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lunedì 11 marzo 2019

Rovaniemi300 2nd man on Foot





Donne veloci e tenaci. Donne davvero straordinarie alla Rovaniemi 300. Donne capaci di arrivare al traguardo davanti a tutti i concorrenti maschili, in una gara che per lunghezza (315km) e per difficoltà (si corre in Lapponia in pieno inverno e ad oggi solo 13 persone (erano sole 8 in totale per le precedenti 4 edizioni, ovvero 2 per anno) l’hanno finita nella versione “a piedi”!) è tra le più massacranti nell’ambito degli ultra trail artici. La prima di queste donne è l’italiana Marta Poretti, che a Rovaniemi ha fatto una prestazione davvero incredibile. Marta non solo è riuscita a mettere dietro di sé tutti i concorrenti a piedi, ma anche quelli in fatbike (solo il primo e il secondo sono riusciti a superarla!) stabilendo il nuovo record della gara 3 giorni 6 ore e 15minuti. La seconda invece è Rachel Frei, svizzera, anche lei è una veterana delle lunghe distanze artiche ed in particolare della Rov300 . Marta e Rachel sono arrivate prima e seconda assolute e con i loro risultati hanno sancito quello che oramai sta diventando sempre più una realtà concreta: le donne nelle lunghissime distanze battono sempre più spesso gli uomini!




Per quanto riguarda la mia gara (sì sono uno di quegli uomini che è arrivato dietro alle due ladies) devo dire che quello che mi ha stupito e che mi ha messo anche maggiormente in difficoltà è stato il caldo e la pioggia! Prepararsi per un artic ultra trail significa allenarsi in ambiente sempre sotto lo zero, testando tutti i vari materiali che verranno utilizzati in condizioni di gelo estremo. E come ricorderete dai miei precedenti report è quello che ho fatto nei mesi scorsi https://actionmagazine.it/rovaniemi-300-arctic-race-finlandia/ , forte anche dell’esperienza del Iditarod in Alaska l’anno scorso e della ROV150 l’anno prima. Grazie a questo lungo allenamento ero pronto ad affrontare tutto: neve, ghiaccio, freddo oltre il 30 gradi sotto zero. E invece? Invece in Lapponia ho toccato con mano il fatto che il riscaldamento globale non è una leggenda metropolitana, ma una tragica e preoccupante realtà di cui dobbiamo prendere coscienza e trovare soluzioni immediate per cercare di risolvere questa situazione.




I primi due giorni infatti la grande difficoltà è stata la temperatura ben sopra lo zero e la pioggia battente hanno reso le neve molle e creato pericolosi buchi nei lunghi tratti in cui il percorso attraversava fiumi e laghi. Spingere la slitta è già difficile, se poi la neve diventa molle diventa una tortura perchè bisogna spingere con tutte le proprie forze per evitare che s’impantani. Ma è stato l’overflow in assoluto il pericolo maggiore che mi ha accompagnato in tutta questa gara, soprattutto la notte quando la visibilità limitata rendeva il passaggio sui laghi un vero e proprio incubo. Sentire il ghiaccio scricchiolare e rompersi sapendo di essere imbragati ad una slitta che - a causa della pioggia – aveva raddoppiato – e oltre – il suo peso, sapendo di avere sotto di sé un lago profondo o un fiume è una esperienza terribile.




Per fortuna ho fatto una lunga parte del tragitto con il concorrente tedesco Walter Hoesch, Guida Alpina/Bergfuehrer, con cui abbiamo fatto team di fronte alle condizioni meteo così sfavorevoli. Ci eravamo già presentati al Briefing per i pochi concorrenti della 300km. Avevamo, a pelle, capito di avere un qualcosa che ci accomunava. Ci eravamo scambiati poche opinioni  sulle quali eravamo in totale accordo. E poi ero felice di poter parlare con lui in tedesco, cosa che pensavo di fare con il concorrente altoatesino che invece non è partito. In gara, poco dopo la partenza, lasciati sfilare i concorrenti della Rov66 e della Rov150 che avevano meno esigenze di noi di dover centellinare le energie ci siamo subito trovati "slitta  a slitta". La prima notte Walter si è fermato a fare la pausa di due ore al km 70 mentre io ho proseguito fino al km 80, per poi ritrovarmelo accanto la mattina.


Stessa pausa di due ore e stesso passo. Avanti affiancati fino al  km140, ultimo waypoint in comune con la Rovaniemi150 e altra pausa notturna. Insieme abbiamo lasciato sfilare i way-point dal 9 al 12, quelli tra i quali era vietato fermarsi pena squalifica, ovvero quelli in cui il fiume che si percorreva lambiva la cittadina di Rovaniemi. Ha voluto lui testardamente allungare il lunghissimo terzo giorno per raggiungere a notte fonda, ben oltre l’una del mattino una minuscola cabin in legno che ci ha accolto con il suo "tepore", nonostante questo abbia significato allungare il percorso di circa 1 ora perché si trovava lontano dal percorso di gara. Il quarto giorno una forte nevicata ci ha preso nel mezzo della notte e qui sono stato io a trovare due giacigli bordo sentiero dove abbiamo aperto i nostri sacchi bivacco e sacchi a pelo e ci siamo riparati per 4 ore. Poi la volata finale nei 25 km di fiume ghiacciato verso Rovaniemi, con Alex Casanovas, l’ideatore e  il direttore della gara, che ci affianca con la sua motoslitta per scattare alcune foto!




La Rovaniemi300 (assieme le sue sorelle minori la Rov66 e Rov 150) è una gara unica nel suo genere in Europa. Ed è davvero straordinaria per il percorso, per le difficoltà che si devono affrontare, per il paesaggio magnifico e selvaggio. E’ un gara dura, che richiede una grande preparazione per essere “portata a casa”. Ma soprattutto, grazie alla dedizione e all’impegno del suo direttore, Alex Casanovas, è perfettamente organizzata in ogni singolo dettaglio (dal briefing iniziale all’arrivo a Rovaniemi). Grazie a lui e al suo team perché ogni anno lavorando come dei matti creano questo evento magnifico!


              

martedì 28 agosto 2018

Da Rovaniemi all'Iditarod, gli Ultra Trail Artici - Courmayeur - Maserati Lounge - 16 agosto 2018, ore 21:15




Piacevolissima serata a Courmayeur con tante persone intervenute alla presentazione. Il video integrale può essere rivisto sul sito Facebook di Courmayeur al link riportato qui


Su YouTube, al link riportato qui, è invece visibile l'introduzione fatta dal giornalista, direttore dell'Ansa in Valle d'Aosta, Enrico Marcoz.











lunedì 11 dicembre 2017

My road to Iditarod: - 75 giorni alla partenza: addomesticare il rinoceronte impazzito




Prepararsi per un Artic Winter Race è un lavoro immane. Accanto alla preparazione fisica infatti bisogna studiare ogni singolo dettaglio relativo al vestiario, all'alimentazione, all'equipaggiamento (sono 3 liste diverse e integrate) e a tutto ciò che ci servirà in quei giorni e notti di totale e assoluta solitudine in mezzo alla selvaggia Alaska. Ecco il vero problema è proprio questo: chiedersi ogni giorno cos'è fondamentale mettere in quell'enorme borsa che mi accompagnerà per gli oltre 200km nel gelo dell'inverno polare? Anzi: la domanda così è mal posta. Perché il vero problema è decidere che cosa lasciare a casa. Perché quel borsone deve sì contenere l'essenziale, ma non deve essere troppo pesante perché sarebbe impossibile trascinarselo dietro per tutti quei chilometri.
E allora tutti i giorni - più volte al giorno - mi chiedo: cosa metto, cosa tolgo? Un detto inglese recita "alla fine si finisce sempre di mettere nello zaino le nostre paure". E di paure nell'affrontare il gelo più assoluto ce ne sono moltissime. Paura del freddo tridimensionale (si calcola su tre assi: temperatura, ore continuate di esposizione e notti insonni), paura di non avere abbastanza cibo, paura di non riuscire ad accendere il fornelletto per sciogliere la neve e riuscire così ad avere acqua, paura di non riuscire ad evitare eventuali "overflow" (acqua che sale sopra la superficie ghiacciata e che, coperta da uno strato di neve, crea delle trappole mortali)…  In quella slitta che trascinerò per oltre 200km c'è tutta la mia vita e la voglia di riempirla all'inverosimile è tanta.
Secondo i miei attuali calcoli il borsone nella slitta peserà tra i 20 e i 25 chili, Ma memore delle tre "golden rules" della Marathon des Sables, ovvero 1. Viaggia leggero, 2. Viaggia leggero e 3.





Viaggia leggero cercherò di rimanere vicino ai 20 chili. Chi ha letto il mio resoconto sulla Rovaniemi 150 si ricorda che in quella gara in Lapponia ho lottato per 150km con la slitta che si ribaltava continuamente, causandomi grande dolore e un immensa fatica derivata dagli sforzi per riportarla in posizione. Ecco perché proprio in base all'esperienza dell'anno scorso, questa volta ho deciso di dedicare una gran parte dell'allenamento ad "addomesticare il rinoceronte impazzito" ovvero a cercare di far diventare la slitta una parte di me.




 Le attività da domatore sono state:

1.      Posizionamento dell'equipaggiamento nel borsone. Inizialmente sembra tutto ovvio, le cose più pesanti devono essere posizionate in basso per ottimizzare il baricentro ed evitare che la slitta "scuffi", le cose più pesanti dietro per evitare che la "prua" della slitta si infili nella neve, ma poi questo deve conciliare con avere a portata di mano e quindi vicino all'apertura cose che devono essere prontamente disponibili: guanti pesanti, giacca ulteriore, sovrascarpe, ciaspole, fornelletto, telefono…a voi la scelta in base alle paure soggettive.

 2.      Test in condizioni più estreme di quelle di gara. Questo sembra uno scherzo. Ma in effetti il caricamento ottimale lo sto testando in salite ripide. Le salite sono muscolarmente faticose ma tecnicamente non sono la cosa più difficile nel trainare la slitta. Il vero problema di manovrabilità della slitta è nelle discese! E' proprio nei crinali che viene il bello: tu sei lì che finalmente assapori le gambe leggere del correre in discesa quando all'improvviso la slitta ti supera prima da destra e poi da sinistra e poi si ribalta trascinandoti per terra. Ma è su traversi fortemente inclinati che si affronta il momento più pericoloso perché il peso della slitta rischia di trascinarti su un lato, sua destra o sinistra, giù per il pendio. In questo caso il rischio è davvero enorme perché si è legati alla slitta e se si perde il controllo e la slitta prende il via, con l'accelerazione il peso aumenta trascinandoti con violenza a valle. A questo problema, dopo ore di tentativi e misere figure con me stesso, ho ovviato impugnando un manico del borsone legato sopra la slitta e trascinandolo facendo forza sui ramponcini o sui denti metallici delle ciaspole.

3.      Metodologia per riguadagnare l'assetto. Per capire questo va spiegato che la slitta con sopra il borsone è trainata grazie a due funi di nylon che scorrono dentro due tubi di pvc di circa due metri ciascuno. Alle estremità delle funi ci sono quattro moschettoni, due fissati alla prua della slitta (vedi foto) e due fissati ad un imbrago indossato (formato da una cintura con due bretelle). Questo significa che se la slitta "scuffia", bisogna sganciarsi l'imbrago, sfilarsi le bretelle, adagiare i traini a terra, girarci attorno, arrivare alla slitta, rimetterla in posizione, tornare davanti, re-indossare l'imbrago. Detto così non sembra poi difficile vero? Ma provatelo a fare senza levarvi mai le muffole da spedizione che viste le temperature dell'inverno in Alaska non potete assolutamente mai levarvi. E poi provate a farlo per decine di volte consecutivamente… perché purtroppo potrebbe succedere proprio così in gara (e in effetti è quello che mi è successo alla Rovaniemi 150 quando a causa della presenza di radici e altri ostacoli ho dovuto fare questa operazione per molte volte!

Insomma avete capito che domare il rinoceronte impazzito non è facile e che forse in realtà non ci riuscirò mai a domarlo del tutto. Ma spero almeno di poterlo in   qualche modo controllare, pensando che beh certo!




 È buono il consiglio che mi ha dato Fernanda Maciel (atleta TNF) quando mi ha detto "mi raccomando  parti più leggero che puoi!" Ma forse lei non stava andando in Alaska in inverno...


giovedì 2 marzo 2017

La mia Rovaniemi 150: 42 ore in un deserto di ghiaccio








Max Marta, finisher a una delle gare più dure al mondo, ci racconta la sua avventura trai ghiacci della Lapponia. Tra slitte capricciose, freddo, sonno e qualche allucinazione.

La Rovaniemi150 è una corsa invernale che si svolge nella Lapponia finlandese (praticamente al Circolo Polare Artico), tanto che il claim inglese la definisce “Arctic Winter Race”. Tre sono le distanze possibili: la classica di 150km, la versione corta di 66km e quella extreme di 300km. Tutte e tre le versioni si possono percorrere a piedi, in bici (fat bike) o con gli sci.
Rovaniemi in realtà è famosa, prima di tutto, per essere la città dove ha sede il quartier generale di Babbo Natale, è qui che giungono le letterine di tutti i bimbi del mondo con le loro richieste di doni e giocattoli. E in effetti ci si ritrova fin dall’aeroporto in un festoso clima perennemente natalizio, che accoglie gli stranieri con una gigantesca slitta trainata dalle renne e decine di grandi peluche che creano un ambiente da fiaba. Ma la fiaba per noi che siamo lì per la gara dura poco: appena fuori dal Terminal siamo aggrediti da una ventata gelida e da un cielo plumbeo che non ci fa presagire niente di buono.

La preparazione
Ma al clima polare in un certo senso c’eravamo preparati psicologicamente, anche se in realtà un freddo del genere io non l’avevo mai sentito prima! Quello che invece ci terrorizza – nel vero senso della parola – è il briefing pre-gara. Inizia infatti con la lettura, infinita, dei motivi per cui si può venire squalificati. Per passare poi ad illustrare con una serie di foto spaventose gli effetti del freddo. Immagini di congelamenti avvenuti in gara: piedi mutilati e deturpati  “a temperature ben più miti di quelle che aspettano voi” ci rincuora il direttore di gara Alex Casanovas, un catalano trapiantato in Lapponia, che di professione fa la Guida Polare (vedi anche la mia intervista su Action Magazine). Per concludersi con un dettagliato piano di “evacuazione e pronto intervento”,  così tecnico e meticoloso, quanto difficile da leggere, che finirà comunque nella Pulka (ad aumentarne il peso!).



Finito il briefing passo alla più tipica delle attività pre-gara, ovvero quella di aprire, chiudere, riaprire, richiudere, fare e rifare da capo per almeno una decina di volte il borsone e lo zaino, ritenuti pressoché perfetti solo poche ore prima. Una volta deciso “Basta, il borsone così va bene!” passo alla fase “caricamento pulka” ovvero a cercare di fissare il borsone sulla slitta che ci dobbiamo portare dietro visto che questa gara è in totale autosufficienza. Vi sembrerà operazione da nulla, cosa ci vorrà mai a mettere una borsa su una slitta? E invece accidenti: è bastato non mettere in modo perfettamente bilanciato il peso per ritrovarmi in gara con una serie infinita di cappottamenti, giravolte, rovesciamenti della maledetta Pulka. Già ci vuole uno sforzo estremo per percorrere quei 150km in mezzo ad un ambiente così ostile, ma avere la pulka che invece che scivolare placida, sembra piuttosto un rinoceronte imbizzarrito, vi assicuro mette a dura prova anche il più zen dei trail runners, contribuendo per di più ad esaurire le già scarse energie.



La partenza
La mattina della gara, un meraviglioso cielo limpido ci accoglie e ci accompagna alla firma dei registri e alla linea di partenza. Clima festante, pacche sulle spalle, saluti e incoraggiamenti in tante lingue. Cerco di capire, dal colore dei pettorali, chi sono i concorrenti della corta di 66km e gli eroi della lunghissima da 300km. Partenza scarna ed essenziale ma velocissima sul fiume ghiacciato che ci porta verso Nord. Procedo al fianco del mio amico Paolo o, per dirla alla maniera dei ciclisti, ci offriamo scia reciproca, sfruttiamo l’uno la traccia dell’altro, cosa che io spiego essere usanza anche nello scialpinismo. Al primo ristoro entriamo e usciamo, superando un gruppetto di tre italiani che già si attarda e che verrà purtroppo decimato in gara, il solo Vincenzo Catalano, tra loro, giungerà al traguardo passandomi sull’ultimo rettilineo dopo 41 ore di gara.

Freddo tridimensionale
Il clima mite (anche se parliamo sempre di temperature attorno ai -10°) ci accompagna per tutto il giorno, anche se, come potete immaginare, le giornate a quelle latitudini non durano molto. E quando verso le 17.00 sopraggiunge il buio, il gioco inizia a farsi davvero duro. In quest’avventura ho constatato che il freddo non è un concetto assoluto che si esprime in gradi centigradi o celsius: no, il freddo ha almeno un’altra dimensione che è rappresentata dal numero di ore d’esposizione ad una determinata temperatura. Ero già stato in molte occasioni a temperature attorno ai -20 / -25 sul Monte Rosa o sul Gran Paradiso. Ma in quelle occasioni dopo circa 10/12 ore al massimo ero di nuovo dentro un caldo rifugio davanti ad una zuppa bollente! Stare esposto al freddo intenso per ben 42 ore cambia invece tutte le regole del gioco. Se a questo si aggiunge anche la mancanza di sonno, allora il freddo diventa una vera e propria tortura. La stessa temperatura affrontata durante la prima notte è assolutamente diversa dalla stessa temperatura affrontata dopo le 40 ore di esposizione nella seconda notte senza sonno. Va provato. Forse anche solo per questo vale la pensa di fare questa gara: per provare quello che ho definito il freddo tridimensionale. Ossia quello che si determina con temperatura, il tempo esposizione e le ore senza sonno.
Poi scende la notte

Un’altra caratteristica che rende davvero unica questa gara è la notte. Ad un certo punto Paolo se ne esce con: “Una città, abbiamo una città alla nostra destra”. “OK -mi dico- si comincia con le allucinazioni, certo un po’ presto…”. Ma la luce c’è, e si intensifica, sempre più grande, sempre più verde, inizia ad ondeggiare, a disegnare figure gigantesche e mostruose. Dopo un po’ capiamo che si tratta di un’aurora boreale! Ma lo spettacolo non finisce qui. Illuminando gli immensi alberi ghiacciati con la frontale, non si può non rimanere a bocca aperta: tutto il bosco è addobbato con decorazioni natalizie. Il ghiaccio sui rami brilla come se ci fossero migliaia di lucine intermittenti: un ambiente davvero magico.

Il mio primo obiettivo della gara è raggiungere il check-point al km79. Per raggiungere questo “shelter” che ha ben poco del rifugio, ma è l’unico in tutti i 150km con un tetto sotto cui possiamo ripararci, dobbiamo percorrere ben 35 interminabili km, senza poterci rifornire d’acqua o avvicinarci ad un fuoco. Come già detto questa è una gara in totale autosufficienza, e quando dico totale intendo proprio nel vero senso della parola. Nei pochi check point che ci sono c’è solo un fuoco e una riserva d’acqua (peraltro anche scarsa). E che differenza con i ristori ricolmi di ogni ben di dio delle basi vita nostrane! Arrivato vicino al famoso “unico check-point con un tetto” vedo che ci sono delle panchine nel casotto. Mi azzardo a chiedere se posso sdraiarmi per 10 minuti. Una volontaria mi guarda stralunata e mi risponde “Qui? Ma nooo è proibito!! Si dorme fuori sulla neve!!” Vabbè, pazienza: mi organizzo il secondo pasto caldo, almeno posso riscaldarmi qui un pochino!
Arrivano i primi dolori, ma si prosegue
Dopo la metà gara inizio a stringere i denti perché i dolori iniziano a farsi sentire dappertutto. L’effetto pulka è devastante. Ad ogni passo sento uno strattone all’indietro che dopo qualche decina di km impatta sulle anche, poi scende giù fino al ginocchio e qui si ferma diventando un dolore allucinante. Sono ormai al km115, ne mancano solo 35 e non ho nessuna intenzione di ascoltare un misero ginocchio, inutile. Quindi vado avanti. Mi sembra di aver spento la frontale solo da poche ore che devo di nuovo riaccenderla: è di nuovo notte. Un runner locale, passa e ripassa me e Paolo, torna indietro e ci fotografa, ci racconta i suoi allenamenti, i suoi obiettivi, mi sembra allucinato, ma forse lo siamo noi. A questo punto il dolore è sempre più inteso. Mando Paolo avanti con un altro concorrente e lo raggiungo al penultimo check-point. Poi lui allunga verso l’ultimo, che coincide con il primo dopo la partenza. Per raggiungerlo si traversa in piena notte un lago ghiacciato con tante luci e indicazioni difficili da decifrare. Mi dà serenità sapere che dietro ho almeno i tre italiani, anche se poi alla fine saprò che purtroppo due si erano già ritirati. Ultimo check-point, attimo di crisi profonda, firmo entrata e uscita, sono stanco, ho sonno, Paolo mi passa un caffè dal Thermos, forse, non so, mi sembra di ricordare così.
Poi partiamo insieme per concludere la gara. Sono le 23 di domenica 19 febbraio, si tratta “solo” di fare 11km e ho meno di 4 ore per stare nel tempo limite. Facile in condizioni ordinarie. Ma dopo 39 ore di esposizione a temperature artiche, con un ginocchio bloccato e dolorante e nel pieno della seconda notte senza dormire, gli 11km diventato davvero estremi. Ma vado avanti zoppicando e sognando un Genepy.
Sono arrivato, tanti auguri a me
Dico a Paolo di andare. Arriva la mezzanotte. E’ il 20 febbraio. E’ il mio compleanno. E io voglio un genepy. E sogno di camminare nella sabbia calda del deserto. Ho le allucinazioni, lo capisco e rido. Una gigantesca moto slitta mi scorta a distanza. Io vado a vanti come se fossi un sonnambulo. Sono le 02:58. Vedo persone che si sbracciano, che applaudono. Io stremato le ignoro, sprinto e vado in stato di trance a firmare il registro dell’arrivo. Sono le 02:59! Buon Compleanno Max!!! Finisher!!! E dopo la firma mi sono addormentato.
P.s. In realtà anche l’orologio che segnava le 02:59 era un’allucinazione, in realtà erano le 02:38. Avevo margine…
L’edizione 2017 si è corsa tra il 18 e il 20 febbraio. Alla gara dei 150km dei  59 iscritti 45 sono arrivati nel tempo limite di 42 ore. Dei 45 Finisher, ben in 24 (ovvero oltre la metà) hanno completato la gara su Fat Bike, tra questi il vincitore ha anche stabilito il nuovo record del percorso. Dei rimanenti 21, 18 erano runners e, curiosità, il più veloce tra gli uomini (l’italiano Gianluca Di Meo) ha anche battuto il primo uomo sugli sci. Gli altri 3 concorrenti rimanenti hanno completato la gara sugli sci: qui la prima e unica donna ha battuto i 2 uomini.


martedì 20 dicembre 2016

Sauze d'Oulx 17 e 18 dicembre 2016: Via Lattea Trail e Skimo

La bella maglietta del pacco gara

C’è un appuntamento nel mondo del trail a cui tengo in particolar modo: il  Vialattea trail http://vialatteatrail.it/la gara in notturna su piste innevate più importante d’Italia con ben 470 iscritti.

Sono ormai tre anni che vi partecipo, ma ogni volta è un emozione nuova anche perché alla partenza, sotto il gonfiabile che troneggia nel centro di Sauze d’Oulx, trovo sempre molti amici con cui ho condiviso tante avventure sportive. Due le gare in programma: il Vialattea Trail di 25km con un dislivello di 1700m e il Vialattea Run di 12km e 900m di dislivello positivo con partenza in linea identica per le due distanze.

Quest’anno ho deciso di partecipare a questa gara con un obiettivo ben preciso: prendere quanto più freddo possibile e andare all’andatura più lenta possibile per testare materiali e condizioni fisiche in vista della Rovaniemi 150
https://www.rovaniemi150.com/ il trail di 150km che si svolge in Lapponia a cui parteciperò il prossimo febbraio, assieme al mio amico Paolo D’Agostino.Rovaniemi150 - Rovaniemi150 Arctic Winter Races
www.rovaniemi150.com
First winter ultramarathon in Europe which combines three different categories: foot, fat-bike and ski. Since 2102, around Finnish Lapland main city: Rovaniemi. Also two more challenges: Rovaniemi66 and Rovaniemi300. All three races start the same day at the same time.

Il Vialattea Trail parte subito duro: dopo alcuni metri percorsi per il centro di Sauze d’Oulx infatti ci si ritrova sulla neve e dobbiamo metterci i ramponcini per affrontare la lunga ed impegnativa salita che ci porterà su fino al Col Fraiteve, il punto più altro del percorso. Salita dura per tanti motivi: primo perché in 7,5km porta fino a quota 2700 con un dislivello positivo di 1200m. Secondo perché essendo la salita in una pista da sci e non in un sentiero ci si trova ad affrontare dei veri e propri muri particolarmente ripidi, terzo perché il terreno è fatto in alcuni punti di neve in cui si sprofonda e in altri da ghiaccio vivo in cui si scivola.

Insomma un bellissimo percorso su cui ci si può davvero mettere alla prova e divertisti.

Io e Paolo decidiamo di salire a velocità costante e progressiva fino al primo ristoro che segna anche la divisione dei due percorsi. Da lì ci godiamo lo spettacolo della notte limpida piena di stelle e delle frontali che si inerpicano lungo il monte che separa Sauze d’Oulx da Sestriere: e lo spettacolo è davvero favoloso. Salutiamo gli amici che fanno la corta, cambiamo le giacche in vista delle temperature più fredde che troveremo lì in alto ed eccoci pronti al “gran premio della montagna” di questo trail il Col Fraiteve. Superato il colle, ci troviamo di fronte ad una delle parti più belle del percorso: la discesa verso Sestriere sulle piste da sci.

Io e Paolo ci accorgiamo che per non rimanere bloccati al cancello orario del Sestriere dobbiamo correre! E allora eccoci buttati a capofitto giù per i muri ghiacciati della pista da sci: e il divertimento qui è davvero assicurato.

Al Sestriere una breve pausa al ristorno situato caldo del palazzetto dello sport e poi siamo di nuovo pronti per affrontare la strada di ritorno verso Sauze scavallando questa volta il Col Basset.

Sulla carta questa salita è facile: ci sono solo 400m di dislivello da percorrere su una strada che non ha mai pendenze rilevanti. Eppure io e Paolo ci accorgiamo subito che non sarà una passeggiata, la neve è friabile e si sprofonda per vari centimetri rendendo davvero difficile il percorso. Decidiamo quindi di stare nelle retrovie e qui facciamo la conoscenza di Guido Ambrosiani, uno tra i migliori maestri di sci della zona e in questa occasione scopa della gara.

Accanto a Guido ci rendiamo conto di quanta cura e attenzione ci sia in questo trail per garantire la sicurezza tutti i partecipanti. Dalla sua radio sentiamo che ci sono due persone in ipotermia sul Colle Basset. E in meno di un minuto, vediamo sfrecciare le motoslitte a prestare soccorso. Vediamo anche i volontari dislocare coperte di emergenza in vari punti del percorso e capiamo che lungo tutto il sentiero ci sono decine e decine volontari pronti ad intervenire in caso di necessità. Niente è lasciato al caso: la sicurezza è la priorità assoluta degli organizzatori. E non avrei mai smesso di ringraziare le donne e gli uomini che in quel momento erano al gelo per assicurare a tutti una partecipazione sicura al Vialattea Trail.

Scavallato il Col Basset, arriviamo verso l’ultimo ristoro di Rocce Nere. Salutiamo tutti i volontari che ci sono e ci apprestiamo a scendere verso Sauze d’Oulx con accanto sempre Guido che sugli sci ci scorta per la discesa finale. Arriviamo al traguardo felicissimi per aver partecipato da un trail davvero fantastico. Guido ti avevamo promesso una birra: purtroppo ci siamo persi all’arrivo, ma sappi che appena torniamo Sauze d’Oulx paghiamo il nostro debito!

Per riassumere questo trail fantastico i nostri voti sono:

Percorso 9/10 bello, vario, emozionate, muscolarmente impegnativo

Organizzazione 10/10 impeccabile

Balissaggio 9/10 perfetto per le condizioni in cui è stato fatto

Ristori 9/10 ed eroi i volontari che sono stati al gelo per ore

Trail Avventura 10/10 per chi sogna di percorrere le montagne in inverso sotto cielo stellato incredibile (se si chiama Vailattea trail è anche per questo!)

Mentre noi ce la prendevamo comoda davanti i primi si davano battaglia e arrivano ad Sauze in tempi davvero strepitosi: Giulio Piana in 2h33’01”, secondo a solo 40” Franco Collè e terzo Manuel Bortolas in 2h40’18”
Tra le donne vince la  strepitosa la polacca Katarzyna Kuzminska in 3h03’36” seconda Giuliana Arrigoni e terza Marta Poretti

Per le classifiche complete della 25km e della 12km cliccate qui  
http://trailive.wedosport.net/classifica.asp

e poco dopo l'arrivo si mettono le pelli e si torna su

sabato 3 dicembre 2016

Rovaniemi 150 Interview with the Race Director Alex S. Casanovas

 I will make Rovaniemi 150 with a Pulka


Hi Alex,

Please can you tell to our readers a bit of history of the Rovaniemi 150? When was the first edition? First edition was in february 2012.



How did came the idea to organize the first winter ultramarathon in Europe which combines three categories: by fat-bike, by ski and on foot? After participating in Iditarod Trail Invitational 2011. I saw that once you cross the McKinley range the lanscape is very similar that the one here in Lapland. Rovaniemi150 is a copy of those winter races organized in Alaska since the end of 80's adapted to Finnish regulations and on my way.

Did the course change during the last years? We start with only a 150 km race. In 2015 we add two more distances: 66 km and 300 km. We change some rules and little technical details on the way we get experienced. 

Did the participants increased in these years? First edition we had 14 participants, only 3 finish it. Since then the participation had growing every year. Last edition we had 106 athletes in starting point. Anyway this year, when there is only 1 month to the end of registration, looks that we do not arrive to 100. But who knows? untill the last moment registration can grow up.

You are a polar guide. You are an expert of logistics in extreme conditions and you are an expert of the Polar environment: What are the main peculiarities of the Polar environment? Basicly the logistics in isolate places. Of course the extreme cold is a problem if you don't know how to manage in such temperatures. Anyway lower than -30ºC you have to be very carefull even with experience. 
What are the main challenges of this peculiar type of environment? It’s the cold? The lack of daylight? How many hours of brightness are there? The big challenge is always the cold and how fit you are. Experience is important to well now how to dress in the right way. Normally the lack of daylight is not a problem, is all in your mind and more batteries for the headlamp. Here in Rovaniemi the less hours we have is 4 (from 10:00 to 14:00) but after december 21st the days are getting longer (30 minutes per/week). We start to feel a longer daylight after 10th of january aprox. 

what are the main differences of running an "normal" ultra in alpine enviroment and Rovaniemi? Temperatue can be as low as -30/-35 celcius, what have been the averages/Max/min in the latest editions, we know there was a huge difference?
In all five editions we never had more than -15ºC (!) but in possible that in february we could reach -30ºC or more. In fact always some days before the race we had reach those temperatures (in 2012 one week before the race we were for 10 day between -33ºC and -37ºC), but never during the race. So participants have to come here with enough clothes to face that low temperatures. Then during the briefing I tell them how is going to be and the track conditions, so they can choose the gear better. Last edition was warm (-1ºC/-2ºC) but was windy, snowy and humidity and many people quit: in Rov150 finished 53% (29 of 55) and Rov300 finished 14% (4 of 28). Rov66 is easier so finished 87% (20 of 23) 

Knowing all these aspects: what you suggest as training for people that want to take part of the Rovaniemi 150, but live in conditions like Continental Europe? The best if possible is to train in cold weather in places like Alps, Pyrenees or similar. The most important, even if you train in a industrial freezer is not to get wet. Never, never have to sweat! If you do you have to slow down or stop. 

What should a runner of the Rovaniemi always have in mind during that race? Now sweat, good hydratation. Better start with a lot of clothes and then little by little take it out to mantain the body hit without sweat.  

What do you suggest a runner of the Rovaniemi has to bring with him other than the compulsory equipment?  In our web page you can find a good list. The most important is to have a very good down 700/1000 grms jacket, goretex pants and very good mittens to use it when stops and if temperature goes down. Shoes are also very important, whatever kind of shoes you wear it must be waterproof and big enough to fit two (2) socks: a thin and thick ones. Gaiters help you keep you warm and protect the ancle from the snow and cold. Also overshoes are good in case of extreme cold and/or overflow (water on top of ice in lakes and rivers). Is very important also to well protect neck, head, nose and eyes if is windy.


Why are “pulka’s” used?
Carry the weight in the pulka is more confortable than in your back. In fact with a pulka you can pull more kilos than your weight. Some athletes in Rovaniemi150 used a bagpack, is up to them, but most of the athletes who do this kind of competitions use a pulka.

As an expert of this peculiar environment, do you think that the Polar environment is threatened by the climatic change? Yes. After 8 seasons in Antarctica you can see very easy how the small glaciers go down and backward. Anyway all the scientifics I have been working with never worried about that. 10.000 years ago Europe was cover in ice... Long time ago were dinos... Many species had dissapeared... "The Planet is fine, the people are fucked!" (George Carlin dixit).

Alex your life is like a romance. To make it really short: you are catalan when you were a kid you sailed, then you started climbing and you climbed all over the world including Antarctica, you worked as expert of logistics for humanitarian ONGs, and you are an expert in polar expeditions… how do you manage to do all this only in one life?? What the best advice that you can give to people who live in normal way? What the best advice that you can give to me that I am about to realize my dream taking part to Rovaniemi 150? Only one sentence: Better do what you really like than wish the hope.

martedì 22 novembre 2016

Valle d'Aosta, Staffal: Sci Alpinistica "Su per Betta" domenica 20 novembre 2016


Gara di sci alpinismo parte del http://tourskialp.it/
Bellissima giornata in compagnia di amici alpinisti, sciatori e runners di età assortita.
Farò il possibile per essere presente anche al prossimo appuntamento di LaThuile.
Traccia su http://www.movescount.com/it/moves/move131803903
Certo che gareggiare con il pettorale 17 !!!

Sul Colle Bettaforca

All'arrivo

Nuovo Zaino Salomon S-Lab X-Alp 20 litri

Aggiungi didascalia


la bella locandina



martedì 8 novembre 2016

First two-day Skimo of the season 31.10 and 01.11 and first 4000 meter!!!


Just unexpected, just unbelievable.
Day 1 great training: from Cervinia to Plateau Rosa, on the Ventina slope. One week after Diagonale des Fous, legs are working well.
Day 2 up to the top of Breithorn (4165 m). Without ski just in the last 100m D+, then down skiing from the very top, crying and shouting for happiness.


Ecco la traccia: http://www.movescount.com/it/moves/move129520022#anchor=media-2992202 


Buon divertimento!















Cervino on the back

the beginning 



on the top of Breithorn


the view from the top


Breithorn from the glacier

lunedì 31 ottobre 2016

Diagonale des Fous 2016

tramonto pre-partenza






Non avrei voluto scrivere quest’articolo.
Avvertenza quest’articolo tratta della Diagonale des Fous, un Ultra Trail di 167 chilometri e 10mila metri di dislivello, e della mia esperienza personale in questa gara. Ma attenti! Se deciderete mai di andarla a fare, io non c’entro niente, io non vi ho detto niente, io scarico ogni responsabilità,  saranno tutti affari vostri.
Innanzitutto il Grande Raid de la Reunion presenta delle indubbie difficoltà logistiche visto che l’isola si trova nell’emisfero australe in mezzo all’oceano indiano. Esattamente a 20 gradi di Latitudine sud. E per chi come me ha un limitato piano ferie, le difficoltà  sono amplificate. L’ho gestita con 4 giorni e mezzo di ferie per un totale di sei notte così dormite, una in aereo (undici ore di volo da Parigi),  una in hotel, tre sui sentieri e l’ultima, appena dopo l’arrivo, di nuovo in aereo verso Parigi.
L’altra difficoltà è rappresentata dai 2600 partecipanti e ve lo lascio immaginare raccontandovi la calca alla partenza. Ore 22 di Giovedì sera. Il mio amico Stefano di Courmayeur, alla sua terza Diagonale me lo aveva detto, non cadere, mantieni l’equilibrio e se ti perdi qualcosa lascialo li e non provare a raccoglierlo. Mah, cosa sarà mai, esagerato…e invece… 2600 concorrenti, al netto dei Top Runners, stipati ore prima su un piazzale da cui si accedeva alla linea di partenza tramite una stradina fiancheggiata da muretti. Alla partenza panico. Tutti spingono, tutti pressati e io, chiedo scusa, ma penso all’Heysel, sono questi i momenti in cui possono succedere tragedie. Riesco ad infilare la mano sotto l’ascella di Stefano, ben più piazzato di me, e vengo sollevato e fatto fluttuare! 
Fuochi d’artificio  strabilianti e folla oceanica a bordo strada rendono, anche per questo,  la partenza unica e inimitabile. Al punto prestabilito vedo mio figlio Lorenzo e lo abbraccio. La tensione non scende e solo al chilometro 11, dico undici, mi rilasso e inizio a dare il cinque a mano aperta! Si c’era ancora la folla a bordo strada.
Perfetto percorso, tra l’altro disegnato con indicazione dei tempi tra i vari ristori (i.e. “cancelli orari”) sul  pettorale. Io fraziono sempre il percorso mentalmente, pezzo pezzo, pochi km alla volta .
Paesaggi mozzafiato che riportavano alla mente il film Jurassic Park, verdi montagne con lussureggianti pendii a strapiombo,  da cui saliremo e scenderemo un’infinità di volte!
Il venerdì mattina prima sosta tipo Base Vita, con il primo dei due borsoni accessibili allo stadio di Cilaos (che rappresenta anche l’ottavo cancello orario di ben 21), con mio figlio Lorenzo sugli spalti che mi da sollievo dopo la prima notte di giovedì (senza dormire), bellissima doccia, ma si ricomincia a sudare un minuto dopo, ristoro, cambio batterie alle due frontali e veloce ricarica del mio Sunto Ambito 3 Peak.
Il Venerdì scivola via fino alla notte, davvero durissima, con tanti concorrenti che dormono lungo il sentiero avvolti nelle loro coperte termiche, immagini atipiche per chi come me di solito corre tra le  fredde montagne e non all’equatore! Pioggia improvvisa e poco dopo una frontale dopo l’altra mi segnalano batterie esaurite! Fallisco il cambio sotto la pioggia, ovvero mi trovo con ben due frontali (perché se anche una soltanto era obbligatoria, io come in montagna ne ho sempre due!) e ben due doppi set di batterie a zero!!! Ovvio tutto questo sotto la pioggia…ma la collaborazione tra runners funziona, mi passano delle batterie nuove e ben presto riprendo ad andare.
Sabato mattina la peggior coppia di salite della mia vita, una dopo l’altra! È qui che le mie scarpe The North Face Ultra Trail che già avevo usato all'UTMB, danno il massimo. La prima salita vertiginosa ci porta a Roche Plate,  dove mi viene detto che la prossima  sarà più dura. Mi stacco il porta pettorale e dico che mi fermo, beh erano due notti che non dormivo, ma nessuno mi prende in considerazione e non mi resta che affrontare la famigerata salita a  Maido,  mai fatta una cosa del genere sotto un sole di mezzogiorno caldo senza pietà, per chiarire sono quattro ore e mezza di salita dopo le oltre due ore della precedente, tutto sotto un sole equatoriale e senza aver chiuso occhio per due notti.
A Maido mi invento  un pediluvio in una bacinella di fortuna e faccio un check piedi e gambe dai fisioterapisti dell’organizzazione durante il quale mi addormento per ben 15 lunghi minuti. 
Riparto carico e ritemprato lungo una lunga discesa corribile verso la seconda base vita di Sans Soucis (sedicesimo cancello orario). Anche qui cambio totale grazie alla seconda borsa e seconda doccia rigenerante .
Da qui Lorenzo mi accompagna fino al fiume che guadiamo scarpe in mano per la gioia dei fotografi. 
Ora era finita dovevo solo amministrare. Al primo ristoro di rilievo con brandine, mi concedo 1 ora sonno. 
Al secondo ristoro accanto ai binari dello Chemin pediluvio (ancora rilevo zero vesciche nonostante i dolori in qualsiasi parte dei piedi).
A questo segue una insensata salita e discesa su un lastricato di km e km in salita prima e in discesa poi, cosi fatto male che non ho potuto non perdermi in tanta ammirazione per le strade lastricate dai Romani, ben altra cosa!
Da qui solo flash, le prime luci dell’alba della domenica, una salita ripida su sabbia da fare a quattro zampe, un ultimissimo ristoro a Colorado che quasi non mi fermo, aziono il booster (ipod con colonna sonora di tanti arrivi, 180 bpm) e mi lancio nel sentiero in discesa con tre ventenni francesi che venivano dalla corsa media (Trail de Bourbon, 120km) e dalla corsa corta (Trail de Mascareignes, 60km) e che scendevano non correndo ma come fossero campioni di Parkour. Mano su un albero piede su una parete rimbalzo su una roccia in basso e via andare. Galvanizzato calcolo che se pure mi rompo da qui al traguardo ci arrivo comunque, e provo a tenerli, ma è impossibile hanno una marcia in più e sigh hanno meno della metà dei miei anni…ma io alla loro età…diceva mio nonno!
Sul rettilineo finale che porta allo stadio di St Denis luogo d’arrivo, intravedo di nuovo il prode Lorenzo, tiro fuori il fischietto e inizio a far cagnara. Lollo si carica i due borsoni, già pronti per l’aeroporto, sulle spalle e con una mano riesce anche ad azionare la telecamera dello smartphone.
Si entra allo Stadio, curva dei 200 metri in piega inversa (in senso orario) rettilineo e traguardo con ancora una volta “Massimiliano  - Marta - IIIIIItalia”!!!
Che soddisfazione!
Viaggio di ritorno con maglietta “Finisher” o meglio “J’ai survecu” riconoscibilissima sia all’Aeroporto di St Denis che fino a Parigi. Con complimenti raccolti da molti più passeggeri in transito che avrei mai potuto immaginare. Addirittura, un distinto signore francese a Parigi mi ha detto:
“lo so che sembra impossibile, nessuno ci crede mai quando lo racconto e non mi aspetto che lo faccia tu, ma io ho un amico che lo stesso anno ha corso e finito sia l’UTMB che la Diagonale des Fous”.
Non rispondo, sorrido, certo che é stata davvero una grande stagione!


Ecco la traccia della prima parte: http://www.movescount.com/it/moves/move128564983 
Se passate di là, buon divertimento!







lunedì 5 settembre 2016

UTMB Timing _ full official disclosure










The UTMB will start on 26/08 from Chamonix at 6pm on the normal route.




26/08 18:00 - La partenza della gara UTMB e stata data !




Info LiveTrail 26/08 19:54, Massimiliano (2770) arrivato a Le Delevret (km 14), posizione 761. Prevista a Saint Gervais il 26/08 20:39
Info LiveTrail 26/08 20:49, Massimiliano (2770) arrivato a Saint Gervais (km 21), posizione 838. Prevista a Les Contamines il 26/08 22:44
Info LiveTrail 26/08 22:41, Massimiliano (2770) arrivato a Les Contamines (km 31), posizione 1078. Prevista a Les Chapieux il 27/08 02:51
Info LiveTrail 27/08 00:32, Massimiliano (2770) arrivato a La Balme (km 39), posizione 1094. Prevista a Les Chapieux il 27/08 03:19 I
nfo LiveTrail 27/08 02:13, Massimiliano (2770) arrivato a Ref. Croix Bonho. (km 45), posizione 1129. Prevista a Les Chapieux il 27/08 02:56
Info LiveTrail 27/08 03:06, Massimiliano (2770) arrivato a Les Chapieux (km 50), posizione 1149. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato
Info LiveTrail 27/08 05:50, Massimiliano (2770) arrivato a Col de la Seigne (km 60), posizione 1146. Prevista a Courmayeur - Dolonne Entrée il 27/08 09:45
Info LiveTrail 27/08 07:30, Massimiliano (2770) arrivato a Lac Combal (km 67), posizione 1152. Prevista a Courmayeur - Dolonne Entrée il 27/08 10:50
Info LiveTrail 27/08 08:38, Massimiliano (2770) arrivato a Arrete du Mont-F. (km 71), posizione 1090. Prevista a Courmayeur - Dolonne Entrée il 27/08 09:59
Info LiveTrail 27/08 09:16, Massimiliano (2770) arrivato a Col Chécrouit (km 76), posizione 1044. Prevista a Courmayeur - Dolonne Entrée il 27/08 09:57
Info LiveTrail 27/08 09:58, Massimiliano (2770) arrivato a Courmayeur - Dol. (km 80), posizione 1006. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato
Info LiveTrail 27/08 10:52, Massimiliano (2770) arrivato a Courmayeur - Dol. (km 80), posizione 1018. Prevista a Arnuva il 27/08 15:00
Info LiveTrail 27/08 12:32, Massimiliano (2770) arrivato a Refuge Bertone (km 85), posizione 998. Prevista a Arnuva il 27/08 14:50
Info LiveTrail 27/08 14:08, Massimiliano (2770) arrivato a Refuge Bonatti (km 92), posizione 980. Prevista a Arnuva il 27/08 15:03
Info LiveTrail 27/08 15:20, Massimiliano (2770) arrivato a Arnuva (km 97), posizione 958. Prevista a La Fouly il 27/08 20:03
Info LiveTrail 27/08 17:04, Massimiliano (2770) arrivato a Grand Col Ferret (km 102), posizione 922. Prevista a La Fouly il 27/08 18:48 I
nfo LiveTrail 27/08 19:00, Massimiliano (2770) arrivato a La Fouly (km 112), posizione 939. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato
Info LiveTrail 27/08 19:01, Massimiliano (2770) lasciato La Fouly (km 112). Prevista a Champex-Lac il 27/08 22:19
Info LiveTrail 27/08 22:49, Massimiliano (2770) arrivato a Champex-Lac (km 126), posizione 969. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato I
nfo LiveTrail 27/08 22:52, Massimiliano (2770) lasciato Champex-Lac (km 126). Prevista a Trient il 28/08 03:45
Info LiveTrail 28/08 03:02, Massimiliano (2770) arrivato a La Giete (km 137), posizione 970. Prevista a Trient il 28/08 04:00
Info LiveTrail 28/08 04:29, Massimiliano (2770) arrivato a Trient (km 142), posizione 986. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato
Info LiveTrail 28/08 04:36, Massimiliano (2770) lasciato Trient (km 142). Prevista a Vallorcine il 28/08 09:23
Info LiveTrail 28/08 07:38, Massimiliano (2770) arrivato a Catogne (km 147), posizione 1109. Prevista a Vallorcine il 28/08 08:19 I
nfo LiveTrail 28/08 09:01, Massimiliano (2770) arrivato a Vallorcine (km 153), posizione 1130. Prossimo Prevision sara dato quando ha lasciato I
nfo LiveTrail 28/08 09:31, Massimiliano (2770) lasciato Vallorcine (km 153). Prevista a Chamonix il 28/08 16:45
Info LiveTrail 28/08 11:23, Massimiliano (2770) arrivato a La Tete aux vent. (km 160), posizione 1040. Prevista a Chamonix il 28/08 12:49
Info LiveTrail 28/08 12:12, Massimiliano (2770) arrivato a La Flegere (km 164), posizione 1010. Prevista a Chamonix il 28/08 13:33
Info LiveTrail 28/08 13:27, Massimiliano (2770) e finisher. Temps : 43:26:39 , classifica 971e (96e V2 H).