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mercoledì 13 marzo 2024

L'App Whympr, la quadratura del cerchio

 

Weekend in arrivo, sale la febbre per una bella scialpinistica, dagli amici in montagna arrivano notizie di condizioni fantastiche, l'equipaggiamento è già pronto, ora basta decidere dove andare a pellare! Ma prima, la gita va pianificata e studiata, per bene, nel dettaglio. Io di solito sento i miei amici Guide, chi ha fatto cosa in questi giorni, che condizioni ha trovato. Poi magari cerco su varie pubblicazioni di vedere anche foto e panorami, quale sarà il dislivello, caratteristiche del luogo, eventuali problematiche in salita e in discesa, quale sarà il meteo, come posso conoscere la pendenza del terreno, sapendo che più è ripido maggiore è il rischio di incidenti e valanghe. OK ci si mette al lavoro....vari siti per le condizioni meteo, bollettini per il pericolo valanghe, app specifiche per la pendenza, poi ovviamente siti con la descrizione dei percorsi, delle sensazioni delle ultime gite e relative foto...ma davvero non esiste un "one stop shop" ovvero un'App che racchiuda e raccolga per noi tutte queste informazioni?

Queste sono state anche le sensazioni provate da Tim MacLean, un appassionato di scialpinismo e attività outdoor e al tempo stesso già dipendente di una delle maggiori società tecnologiche! Tim anni fa si è rimboccato le maniche e, grazie ai suoi skills, ha pensato di creare per suo uso e consumo un hub dove convogliare tutti i dati. Come spesso accade da un'idea brillante e da un bisogno nasce un prodotto che anche altri cercavano.

E' cosi che prende forma Whympr: un'applicazione che viene creata con l'obiettivo di riunire in un unica soluzione digitale tutti i dati e le informazioni necessarie a pianificare e realizzare un'uscita in montagna, sia essa di scialpinismo, di escursionismo, ciaspolata o arrampicata. 

Certo in un mondo dove proliferano siti d'informazione non è semplice orientarsi tra gli stessi ed effettuare una valutazione appropriata, quante volte si è deciso di non usare un'app consigliata solo perché a prima vista non era "customer friendly" e poco intuitiva? 

Ecco qua che ho partecipato ad una giornata di test sul campo per meglio comprendere tutte le funzionalità  messe a disposizione da Whympr.

Giornata spettacolare come la Valgrisanche sa regalare, divisa in fase di preparazione, gita vera e propria fino al Sigaro, una super classica ma impreziosita dal "Peak Viewer" Whympr che forniva anche i nomi delle vette circostanti, e poi attività di wrap-up di fine gita tra le quali il salvataggio delle foto fatte che vanno a posizionarsi sul tracciato in maniera consona per poi essere usate da altri utenti per un'opportuna localizzazione ed orientamento.

Tra le attività di preparazione, ho riscontrato particolare interesse nella possibilità di rendere disponibile offline sul telefono la carta topografica e il percorso preparato in precedenza, per orientarsi anche senza rete.

Ammetto di esserne stato affascinato, anche per l'interesse con cui il CEO e co-fondatore Tim ascoltava critiche, consigli e prendeva nota di potenziali futuri nuovi sviluppi: cosa c'è di meglio che apportare miglioramenti ascoltando gli utilizzatori sul campo, e questi ultimi sono in continua crescita considerando i download cumulativi dell'App dai 95000 del 2020 ai 325000 del 2023, considerando Apple Store e Google Play Store.

A dare ulteriore affidabilità ci sono le collaborazioni di Whympr con La Chamoniarde, Societe de prevention et de secourse en montagne, nonché con istituzioni come ENSA-ENSM, Ecole National de Ski et Alpinism-Ecole National des Sports en Montagne, e dulcis in fundo con competizioni come il Pierramenta! 

Insomma, un'app sicuramente interessante, di facile utilizzo e molto pratica. Il mio consiglio più volte ripetuto è che accanto alla tecnologia, prima di partire si verifichi - ove possibile - con le persone che la zona la conoscono e una volta partiti si continui sempre ad analizzare l'ambiente che si sta attraversando. 

Quindi App, esperienza e occhi sempre aperti! 


domenica 8 ottobre 2023

Concatenamento in giornata di Becca di Nona e Monte Emilius


5 ottobre 2023: giornata con Davide Lale Gerrard.

Partiti con le frontali accese alle ore 06:00 da Pila, passaggio per il Combo, Becca di Nona 3142m in 3ore e 30, discesa per un passaggio per il Bivacco Federico a 2907m, 



indossato l'imbrago e saliti per la ferrata verso la vetta del Monte Emilius a 3559m, raggiunta in circa 8 ore. 

Pausa pranzo e lunghissima discesa per il rientro al parcheggio di Pila dopo 11 ore e 50 minuti.


Il video, pubblicato su YouTube, offre un'ottima sintesi della giornata.





lunedì 5 settembre 2022

Guardiamo avanti: UTMB 2022 pensando al 2023 e oltre

foto arrivo di Kilian Journet crediti ©UTMB - Photo Paul Bréchu

Immenso. Immenso Kilian. Vince la sua prima UTMB nel 2008 (anno della mia prima partecipazione) e la vince per la quarta volta quest'anno a 14 anni di distanza, stabilendo il nuovo record del percorso e abbattendo il muro delle 20 ore con lo straordinario tempo di 19 ore, 49 minuti e 30 secondi.

Quest’estate io invece mi sono sentito perso. Prima volta dopo 14 anni mi sono ritrovato senza un fine agosto dettato dal ritmo della corsa sui sentieri di UTMB. Una serie di vicissitudini e niente pettorale... Ma non sono riuscito a reagire prontamente con un sonoro chissenefrega. No! Mi sono esiliato lontano dalle montagne e ho iniziato a studiare cosa fare perché la situazione non si ripetesse. Senza negatività e pessimismi. D’altronde una pausa dopo una no-stop dalla prima volta nel 2008 non può che essere benefica, come una giornata di scarico in un programma di allenamento. Beh sì, è risaputo che io e lo scarico non andiamo d’accordo, ma così è. 

Allora rimbocchiamoci le maniche e pensiamo alla prossima edizione nel 2023!! Ed è qui che inizia l'avventura, perchè come quasi tutti sapere le regole sono cambiate. E adesso, come funziona? Cosa sono gli stones? dove sono finiti i punti Utmb? ecco una piccola guida per voi. Accedo al mio Spazio Corridore è tutto cambiato! C'è un index UTMB ..... . Ma non ho UTMB Stones, obbligatori in futuro a partire dal 2023. In base al nuovo regolamento definito dopo la join-venture con IronMan, UTMB classica, quella di Chamonix per intenderci, è diventata una Finale stile Kona per chi ne sa di triathlon. Più o meno come Kona, posso dire io che di qualifiche IronMan full distance ne ho finite ben sette tra il 2006 e il 2013. Ok no problem andiamoci a prendere questi Stones! 

Apro il calendario delle gare di qualificazione e vedo che la più vicina (criterio spazio-temporale) delle pochissime gare di qualificazione rimaste sarà a Nizza. Primo shock sto parlando di gare, ma quando mai ho visto una Ultra come una gara? Si il concetto di gara era vivo in un triathlon, ma non in montagna! Vabbè Max non fare il vecchio e stai al passo con i tempi, vai a gareggiare anzi no torna a gareggiare! E lo Spirito Trail? Archiviato? Vedremo. 

Per la scelta della gara cerco di capire se c’è una relazione tra lunghezza del percorso di qualificazione e lunghezza della cosiddetta finale di Chamonix. Capisco che esiste ma non è limitante. Ovvero con i dovuti limiti gli Stones guadagnati su una 50k possono essere utilizzati sia per una OCC che per una CCC, che per l’UTMB. In un IronMan se gareggio in un mezzo (ora commercialmente ribattezzato IronMan 70.3) faccio la finale su quelle distanze (swim 1900m, bike 90k, run 21.1k) se invece gareggio nella distanza completa ho la possibilità di qualificarmi per Kona (swim 3800m, bike 180k, run 42,2k) dove si corre l’originale distanza IronMan. Per l’UTMB versione IronMan non c’è una corrispondenza. Per cui, per andare sul sicuro punto alla 50k (sembra siano 58k o 60k con 3300 D+). Questo mi permetterà di accedere indifferentemente a OCC o CCC o UTMB. Sarà comunque non un accesso diretto dato da posizione in classifica di categoria ma un accesso al sorteggio a prescindere dalla posizione di arrivo nella gara di qualifica (altra differenza non da poco con IronMan). 

Discorso a parte merita la più tecnica TDS (a cui ho partecipato nel 2013 e 2014). Qui restano in vigore le regole UTMB del passato. Ne lèggete il significato tra le righe? 

In sintesi, cosa farò? Vi tengo aggiornati 

venerdì 3 dicembre 2021

Lo sport nel rapporto con i figli


Ho sempre pensato che lo sport fosse un fantastico mezzo per instaurare prima e per migliorare poi la comunicazione con i miei tre figli.

Abbiamo tutti e quattro in comune la passione per lo sci, ma poi le strade divergono in base alle inclinazioni di ciascuno di loro. Inclinazioni che, nell'ambito delle mie potenzialità, ho sempre voluto assecondare e che mi hanno lasciato ricordi indelebili. Con il più giovane, il "matematico", ricordo un Campus estivo di triathlon con il team ProPatria. Lui era all'epoca così piccolo, ma già con il suo bel tesseramento alla Fitrl (federazione italiana triatlon). Ricordo come se fosse ieri, quando attraversò la sala mensa e arrivato al tavolo dove mangiavamo noi allenatori, poggiò le mani sul mio braccio e mi disse: " papà tu sei il mio allenatore preferito!". Non aggiungo altro per l'enorme emozione che provo ancora oggi.

Con il secondo, lo "psicologo", ho passato interi giorni a bordo campo a guardare i suoi allenamenti di Rugby con l'ASR. Ricordo che erano giornate talmente fredde, a volte, che le mie avventure in Alaska sono fortemente ridimensionate. Ricordo poi la gioia delle trasferte in Italia e all'estero con la sua squadra e la vittoria al Trofeo Topolino Under 9.

Il più grande, il "banker", è più uno sportivo tutto tondo. Già Tedoforo alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006, lui è runner, sciatore, ciclista e negli ultimi anni velista esperto.

Con lui ho vissuto l'esperienza unica per un genitore di partire accanto a lui, gomito a gomito, in un Campionato Italiano di Triathlon (sebbene in squadre diverse).  

Noi due ogni anno non ci facciamo mancare una sciata lungo la Vallee Blanche del Monte Bianco solo noi fino a Chamonix.

Questi pensieri su sport e il rapporto unico che lo sport instaura tra padri e figli,  nascono grazie agli amici della Garmin.

Sono loro che, in un certo senso, mi hanno obbligato a queste riflessioni con il loro invito alla cerimonia di premiazione dei Garmin Beat Yesterday Awards.

Loro usano definire i Beat Yesterday come la realizzazione di persone comuni che si mettono in gioco per assaporare l'essenza della vita attraverso l proprie passioni e i propri sogni.

Beat Yesterday non è essere più bravi o più forti di altri ma avere la volontà di scoprire chi si vuole essere veramente.

Il 2 dicembre a Milano sono state premiate 5 storie, 5 persone e le loro 5 sfide: Enrica e la sua UTMB, Wolfango e la sua pedalata fund-raising fino in Serbia, Domitilla neo-mamma e il suo Rally di motociclismo in Sardegna, Marco che con la sua barca di 9 metri ha veleggiato attraverso il Mediterraneo e infine, per la sezione OUTDOOR, Roberto Carnevali e Manu, papà e figlio che ho avuto la possibilità di conoscere da vicino e di trovare tante belle similitudini nei rapporti padre-figlio.

Prima della loro premiazione ci siamo fatti una bella chiacchierata a 4 seduti ad un tavolino dello Spazio Gessi a Milano. In 4 perché si è aggiunto un simpatico motociclista amante delle lunghe avventure in solitaria con la sua Enduro, una persona molto affabile e a suo agio nel clima disteso e simpatico che si era venuto a creare e che ci ha anche raccontato del suo viaggio da solo in moto in Islanda…..ops ho scoperto tardi che si trattava di Matteo Viviani, giornalista delle Iene, e che sarebbe stato poi tra i premiati sul palco. Ma a fine serata ho potuto scusarmi di non averlo riconosciuto (io non guardo per scelta la televisione da anni).


La storia di Roberto Carnevali è davvero emblematica e dovrebbe essere presa ad esempio da chi vuole instaurare un bel rapporto di comprensione e fiducia reciproca con i propri figli.

Roberto è un appassionato di montagna e ama i lunghi trekking in solitaria. Vivendo a Modena è un frequentatore assiduo del Monte Cimone e del Monte Cusna.

La sua grande sfida è stata quella di cercare di costruire un rapporto con suo figlio Manu affetto da un disturbo dello spettro autistico. Questa sua ricerca ha avuto come ambientazione la montagna e l'outdoor dove ha provato a condividere le sue passioni e le sua gioie - fino ad allora gestite ed assaporate individualmente - con suo figlio.

L'impresa sembrava davvero difficile ma il primo segnale è arrivato quando dalla cima di una montagna Manu ha osservato "papà guarda che bel panorama!".

Da lì è stato un susseguirsi di gite e di gioie a beneficio di un rapporto sempre più forte e di una comunicazione tra i due sempre più intima. Bellissimo quanto sottolineato da Matteo la Iena anche dal palco: chiedendo a Manu se avesse capito il motivo perché il papà lo volesse portare in montagna, Manu ha risposto "perché papà mi volesse portare non lo capivo all'inizio e non lo capisco ancora oggi, ma se lo dice papà è sicuramente una cosa bella"

Dalle parole di Roberto: "Quella di portare Manu in montagna è stato un tentativo, una follia, una prova empirica, un provare a vedere se in questo ambiente a me affine e che amavo molto, dove lui faceva fatica e che lo portava fuori dalla sua zona di confort, poteva nascere qualcosa. In effetti in questo ambiente che ci chiedeva tanto ci siamo trovati, ci siamo avvicinati e abbiamo ora un forte legame e una forte comunicazione".

Ora il prossimo step sarà veramente arduo, Matteo ha lanciato l'idea di un trekking tutti insieme e ci porterà a dormire in tenda in montagna!

Stay tuned!

sabato 17 luglio 2021

Un weekend da frontman in Alto Adige, parte2: Trail Running in libertà tra le Dolomiti


Il 26 giugno 2021 l'appuntamento è alle 7.30 di mattina nel piazzale della partenza della funivia del Monte Elmo a Sesto in Val Pusteria. Dopo quasi un anno e mezzo mi ritrovo con addosso un pettorale per la mia prima gara post lockdown. E' passato davvero tanto tempo da quel 1 Marzo 2020 quando ad Anchorage sono partito per la mia seconda Iditarod. Ma tra quel (non)pettorale – è un'avventura per pochissimi, per cui il pettorale è un accessorio non previsto - e questo non c'è solo una frattura temporale, c'è anche la profonda ferita che questa pandemia ha lasciato su di noi: la paura dell'incognito dei primi giorni, il rocambolesco viaggio di ritorno dall'Alaska in un Italia completamente chiusa, i giorni passati in isolamento lontano dalle persone care e dai miei amici, il mondo stravolto…

Sarà per questo che oggi al posto di pensare alla gara che mi attende, riesco solo a rimanere incantato di fronte allo spettacolo della Val Fiscalina

con la sua Croda dei Toni che si staglia all'orizzonte. Che bello poter essere di nuovo qui, tra queste valli meravigliose.

In altre occasioni sarei stato concentrato sulle operazioni pre-gara. Avrei fatto l'ultimo controllo del materiale obbligatorio, rivisto gel e le barrette da portare, ricontrollato le scarpe e i bastoncini

Stamattina invece sono talmente rilassato che quasi quasi mi dimentico che davanti a me non c'è proprio una passeggiata. Ma mi aspettano gli oltre 80km e oltre 4000 metri di dislivello positivo della Ultra Dolomites
quest'anno alla sua seconda edizione, e che la fanno essere l'ultima nata tra le gare che fanno parte della celeberrima Lavaredo Ultra Trail.

Il percorso spettacolare parte da proprio da Sesto, inoltrandosi in Val Fiscalina, da dove dopo circa una decina di chilometri si ritrova di fronte allo spettacolo imponente delle Tre Cime di Lavaredo

Arrivato al rifugio Locatelli il percorso di gara scende nella vallata dominata da un'altra cima caratteristica delle dolomiti di sesto: il monte Piana da cui si possono ammirare le Tre Cime da una prospettiva che se se possbile le rende ancora più maestose. Poi il tracciato proseguire scavallando in Veneto e attraverso la val Travenanzes e il Passo Giau arriva a Cortina, dov'è situato il traguardo.

Dopo l'arrivo, la super efficiente organizzazione ha provveduto ad allestire delle navette che riportano a Sesto i concorrenti che lì soggiornano e così mi ritrova in un autobus a ripercorrere a ritroso la strada fatta. Arrivo in albergo che ormai è molto tardi e mi butto subito a letto per una dormita colossale. La cosa che ho sempre adorato degli alberghi nel Sud Tirolo è la calda accoglienza dovuta al fatto che nella maggior parte sono alberghi a conduzione familiare, per cui l'atmosfera che si respira è quella di trovarsi davvero a casa.

L' Hotel Royal dove mi trovo è proprio un ottimo esempio di questa straordinaria ospitalità e quando mi sveglio mi ritrovo subito con le gambe sotto il tavolo per una straordinaria colazione fatta di ottimi prodotti locali come marmellate, miele, yogurt, succo di mela e pasticceria varia.

Il recupero post-gara è davvero piacevole perché malgrado la stanchezza e la fatica del giorno prima non riesco a contenere la felicità di essere di nuovo in Alto Adige, per questo primo viaggio dopo le limitazioni per il virus. Faccio una bella passeggiata defaticante immerso nella bellezza del Parco Naturale Tre Cime, che dal 2009 è parte del Patrimonio Naturale dell'Umanità UNESCO e che si trova tra i comuni si Sesto, San Candido e Dobbiaco. Un vero e proprio paradiso per escursioni (dalle più impegnative a quelle per tutta la famiglia), scalate e arrampicate in falesie straordinarie.

Prima di ripartire per Milano, mi concedo un pranzo al Bistro Bergsteiger. Situato in piena Val Fiscalina, di fronte alla spettacolare Cima 12, il bistro ha una struttura progettata per essere il più discreta possibile, in modo tale da non impattare il magnifico paesaggio montano. E qui, gambe di nuovo sotto il tavolo, gusto un'altra meravigliosa tappa nel mio percorso di recupero post gara: il pranzo!

sabato 3 luglio 2021

Un weekend da frontman in Alto Adige, parte 1: climbing in Val di Landro


Il 9 marzo 2020 quando tutta l'Italia entrò ufficialmente in lockdown, io mi trovavo letteralmente dall'altra parte del mondo, appena arrivato ad Anchorage in Alaska dopo aver percorso oltre 200km dell'Iditarod Trail in autonomia in uno degli inverni più terribili degli ultimi anni con temperature ben al di sotto dei 50°. E' passato più di un anno da allora. E finalmente ora nell'ultimo weekend di fine giugno 2021 mi ritrovo alla vigilia della mia prima gara post-pandemia: l'Ultradolomites di 80km.   

Mi sembra già un vero e proprio miracolo essere riuscito a tornare in Alto Adige / Suedtirol e in tutta onestà non riesco a trovare in me nessuna ansia agonistica, ma solo la gioia profonda di essere di nuovo tra queste montagne. E allora al posto di fare la solita corsetta defaticante pre-gara, ho deciso di approfittare di queste meravigliose montagne e concedermi un bellissimo pomeriggio di arrampicata nella palestra di Roccia Landro con la guida Alpina Daniel Rogger.

Daniel non è solo una guida straordinaria che conosce ogni angolo di queste montagne dalla bellezza unica, ma è anche l'autore di una eccellente guida Dolomiti senza confini, (Edizioni Versante Sud, 2020) in cui descrive quello straordinario percorso inaugurato nel 2018 da Reinhold Messner e Fausto De Stefani, progetto di cui ho avuto l'onore di vedere la nascita (https://maxmartaoutdoor.blogspot.com/2018/06/dolomiten-ohne-grenzen-das-dorf-der.html)    

La falesia di Landro ha un accesso facilissimo con un comodo parcheggio ai bordi della statale Alemagna, poco dopo il Lago di Landro. La parete esposta ad est, si presenta subito in tutta la sua bellezza aprendosi ad anfiteatro in messo al bosco. La vicinanza del bosco la rendono piacevolmente fresca anche nelle giornate di gran caldo e uno strategico tettuccio sopra i tiri, ci consente di scalare anche se ad un certo punto arriva il classico temporale estivo. La roccia di questa falesia è la dolomia che garantisce delle prese "fotoniche". La parete rapisce lo sguardo, verticale o leggermente strapiombante e il grado di difficoltà delle oltre 50 vie va da 4b a 8b, di cui la maggior tra 6a e 7b, una scelta davvero ampia che fa la felicità sia dei principianti che dei più esperti.

  

Daniel si informa sulle mie capacità e mi propone di iniziare per "grado" inizio da primo su una via alla sinistra del sentiero landroverschneidung 5a, mi studia, mi valuta e poi mi suggerisce un upgrade sulla seconda via hakenflut 5b. Devo dire che le mie nuove scarpette LaSportiva "Finale"  mi supportano su ogni piccolo appoggio perfettamente in linea con le aspettative.

Poi, con un entusiasmo non prevedibile in una Guida Alpina dal simile profilo, ma guidato dalla preoccupazione crescente che la mattina dopo sarei dovuto partire per gli 80km dell'UltraDolomites, mi monta lui le successive due vie: fuer Elise 5b e die longweilige 6a. Salgo comunque da primo ma senza il peso dei rinvii sull'imbrago. Certo a quel punto anche nella mia testa suonavano i campanelli d'allarme per l'Ultra Trail in partenza!

Daniel è anche uno degli ideatori del Dolorock Climbing Festival 2021, il meeting di arrampicata che si svolge nelle Dolomiti tra Sesto e la Val di Landro. L'evento è arrivato alla sua ottava edizione, ma quest'anno per rispettare le norme anti COVID-19, si svolgerà in una versione alternativa. Infatti se negli anni scorsi il meeting di arrampicata era concentrato in un unico weekend di maggio, quest'anno per la gioia di tutti i climbers si svolgerà nell'arco di tutto il mese di luglio. I partecipanti possono scegliere liberamente il giorno per partecipare ed arrampicare, previa registrazione online su www.dolorock.com. Un'occasione unica per conoscere meglio La Valle di Landro con tutte le sue straordinarie falesie.  

 

martedì 28 aprile 2020

UTMB2020, perché no? Pourquoi pas? Why not?




2016 UTMB Finisher Birra a Chamonix


Giorni chiusi in casa che poco a poco sono diventati settimane e adesso mesi... Ma il sogno di tornare a correre sui sentieri delle montagne non cessa. Anzi cresce ogni giorno di più.

E allora si gioca con la fantasia a "se fossi..."
Per rendere questa quarantena meno dolorosa, per volare con la mente sulle cime delle alpi.



E oggi quando la tanto sperata apertura si è per l'ennesima volta infranta nei numeri dei contagiati e nelle nuove disposizioni governative ... il mio gioco è "se fossi M.me Poletti" 


Io me la vedo Madame Poletti a scervellarsi. E penso che i miei anni di esperienza nei trail e nelle gare estreme potrebbero pure servire a tentare a trovare una soluzione. Non dico definire con certezza assoluta il modo per poter risolvere un problema, ma almeno individuare quelle che sono delle modalità già testate in giro per il mondo che potrebbero singolarmente essere d'aiuto, per poi miscelarle insieme e adattarle le une alle altre per arrivare a quella che potremmo definire un proposta.

Iniziamo con il definire il problema pricipale che si trova davanti M.me Poletti: come potrebbe UTMB 2020 (nel caso ci fossero le condizioni minime per partire) garantire la necessità di distanziamento sociale, comune alle tre nazioni attraverso le quali si snoda il trail (Francia, Italia e Svizzera nell'ordine) e le differenti regolamentazioni nazionali nelle singole tre nazioni


Incognita questa che comporta dei sotto problemi da gestire:
-Distanziamento sociale in Partenza a Chamonix
-Cambio di Regolamentazioni nazionali ai confini
-Distanziamento ai ristori
-Distanziamento alle rilevazioni dei passaggi
-Distanziamento all'arrivo


Proviamo a listare potenziali soluzioni:


Al momento la partenza è prevista per le ore 18:30 da Chamonix con la modalità Partenza in massa. La soluzione potrebbe essere partenza singola a partire dal mercoledì alle ore 18:30 ad un minuto di distanza in base al punteggio ITRA, con l'ultimo concorrente, quello più lento o meglio quello con punteggio più basso che parte alle ore 18:30 del venerdì. Questo permetterebbe la partenza di ben 2880 UTMB participants.


Il percorso potrebbe essere tenuto tutto in territorio francese. Questo eviterebbe la gestione di soluzioni tardive ricevute da Svizzera e Italia. Quale percorso? Beh io ho sperimentato nel 2012, la modifica di percorso causa "problemi al confine", in quel caso si trattava di neve. Lo stesso percorso, beh con pochi o tanti miglioramenti, potrebbe benissimo essere riproposto. Nel 2012 fummo informati il giorno prima, quest'anno si potrebbe dare informativa con forte preavviso.


Per i ristori, questo è davvero il minore dei problemi. Vista l'esperienza dei partenti, nessuno dovrebbe aver problemi a mettersi un litro d'acqua in più nello zaino (o far acqua nei torrenti) e portar con se 10/15 barrette/gel o simili.


Per la rilevazione dei passaggi, piuttosto che l'arcaico lettore di BarCode, si potrebbe avere un trasmettitore legato allo zaino e tutti potrebbero essere dovutamente seguiti. Tanto più che trattandosi di un giro circolare non dovrebbero esserci problematiche di sportività.


L'arrivo? Beh no, non vieterei la lattina di birra bevuta sui gradini della chiesa! Però giusto un minuto per la foto di rito e via! Niente doccia, niente brandine, niente massaggiatori, niente fisioterapisti, niente di niente...
  
E il gioco del "se fossi Madame Poletti" oggi mi rende questa cattivitá un po' meno pesante... forse


E voi cosa ne pensate?



Fatemi sapere, grazie!



Mie Partecipazioni:
2008 CCC Finisher
2009 UTMB DNF
2010 UTMB Finisher
2011 UTMB DNF
2012 UTMB Finisher
2013 TDS DNF
2014 TDS Finisher
2015 Tor Des Geants Finisher
2016 UTMB Finisher
2017 CCC Finisher
2018 OCC Finisher
2019 CCC Finisher

domenica 24 novembre 2019

Skimo in Gsiesertal - Val Casies, South Tyrol

Ci sono luoghi in cui si deve entrare in punta di piedi. Luoghi che custodiscono meraviglie uniche e che per questo vanno tutelati e rispettati con particolare cura.
In questi luoghi è, prima di tutto, necessario essere “turisti consapevoli” ovvero in grado di capire che ci si trova in un posto speciale e che, come tale, richiede particolare attenzione: bandendo con fermezza gli atteggiamenti tipo “pago pretendo” o “qui faccio quello che voglio”.  
In realtà questa premura verso il nostro pianeta in ogni suo angolo, bello o brutto che sia, dovremmo averla sempre. Perché questo mondo è un ecosistema fragile, messo sempre più a dura prova dall’inquinamento e dall’arroganza dell’uomo. Ma in posti dove la natura è ancora sovrana questo atteggiamento è assolutamente obbligatorio.

Pensavo a questo mentre, passato il paese di Monguelfo, percorrevo la strada che placida scorre attraverso la Val di Casies in Alto Adige. Qui il tempo ha tutta un'altra dimensione e lo capisci subito guardando fuori dal finestrino. Non solo perché ti trovi di fronte ad antichi castelli, come quello di Welsperg  http://events.welsberg.com ma soprattutto per la cura con cui vengono tenuti masi e i boschi circostanti. Dietro questo paesaggio idilliaco e lontano dal turismo di massa c’è il lavoro duro e caparbio della popolazione locale che non ha abbandonato la valle per lavori più “facili e redditizi”. Ma è rimasta qui gestendo la modernità in modo che non sia in contrasto con la tutela dell’ambiente.


Questa particolare dimensione la sperimento anche quando arrivo a Blaslahof, https://www.blaslahof.com un maso antico che ospita appartamenti per vacanze. Accanto alla struttura originale è stato costruito un complesso di nuovissimi chalet in legno realizzati secondo le più avanzate tecniche nel rispetto della ambiente
(il legno ad esempio è assemblato senza l’uso di colla). Ma oltre agli chalet è stata realizzata una bellissima area spa con piscina di pietra scura e una sauna ampissima con una grande vetrata sulla valle. La struttura poi ha una “Stube” che oltre ad essere il luogo dove la padrona di casa serve colazioni imperiali e cene, contadine che attingono alla tradizione tirolese, è anche un punto di incontro dove potersi intrattenere con tutta la famiglia (con un ampio spazio riservato ai bambini). E’ un luogo d’incontro, un luogo per chiacchierare e fare programmi per i giorni a venire. Il luogo ideale quindi per incontrare Paul Sapelza, la guida che domani mi porterà a fare una gita di scialpinismo.

Paul è una di quelle guide che non solo conosce perfettamente il territorio dove si trova, ma che continua anche ad avere la passione di descrivertelo per fartelo conoscere in ogni suo dettaglio. E allora la scialpinistica diventa un’occasione unica per imparare la storia di queste terre, dai grandi rivolgimenti storici che hanno spostato i confini da una vallata all’altra e viceversa, ai piccoli episodi locali come il ricordo di una grande frana a cui è stato dedicato un capitello all’inizio della salita di questa scialpinistica. Ma soprattutto mi ricorda quelli che sono i principi fondamentali dello scialpinismo dalla sicurezza alla necessità di partire sempre molto presto, soprattutto quando le giornate sono calde. “Saliamo presto così non solo ci godiamo la neve più bella e soprattutto non danneggiamo il manto nevoso”. Una raccomandazione che dovrebbero davvero tenere a mente tutti gli skialper.

Oggi il nostro obiettivo è la vetta del Hoher Mann (2593 m) una scialpinistica di circa 1000 metri di dislivello. Calzati gli sci nell’ampio parcheggio dello skilift di St. Magdalena si prosegue per il bosco percorrendo un ampia strada forestale fino alla malga Aschtalm (1950 m) dove quasi all’improvviso si apre la vallata. Spettacolo unico! Davanti a me si apre un ventaglio di cime coperte di neve fantastica!! Sogno di scalarle tutte per poterle sciare una ad una!! La nostra prima meta è la forcella situata a circa 2500metri proprio di fronte a noi. Da lì levati gli sci e calzati i ramponi, iniziamo a percorrere la cresta del monte che ci porterà fino alla grande croce che sovrasta la vetta. La giornata tersa, senza nemmeno una nuvola, mi regala una vista spettacolare su tutte le Dolomiti. E Paul mi indica una per una tutte le cime.

Dopo esserci rifocillati e aver analizzato con attenzione le condizioni della neve rimettiamo gli sci in vetta! Siamo pronti per la discesa che ci riserverà una neve fantastica soprattutto nel primo tratto ripido. E’ straordinario questo posto! La pace, il silenzio rotto solo dal suono degli sci che vanno veloci. Sono senza parole: non pensavo davvero ci fossero posti così incredibilmente belli…


La scheda tecnica

Scialpinismo in Val di Casies: Hoher Man

Periodo: da dicembre ad aprile (secondo l’innevamento)

Dislivello dell’itinerario: 1000 metri

Lunghezza: 11,8 km

Difficoltà percorso: BSA

Località di partenza: St. Magdalena Val Casies

Per saperne di più

Per chi vuole fare scialpinismo in Val Casies il primo consiglio è quello di rivolgersi alle guide locali

https://www.alpinschule.com/it/

https://www.bergfuehrer-suedtirol.it

Per chi volesse maggiori informazioni

La settimane di sci alpinismo in Val Casies l’anno prossimo si terranno dal 02.03.-11.04.2020, in questo periodo ci sono offerte speciali per lo sci alpinismo

https://www.kronplatz.com/it/val-casies-monguelfo-tesido/inverno/sci-alpinismo

Per chi invece volesse conoscere meglio la valle e tutte le attività che offre nell’arco dell’anno

https://www.kronplatz.com/en/val-casies-monguelfo-tesido

https://www.suedtirol.info/it/regioni/brunico-e-dintorni

Come si raggiunge la Val Casies da Milano:

Autostrada del Brennero (A22) fino a Bressanone. Proseguire per Brunico e da lì seguire la SS49 fino a Monguelfo e da lì seguire per la Val Casies.

Dove Alloggiare

https://www.blaslahof.com 


sabato 25 maggio 2019

Intervista a Katia Fori, Team Columbia: il suo segreto? La cioccolata!



Grazie ad un evento organizzato da Columbia, ho avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Katia Fori, la fortissima Trail Runner italiana che vanta, tra gli altri, dei piazzamenti strepitosi all'Ultra Trail du Mont Blanc (UTMB), tra cui un quarto posto e due quinti, e che è entrata, come Atleta di spicco, a far parte del Team Columbia. Donna super dinamica che si divide tra il lavoro a Parma e la sua passione per la corsa sui sentieri di montagna.


Di seguito una sintesi dell'intervista:

Ciao Katia

complimenti per essere entrata a far parte del Team Columbia. Secondo me un perfetto connubio, visto il loro ruolo di Main Sponsor all'Ultra Trail del Monte Bianco, UTMB. Ho letto un po' di tempo fa che tu hai iniziato a correre sui sentieri di montagna proprio per partecipare ad UTMB... E' vero?  Ci racconti com'è che ti sei innamorata del Trail e in particolare di UTMB?
KF: Si certo, è andata proprio così! Nel 2006 ho accompagnato, come spettatrice, mio marito che correva l'UTMB ed è stata una folgorazione. Mi sono innamorata di questa corsa e, per potervi partecipare, ho iniziato a correre in montagna nel 2007. Già nel 2008 partecipavo alla mia prima UTMB. (ndr e qui cominciano le similitudini tra me e lei, anche io nel 2008 partecipavo alla mia prima CCC_UTMB.questi impietosi paragoni si chiuderanno con una domanda, ma perché lei è sempre tra le prime e io non vado oltre la metà classifica? ma andiamo avanti)

Quanto è importante la preparazione per partecipare ad un Ultra Trail?  Allenamento fisico e allenamento mentale: in che proporzione? Quali sono gli elementi "vincenti" nel training? Qual è il migliore suggerimento che potresti regale anche a noi "amatori"?
KF: La preparazione è fondamentale e devono essere curati sia l'aspetto fisico che quello mentale, sennò non si arriva in fondo! Io corro costantemente 4 o 5 volte a settimana, ma vivo in centro città per cui durante la settimana gli allenamenti sono brevi e almeno un paio con un gruppo di amici con i quali cambiamo sempre tipo di allenamento per tenere vivo l'interesse e la curiosità. Il weekend invece, io e mio marito, con il nostro camper, ci spostiamo in montagna e lì o faccio degli allenamenti sui 50/60 chilometri o partecipo a gare su queste distanze.
L'allenamento mentale è importante perché arrivano sempre i momenti di crisi, e devi essere bravo a farli passare. Mio difetto è che purtroppo anch'io, come molti runners "corro e basta", mentre si dovrebbe prestare attenzione al cross-training. Beh d'inverno faccio comunque dello sci alpinismo e quando le giornate si allungano, faccio delle uscite in bici. Poi anche un po' di stretching e....(ndr beh insomma di cose ne fa non poche, come tutti proviamo a fare ben consapevoli dell'importanza del cross training).
Da notare che io non ho mai avuto un preparatore o coach, perché lavorando è difficile seguire delle tabelle di allenamento che invece io adatto in base a quanto pesante è stata la mia giornata lavorativa.In effetti, a livello mondiale avere un nutrizionista e un allenatore potrebbe fare la differenza.
Servono sempre: Determinazione, costanza e passione.

Ritorniamo a UTMB e alla tua straordinaria prestazione nel 2018. Quanto sono importanti i materiali utilizzati in una gara come l'UTMB, dove la competizione è spinta all'estremo visto il livello degli atleti Elite che vi partecipano?
KF: Hai ragione, sono molto importanti. io li testo sempre con cura. I primi test li faccio in città, poi li affino il weekend in montagna. Per le scarpe riesco subito a capire se vanno bene o no, per gli altri materiali devo dedicare molta più attenzione alla scelta.

Qual è la parte più difficile dell'UTMB? Per te cosa la rende meno difficile, il panorama, l'attraversare tre nazioni, il tifo, o qualcos'altro? E a cosa pensi durante una gara così lunga?
KF: Per me la partenza, i primi 20 chilometri sono sempre i più difficili! questo vale in tutte le gare, compreso l'UTMB, io fatico a carburare. Però poi i meravigliosi panorami e il tifo sempre costante giorno e notte, rendono tutto più semplice. Arrivo alla fine che quasi non me ne sono resa conto.
Per i pensieri, hai comunque davvero tanto tempo, forse per questo li passo spesso da strategie e tattiche di gara, a problemi di vita privata, famiglia e lavoro.


Ci puoi dire quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
KF: a fine agosto parteciperò ancora una volta all'UTMB. Nel frattempo ho in mente delle altre gare internazionali che sto definendo, tra cui una in Austria a Salisburgo parte dell'Ultra Trail World Tour.

Cosa non deve mai mancare nello zaino dell'UTMB?
KF: ovviamente il materiale obbligatorio e tutto quello che può servire in base alle condizioni meteo previste. E poi, della cioccolata! (ecco svelato il perché, pur se ci alleniamo nello stesso modo, poi in gara abbiamo performance tanto diverse! Il prossimo anno anche io porterò con me della cioccolata!!!)




domenica 31 marzo 2019

Sellaronda SkiMarathon 2019, quante emozioni



Sono le 17.50 di un bellissimo venerdì. Fa caldo, molto caldo in questo fine marzo. Il sudore scende dal casco e mi bagna la fronte. Non è solo caldo il mio: è tensione. Mi guardo attorno e cerco di mimetizzare il nervosismo, ma oggi è davvero difficile. Le pulsazioni salgono a mille. Sono qui a Selva di Val Gardena https://www.valgardena.it , in uno dei comprensori sciistici più belli del mondo e di fronte a me svetta la salita del Dantercepies. Sono qui perché tra pochi minuti partirà il Sellaronda skimarathon, http://www.sellaronda.it - la più spettacolare gara di scialpinismo in notturna - e io sono uno dei 1300 scialpinisti al via.
Dal 1995 ogni anno (con l'unica eccezione il 2009 quando la gara non fu disputata) Il Sellaronda skimarathon richiama migliaia di appasionati di skimo che si sfidano lungo il celeberrimo circuito che gira attorno al massiccio del Sella. 42km di gara e 2700metri di dislivello positivo per scavallare i quattro passi dolomitici: Passo Gardena, Passo Campolongo, il Pordoi e il Sella. Il tutto nel tempo limite di 6 ore e 20minuti. L'idea della gara venne – come nel migliore dei casi – a un gruppo di amici. Ed oggi quel sogno è diventato a tutti gli effetti uno dei momenti più importanti dello scialpinismo mondiale. Tanto che ogni anno le iscrizioni si esauriscono in pochissimi minuti.



Ma ritorniamo proprio alla partenza. Attorno a me vedo solo ragazzi e ragazze che nel migliore dei casi hanno 10 anni meno di me. Nel "peggiore" sono molto più giovani dei miei figli. Perché questa è una gara "velocissima": una specie di Formula 1 dello skialp. Una gara fatta, come recita un claim, per "uomini e donne jet". Ovvero uomini e donne che riusciranno a percorrere il tracciato sciando a velocità fotoniche in discesa e a ritmi forsennati in salita. Ritmi che hanno davvero dell'incredibile se pensate che in questa 24esima edizione del Sellaronda la coppia maschile vincitrice, composta dai  fortissimi , Filippo Barazzuol – William Boffelli , ha stabilito il nuovo record della gara arrivando al traguardo con il tempo di 2h56'59. Record del percorsobattuto anche in campo femminile dalla stella dello scialpinismo Laetitia Roux che in coppia con straordinaria Martina Valmassoi, ha tagliato il traguardo col tempo di 3h32'37".



Io so bene che oggi non sarò veloce: ho nelle gambe i 315km in Lapponia di pochi giorni fa, dove ho dàto davvero tutto. Ma come mi ha detto un maestro di sci stamattina "l'importante è avere il coraggio di partire" Poi quello che viene, viene. E sarà comunque un'emozione pazzesca. Perché vi assicuro che partire in seconda gabbia, subito dietro ai campioni e ben davanti a concorrenti che capisco essere molto più agguerriti di me implica di sentirsi davvero in dovere di dare il massimo con le energie a disposizione.
Emozione è fare la prima lunga, interminabile salita a tutta per poi trovarsi in cima al passo Gardena al tramonto e scoprire che il fiato ti si spezza in gola non solo per la fatica, ma anche per la bellezza incredibile del panorama che è davvero magnifico. In zona cambio mi tolgo le pelli, accendo la grande frontale e affronto la discesa verso Corvara e, mentre la notte scende, penso che questa sia una delle cosa più belle che ho fatto in vita mia. Emozione è passare Corvara attorniati da volontari premurosi e spettatori che fanno un tifo da stadio con campanacci e mi spingono sulla seconda salita verso Passo Campolongo. La notte cala e davanti a me c'è solo il cono di luce della frontale.
Non vedo i paesaggi magnifici che mi sono attorno, ma sento la stessa gioia che provavo nelle notti in Lapponia. Solo che qui ho anche la fortuna di condividere parte del "viaggio" con una simpaticissima coppia di ragazzi greci che scoprirò al pasta party sono gli organizzatori del  Pierra Creta https://pierracreta.gr/en/. Al pasta party ho anche la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con Oswald Santin, organizzatore e presidente della manifestazione, che è al settimo cielo per questa edizione da record con il muro delle 3 ore infranto dal team vincitore.
Il giorno dopo mi sveglio: sono stanco morto. Ma non riesco a stare fermo e ,inforcati gli sci, ritorno a quella che ieri sera era il luogo della partenza e riparto. Questa volta però senza pelli, ma con gli impianti. Sì perché il Sellaronda è soprattutto uno skitour che unisce quattro comprensori sciistici (Selva-Alpe di Siusi, Alta Badia, Arabba/Marmolada e Val di Fassa). Un percorso che si può percorrere, con calma, in circa 5 ore sia in senso orario (lo stesso della gara) percorso arancione sia in senso antiorario (variante leggermente più facile) percorso verde. https://www.dolomitisuperski.com/it/Scopri/Sellaronda-Grande-Guerra
Sono felice di godermi questo momento di serentià. Ma mentre scio tranquillo alla luce del giorno mi ritrovo a studiare i punti chiave del percorso della ski Marathon della notte prima. Sorrido e penso "e no Max, non puoi già pensare all'edizione 2020!!!!!!"


SCHEDA TECNICA
Sellaronda Skimarathon  http://www.sellaronda.it
42km – 2700 D+ tempo limite 6ore e 20. Prossima edizione 2020
Percorribile con un solo ski pass del Dolomiti Superski
DOVE ALLOGGIARE
Hotel Flora. Albergo delizioso a conduzione famigliare, situato in pieno centro di Selva e a pochi passi dalla partenza degli impianti. http://www.flora.bz