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sabato 29 agosto 2020

UTMB2020: Pau Capell la corre lo stesso


La Settimana di fine Agosto, ogni anno è sinonimo di UTMB. Non  quest'anno. Ma io non ho resistito e Lunedì 24, in piena crisi d'astinenza, mi sono ritrovato a Chamonix per provare malgrado tutto e tutti la partenza e i primi chilometri. Quando sono partito sapevo che sarebbe stata solo una relativamente breve corsetta. Ma vi confesso che non è stato facile, ad un certo punto, dire basta e tornare indietro. Troppa la voglia di continuare quel sentiero unico e meraviglioso. Ma non avevo nulla con me e a malincuore ho girato i tacchi verso Chamonix.
Solo pochi giorni dopo però qualcun altro ha fatto molto meglio, molto ma molto meglio. 

Pau Capelltrail runner del team TheNorthFace, ha completato l'iconico percorso del Tour du Mont Blanc, correndo in solitaria con un tempo di 21:17:18.

 


Lo ha fatto anche per tutti coloro che stanno affrontando grandi sfide in questo difficile anno, inclusi tutti gli appassionati di running che non hanno potuto correre l'UTMB.

 

171 km e più di 10.000 metri di dislivello positivo per quello che viene considerata uno degli ultra trail più impegnativi al mondo, attraverso il meraviglioso panorama delle Alpi in un percorso mozzafiato tra Francia, Italia e Svizzera.


Per tutti gli altri runners non resta che attendere il 2021.







sabato 20 gennaio 2018

My Road to Iditarod: -35 giorni al via: vestirsi a strati


 

35 giorni al via: la sindrome della cipolla ovvero "vestirsi a strati… Sì va bene! Ma quanti???"


Di ritorno dalla Rovaniemi150 (Artic Winter Race che si svolge a Febbraio in Lapponia) avevo coniato la definizione del "freddo multidimensionale".

Avevo spiegato che – a quelle latitudini - il freddo non può essere misurato solo in base alla temperatura, perchè il freddo in quelle condizioni diventa qualcosa di molto più complesso. Facciamo un esempio: molti di noi hanno sperimentato cosa significa stare a -20°. Generalmente questo ci è successo mentre stavamo sciando oppure mentre raggiungevamo una vetta. E tutti ci siamo accorti che la percezione del freddo aumenta col passare delle ore. Quindi oltre alla temperatura, il freddo va "misurato" anche sul tempo ovvero in base di quante ore si starà fuori: ed questa è la seconda dimensione.

Inoltre il freddo è più intenso se è notte, dopo ore senza dormire. Questo lo sanno bene gli Ultra Trailers.  Se si "salta" una notte di sonno, a parità di condizioni, si sente più freddo. Se poi se ne saltano due di notti, la percezione di un -20 gradi dopo 40 ore di esposizione… beh! vi assicuro che quel freddo non si dimentica più.
La mancanza di sonno e la notte diventano quindi la terza dimensione del freddo.
Infine non dimentichiamo altri elementi ambientali come ad esempio il vento. Sappiamo tutti che con vento forte il freddo percepito si abbassa notevolmente rispetto a quanto riporta il termometro. In sostanza quindi si può dire  la temperatura non può essere considerata una variabile "indipendente", ma va relazionata ad altri fattori (tempo di esposizione al freddo, mancanza di sonno, buio) e a variabili ambientali come il vento (in Alaska una giornata senza vento pare sia una rarità, e non sto parlando certo di vento tipo il Ponentino romano).

Detto  questo: in Alaska il prossimo 25 Febbraio vado ad affrontare una temperatura media di -40 gradi centigradi per un tempo di circa 96 ore… A voi trarre le conclusioni sul tipo di freddo che troverò!

Ma che cosa significa davvero questo  freddo e come ci si veste per una esperienza così estrema? La strategia comunemente adottata è quella che ci ha insegnato la mamma quando eravamo bimbi: ci si veste "a cipolla".  Ho valutato che di base avrò circa 7 strati mentre sono "in movimento", più 1 a portata di mano per le "pause" nel cammino cioè le pause fisiologiche e le pause per alimentarsi (visto che non ci sono ristori né tanto meno rifugi in cui potersi riparare e che per bere bisogna "farsi l'acqua" sciogliendo la neve con il fornellino).

Fatta questa introduzione, partiamo con l'illustrazione degli strati, anche sepermettetemi di non svelare ancora tutto l'equipaggiamento e di illustrare la sola "parte alta", quella del busto. In dettaglio gli strati 1 e 2 saranno un intimo tecnico "a pelle" che prevedo di non togliere mai dalla partenza all'arrivo. Mentre lo strato 3, sarà una tuta Peak Performance mutuata delle spedizioni sugli  ottomila. Questo terzo intimo ha tanto di zip a "U" sulla parte posteriore e un'ulteriore zip anteriore con doppio senso di apertura. Entrambe le zip sono per facilitare le pause fisiologiche. Ovviamente, per impossibilità pratica, anche questa costituisce uno strato da non togliere mai.

Poi dagli strati successivi inizia il ballo del "metti e togli", "togli e metti". Strato 4 sarà Piumino Thermoball della TheNorthFace,  "reduce" vittorioso della Rovaniemi150. Facilmente ripiegabile e riponibile anche in una tasca così da poter utilizzare meno spazio possibile nel borsone. Davvero leggerissimo addosso e molto, molto confortevole. Compagno anche di tante scialpinistiche per l'ottimo rapporto caldo/ingombro.

Strato 5 prevede la Giacca Ventrix  TheNorthFace. Questa giacca ha nuova tecnologia con un sistema dinamico di microfori che si aprono e si chiudono durante l'attività fisica, regolando la temperatura corporea. Anche questa leggerissima, calda, e anche traspirante. 

Lo Strato 6 è il Piumino La Sportiva "650", indossato  durante la Rovaniemi150. Una giacca davvero caldissima, isolante e protettiva: confermata anche questa per l'Alaska!

Lo Strato 7, ovvero l'ultima difesa, è il pezzo più importante, quello che indosserò più a lungo: Giaccone TheNorthFace "LOSTRAIL". Caldo, impermeabile, con tante tasche sia interne – a rete – che esterne, anti-vento, con zip sotto le ascelle, con taschino al polso che utilizzerò in Alaska non per lo ski-pass ma per il GPS cartografico della mia MTB. Questa giacca ha poi un cappuccio regolabile che non ha eguali nel tepore e nella protezione dal vento.

Ultimo Strato l'ho chiamato EXTRA. E' il dulcis in fundo, ovvero il giaccone da indossare durante le pause. Perché quando ci si ferma potrebbero tutti gli state prima menzionati potrebbero non essere più sufficienti ed è necessaria una copertura extra.Insomma partirò bello carico d'indumenti per poter sceglierel'abbinamento più adatto - in ogni momento del giorno o della notte, ma  anche in caso di vento o di neve, di temperature più o meno estreme – sempre rispettando la regola aurea di stare attendo a "non sudare" mai. Perché il sudore diventa ghiaccio in pochi secondi e avere il ghiaccio a pelle potrebbe rendere il tutto molto più problematico, per non dire pericoloso, molto pericoloso!!


mercoledì 20 settembre 2017

TheNorthFace Mountain Festival 14-17 settembre 2017



La persone hanno bisogno di credere che nel mondo esistono luoghi in cui è possibile stare assieme e divertirsi in modo costruttivo e in armonia con la natura. In fondo la maggior parte delle persone fa sport perché deve in qualche modo scappare dalla vita ordinaria del lavoro e degli impegni…


C’è un luogo magico dove per quattro giorni si riunisce una tribù di ragazzi e ragazze, di tutte le età, provenienti da ogni angolo d’Europa (e non solo) animati da un'unica grande passione: la montagna in ogni sua possibile declinazione (climbing, alpinismo, rafting, trekking ecc..). In questo luogo c’è un grande prato con attorno le montagne splendide di Lauterbrunnen, che si anima poco a poco di tende colorate che diventano sempre di più giorno dopo giorno. Una tribù variegata che dà vita ad uno dei festival in onore della Montagna più belli e partecipati del mondo: TheNorthFace Mountain Festival  che quest’anno ha riunito oltre 800 appassionati di Outdoor provenienti da 29 paesi. 
Per preparare questo evento TheNorthFace lavora tutto l’anno: dal punto di vista organizzativo sicuramente, ma anche soprattutto dal punto di vista di coesione della community. Il brand californiano infatti da alcuni anni organizza nelle principali città del mondo allenamenti settimanali collettivi, completamente gratuiti che vanno sotto il nome di NeverStop e a seguire il nome della città. Sono ormai mesi che mi alleno una volta alla settimana con la tribù milanese dei NeverStopMilan. E questo lavoro si è visto proprio a Lauterbrunnen  dove i partecipanti provenienti dalle varie città europee vestivano fieri le magliette delle loro Communities:, Never Stop London, Never Stop Munchen, Never Stop Berlino.
Da un punto di vista aziendale, si tratta di un’operazione di Marketing azzeccatissima verso tutti gli Stakeholders: clienti, distributori, dipendenti, fornitori, communities locali, atleti professionisti e non, rappresentanti stampa e influencer. Nel momento in cui si organizza un evento “monster” delle dimensioni partecipative del TheNorthFace Mountain Festival si prendono dei rischi, si espone la propria immagine alle valutazioni e alle critiche. L’evento può essere un fallimento, se non si ottiene un grande successo in linea con le alte aspettative dei partecipanti. Per far si che si raggiunga il successo, tutto, ma davvero tutto, deve funzionare alla perfezione, come un orologio svizzero. E Lauterbrunnen, la location svizzera prescelta, era già di per se di buon auspicio. In sintesi, se l’obiettivo era la fidelizzazione e la soddisfazione dei partecipanti, direi che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto.
La passione sportiva dei partecipanti è stata pienamente ripagata con attività variegate, ben assortite e di tutti i livelli di preparazione. Attività che poi rendevano orgogliosi i partecipanti per poterle svolgere accanto a super campioni, mostri sacri della Montagna che privi di ogni atteggiamento altezzoso, dispensavano ogni sorta di consiglio in tante lingue con pazienza e sorrisi stampati sulle loro facce gioiose.

Le attività proposte al festival sono state davvero tante. Trail running sui tanti percorsi che offrono le vallate stupende dove a luglio si svolge l’Ultra Trail Eiger (parte dell’Ultra Trail World Tour). Arrampicata sia in falesia che, nel caso di brutto tempo, in indoor. Alpinismo sul meraviglioso ghiacciaio dove si affacciano Eiger, Monch e Jungfrau, con spettacolare salita al Walcherhorn (sei ore piene di gita per i più esperti, tutti con la dovuta garanzia offerta dalle Guide Alpine del luogo). Ma anche altre attività tutte di alto livello: dal corso di fotografia outdoor (dove ho finalmente capito l’importanza di avere in ogni foto un fore-ground, un middle-ground e non solo il back-ground), alla cucina d’avventura, al kayak, al trekking, al canyoning e, dulcis in fundo, al parapendio. Ed è proprio a Lauterbrunnen che l’ultimo giorno in extremis ho avuto il battesimo di volo con il mio primo volo in parapendio! Coadiuvato da un pilota locale (ovvero volo in coppia), dopo essere saliti con la funivia ben oltre la scarpata di 650m che si affacciava sul Campo con le sue spettacolari cascate (se ne contano 72 nella valle di Lauterbrunnen), ci si lancia in un volo che mi ha tolto più volte il fiato. Sensazioni uniche ben oltre le aspettative. Dovutamente documentate nelle foto pubblicate.
Personalmente, oltre al Paragliding della domenica, mi sono cimentato il giovedì in un tiratissimo Trail Running con l’allenatore di Never Stop Chamonix (un inglese trapiantato sulle pendici del Monte Bianco) a cui ho cercato di togliere il fiato in discesa . Il venerdì ho fatto il bis con la gita d’Alpinismo sul Walcherhorn, non solo per i ghiacciai, ma anche per la gita sul trenino a cremagliera che sale nel cuore dell’Eiger e fa le soste permettendo ai turisti di affacciarsi dalle finestre sul ghiacciaio e fotografare da posizioni di dominio altrimenti solo dei top alpinisti e Guide Alpine. Il sabato, ho fatto preoccupare in parete, causa del mio stile incerto a confronto del livello degli altri e del mio impormi sul ruolo di primo a salire, la mitica Caroline Ciavaldini (moglie dell’ugualmente celeberrimo James Pearson): ho promesso che quest’inverno troverò del tempo anche per arrampicare! Mah, non so…sto comunque cercando una palestra di roccia!
Team dei “pro” pienamente partecipe, coinvolgente e coinvolto in tutte le attività, da quelle in cui era “guida” a quelle ricorrenti del “capo” al Party del sabato sera, dove davvero erano parte integrante dei festeggiamenti. I nomi da ricordare sarebbero tanti, ma non possiamo non menzionare oltre a Caroline Ciavaldini e James Pearson, i top Simone Moro, Tamara Lunger, Emilio Previtali (coinvolgente Story-Teller), Lizzy Hawker, David Gottler, i fratelli Pou, la new entry Graziana Pè, Stefano Ghisolfi, Jacopo Larcher, Hansjoerg Auer, 

Appuntamento al prossimo anno, quanti saranno i partecipanti? Dove si incontreranno? Ma si riuscirà a replicare un aumento dei partecipanti come quest’anno?
Tutte cose a cui avremo una risposta restando sintonizzati con TheNorthFace. Ci vediamo a settembre 2018!

Crediti foto Kuerzi e Martafont.



mercoledì 19 luglio 2017

Sabato 15 luglio 2017, caffè al Bivacco Gervasutti









Obiettivo raggiunto. Altre 4 persone incontrate tra salita discesa e condivisione di un buon caffè al Bivacco!

Bivacco con equipaggiamento da sogno e tanto di Personal Computer. Purtroppo, non andava il wi-fi. Preparato un buon caffè con la moka e lasciato una busta di minestrone liofilizzato per chi avrebbe passato lì la notte.




domenica 9 luglio 2017

In vista dell' Iditarod 2018 - ITI 130: intervista a Omar Mohamed Alí

Intervista a Omar Mohamed Alì Adventurer Ultra Runner , Outdoor Trainer, CrossFit Coach


E’ fantastico parlare con una persona che non hai mai incontrato prima e scoprire - nel corso della chiacchierata - di condividere le stesse passioni, esperienze, avventure e soprattutto lo stesso approccio verso “le imprese estreme”.  E’ stato proprio questo quello che mi è successo quando ho telefonato ad Omar, ex-professionista delle truppe Alpine con incarichi speciali, Ultra Runner Finisher all’UTMB, alla LUT, al Cro-Magnon nonché titolare di un Box Cross-Fit a Saronno. Mi sono messo in contatto con lui perché avevo letto un bell’articolo in cui raccontava la sua esperienza in Alaska. E così, preso il coraggio a quattro mani, ho cercato il suo contatto e l’ho chiamato.

Grazie ai racconti di un amico, Omar si è appassionato alla Yukon Ultrahttp://www.arcticultra.de/en/ e ha deciso di andare con lui alla versione di 300 miglia e che sono riusciti a completare con successo.  E’ nato così l’amore per il  “deserto bianco”. Quella strana passione per gli spazi infiniti – non importa se sono deserto, oceano o pianura di ghiaccio, dove lo sguardo si perde nell’orizzonte. Per poter attraversare questi luoghi così complessi e difficili è necessaria una preparazione metodica con la massima attenzione ai dettagli. E questo viene più facile se si è da sempre abituati ad affrontare gli eventi della vita con la stessa metodologia e devozione.

Vista la mia prossima partecipazione all’Iditarod Trail Invitational http://iditarodtrailinvitational.com/  ho chiesto ad Omar alcuni consigli e suggerimenti, considerando che lui - oltre ad aver concluso la Yukon - ha anche partecipato al'IditaSporthttps://iditasportalaska.com/ che si sviluppa praticamente sullo stesso tracciato dell’Iditarod. Siamo quindi subito passati a discutere i dettagli delle sue due avventure. E sono questi i dettagli che vorrei condividere, perché ritengo facciano parte del fascino di queste “Outdoor Adventures” che chiamare gare è oltremodo riduttivo.

                                                                                                                                  
La caratteristica di queste avventure nell’estremo nord è che si affrontano trainando una slitta, o pulka, o sled. La slitta contiene tutto il necessario per i giorni in cui si resta “confinati nell’ignoto”. Il peso della slitta oscilla tra i 22 e i 25 chili in relazione alla lunghezza e comprensivo del materiale essenziale alla sopravvivenza. Sulla slitta si carica solitamente un sacco impermeabile agganciato alla slitta stessa con dei moschettoni o con dei tiranti e reti elastiche. All’interno si posiziona: cibo, fornello per sciogliere la neve e scaldare il cibo,  thermos, ciaspole, ramponi, sacco a pelo, sacco da bivacco, materassino isolante e altri oggetti. Ma attenzione: qui non c’è materiale obbligatorio! Volete sopravvivere nel deserto di ghiaccio? Beh non aspettatevi che gli organizzatori vi diano consigli o suggerimenti. Il sito dell’Iditatod lo dice chiaramente: se avete bisogno di indicazioni su come sopravvivere a queste condizioni, allora forse siete nel posto sbagliato: ci sono altre gare più adatte a voi, non questa!

Omar ha usato un sacco da 120 litri agganciato con 4 moschettoni. Io invece alla Rovaniemi 150 https://www.rovaniemi150.com/  avevo un sacco da 80 litri, ma ugualmente ben assicurato con tre elastici colorati con ganci identici a quelli che usava mio papà per il portapacchi sul tetto della sua Fiat 124!! Ma Omar aveva anche una tenda minimalista, ignifuga, da 1,6kg e con due ingressi: uno per posizionarci il fornello stabilizzato da un pianale in legno, l’altro per entrata e uscita…alla mia osservazione di perché non un semplice sacco da bivacco, Omar ha risposto che la tenda dà più un’idea di casa, di rifugio sicuro. Ecco cosa mi piace di lui: cerca anche nelle condizioni più estreme di vivere in un modo autentico.
Come me Omar ha fatto tantissime Ultra Trail. Ma adesso ha deciso di indossare il pettorale solo in rare occasioni e dedicarsi di più all’avventura, alla scoperta. “vedi io adesso preferisco fare un altro tipo di esperienza. Preferisco trovare vie diverse d’accesso alle cime, trovare altri percorsi” mi dice e qui davvero mi riconosco nel suo percorso.


Torno a farmi e a fargli mille domande su questa impresa! Come hai fatto per l’acqua?
E il percorso di queste gare? Spesso non è tracciato, allora anche questo argomento andrà affrontato.
E se si elimina il cambio di abiti: come ci si veste per stare al freddo per due/quattro/dieci giorni?
Si corre o si cammina?
Che scarpe si usano?

Eh sì!! Mi accorgo ce n’è abbastanza per un secondo report.

lunedì 19 settembre 2016

The North Face Mountain Festival - Lauterbrunnen - Settembre 2016


Simone Moro e Max Marta in vetta
con Jacopo Larcher

impegnato nella salita





Venerdì 16 Settembre, ore 7:00: inizia il mio lungo viaggio verso Lauterbrunnen, dove si tiene il The North Face Mountain Festival 2016, una tre giorni di festa, dibattiti e tanto sport in mezzo alle alpi svizzere che ha come obiettivo quello di avvicinare le persone ad attività come il trail running, l’arrampicata, l’alpinismo, il parapendio, canyoning  e molti altre.

Ore 12:00 arrivo al Camp - che è proprio un campeggio nel senso letterale del termine con una miriade di tendine colorate e gente festante con zaini in spalla - in auto da Milano passando per il Gottardo, il Sustenpass e Interlaken. Appena dopo il Sustenpass le montagne iniziano ad incutere soggezione, tanto sono alte e scure. Il Mountain Festival già dall'ingresso è emozionante: tanto che mando un messaggio gli amici in Italia "io mi sa che resto qua". Giusto il tempo di lasciare il borsone in tenda ed è ora di andare al primo evento: climbing con i mitici James Pearson, Caroline Ciavaldini e Jacopo Larcher. Ci stiamo ancora contando che inizia a piovere e nonostante il mio elegante "ecchissene" si opta per una Kletterschule (palestra di roccia) al coperto. Qui ci consegnano scarpette e harness/imbracatura e inizia il divertimento. Jacopo mi prende in consegna e inizio a salire per la parete fintanto che non mi si disintegrano i muscoli delle braccia: dal prossimo mercoledì mi sa che è meglio che vada ad allenarmi al Mountain Athletics Training a Milano
: https://www.eventbrite.co.uk/e/neverstopmilano-mountain-athletics-session-3-tickets-27435730007! Poi, come mio solito, faccio il passo più lungo della gamba e chiedo a Caroline di poter salire io a fissare i moschettoni sulla parete per la sicurezza degli altri, malgrado non sia proprio un esperto di arrampicata, anzi è la prima volta che faccio la parate indooor. Mi guarda e mi chiede "sei sicuro?"  E io sorrido senza rispondere! Si rassegna subito e mi fa provare ad assicurare la corda ad un moschettone con una sola mano e poi...salgo e moschettone dopo moschettone arrivo fin su: incredibile! Ce l’ho fatta! Che felicità!

La giornata prosegue con una buonissima cena nel grande tendone mensa al centro del campo e poi alle 21.00 inizia lo spettacolo della presentazione di Tamara Lunger e Simone Moro che raccontano della loro impresa sul Nanga Parabat e sono brividi sulla pelle. Per i più giovani, la nottata prosegue con la musica martellante dei dj. Mentre io decido di tornare in tenda, puntare la sveglia alle 5 e andare a dormire: per me il bello viene domani. Loro invece se la ballano per tutta la notte!

Sabato 17, ore 4:30 il secondo giorno inizia mezz’ora prima che suoni la sveglia: sono troppo emozionato e non vedo l’ora di partire! Oggi c’è l’evento più atteso: la spedizione al Walcherhorn (3685 m) con Simone Moro. Prima di partire facciamo un briefing e la verifica materiali. E poi via!! Già solo il viaggio è un esperienza meravigliosa: dalla stazione di Kleine Scheidegg parte infatti il trenino a cremagliera "Jungfraubahn" che passa dentro la montagna e ferma ogni venti minuti per permettere ai viaggiatori di affacciarsi alle finestre scavate sul fianco della montagna e che si aprono direttamente sui ghiacciai. Uno spettacolo fantastico che lascia senza parole in particolare all'Eigergletcher.

Arrivati all’imperiosa stazione dello Jungfraujoch, dove troneggia un cartello “Top of Europe”  facciamo una veloce messa a punto di abbigliamento e materiali, un ulteriore briefing e finalmente si inizia a salire verso la vetta. La prima parte è in piano con panorama mozzafiato tra vette e crepacci. Poi ci si lega in tre cordate diverse, con avanti le due guide alpine Bergfuhrer locali e Simone Moro. Io mi accodo alla terza, quella di Simone, e la scelta si rivela giusta, ovviamente, visto che non mi ricapiterà più in vita mia!

Attraversiamo un ghiacciaio immenso che ricorda la Mer de Glace nel Monte Bianco e malgrado le nuvole possiamo godere di un paesaggio strepitoso. Un bellissimo traverso è la parte più tecnica della gita, con una delle guide svizzere che va avanti a scalettare per tutti aiutandosi con la sua piccozza in legno anni 50, che ci racconta essere dotazione obbligatoria per tutte le guide locali. Un ultimo strappo e poi tutti sulla vetta del Walcherhor per le foto e i filmati di rito, nonostante il vento che continua a ripulire la vetta dalla neve. Sgranocchiati i panini del pranzo al sacco gentilmente preparato e offerto dagli impeccabili organizzatori, ci si prepara per la discesa.
Parte la prima delle due cordate svizzere, poi la seconda e poi Simone Moro mi dice "vai tu!". Mi guardo attorno e capisco che dice proprio a me. Lo fisso con sguardo interrogativo. E lui spiega "Prima sei stato l'ultimo in cordata, adesso guidi tu e io chiudo". Faccio la faccia alla John Wayne rispondo con uno spavaldo OK, VADO! Cerco di dare l'impressione di essere sicuro, ma tra me e me penso "occhio Max, ti stanno guardando quelli dietro, non fare errori, cammina bene, non inciampare sui ramponi, segui le tracce!".
Dopo il primo tratto di discesa ripida, Simone rincara "ora aumenta il passo e andiamo a prendere quelli davanti". Beh questo so bene come si fa, metto gli obiettivi nel mirino, ingrano la quarta, lascio andare le gambe e stimo di chiudere il gap in due minuti. Peccato che da alcune imprecazioni che mi arrivano da dietro mi rendo conto che mi sto trascinando via i due spagnoli con le loro piccozze, zaini e ramponi! Insomma, devo rallentare se non voglio perdere pezzi della cordata.. Giunti alla fine del traverso, ricongiunti con le altre due cordate, togliamo i ramponi e restando in cordata torniamo verso la base. Che esperienza fantastica!!

Domenica 18: mi sveglio all’alba. La sera prima la festa è stata super e mentre esco dalla tenda vedo che ci sono ancora un sacco di persone che stanno ballando. Questo è l’ultimo giorno del Mountain Festival e il mio programma prevede il paragliding. Ma accidenti piove! E questo ha costretto gli organizzatori ad annullare i voli. E così - vista la divertente esperienza del primo giorno - mi aggrego ancora una volta al gruppo climbing e via di nuovo alla palestra Vertical Sport di Interlaken. In conclusione, il Mountain Festival è stato un esperienza divertente e costruttiva: ho imparato tantissimo in questi due giorni in termini di sicurezza e di tecnica di alpinismo. Purtroppo la pioggia battente ha complicato un po' le cose per atleti e organizzatori, ma sabato il sole ce lo siamo andati a cercare e a prendere in alta montagna!

lunedì 5 settembre 2016

UTMB Timing _ full official disclosure










The UTMB will start on 26/08 from Chamonix at 6pm on the normal route.




26/08 18:00 - La partenza della gara UTMB e stata data !




Info LiveTrail 26/08 19:54, Massimiliano (2770) arrivato a Le Delevret (km 14), posizione 761. Prevista a Saint Gervais il 26/08 20:39
Info LiveTrail 26/08 20:49, Massimiliano (2770) arrivato a Saint Gervais (km 21), posizione 838. Prevista a Les Contamines il 26/08 22:44
Info LiveTrail 26/08 22:41, Massimiliano (2770) arrivato a Les Contamines (km 31), posizione 1078. Prevista a Les Chapieux il 27/08 02:51
Info LiveTrail 27/08 00:32, Massimiliano (2770) arrivato a La Balme (km 39), posizione 1094. Prevista a Les Chapieux il 27/08 03:19 I
nfo LiveTrail 27/08 02:13, Massimiliano (2770) arrivato a Ref. Croix Bonho. (km 45), posizione 1129. Prevista a Les Chapieux il 27/08 02:56
Info LiveTrail 27/08 03:06, Massimiliano (2770) arrivato a Les Chapieux (km 50), posizione 1149. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato
Info LiveTrail 27/08 05:50, Massimiliano (2770) arrivato a Col de la Seigne (km 60), posizione 1146. Prevista a Courmayeur - Dolonne Entrée il 27/08 09:45
Info LiveTrail 27/08 07:30, Massimiliano (2770) arrivato a Lac Combal (km 67), posizione 1152. Prevista a Courmayeur - Dolonne Entrée il 27/08 10:50
Info LiveTrail 27/08 08:38, Massimiliano (2770) arrivato a Arrete du Mont-F. (km 71), posizione 1090. Prevista a Courmayeur - Dolonne Entrée il 27/08 09:59
Info LiveTrail 27/08 09:16, Massimiliano (2770) arrivato a Col Chécrouit (km 76), posizione 1044. Prevista a Courmayeur - Dolonne Entrée il 27/08 09:57
Info LiveTrail 27/08 09:58, Massimiliano (2770) arrivato a Courmayeur - Dol. (km 80), posizione 1006. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato
Info LiveTrail 27/08 10:52, Massimiliano (2770) arrivato a Courmayeur - Dol. (km 80), posizione 1018. Prevista a Arnuva il 27/08 15:00
Info LiveTrail 27/08 12:32, Massimiliano (2770) arrivato a Refuge Bertone (km 85), posizione 998. Prevista a Arnuva il 27/08 14:50
Info LiveTrail 27/08 14:08, Massimiliano (2770) arrivato a Refuge Bonatti (km 92), posizione 980. Prevista a Arnuva il 27/08 15:03
Info LiveTrail 27/08 15:20, Massimiliano (2770) arrivato a Arnuva (km 97), posizione 958. Prevista a La Fouly il 27/08 20:03
Info LiveTrail 27/08 17:04, Massimiliano (2770) arrivato a Grand Col Ferret (km 102), posizione 922. Prevista a La Fouly il 27/08 18:48 I
nfo LiveTrail 27/08 19:00, Massimiliano (2770) arrivato a La Fouly (km 112), posizione 939. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato
Info LiveTrail 27/08 19:01, Massimiliano (2770) lasciato La Fouly (km 112). Prevista a Champex-Lac il 27/08 22:19
Info LiveTrail 27/08 22:49, Massimiliano (2770) arrivato a Champex-Lac (km 126), posizione 969. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato I
nfo LiveTrail 27/08 22:52, Massimiliano (2770) lasciato Champex-Lac (km 126). Prevista a Trient il 28/08 03:45
Info LiveTrail 28/08 03:02, Massimiliano (2770) arrivato a La Giete (km 137), posizione 970. Prevista a Trient il 28/08 04:00
Info LiveTrail 28/08 04:29, Massimiliano (2770) arrivato a Trient (km 142), posizione 986. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato
Info LiveTrail 28/08 04:36, Massimiliano (2770) lasciato Trient (km 142). Prevista a Vallorcine il 28/08 09:23
Info LiveTrail 28/08 07:38, Massimiliano (2770) arrivato a Catogne (km 147), posizione 1109. Prevista a Vallorcine il 28/08 08:19 I
nfo LiveTrail 28/08 09:01, Massimiliano (2770) arrivato a Vallorcine (km 153), posizione 1130. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato I
nfo LiveTrail 28/08 09:31, Massimiliano (2770) lasciato Vallorcine (km 153). Prevista a Chamonix il 28/08 16:45
Info LiveTrail 28/08 11:23, Massimiliano (2770) arrivato a La Tete aux vent. (km 160), posizione 1040. Prevista a Chamonix il 28/08 12:49
Info LiveTrail 28/08 12:12, Massimiliano (2770) arrivato a La Flegere (km 164), posizione 1010. Prevista a Chamonix il 28/08 13:33
Info LiveTrail 28/08 13:27, Massimiliano (2770) e finisher. Temps : 43:26:39 , classifica 971e (96e V2 H).



mercoledì 31 agosto 2016

UTMB Finisher



Kronenbourg e smanicata for Finishers only










Gli amici - che pure sono abituati alle mie pazzie - ogni volta che parlo dell'UTMB mi guardano circospetti. "Ma sei sicuro?" "Ma te la senti?" Eppure sanno che ho fatto gare massacranti come la Marathon Des Sables e il Norseman. Ma con l'UTMB è diverso. Forse perchè tutti sanno che al via ci sono i più grandi campioni del trail running. Forse perchè sanno che anche l'ultimo dei concorrenti ha per lo meno 3 ultra trail di 100 km sulle gambe, altrimenti non può entrare. Ma forse soprattutto perchè è un Ultra Trail veloce, un trail in cui si deve correre se non si vuole incappare in qualche cancello orario. E correre per 170 km con un dislivello positivo di 10.000 metri in un tempo massimo 46 ore è un'impresa, soprattutto perchè si è al cospetto del Monte Bianco, in un clima di montagna vera.
Eppure malgrado le più catastrofiche previsioni, nessuno avrà mai idea di quanto è davvero difficile questa gara... e quanto bisogna lottare con se stessi per andare avanti. Io negli anni passati avevo già provato a farla, ma non ero mai riuscito a finire l'UTMB nel suo percorso originale e completo.

Venerdì 26 agosto ore 8.29 mi arriva il messaggio dell'organizzazione: "L'UTMB partirà alle ore 18.00 sul percorso normale". Ecco, è arrivata la conferma: l'edizione 2016 è la mia occasione di portarmi finalmente a casa l'UTMB. Sono un po' preoccupato per il caldo, in molti non sono abituati. Gli organizzatori hanno mandato avvisi a tutti i runners di stare attenti alle temperature elevate e di bere molto. Ma io mi sento comunque bene. Ho percorso l'intero tracciato per ben due volte nell'ultimo mese. So quali sono i punti critici, so dove posso far andare le gambe e dove invece devo conservare le energie.

26/08/2016 ore 16.00, sono già alla partenza, mancano due ore allo start ma mi voglio godere l'atmosfera di festa che anima tutta Chamonix. Anche la tensione sulle facce dei partenti vale il prezzo del biglietto! I bravissimi speakers incitano in tante lingue e vengono anche ricordate le nostre vittime del terremoto.

Alle 18 sulle note di Vangelis viene dato il via. Ho una favorevole posizione avanzata che mi permette di accodarmi alle gazzelle top runners e uscire rapidamente da Chamonix. Sono euforico e dispenso il 5 a mano aperta. Mi lascio trasportare ad un ritmo decisamente alto per me. Ovvio, è solo la mia percezione perchè io per le gare importanti non porto mai un cronometro, ma uso solo il mio  piccolo Swatch. Tanto, cancelli orari a parte, tutto il resto conta poco. Bisogna far andare le gambe e basta. E il percorso lo conosco a memoria.

Arrivo a Les Houches e solo dopo il paese, quando comincia la salita sterrata, tiro fuori i bastoncini. Salgo al ritmo testato durante la ricognizione di alcune settimane prima e riesco - come nella migliore delle ipotesi -  a fare tutta la discesa fino a Saint Gervais senza la frontale. Questo mi fa risparmiate tempo, ma non certo le gambe che spingono anche in discesa. E il fiatone inizia a farsi sentire.

Alle 20:49 arrivo a Saint Gervais e trovo tra il pubblico l'amico Stefano (che è stato al mio fianco nella Marathon des Sables 2010). Mi urla: "Max, io ho chiuso la TDS, ora tocca te! Fai tu il tuo dovere!". Lo rincontrerò dietro le transenne all'arrivo a Chamonix, poche parole ma sempre presente e d'aiuto!

A quel punto metto il pilota automatico per il lungo tratto di salita sempre più ripida, prima con Les Contamines e il ristoro quasi ignorato, poi su fino al Col du Bonhomme e via a sinistra sul bellissimo traverso fino al Rifugio Croix de Bonhomme che ben due volte mi aveva ospitato quest'estate. Ma che dispiacere vedere le luci del rifugio spente e solo un check-point sotto una tendina esterna!

Ma da li inizia la discesa verso  Champieux che so metterà a dura prova le mie ginocchia. Discesa secca fino al cancello delle ore 05:30. Inizialmente tirata senza rispetto per le gambe, con una seconda luce in mano in aggiunta alla frontale. Poi un concorrente mi chiede educatamente strada, mi distraggo guardando lo sponsor Valdostano sul suo zaino, metto male il piede e finisco a terra con gomitata su una roccia. Dopo il mio urlo di dolore, mi dico: "Max, non rompere, si corre con le gambe e non con i gomiti!". Metto via la seconda luce non potendola più impugnare e riparto.

Arrivo con largo anticipo al cancello orario e mi faccio cambiare le batterie della frontale allo stand della ditta produttrice. Da lì unico tratto noioso di salita su asfalto e successiva salita fino alle 5.50 del 27/08: l'alba di un nuovo giorno la vedo sul Col de la Seigne da dove si entra in Italia. Mi fermo e scatto delle foto della Valle ricoperta dalle nuvole e con il Mont Chetif che spunta come fosse un'isola. Dopo essermi fatto una bella colazione con caffelatte e due fette di crostata sul Lac Combal, salgo verso le piste da sci di Courmayeur e per le 9.58 arrivo a Dolonne: sono quasi a metà percorso. Visto il cronometro mi concedo con arroganza una doccia, mai fatta nelle edizioni precedenti, mai programmata e assolutamente inimmaginabile prima. Ma il caldo è tanto, e questo mi aiuterà ad affrontare meglio la giornata afosa che mi aspetta. Da Courmayeur la corsa è lunga, e una doccia mi aiuta a convincermi che tutto sta andando per il meglio.

Parto per la balconata della Val Ferret con una terza borraccia che varrà oro tra il Bertone e il Bonatti! Nel passare per Courmayeur, davanti alla Casa delle Guide lo speaker nota le mie bellissime scarpe nuove del cambio di Dolonne, fantastiche compagne! Salgo con molta più fatica del solito sul mio adorato Gran Col Ferret e per le 19.00 arrivo a La Fouly nel versante Svizzero dell'UTMB. E' un posto magico, questo: un piccolo paese immerso nel verde circondato da montagne bellissime. Eppure è proprio in questo posto meraviglioso che la maggior parte dei concorrenti si ritira. E io lo so bene! E' qui che mi gioco tutta la gara, anche perchè sta per iniziare la seconda notte e il mio corpo mi dice "basta! tutto questo non ha senso!". La mente inizia a vacillare: vuole dormire, vuole fermarsi. E io sto per entrare nel momento peggiore della gara.

La fortuna vuole che sul ponticello prima del paese vedo aggirarsi due cari amici che stanno come sempre ridendo, e malgrado dica loro che non ce la faccio più, non mi ascoltano e iniziano a spingermi dentro il ristoro. Mi rifocillano, mi fanno ridere. Ma soprattutto mi dicono "guarda che adesso andiamo a Champex ad aspettarti! Quindi non rompere e muoviti". Hanno ragione: voglio con tutto me stesso continuare. Adesso ho l'opportunità di finire l'UTMB nel suo percorso completo .... e allora via verso Champex!

La notte diventa nera all'improvviso. Un temporale estivo mi prende mentre sto salendo gli ultimi chilometri per arrivare a Champex. E il caldo infernale del giorno si trasforma in freddo intenso. Arrivo alle 22:49 a Champex: inutile dirvi che i due amici di prima sono lì in mezzo alla notte, infreddoliti come me e bagnati come pulcini. Ma sono lì per me. E questo è il migliore tonico che mi possa  prendere.
Dopo aver mangiato un pochino, affronto la prossima tappa: la difficile salita di Bovine e la ancora più difficile discesa verso Trient. Ma se a La Fouly ero messo proprio male, qui succede il miracolo e mi ritornano le forze per incrementare il passo, e Chamonix si avvicina sempre di più. Devo stingere i denti, faccio un paio di calcoli: ho un ampio margine sul prossimo cancello orario, e così arrivato a Trient decido di concedermi 45 minuti di sonno nel confortevole stanzone dell'organizzazione. Di nuovo, sosta di lusso non programmata assolutamente, ma di una potenza immane nel trasmettere fiducia in me stesso.

Mi sveglio: mi sento rinato. Esco nel freddo della notte per affrontare una nuova parte del percorso, la salita che da Trient porta a Catogne. E chi mi trovo fuori dal ristoro di Trient? I due amici pazzi che non chiudono occhio da due notti, ma sono lì a fare colazione e casino con i volontari. Una risata, un abbraccio e via verso Catogne e poi Vallorcine.

A Vallorcine l'apoteosi. Avevo già optato, fatte le dovute considerazioni, per uno zaino essenziale da 5 litri in partenza, ma a quel punto tolgo qualsiasi cosa in eccesso rispetto al materiale obbligatorio. Splende il sole, mancano solo 19 km, sono quelli più tecnici in salita e quelli più impietosi con piedi e ginocchia nella discesa verso Chamonix.

Esco ad un ritmo buono per un trail corto di 19 km, come se fossi appena partito, spingo fino all'attacco della salita dove passo uno degli ultimi cancelli orari, inizio la salita spingendo e passando uno dopo l'altro molti concorrenti: i numeri diranno poi 166 sorpassi effettuati. Mi sento come se facessi  un 10.000 in pista con concorrenti più lenti. Ne punto uno, lo passo, ne punto un altro e lo passo, meglio che alle giostre! Ad un certo punto, conoscendomi, mi dico che i tempi di recupero sarebbero raddoppiati con quella condotta di gara insensata, ma mi stavo divertendo come un bambino e Chamonix si avvicinava sempre di più! In discesa le piante dei piedi implorano di rallentare ad ogni sasso e ad ogni radice, ma ormai non sento più niente, vedo solo il traguardo che si avvicna!

Entro a Chamonix, una bolgia infernale di tifo, e il passo si fa ancora più veloce, gomiti alti, allungo le falcate, mi sento benissimo: spettacolo! Taglio il traguardo e chiedo la mia quinta Kronenbourg e la mia quinta smanicata: 2008, 2010, 2012, 2014, 2016. Sono finisher, tempo 43 ore 26:39. Posizione: 971esimo



© UTMB® - photo : Franck Oddoux

© UTMB® - photo : Pascal Tournaire

© UTMB® - photo : Pascal Tournaire



© UTMB® - photo : Pascal Tournaire

© UTMB® - photo : Pascal Tournaire