Emozione è fare la prima lunga, interminabile salita a tutta per poi trovarsi in cima al passo Gardena al tramonto e scoprire che il fiato ti si spezza in gola non solo per la fatica, ma anche per la bellezza incredibile del panorama che è davvero magnifico. In zona cambio mi tolgo le pelli, accendo la grande frontale e affronto la discesa verso Corvara e, mentre la notte scende, penso che questa sia una delle cosa più belle che ho fatto in vita mia. Emozione è passare Corvara attorniati da volontari premurosi e spettatori che fanno un tifo da stadio con campanacci e mi spingono sulla seconda salita verso Passo Campolongo. La notte cala e davanti a me c'è solo il cono di luce della frontale.
Non vedo i paesaggi magnifici che mi sono attorno, ma sento la stessa gioia che provavo nelle notti in Lapponia. Solo che qui ho anche la fortuna di condividere parte del "viaggio" con una simpaticissima coppia di ragazzi greci che scoprirò al pasta party sono gli organizzatori del  Pierra Creta https://pierracreta.gr/en/. Al pasta party ho anche la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con Oswald Santin, organizzatore e presidente della manifestazione, che è al settimo cielo per questa edizione da record con il muro delle 3 ore infranto dal team vincitore.
Il giorno dopo mi sveglio: sono stanco morto. Ma non riesco a stare fermo e ,inforcati gli sci, ritorno a quella che ieri sera era il luogo della partenza e riparto. Questa volta però senza pelli, ma con gli impianti. Sì perché il Sellaronda è soprattutto uno skitour che unisce quattro comprensori sciistici (Selva-Alpe di Siusi, Alta Badia, Arabba/Marmolada e Val di Fassa). Un percorso che si può percorrere, con calma, in circa 5 ore sia in senso orario (lo stesso della gara) percorso arancione sia in senso antiorario (variante leggermente più facile) percorso verde. https://www.dolomitisuperski.com/it/Scopri/Sellaronda-Grande-Guerra
Sono felice di godermi questo momento di serentià. Ma mentre scio tranquillo alla luce del giorno mi ritrovo a studiare i punti chiave del percorso della ski Marathon della notte prima. Sorrido e penso "e no Max, non puoi già pensare all'edizione 2020!!!!!!"


SCHEDA TECNICA
Sellaronda Skimarathon  http://www.sellaronda.it
42km – 2700 D+ tempo limite 6ore e 20. Prossima edizione 2020
Percorribile con un solo ski pass del Dolomiti Superski
DOVE ALLOGGIARE
Hotel Flora. Albergo delizioso a conduzione famigliare, situato in pieno centro di Selva e a pochi passi dalla partenza degli impianti. http://www.flora.bz

mercoledì 13 giugno 2018

Dolomiten ohne Grenzen, das Dorf der Drei Zinnen





La montagna non può essere solo un luogo di svago e sport. La montagna deve essere un bene da salvaguardare e valorizzare. Ma può e deve essere anche una fonte di ispirazione e riflessione su sé stessi e il mondo. Sabato 9 giugno. Sono le 5.00 del mattino e sono questi i pensieri che mi passano per la testa mentre cammino su un sentiero assieme a Reinhold Messner, la leggenda vivente dell'alpinismo che proprio quest'anno celebra il 40esimo anniversario della sua impresa più famosa: la prima volta che un uomo riuscì a scalare l'Everest senza ossigeno.



Ma Messner - da vero uomo di montagna - non è tipo da indugiare nelle celebrazioni delle imprese passate. Lui va dritto, pensando al futuro e ai nuovi progetti. Ed è per questo che siamo qui all'alba in questo sentiero assieme a lui. Siamo una delegazione amanti della montagna che tra poco arriveranno a Forcella Frugnoni. Nel luogo che segna l'incontro tra il Veneto, il Trentino Alto Adige e il Sud Tirolo e dove verrà posta una stele che dà ufficialmente il via al progetto Dolomiti senza confini. https://www.dolomitisenzaconfini.eu/it/ 

Dolomiti senza Confini è infatti il nome di un percorso di oltre 100 chilometri in alta quota che combina trekking e arrampicata sulle vie ferrate. Un itinerario transfrontaliero che parte da Belluno e, attraversando le Tre Cime di Lavaredo, arriva fino a Sesto per poi spingersi fino a Kartitsch nel Tirolo orientale. Una vera e propria Alta Via dolomitica che segna una nuova tappa nello sviluppo dei percorsi di montagna perché concatena sentieri escursionistici facili con percorsi attrezzati di alto valore alpinistico. Il lungo il percorso può essere suddiviso in 9 tappe https://www.dolomitisenzaconfini.eu/it/tappe-e-vie-ferrate/ che attraversano le più belle montagne delle Dolomiti: dalle Tre Cime al Popera, dal Paterno alla Croda dei Toni, dalla Croda Rossa a Cima Vallona.

Ma Dolomiti senza confini è molto di più di un itinerario turistico o di un percorso alpinistico. E' il sogno di una montagna senza frontiere dove gli uomini possono incontrarsi senza barriere che li dividono. E proprio per questo che la cerimonia di inaugurazione – dopo lo svelamento della stele – si sposta a Passo Monte Croce di Comelico. Qui nella prima guerra mondiale c'era il confine tra l'Italia e l'Impero Austro-Ungarico. Sui pendii di queste montagne, cent'anni fa migliaia di uomini sono morti a causa di una guerra assurda voluta dai potenti, ma pagata col sangue dei poveri. Uomini, spesso poco più che ragazzi, costretti da ordini insensati a combattere su queste montagne che ancora oggi mostrano l'orrore delle trincee, del filo spianato e dei bunker ad alta quota.
Oggi invece a Passo Monte Croce risuonano solo parole di pace e speranza  "La bellezza e la forza delle Dolomiti" dice Messner dal palco "sta nel fatto che oggi non dividono più i popoli, ma li uniscono"  "Le Dolomiti – continua Messner - permettono di radicare le nostre vite a questi luoghi e allo stesso tempo ci fanno accettare gli altri. Oggi per poter stare insieme in Europa serve soprattutto empatia. Empatia tra tutti i popoli europei, ma anche empatia con coloro che fuggono da guerre o da situazioni economiche drammatiche"  Un messaggio forte di solidarietà, un appello a lasciare da parte gli egoismi che si scontra però con la tragica realtà di oggi in cui come ricorda Messner "Venti nazionalisti stanno riemergendo in varie zone d'Europa, Italia compresa, come un pericoloso retaggio del passato". La speranza è che il progetto Dolomiti Senza Confini possa davvero essere un luogo d'incontro tra persone, un itinerario di pace e di fratellanza sui sentieri che sono stati drammatici percorsi di guerra.



mercoledì 20 settembre 2017

TheNorthFace Mountain Festival 14-17 settembre 2017



La persone hanno bisogno di credere che nel mondo esistono luoghi in cui è possibile stare assieme e divertirsi in modo costruttivo e in armonia con la natura. In fondo la maggior parte delle persone fa sport perché deve in qualche modo scappare dalla vita ordinaria del lavoro e degli impegni…


C’è un luogo magico dove per quattro giorni si riunisce una tribù di ragazzi e ragazze, di tutte le età, provenienti da ogni angolo d’Europa (e non solo) animati da un'unica grande passione: la montagna in ogni sua possibile declinazione (climbing, alpinismo, rafting, trekking ecc..). In questo luogo c’è un grande prato con attorno le montagne splendide di Lauterbrunnen, che si anima poco a poco di tende colorate che diventano sempre di più giorno dopo giorno. Una tribù variegata che dà vita ad uno dei festival in onore della Montagna più belli e partecipati del mondo: TheNorthFace Mountain Festival  che quest’anno ha riunito oltre 800 appassionati di Outdoor provenienti da 29 paesi. 
Per preparare questo evento TheNorthFace lavora tutto l’anno: dal punto di vista organizzativo sicuramente, ma anche soprattutto dal punto di vista di coesione della community. Il brand californiano infatti da alcuni anni organizza nelle principali città del mondo allenamenti settimanali collettivi, completamente gratuiti che vanno sotto il nome di NeverStop e a seguire il nome della città. Sono ormai mesi che mi alleno una volta alla settimana con la tribù milanese dei NeverStopMilan. E questo lavoro si è visto proprio a Lauterbrunnen  dove i partecipanti provenienti dalle varie città europee vestivano fieri le magliette delle loro Communities:, Never Stop London, Never Stop Munchen, Never Stop Berlino.
Da un punto di vista aziendale, si tratta di un’operazione di Marketing azzeccatissima verso tutti gli Stakeholders: clienti, distributori, dipendenti, fornitori, communities locali, atleti professionisti e non, rappresentanti stampa e influencer. Nel momento in cui si organizza un evento “monster” delle dimensioni partecipative del TheNorthFace Mountain Festival si prendono dei rischi, si espone la propria immagine alle valutazioni e alle critiche. L’evento può essere un fallimento, se non si ottiene un grande successo in linea con le alte aspettative dei partecipanti. Per far si che si raggiunga il successo, tutto, ma davvero tutto, deve funzionare alla perfezione, come un orologio svizzero. E Lauterbrunnen, la location svizzera prescelta, era già di per se di buon auspicio. In sintesi, se l’obiettivo era la fidelizzazione e la soddisfazione dei partecipanti, direi che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto.
La passione sportiva dei partecipanti è stata pienamente ripagata con attività variegate, ben assortite e di tutti i livelli di preparazione. Attività che poi rendevano orgogliosi i partecipanti per poterle svolgere accanto a super campioni, mostri sacri della Montagna che privi di ogni atteggiamento altezzoso, dispensavano ogni sorta di consiglio in tante lingue con pazienza e sorrisi stampati sulle loro facce gioiose.

Le attività proposte al festival sono state davvero tante. Trail running sui tanti percorsi che offrono le vallate stupende dove a luglio si svolge l’Ultra Trail Eiger (parte dell’Ultra Trail World Tour). Arrampicata sia in falesia che, nel caso di brutto tempo, in indoor. Alpinismo sul meraviglioso ghiacciaio dove si affacciano Eiger, Monch e Jungfrau, con spettacolare salita al Walcherhorn (sei ore piene di gita per i più esperti, tutti con la dovuta garanzia offerta dalle Guide Alpine del luogo). Ma anche altre attività tutte di alto livello: dal corso di fotografia outdoor (dove ho finalmente capito l’importanza di avere in ogni foto un fore-ground, un middle-ground e non solo il back-ground), alla cucina d’avventura, al kayak, al trekking, al canyoning e, dulcis in fundo, al parapendio. Ed è proprio a Lauterbrunnen che l’ultimo giorno in extremis ho avuto il battesimo di volo con il mio primo volo in parapendio! Coadiuvato da un pilota locale (ovvero volo in coppia), dopo essere saliti con la funivia ben oltre la scarpata di 650m che si affacciava sul Campo con le sue spettacolari cascate (se ne contano 72 nella valle di Lauterbrunnen), ci si lancia in un volo che mi ha tolto più volte il fiato. Sensazioni uniche ben oltre le aspettative. Dovutamente documentate nelle foto pubblicate.
Personalmente, oltre al Paragliding della domenica, mi sono cimentato il giovedì in un tiratissimo Trail Running con l’allenatore di Never Stop Chamonix (un inglese trapiantato sulle pendici del Monte Bianco) a cui ho cercato di togliere il fiato in discesa . Il venerdì ho fatto il bis con la gita d’Alpinismo sul Walcherhorn, non solo per i ghiacciai, ma anche per la gita sul trenino a cremagliera che sale nel cuore dell’Eiger e fa le soste permettendo ai turisti di affacciarsi dalle finestre sul ghiacciaio e fotografare da posizioni di dominio altrimenti solo dei top alpinisti e Guide Alpine. Il sabato, ho fatto preoccupare in parete, causa del mio stile incerto a confronto del livello degli altri e del mio impormi sul ruolo di primo a salire, la mitica Caroline Ciavaldini (moglie dell’ugualmente celeberrimo James Pearson): ho promesso che quest’inverno troverò del tempo anche per arrampicare! Mah, non so…sto comunque cercando una palestra di roccia!
Team dei “pro” pienamente partecipe, coinvolgente e coinvolto in tutte le attività, da quelle in cui era “guida” a quelle ricorrenti del “capo” al Party del sabato sera, dove davvero erano parte integrante dei festeggiamenti. I nomi da ricordare sarebbero tanti, ma non possiamo non menzionare oltre a Caroline Ciavaldini e James Pearson, i top Simone Moro, Tamara Lunger, Emilio Previtali (coinvolgente Story-Teller), Lizzy Hawker, David Gottler, i fratelli Pou, la new entry Graziana Pè, Stefano Ghisolfi, Jacopo Larcher, Hansjoerg Auer, 

Appuntamento al prossimo anno, quanti saranno i partecipanti? Dove si incontreranno? Ma si riuscirà a replicare un aumento dei partecipanti come quest’anno?
Tutte cose a cui avremo una risposta restando sintonizzati con TheNorthFace. Ci vediamo a settembre 2018!

Crediti foto Kuerzi e Martafont.



venerdì 1 aprile 2016

Tour du Rutor 2016: tracciatura e prima giornata


Dopo la tracciatura di ieri, vedi http://www.actionmagazine.it/rubrica/neve/201603312116-anche-io-tracciatore-per-il-rutor-extreme/ , oggi primo dei tre giorni di gara.

Sono salito poco più di 900m di D+ verso l'ultimo cambio e lascio spazio alle foto che, nonostante il tempo inclemente sono riuscito a fare. Per i commenti sulla giornata fate pure riferimento al sito ufficiale http://tourdurutor.com/wp/ o su http://www.sportdimontagna.com/ dell'amico Maurizio Torri.
Allego anche le tracce dei due giorni http://www.movescount.com/moves/move99764177#calendar-month=2016-04 e http://www.movescount.com/moves/move99764114




salendo verso l'alto

un attimo di sole lungo l'ultima salita

i primi

vanno via leggeri




gli inseguitori

tentano il recupero















buon umore nonostante la fatica
 
stand della Camp con Gadget per i supporters

in jeans


verso gli ultimi

ma ne mancano tanti