Visualizzazione post con etichetta touring. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta touring. Mostra tutti i post

lunedì 10 luglio 2017

Sabato 8 luglio: approccio al Bivacco Gervasutti



Piacevole salita in compagnia, interrotta anticipatamente per rischio maltempo








 

Mi sveglio di soprassalto, ho dormito molto ma molto più del previsto e rischio di arrivare tardi all’appuntamento per affrontare la salita a quello che si ritiene essere un esempio di tecnologia applicata alla montagna e di sguardo nel futuro: il Bivacco Gervasutti!

Gli zaini erano pronti, già dal weekend precedente, non per questa ma per quella che avrebbe dovuto essere una salita molto strutturata e sognata da tempo, anche da anni, ma il meteo ha deciso che la salita obiettivo dovrà essere ancora posticipata e contro il meteo non c’è discorso che tenga.






Dal fondo della Val Ferret, esattamente da Lavachey, si sale sparati direzione Gervasutti, beh diciamo che per qualche minuto le chiacchiere hanno preso il sopravvento e, una volta lasciata la strada che sale verso Arpnouva, siamo andati un po’ fuori rotta: cosa non difficile vista la scarsità di persone che transitano su quel percorso che è tutt’altro che marcato, ma non mal segnato.








Sentiero comunque netto con direzione inequivocabile, ma con vari passaggi dalla destra alla sinistra idrografica del torrente che scende dal ghiacciaio del Freboudze. Bellissima corda blu (canapone) installata di recente a creare il primo dei due tratti attrezzati. Si sale in agilità e con elevata sicurezza. Attraversamento di una lingua di ghiaccio che porta dopo lungo “sfasciume” al secondo tratto attrezzato subito prima del Bivacco.

Ma qui il cambio di meteo era ormai imminente e allora abbiamo deciso di tornare a Valle.






domenica 9 luglio 2017

In vista dell' Iditarod 2018 - ITI 130: intervista a Omar Mohamed Alí

Intervista a Omar Mohamed Alì Adventurer Ultra Runner , Outdoor Trainer, CrossFit Coach


E’ fantastico parlare con una persona che non hai mai incontrato prima e scoprire - nel corso della chiacchierata - di condividere le stesse passioni, esperienze, avventure e soprattutto lo stesso approccio verso “le imprese estreme”.  E’ stato proprio questo quello che mi è successo quando ho telefonato ad Omar, ex-professionista delle truppe Alpine con incarichi speciali, Ultra Runner Finisher all’UTMB, alla LUT, al Cro-Magnon nonché titolare di un Box Cross-Fit a Saronno. Mi sono messo in contatto con lui perché avevo letto un bell’articolo in cui raccontava la sua esperienza in Alaska. E così, preso il coraggio a quattro mani, ho cercato il suo contatto e l’ho chiamato.

Grazie ai racconti di un amico, Omar si è appassionato alla Yukon Ultrahttp://www.arcticultra.de/en/ e ha deciso di andare con lui alla versione di 300 miglia e che sono riusciti a completare con successo.  E’ nato così l’amore per il  “deserto bianco”. Quella strana passione per gli spazi infiniti – non importa se sono deserto, oceano o pianura di ghiaccio, dove lo sguardo si perde nell’orizzonte. Per poter attraversare questi luoghi così complessi e difficili è necessaria una preparazione metodica - con la massima attenzione ai dettagli. E questo viene più facile se si è da sempre abituati ad affrontare gli eventi della vita con la stessa metodologia e devozione.

Vista la mia prossima partecipazione all’Iditarod Trail Invitational http://iditarodtrailinvitational.com/  ho chiesto ad Omar alcuni consigli e suggerimenti, considerando che lui - oltre ad aver concluso la Yukon - ha anche partecipato al'IditaSporthttps://iditasportalaska.com/ che si sviluppa praticamente sullo stesso tracciato dell’Iditarod. Siamo quindi subito passati a discutere i dettagli delle sue due avventure. E sono questi i dettagli che vorrei condividere, perché ritengo facciano parte del fascino di queste “Outdoor Adventures” che chiamare gare è oltremodo riduttivo.

                                                                                                                                  
La caratteristica di queste avventure nell’estremo nord è che si affrontano trainando una slitta, o pulka, o sled. La slitta contiene tutto il necessario per i giorni in cui si resta “confinati nell’ignoto”. Il peso della slitta oscilla tra i 22 e i 25 chili in relazione alla lunghezza e comprensivo del materiale essenziale alla sopravvivenza. Sulla slitta si carica solitamente un sacco impermeabile agganciato alla slitta stessa con dei moschettoni o con dei tiranti e reti elastiche. All’interno si posiziona: cibo, fornello per sciogliere la neve e scaldare il cibo,  thermos, ciaspole, ramponi, sacco a pelo, sacco da bivacco, materassino isolante e altri oggetti. Ma attenzione: qui non c’è materiale obbligatorio! Volete sopravvivere nel deserto di ghiaccio? Beh non aspettatevi che gli organizzatori vi diano consigli o suggerimenti. Il sito dell’Iditatod lo dice chiaramente: se avete bisogno di indicazioni su come sopravvivere a queste condizioni, allora forse siete nel posto sbagliato: ci sono altre gare più adatte a voi, non questa!

Omar ha usato un sacco da 120 litri agganciato con 4 moschettoni. Io invece alla Rovaniemi 150 https://www.rovaniemi150.com/  avevo un sacco da 80 litri, ma ugualmente ben assicurato con tre elastici colorati con ganci identici a quelli che usava mio papà per il portapacchi sul tetto della sua Fiat 124!! Ma Omar aveva anche una tenda minimalista, ignifuga, da 1,6kg e con due ingressi: uno per posizionarci il fornello stabilizzato da un pianale in legno, l’altro per entrata e uscita…alla mia osservazione di perché non un semplice sacco da bivacco, Omar ha risposto che la tenda dà più un’idea di casa, di rifugio sicuro. Ecco cosa mi piace di lui: cerca anche nelle condizioni più estreme di vivere in un modo autentico.
Come me Omar ha fatto tantissime Ultra Trail. Ma adesso ha deciso di indossare il pettorale solo in rare occasioni e dedicarsi di più all’avventura, alla scoperta. “vedi io adesso preferisco fare un altro tipo di esperienza. Preferisco trovare vie diverse d’accesso alle cime, trovare altri percorsi” mi dice e qui davvero mi riconosco nel suo percorso.


Torno a farmi e a fargli mille domande su questa impresa! Come hai fatto per l’acqua?
E il percorso di queste gare? Spesso non è tracciato, allora anche questo argomento andrà affrontato.
E se si elimina il cambio di abiti: come ci si veste per stare al freddo per due/quattro/dieci giorni?
Si corre o si cammina?
Che scarpe si usano?

Eh sì!! Mi accorgo ce n’è abbastanza per un secondo report.

lunedì 26 giugno 2017

Domenica 18 giugno: Aiguille du Midi da Punta Helbronner (andata e ritorno)



 

Salita in funivia Sky Way a Punta Helbronner con obiettivo Aiguille du Midi.




Caldo intenso, crepacci aperti, sembrava agosto inoltrato. Neanche troppe cordate in zona.

Prima di iniziare a salire dopo aver lasciato sulla destra il Gros Rognon, assistiamo anche ad un intervento del Soccorso alpino per recuperare un rocciatore infortunato ad una mano: solite operazioni veloci, sincronizzate, speriamo di non averne mai bisogno ma questo ragazzi ci sanno fare.


Rifugio Cosmique lasciato alla sinistra, anche qui in molti accampati in tenda prima dell’attacco per il Bianco, si prosegue in salita verso l’Aiguille du Midi, ma il traffico qua davvero intenso sia in andata che in ritorno, e in contemporanea, e la neve che molla, fanno optare per rinunciare all’abbinata Aréte e ovetti per il ritorno e si torna a piedi.


Al ritorno il termometro del Suunto arriva a segnare 35 gradi!


mercoledì 24 maggio 2017

Trekking tra le bandiere arancioni liguri

Vista dal primo tratto

Un weekend di Trekking a sfondo enogastronomico, ma soprattutto tanta cultura



Quante volte percorrendo un sentiero vi siete chiesti chi erano i viandanti che nei secoli scorsi percorrevano quelle vie? Mercanti, esploratori, uomini e donne che cercavano fortuna in altre terre. Delle grandi vie storiche, come ad esempio la via Francigena, la via del sale o la via degli Dei che collega Bologna a Firenze, conosciamo in parte la storia millenaria. Ma di altri sentieri è più difficile conoscerne l’origine. A meno che non si abbia la fortuna che ho avuto io - grazie al Touring Club Italiano -  di poter percorre alcuni tra i più belli sentieri nell’entroterra della Liguria di Ponente  accompagnato da persone (assessori, studiosi, pubblici dipendenti locali) animati da un amore e da una cura unica per il proprio territorio. Amore e cura che il Touring Club ha premiato assegnando a questi luoghi lo status di Bandiera Arancione. Le Bandiere Arancioni sono una delle attività del TCI che dal 1998 seleziona e certifica come questo marchio di qualità turistico – ambientale i piccoli borghi eccellenti dell’entroterra. La Bandiera arancione,  viene infatti assegnata alle località che non solo godono di un patrimonio storico, culturale e ambientale di pregio, ma sanno offrire al turista un’accoglienza di qualità, ed è uno strumento di valorizzazione del territorio.Ad oggi ci sono 222 borghi con meno di 15000 abitanti certificati bandiere arancione in tutta Italia, di cui una (Etroubles) in Valle d'Aosta.

Il mio viaggio è iniziato raggiungendo in treno la stazione di Ventimiglia da Milano. E già questo è importante: spesso partiamo per i nostri weekend senza neppure pensare se per caso possiamo utilizzare mezzi alternativi alla macchina. Eppure è così bello (e fa così bene alla natura e alla propria salute) abbandonare l’automobile a casa e lasciarsi trasportare alla propria meta! Basta solo impegnarsi un pochino e studiare le possibili coincidenze!

Il vero trekking tra i borghi è partito da Airole 
http://www.bandierearancioni.it/borgo/airole paese dalla storia millenaria con circa 400 abitanti.


La Prima Tratta va da Airole a Dolceacqua Cartina del percorso su http://www.prolocoairole.com/news/i-sentieri/


con Filippo

Prima della partenza mi rifocillo presso la vigna “la Trincea” dove assaggio le specialità locali e bevo un bicchiere di ottimo vino Roccese Riserva. Guida d’eccezione l’assessore al turismo di Airole, Filippo Di Capizzi, un Trail runner che è anche un sottufficiale degli alpini, nonché un finisher della gara più importante di scialpinismo il Mezzalama. Il percorso come potete vedere dalla cartina si sviluppa in parte sull’Alta Via dei Monti Liguri e in parte sulla Via del Sale e sul Sentiero Liguria (il meraviglioso percorso che parte da Lerici e arriva fino a qui cioè quasi al confine con la Francia attraverso 480km immersi nella natura).


da Airole a Dolceacqua

Dopo un primo tratto in salita su un costone dal quale si può ammirare il panorama offerto dalla vallata esposta verso il mare, il percorso si stabilizza e prosegue in discesa, prima su una carrareccia e poi su un bel sentiero tecnico che offre spunti interessanti per testare il mix di velocità e doti di  equilibrio. Interessante una calata nel sotterraneo di un forte fatto saltare l'8 settembre 1943 e di cui rimangono dei ruderi visitabili.  Il luogo offre molti spunti d'avventura, incluso il canyoning e un parco avventura. Arrivo al borgo Dolceacqua, dominato dal castello Doria e mi inoltro nei piccoli carrugi di questo paese così carico di storia e  la cui origine è probabilmente di epoca romana.
Dopo aver sistemato le mie cose in un accogliente B&B ceno presso il ristorante La Viassa.
Il giorno dopo presto sono pronto per affrontare la seconda tratta da Dolceacqua a Perinaldo ma prima di tutto mi concedo un warm-up di 18km sulla nuova ciclabile che unisce Dolceacqua  al mare.



Dalla Piazza del borgo http://www.bandierearancioni.it/borgo/dolceacqua, il percorso punta diritto verso sud alla sinistra orografica del torrente Nervia. Tratti di pista ciclabile nuovissima si alternano a quelli preesistenti. Particolarmente bello un tratto in cui si passa sull’altra sponda del Nervia e la balaustra appena installata è decisamente inclinata verso il torrente con un bellissimo effetto scenografico. Al ponte dopo Camporosso, decido di lasciare la ciclabile e proseguire verso sinistra fino a raggiungere la spiaggia, percorrendo qualche chilometro in più. Alla fine breve tuffo e rientro a Dolceacqua sullo stesso percorso per un totale di 18 km.  

salita da Dolceacqua




Tornato a Dolceacqua vengo preso in consegna da Jamila Chilà (Consigliere con delega turismo e cultura nel Comune di Dolceacqua, che farà da guida fino alla fine del weekend) e visito l’imponente castello dei Doria e, dopo un ricco spuntino presso l'Enoteca Regionale, parto per il trekking verso Perinaldo attraverso un sentiero che partendo dal castello s’inerpica su per la collina. In poco più di un'ora arrivo al Santuario dell'Addolorata e sono gentilmente rifocillato da una famiglia del posto. Mentre I miei compagni di viaggio si concedono una pausa più lunga, io proseguo per poco più di un centinaio di metri di dislivello per poi iniziare una discesa dritta fino alla base della ripida risalita a Perinaldo. http://www.bandierearancioni.it/borgo/perinaldo Qui sono ospite dell'hotel Lariana gestito da una coppia di ragazzi tedeschi trapiantati qui, felicemente lontani dallo stress cittadino.
Piacevole cena al ristorante Au Gaggiano, in compagnia del sindaco Francesco Guglielmi (persona di elevata cultura e capacità di condividere storia e cultura del luogo) prima della stupefacente esperienza all'Osservatorio Astronomico di Perinaldo dedicato al più illustre cittadino del borgo Giovanni Domenico Cassini, un
Astronomo a cui si deve la scoperta dei 4 satelliti di Saturno e la celeberrima meridiana di san Petronio a Bologna, chiamato poi a Parigi dal Re Sole.


vista sud da Perinaldo
















Ultimo giorno nell’entroterra ligure e terza tratta da Perinaldo a Apricale http://www.bandierearancioni.it/borgo/apricale
Il sentiero è una bellissimo susseguirsi di discese e risalite attraversando il fiume che scorre nella valle varcando un millenario ponte in pietra, raffigurato nella foto sotto. La visita ad Apricale inizia in maniera può inquietante visitando la casa del boia (dove narrano le leggende ancora oggi si aggirano inquietanti spiriti), ma viene poi allietata con il tour all’austero Castello della Lucertola che completa la mattinata. Dopo il pranzo a base di specialità liguri nel ristorante da Delio, comincia il viaggio di rientro. 




il ponte prima di Apricale