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lunedì 5 settembre 2022

Guardiamo avanti: UTMB 2022 pensando al 2023 e oltre

foto arrivo di Kilian Journet crediti ©UTMB - Photo Paul Bréchu

Immenso. Immenso Kilian. Vince la sua prima UTMB nel 2008 (anno della mia prima partecipazione) e la vince per la quarta volta quest'anno a 14 anni di distanza, stabilendo il nuovo record del percorso e abbattendo il muro delle 20 ore con lo straordinario tempo di 19 ore, 49 minuti e 30 secondi.

Quest’estate io invece mi sono sentito perso. Prima volta dopo 14 anni mi sono ritrovato senza un fine agosto dettato dal ritmo della corsa sui sentieri di UTMB. Una serie di vicissitudini e niente pettorale... Ma non sono riuscito a reagire prontamente con un sonoro chissenefrega. No! Mi sono esiliato lontano dalle montagne e ho iniziato a studiare cosa fare perché la situazione non si ripetesse. Senza negatività e pessimismi. D’altronde una pausa dopo una no-stop dalla prima volta nel 2008 non può che essere benefica, come una giornata di scarico in un programma di allenamento. Beh sì, è risaputo che io e lo scarico non andiamo d’accordo, ma così è. 

Allora rimbocchiamoci le maniche e pensiamo alla prossima edizione nel 2023!! Ed è qui che inizia l'avventura, perchè come quasi tutti sapere le regole sono cambiate. E adesso, come funziona? Cosa sono gli stones? dove sono finiti i punti Utmb? ecco una piccola guida per voi. Accedo al mio Spazio Corridore è tutto cambiato! C'è un index UTMB ..... . Ma non ho UTMB Stones, obbligatori in futuro a partire dal 2023. In base al nuovo regolamento definito dopo la join-venture con IronMan, UTMB classica, quella di Chamonix per intenderci, è diventata una Finale stile Kona per chi ne sa di triathlon. Più o meno come Kona, posso dire io che di qualifiche IronMan full distance ne ho finite ben sette tra il 2006 e il 2013. Ok no problem andiamoci a prendere questi Stones! 

Apro il calendario delle gare di qualificazione e vedo che la più vicina (criterio spazio-temporale) delle pochissime gare di qualificazione rimaste sarà a Nizza. Primo shock sto parlando di gare, ma quando mai ho visto una Ultra come una gara? Si il concetto di gara era vivo in un triathlon, ma non in montagna! Vabbè Max non fare il vecchio e stai al passo con i tempi, vai a gareggiare anzi no torna a gareggiare! E lo Spirito Trail? Archiviato? Vedremo. 

Per la scelta della gara cerco di capire se c’è una relazione tra lunghezza del percorso di qualificazione e lunghezza della cosiddetta finale di Chamonix. Capisco che esiste ma non è limitante. Ovvero con i dovuti limiti gli Stones guadagnati su una 50k possono essere utilizzati sia per una OCC che per una CCC, che per l’UTMB. In un IronMan se gareggio in un mezzo (ora commercialmente ribattezzato IronMan 70.3) faccio la finale su quelle distanze (swim 1900m, bike 90k, run 21.1k) se invece gareggio nella distanza completa ho la possibilità di qualificarmi per Kona (swim 3800m, bike 180k, run 42,2k) dove si corre l’originale distanza IronMan. Per l’UTMB versione IronMan non c’è una corrispondenza. Per cui, per andare sul sicuro punto alla 50k (sembra siano 58k o 60k con 3300 D+). Questo mi permetterà di accedere indifferentemente a OCC o CCC o UTMB. Sarà comunque non un accesso diretto dato da posizione in classifica di categoria ma un accesso al sorteggio a prescindere dalla posizione di arrivo nella gara di qualifica (altra differenza non da poco con IronMan). 

Discorso a parte merita la più tecnica TDS (a cui ho partecipato nel 2013 e 2014). Qui restano in vigore le regole UTMB del passato. Ne lèggete il significato tra le righe? 

In sintesi, cosa farò? Vi tengo aggiornati 

domenica 5 settembre 2021

UTMB 2020/2021 New year same dream


Da pochi giorni è si chiusa la18esima edizione di UTMB. Ed è stata un’edizione "monster" che da una parte ha scacciato via gli incubi dell'annullamento causa  pandemia del 2020 e dall'altro ha sancito il passaggio dell'ultra trail più famoso al mondo ad una nuova fase di vita. 

Malgrado le incognite legate ai viaggi dovute alle necessarie misure di sicurezza messe in atto dai vari paesi per contrastare il Covid, i numeri di UTMB hanno di fatto sancito quella del 2021 come un’edizione record con quasi 9.000 corridori schierati alla partenza delle diverse gare e di cui 6655 sono arrivati al traguardo di Chamonix diplomandosi finisher. 

Grandi numeri insomma, anche se bisogna sottolineare solo un 14% di presenze femminili. Ancora troppo poche per uno sport dove le donne hanno dimostrato di poter competere testa a testa con gli uomini: basta vedere il successo straordinario di Courtney Dauwalter, che con una corsa leggera e all'apparenza quasi senza fatica è riuscita a completare i 170km e i 10.000 metri di dislivello positivo di UTMB con una facilità sconcertante, chiudendo al settimo posto assoluto e stabilendo il nuovo record femminile con 22h30m. Un tempo strepitoso che abbassa addirittura di 2 ore il tempo della sua vittoria precedente del 2019.  


Tornando alla settimana di UTMB, come sempre si è aperta con la partenza (quest'anno per la prima volta da Orsières) della più massacrante delle gare in programma, ovvero la PTL e i suoi 300 km con 25.000 metri di dislivello da coprire in meno di 151 ore. Alla PTL non si stila nessuna classifica, le squadre sono semplicemente finisher. Ma loro sono gli atleti che affrontano le parti più impervie dei sentieri, percorrendo tratti attrezzati e creste che sono adatte più all'alpinismo che non al trail running.  

È stata poi la volta della MCC, l'ultima nata tra le gare di UTMB, con i suoi 1000 corridori venuti dai paesi che circondano le del Monte Bianco, soci, volontari e membri dell'organizzazione. Una gara voluta per celebrare e festeggiare questi territori e tutti coloro che lavorano per la buona riuscita di questo mastodontico evento. 

Ma proprio quando tutto sembrava stesse andando per il meglio, la TDS è stata funestata dalla tragedia del primo atleta morto nella storia di UTMB. Dopo l'incidente, la gara è stata fermata in piena notte al Passeur de Pralognan. Tutti i corridori che si trovano lì e a monte del passo (circa 1200) hanno ricevuto istruzione dal comitato di gara di tornare indietro e rientrare a Bourg Saint-Maurice, dove sono stati organizzati l'accoglienza e il trasporto. E così la TDS si è spaccata in due: con circa 250 atleti che hanno completato tutti i 145km e oltre 9000 metri di dislivello positivo e gli altri 1200 che sono stati fermati al 50km circa. Giusta la decisione dell'organizzazione di dichiarare finisher anche tutti coloro sono arrivati a Bourg Saint-Maurice e che non hanno potuto proseguire a causa delle complicate operazioni di soccorso dell'atleta che poi purtroppo è deceduto. 

Una vera doccia fredda per tutti, ma meno male l’OCC ha dato un po' di sollievo ai cuori dei corridori e degli spettatori, con il suo parterre eccezionale e il meteo sempre buono. 

Io per la 12esima volta mi sono ritrovato alla partenza di una delle gare di UTMB e per questa edizione ho scelto la CCC, che per me è un po' la gara di casa visto che parte da Courmayeur e, passando da Champex Lac (Svizzera), arriva a Chamonix (Francia). La gara di 101 km e 6,100 metri di dislivello, quest'anno al posto del centro di Courmayeur è partita dallo Sport center di Dolonne (alcuni centinaia di metri più in là). Devo dire che questa scelta, mi è piaciuta moltissimo. Infatti il luogo più ampio e praticamente tutto dedicato ai runners, ha reso la partenza molta più comoda (con tutti i servizi a pochi metri) e molto più fluida che la partenza classica dal centro.


Era questa la mia quarta partecipazione su questa distanza ed è stato il mio quarto gilet Columbia con la scritta Finisher CCC. Lo confesso: sono arrivato alla partenza poco preparato rispetto al passato, ma con tantissima soddisfazione ed emozione e – mantenendo sempre un adeguato margine sui "cancelli" orari – sono riuscito a portarla a casa divertendomi e con un tempo che si è mantenuto tra il più veloce e il più lento di quelli da me registrati nell'arco temporale 2008 - 2019.  


Last but not least, è partita la regina assoluta delle gara: sua maestà UTMB. Con i suoi 170km e 10.000 metri di dislivello rappresenta una specie di finale olimpica per ogni trailer che ami le lunghe distanze. Per tutti gli altri un viaggio massacrante oltre ogni limite e per questo gara di straordinaria e unica bellezza. Il grande favorito, François D'Haene, ha vinto
20h45m e con 4 vittorie è diventato il corridore più titolato dell'evento davanti a Kilian Jornet: un marziano tra gli uomini! 



 


sabato 17 luglio 2021

Un weekend da frontman in Alto Adige, parte2: Trail Running in libertà tra le Dolomiti


Il 26 giugno 2021 l'appuntamento è alle 7.30 di mattina nel piazzale della partenza della funivia del Monte Elmo a Sesto in Val Pusteria. Dopo quasi un anno e mezzo mi ritrovo con addosso un pettorale per la mia prima gara post lockdown. E' passato davvero tanto tempo da quel 1 Marzo 2020 quando ad Anchorage sono partito per la mia seconda Iditarod. Ma tra quel (non)pettorale – è un'avventura per pochissimi, per cui il pettorale è un accessorio non previsto - e questo non c'è solo una frattura temporale, c'è anche la profonda ferita che questa pandemia ha lasciato su di noi: la paura dell'incognito dei primi giorni, il rocambolesco viaggio di ritorno dall'Alaska in un Italia completamente chiusa, i giorni passati in isolamento lontano dalle persone care e dai miei amici, il mondo stravolto…

Sarà per questo che oggi al posto di pensare alla gara che mi attende, riesco solo a rimanere incantato di fronte allo spettacolo della Val Fiscalina

con la sua Croda dei Toni che si staglia all'orizzonte. Che bello poter essere di nuovo qui, tra queste valli meravigliose.

In altre occasioni sarei stato concentrato sulle operazioni pre-gara. Avrei fatto l'ultimo controllo del materiale obbligatorio, rivisto gel e le barrette da portare, ricontrollato le scarpe e i bastoncini

Stamattina invece sono talmente rilassato che quasi quasi mi dimentico che davanti a me non c'è proprio una passeggiata. Ma mi aspettano gli oltre 80km e oltre 4000 metri di dislivello positivo della Ultra Dolomites
quest'anno alla sua seconda edizione, e che la fanno essere l'ultima nata tra le gare che fanno parte della celeberrima Lavaredo Ultra Trail.

Il percorso spettacolare parte da proprio da Sesto, inoltrandosi in Val Fiscalina, da dove dopo circa una decina di chilometri si ritrova di fronte allo spettacolo imponente delle Tre Cime di Lavaredo

Arrivato al rifugio Locatelli il percorso di gara scende nella vallata dominata da un'altra cima caratteristica delle dolomiti di sesto: il monte Piana da cui si possono ammirare le Tre Cime da una prospettiva che se se possbile le rende ancora più maestose. Poi il tracciato proseguire scavallando in Veneto e attraverso la val Travenanzes e il Passo Giau arriva a Cortina, dov'è situato il traguardo.

Dopo l'arrivo, la super efficiente organizzazione ha provveduto ad allestire delle navette che riportano a Sesto i concorrenti che lì soggiornano e così mi ritrova in un autobus a ripercorrere a ritroso la strada fatta. Arrivo in albergo che ormai è molto tardi e mi butto subito a letto per una dormita colossale. La cosa che ho sempre adorato degli alberghi nel Sud Tirolo è la calda accoglienza dovuta al fatto che nella maggior parte sono alberghi a conduzione familiare, per cui l'atmosfera che si respira è quella di trovarsi davvero a casa.

L' Hotel Royal dove mi trovo è proprio un ottimo esempio di questa straordinaria ospitalità e quando mi sveglio mi ritrovo subito con le gambe sotto il tavolo per una straordinaria colazione fatta di ottimi prodotti locali come marmellate, miele, yogurt, succo di mela e pasticceria varia.

Il recupero post-gara è davvero piacevole perché malgrado la stanchezza e la fatica del giorno prima non riesco a contenere la felicità di essere di nuovo in Alto Adige, per questo primo viaggio dopo le limitazioni per il virus. Faccio una bella passeggiata defaticante immerso nella bellezza del Parco Naturale Tre Cime, che dal 2009 è parte del Patrimonio Naturale dell'Umanità UNESCO e che si trova tra i comuni si Sesto, San Candido e Dobbiaco. Un vero e proprio paradiso per escursioni (dalle più impegnative a quelle per tutta la famiglia), scalate e arrampicate in falesie straordinarie.

Prima di ripartire per Milano, mi concedo un pranzo al Bistro Bergsteiger. Situato in piena Val Fiscalina, di fronte alla spettacolare Cima 12, il bistro ha una struttura progettata per essere il più discreta possibile, in modo tale da non impattare il magnifico paesaggio montano. E qui, gambe di nuovo sotto il tavolo, gusto un'altra meravigliosa tappa nel mio percorso di recupero post gara: il pranzo!

sabato 29 agosto 2020

UTMB2020: Pau Capell la corre lo stesso


La Settimana di fine Agosto, ogni anno è sinonimo di UTMB. Non  quest'anno. Ma io non ho resistito e Lunedì 24, in piena crisi d'astinenza, mi sono ritrovato a Chamonix per provare malgrado tutto e tutti la partenza e i primi chilometri. Quando sono partito sapevo che sarebbe stata solo una relativamente breve corsetta. Ma vi confesso che non è stato facile, ad un certo punto, dire basta e tornare indietro. Troppa la voglia di continuare quel sentiero unico e meraviglioso. Ma non avevo nulla con me e a malincuore ho girato i tacchi verso Chamonix.
Solo pochi giorni dopo però qualcun altro ha fatto molto meglio, molto ma molto meglio. 

Pau Capelltrail runner del team TheNorthFace, ha completato l'iconico percorso del Tour du Mont Blanc, correndo in solitaria con un tempo di 21:17:18.

 


Lo ha fatto anche per tutti coloro che stanno affrontando grandi sfide in questo difficile anno, inclusi tutti gli appassionati di running che non hanno potuto correre l'UTMB.

 

171 km e più di 10.000 metri di dislivello positivo per quello che viene considerata uno degli ultra trail più impegnativi al mondo, attraverso il meraviglioso panorama delle Alpi in un percorso mozzafiato tra Francia, Italia e Svizzera.


Per tutti gli altri runners non resta che attendere il 2021.







martedì 28 aprile 2020

UTMB2020, perché no? Pourquoi pas? Why not?




2016 UTMB Finisher Birra a Chamonix


Giorni chiusi in casa che poco a poco sono diventati settimane e adesso mesi... Ma il sogno di tornare a correre sui sentieri delle montagne non cessa. Anzi cresce ogni giorno di più.

E allora si gioca con la fantasia a "se fossi..."
Per rendere questa quarantena meno dolorosa, per volare con la mente sulle cime delle alpi.



E oggi quando la tanto sperata apertura si è per l'ennesima volta infranta nei numeri dei contagiati e nelle nuove disposizioni governative ... il mio gioco è "se fossi M.me Poletti" 


Io me la vedo Madame Poletti a scervellarsi. E penso che i miei anni di esperienza nei trail e nelle gare estreme potrebbero pure servire a tentare a trovare una soluzione. Non dico definire con certezza assoluta il modo per poter risolvere un problema, ma almeno individuare quelle che sono delle modalità già testate in giro per il mondo che potrebbero singolarmente essere d'aiuto, per poi miscelarle insieme e adattarle le une alle altre per arrivare a quella che potremmo definire un proposta.

Iniziamo con il definire il problema pricipale che si trova davanti M.me Poletti: come potrebbe UTMB 2020 (nel caso ci fossero le condizioni minime per partire) garantire la necessità di distanziamento sociale, comune alle tre nazioni attraverso le quali si snoda il trail (Francia, Italia e Svizzera nell'ordine) e le differenti regolamentazioni nazionali nelle singole tre nazioni


Incognita questa che comporta dei sotto problemi da gestire:
-Distanziamento sociale in Partenza a Chamonix
-Cambio di Regolamentazioni nazionali ai confini
-Distanziamento ai ristori
-Distanziamento alle rilevazioni dei passaggi
-Distanziamento all'arrivo


Proviamo a listare potenziali soluzioni:


Al momento la partenza è prevista per le ore 18:30 da Chamonix con la modalità Partenza in massa. La soluzione potrebbe essere partenza singola a partire dal mercoledì alle ore 18:30 ad un minuto di distanza in base al punteggio ITRA, con l'ultimo concorrente, quello più lento o meglio quello con punteggio più basso che parte alle ore 18:30 del venerdì. Questo permetterebbe la partenza di ben 2880 UTMB participants.


Il percorso potrebbe essere tenuto tutto in territorio francese. Questo eviterebbe la gestione di soluzioni tardive ricevute da Svizzera e Italia. Quale percorso? Beh io ho sperimentato nel 2012, la modifica di percorso causa "problemi al confine", in quel caso si trattava di neve. Lo stesso percorso, beh con pochi o tanti miglioramenti, potrebbe benissimo essere riproposto. Nel 2012 fummo informati il giorno prima, quest'anno si potrebbe dare informativa con forte preavviso.


Per i ristori, questo è davvero il minore dei problemi. Vista l'esperienza dei partenti, nessuno dovrebbe aver problemi a mettersi un litro d'acqua in più nello zaino (o far acqua nei torrenti) e portar con se 10/15 barrette/gel o simili.


Per la rilevazione dei passaggi, piuttosto che l'arcaico lettore di BarCode, si potrebbe avere un trasmettitore legato allo zaino e tutti potrebbero essere dovutamente seguiti. Tanto più che trattandosi di un giro circolare non dovrebbero esserci problematiche di sportività.


L'arrivo? Beh no, non vieterei la lattina di birra bevuta sui gradini della chiesa! Però giusto un minuto per la foto di rito e via! Niente doccia, niente brandine, niente massaggiatori, niente fisioterapisti, niente di niente...
  
E il gioco del "se fossi Madame Poletti" oggi mi rende questa cattivitá un po' meno pesante... forse


E voi cosa ne pensate?



Fatemi sapere, grazie!



Mie Partecipazioni:
2008 CCC Finisher
2009 UTMB DNF
2010 UTMB Finisher
2011 UTMB DNF
2012 UTMB Finisher
2013 TDS DNF
2014 TDS Finisher
2015 Tor Des Geants Finisher
2016 UTMB Finisher
2017 CCC Finisher
2018 OCC Finisher
2019 CCC Finisher

lunedì 8 luglio 2019

Come un Senatore al Celtic Trail




Quasi come se fossi un vero e proprio Senatore! Così mi son sentito arrivando a Monterenzio dove ho potuto incontrare tanti amici e intravedere persone viste e riviste sui sentieri di gara. Saluti e abbracci, cordiali scambi di battute e tanti bentornato! D'altronde sin dal 2017 mi sono appassionato di queste bellissime gare organizzate dall'UTVdD. Ero al via della prima edizione dell?Ultra Trail Via degli Dei nel 2017.
Nel 2018 ho tenuto a battesimo la Flaminia Militare (gara più corta che si sviluppa nella seconda parte della UTVdD) e Celtic Trail. Mi sono piaciute talmente tanto queste gare che quest'anno ho bissato sia alla Flaminia Militare che al Celtic Trail.
Domenica 7 Luglio fa un caldo che nemmeno ve lo dico. Parto piano piano con la mia adorata Land Rover Defender per Monterenzio (paesino situato nella valle dell'Idice). Arrivo alla festa celtica dove si ritirano i pettorali e poi vado al parco archeologico di Monte Bibele https://montebibele.eu/area-archeologico-naturalistica-di-monte-bibele-2/.

Il parco archoelogico è una stupenda realtà immersa nel bosco e nel verde dove sorgono i resti di un vilalggio etrusco-celtico del V secolo avanti cristo e il posto dove i runners della gara possono dormire è proprio immerso in questa straordinaria area naturale. Qui - su delle comodissime brandine, con servizi ineccepibili e soprattutto con una mite temperatura che mi faceva ringraziare di esser potuto scappare dai 36 gradi di Milano – mi sono fatto una super dormita d'altri tempi!
La mattina, colazione su tavoli apparecchiati con tre tipi di biscotti, marmellata, nutella e anche un servizio bar disponibile, ma neanche in un albergo si viene coccolati cosi!





Partenza alle ore 07:30 e ci si getta nel caldo! Qua ovviamente gli organizzatori potevano farci ben poco, potreste pensare…invece no, la seconda metà della gara un piacevolissimo vento e nuvoloni rendono la corsa più affrontabile. Il trail è tecnicamente molto interessante con una prima parte molto corribile e con una bella sorpresa dopo il ristoro del 20km dove parte una rampa quasi verticale di roccia che da sola vale il prezzo della gara.
Dopo il secondo ristoro il percorso risulta molto più "umano" rispetto a quei 3,5 cattivisisimi sia per le salite di cui vi accennavo che per le discese davvero impervie. Anche se mi trovo davanti una bella e impegnativa salita verso il 25km e poi finalmente si lasciano correre le gambe fino a pochi metri dall'arrivo quando gli organizzatori ci regalano un altra sopresa con discesa tipo dirupo. Ma il traguardo è oramai lì: e io so che ad aspettarmi c'è la solita birra ghiacciata servita in un corno celtico con il logo della gara e una pasta degna della rinomata cucina della zona!!
Un "Bravissimi" agli organizzatori.






lunedì 11 marzo 2019

Rovaniemi300 2nd man on Foot





Donne veloci e tenaci. Donne davvero straordinarie alla Rovaniemi 300. Donne capaci di arrivare al traguardo davanti a tutti i concorrenti maschili, in una gara che per lunghezza (315km) e per difficoltà (si corre in Lapponia in pieno inverno e ad oggi solo 13 persone (erano sole 8 in totale per le precedenti 4 edizioni, ovvero 2 per anno) l’hanno finita nella versione “a piedi”!) è tra le più massacranti nell’ambito degli ultra trail artici. La prima di queste donne è l’italiana Marta Poretti, che a Rovaniemi ha fatto una prestazione davvero incredibile. Marta non solo è riuscita a mettere dietro di sé tutti i concorrenti a piedi, ma anche quelli in fatbike (solo il primo e il secondo sono riusciti a superarla!) stabilendo il nuovo record della gara 3 giorni 6 ore e 15minuti. La seconda invece è Rachel Frei, svizzera, anche lei è una veterana delle lunghe distanze artiche ed in particolare della Rov300 . Marta e Rachel sono arrivate prima e seconda assolute e con i loro risultati hanno sancito quello che oramai sta diventando sempre più una realtà concreta: le donne nelle lunghissime distanze battono sempre più spesso gli uomini!




Per quanto riguarda la mia gara (sì sono uno di quegli uomini che è arrivato dietro alle due ladies) devo dire che quello che mi ha stupito e che mi ha messo anche maggiormente in difficoltà è stato il caldo e la pioggia! Prepararsi per un artic ultra trail significa allenarsi in ambiente sempre sotto lo zero, testando tutti i vari materiali che verranno utilizzati in condizioni di gelo estremo. E come ricorderete dai miei precedenti report è quello che ho fatto nei mesi scorsi https://actionmagazine.it/rovaniemi-300-arctic-race-finlandia/ , forte anche dell’esperienza del Iditarod in Alaska l’anno scorso e della ROV150 l’anno prima. Grazie a questo lungo allenamento ero pronto ad affrontare tutto: neve, ghiaccio, freddo oltre il 30 gradi sotto zero. E invece? Invece in Lapponia ho toccato con mano il fatto che il riscaldamento globale non è una leggenda metropolitana, ma una tragica e preoccupante realtà di cui dobbiamo prendere coscienza e trovare soluzioni immediate per cercare di risolvere questa situazione.




I primi due giorni infatti la grande difficoltà è stata la temperatura ben sopra lo zero e la pioggia battente hanno reso le neve molle e creato pericolosi buchi nei lunghi tratti in cui il percorso attraversava fiumi e laghi. Spingere la slitta è già difficile, se poi la neve diventa molle diventa una tortura perchè bisogna spingere con tutte le proprie forze per evitare che s’impantani. Ma è stato l’overflow in assoluto il pericolo maggiore che mi ha accompagnato in tutta questa gara, soprattutto la notte quando la visibilità limitata rendeva il passaggio sui laghi un vero e proprio incubo. Sentire il ghiaccio scricchiolare e rompersi sapendo di essere imbragati ad una slitta che - a causa della pioggia – aveva raddoppiato – e oltre – il suo peso, sapendo di avere sotto di sé un lago profondo o un fiume è una esperienza terribile.




Per fortuna ho fatto una lunga parte del tragitto con il concorrente tedesco Walter Hoesch, Guida Alpina/Bergfuehrer, con cui abbiamo fatto team di fronte alle condizioni meteo così sfavorevoli. Ci eravamo già presentati al Briefing per i pochi concorrenti della 300km. Avevamo, a pelle, capito di avere un qualcosa che ci accomunava. Ci eravamo scambiati poche opinioni  sulle quali eravamo in totale accordo. E poi ero felice di poter parlare con lui in tedesco, cosa che pensavo di fare con il concorrente altoatesino che invece non è partito. In gara, poco dopo la partenza, lasciati sfilare i concorrenti della Rov66 e della Rov150 che avevano meno esigenze di noi di dover centellinare le energie ci siamo subito trovati "slitta  a slitta". La prima notte Walter si è fermato a fare la pausa di due ore al km 70 mentre io ho proseguito fino al km 80, per poi ritrovarmelo accanto la mattina.


Stessa pausa di due ore e stesso passo. Avanti affiancati fino al  km140, ultimo waypoint in comune con la Rovaniemi150 e altra pausa notturna. Insieme abbiamo lasciato sfilare i way-point dal 9 al 12, quelli tra i quali era vietato fermarsi pena squalifica, ovvero quelli in cui il fiume che si percorreva lambiva la cittadina di Rovaniemi. Ha voluto lui testardamente allungare il lunghissimo terzo giorno per raggiungere a notte fonda, ben oltre l’una del mattino una minuscola cabin in legno che ci ha accolto con il suo "tepore", nonostante questo abbia significato allungare il percorso di circa 1 ora perché si trovava lontano dal percorso di gara. Il quarto giorno una forte nevicata ci ha preso nel mezzo della notte e qui sono stato io a trovare due giacigli bordo sentiero dove abbiamo aperto i nostri sacchi bivacco e sacchi a pelo e ci siamo riparati per 4 ore. Poi la volata finale nei 25 km di fiume ghiacciato verso Rovaniemi, con Alex Casanovas, l’ideatore e  il direttore della gara, che ci affianca con la sua motoslitta per scattare alcune foto!




La Rovaniemi300 (assieme le sue sorelle minori la Rov66 e Rov 150) è una gara unica nel suo genere in Europa. Ed è davvero straordinaria per il percorso, per le difficoltà che si devono affrontare, per il paesaggio magnifico e selvaggio. E’ un gara dura, che richiede una grande preparazione per essere “portata a casa”. Ma soprattutto, grazie alla dedizione e all’impegno del suo direttore, Alex Casanovas, è perfettamente organizzata in ogni singolo dettaglio (dal briefing iniziale all’arrivo a Rovaniemi). Grazie a lui e al suo team perché ogni anno lavorando come dei matti creano questo evento magnifico!


              

venerdì 7 settembre 2018

UTMB fino all'ultimo respiro









Mi chiamo Max Marta. Ho 54 anni. E sono affetto da una grave forma di dipendenza. Sono UTMB-dipendente da oltre 10 anni. Ogni maledetto agosto, mi ritrovo a Chamonix. E penso “dall’anno prossimo cambio vita”. Ma so già che sto mentendo a me stesso. Ogni anno ripeto gli stessi gesti con studiata pignoleria. Arrivo e mi metto in fila - quasi sempre sotto la pioggia – assieme ad altre centinaia di persone per ritirare il pettorale di una delle gare che fanno parte di questo incredibile Festival dell’Ultra Trail. Ogni anno gli stessi luoghi, gli stessi rituali, la stessa fila. In questi 10 anni ho visto questa fila allungarsi sempre di più. Ogni anno sempre più gente che preme per entrare. E tutti hanno gli stessi miei occhi spiritati, le stesse mie mani sudate. Non importa se sono cinesi, argentini, australiani, nepalesi. Tutti in questa fila sono identici a me. Tutti con lo zainetto in spalla e il materiale obbligatorio nel borsone. Tutti con un unico pensiero in testa: la loro gara. Loro, come me, sono qui a mendicare la loro razione di sentiero attorno al Monte Bianco.

Non m’importa che si tratti della full-version UTMB (che ho chiuso nel 2016, dopo le versione ridotte per mal tempo del 2010 e del 2012) della TDS (che ho concluso nel 2014), della CCC (finisher nel 2008 e 2017) o – come in questo caso – della OCC 2018 (per il poker)… Mi basta sapere che anche questanno sono qui. Mi basta sapere che ho un pettorale da mettere e uno zaino da preparare. Mi basta sapere che anche quest’anno posso respirare questa atmosfera pazzesca e unica. Attorniato da una folla di uomini e donne il cui unico obiettivo per un lungo fine settimana sarà solo quello di correre, camminare, trascinarsi stremati ai piedi della grande montagna. Uomini e donne che sfideranno sé stessi in una lunghissima cavalcata attraverso boschi e sentieri, scavalleranno frontiere, si arrampicheranno su cime battute dal vento o piene di neve, combattendo contro fatica, sonno, caldo, il freddo e ogni tipo d’intemperie. Tutti con un unico sogno in testa: arrivare a Chamonix.

Non m’importa se conosco ogni centimetro di questo sentiero (non riuscirei nemmeno a elencare quante volte l’ho percorso in gara, in allenamento, per accompagnare amici o semplicemente per starmene un po’ da solo). Non mi chiedo nemmeno più se nevicherà come nel 2010 o se farà caldo tropicale come nel 2016. Ma so che anche questa volta lo stupore e la meraviglia saranno le stesse della prima volta. Perché ogni volta UTMB è emozione allo stato puro. E quest’anno non fa eccezione.
Lo capisco quando stringo tra le mani questo nuovo pettorale numero 11073.


Lo capisco alle 4.00 di notte quando mi ritrovo assieme a centinaia di altri runners pronto per partire verso Orsières dov’è situata la partenza della OCC. La potenza logistica di UTMB si vede anche qui: in questa interminabile fila di autobus che ci porteranno in Svizzera. Quanti sono? Provo a contarli, ma è inutile: sono troppi. Cerco di tirare fuori il foglietto della mia prenotazione, ma non c’è tempo. In un secondo sono già dentro l’autobus, che si riempe in pochi minuti e parte veloce. Sull’autobus c’è il silenzio più assoluto. Eppure se guardo bene nessuno dorme. C’è chi ripassa il percorso. Chi controlla se la frontale funziona. Chi svuota lo zainetto. Chi mangia in continuazione. Non importa quante volte hai già fatto questa gara: l’emozione è sempre lì, a tenerti compagnia senza lasciarti dormire.

Arrivo a Orsières. Mi butto in mezzo alla folla della partenza, stanco per il viaggio, ma felice e pronto per questa nuova avventura. Sì perché le gare di UTMB non sono solo un trail: sono un vero e proprio viaggio interiore. Un viaggio nelle proprie paure e debolezze, Un viaggio in cui ci si perde nella fatica e ci si ritrova nei sorrisi di chi sta soffrendo come te. Chi ti vede col pettorale ti augura “bon courage”, ti abbraccia, ti sorride. Tutti sono lì a sostenerti, ad incitarti. E io so già che nel corso del sentiero troverò anziane signore che suonano la fisarmonica per i runners stremati, imperturbabili suonatori di corno svizzero che attenderanno il passaggio anche dell’ultimo concorrente e una serie infinita di tifosi con campane da mucca e trombette di ogni genere arrampicati nei punti più impervi ed inaccessibili del percorso.
Perché UTMB è proprio questo: una festa collettiva che unisce nell’arco di tre nazioni atleti professionisti, runners comuni e migliaia di tifosi.






UTMB altro non è che la versione 2.0 di quello che nel dopoguerra fu il Giro d’Italia o il Tour de France.  Chi è qui, è sui sentieri a fare il tifo. Chi invece è dovuto rimanere a casa e ha un parente, un amico, un conoscente in gara è perennemente connesso al pc. Ho trovato mamme di amici che sapevano a memoria i cancelli orari e citavano i passaggi in successione: La Fouly, Champex, Trient, Vallorcine, La Flegere… Un po’ come una volta si citavano i grandi passi dove sarebbero transitati i ciclisti. Qui – come negli anni gloriosi del Giro – il pubblico è ai bordi del sentiero a tifare per i grandi campioni come Killian Jornet, Zach Miller, Caroline Chaverot. O per meglio dire come Xavier Thevernard e Francesca Canepa, i vincitori di quest’anno. Ma soprattutto il pubblico è qui per sostenere un fratello, una fidanzata, un papà, una zia che corre. E non importa a che ora arriveranno: loro staranno lì ad aspettarli al freddo, sotto la pioggia per ore. Li riconosci sempre i team di amici e familiari, pronti ad inseguire i loro cari lungo tutto il percorso, saltando sulle navette dell’organizzazione appena il loro “eroe” è passato. Pronti per andare al prossimo ristoro dove rimarranno per altre ore ad aspettarlo. E così fino all’arrivo quando finalmente anche loro scavalcheranno le transenne e correranno al traguardo di Chamonix abbracciati al loro “eroe”. Bisognerebbe dare loro una medaglia: senza di loro i ritirati sarebbero molti, molti di più.

Già i ritirati o DNF come li chiamano le classifiche. Ci sono i grandi campioni che partono troppo veloci e poi li ritrovi barcollanti che non ce la fanno più. Ci sono quelli che si infortunano. Ma ci sono soprattutto le centinaia di “ultimi” in lotta con i cancelli orari. Sono stremati dal gelo della notte, infreddoliti dalla pioggia e dalla neve, fiaccati dai dolori allucinanti alle gambe. Eppure non si fermano. Arrivano al check point a testa bassa e anche se mancano pochi minuti alla chiusura del cancello, vanno avanti. I volontari ei dottori dell’organizzazione bloccano quelli messi peggio. E cercano di convincere gli altri a non proseguire, Sanno bene che non ce la possono fare perché è troppo tardi, perché  troppo stanchi e mancano ancora troppi chilometri. Ma loro non li ascoltano e ripartono lo stesso. Perché se sei qui vuol dire che hai passato gli ultimi anni della tua vita ad allenarti per questo. E non vuoi, non puoi mollare proprio adesso. Malgrado tu stesso sappia che non ce la farai a prendere il prossimo cancello. Bisognerebbe dare anche a questi DNF una medaglia: perché la loro tenacia è davvero unica.







Mi chiamo Max Marta. Ho 54 anni. E sono 10 anni che sono UTMB-dipendente.
Quest’anno sono arrivato al traguardo di Chamonix ancora una volta. Per tante volte ho percorso quel  ultimo chilometro, dove il tifo è assordante e il cuore scoppia di gioia. In questi 10 anni l’emozione non è cambiata anzi! semmai è aumentata. E quando vedo l’arco del traguardo, posso concedermi il lusso di essere felice come un bambino la notte di natale. Dopo quell’arco c’è una smanicata con la scritta finisher e una lattina di birra che mi aspetta e che – come tradizione – mi scolerò tutto d’un fiato sui gradini della chiesa di Chamonix per celebrare questo nuovo traguardo. Mi chiamo Max Marta. Ho 54 anni. E grazie a Dio sono 10 anni che corro l’UTMB.












Per tutte le foto_all photos Credit and Copyright: © UTMB® - photo : Franck Oddoux



domenica 3 giugno 2018

TCE, Traversata Colli Euganei 2018 - mio articolo pubblicato su Spirito Trail, Maggio 2018





Sul numero di Maggio 2018, Spirito Trail https://www.spiritotrail.it/ ha pubblicato un mio articolo scritto dopo aver concluso con soddisfazione l'edizione 2018 del Trail "Traversata dei Colli Euganei": TCE.


Buona lettura






venerdì 1 giugno 2018

Parlano di noi: SpiritoTrail, edizione Maggio 2018, Iditarod Trail Invitational ITI130











Sull'edizione di Maggio di Spirito Trail https://www.spiritotrail.it/ è stato pubblicato un articolo del mio caro amico Stefano Calvi sulla mia partecipazione all'Iditarod Trail Invitational ITI130 di Febbraio 2018.






Riporto sotto un estratto delle quattro pagine.






Buona lettura















venerdì 27 aprile 2018

Dalla UTVdD del 2017 alla FMT del 2018: Flaminia Militare Trail




L'anno scorso ho avuto la fortuna di partecipare alla prima edizione di Ultra Trail Via Degli Dei https://www.ultratrailviadeglidei.com/ che percorre la meravigliosa antica via romana che collega Bologna a Fiesole (125km con 5100d+). Mi era piaciuto così tanto questo trail che quest'anno ero di nuovo iscritto. Ma una concomitanza di fattori:  la gara anticipata a metà aprile e il mio recupero dopo l'avventura in Alaska con l'Iditarod Invitational www.iditarodtrailinvitational.com/ rendevano un po' problematica la mia partecipazione.
 
allegria in partenza
 
Per mia fortuna però gli organizzatori quest'anno hanno dato vita al Flaminia Militare Trail https://www.ultratrailviadeglidei.com/flaminiamilitaretrail  la "versione short" di 55km con 2000 metri di dislivello positivo che percorre il tratto toscano della sorella maggiore UTVdD (e siccomene nei trail vanno di gran moda le sigle da adesso la chiamerò FMT). Dico subito che questi due trail sono bellissimi e sono sicuro che hanno delle grandi potenzialità per diventare gare di riferimento nel panorama Trail italiano. Primo perché si corrono all'inizio della stagione e possono essere test importanti per chi vuole preparare grandi gare come LUT o UTMB.  E poi perché proprio da queste gare sia UTVdD che FMT hanno mutato sia il rispetto scrupoloso del materiale obbligatorio, sia la ratio di distanza sui ristori. 


Un altro elemento a favore sia di UTVdD che di FMT è che entrambe sono state organizzate in modo tale che si possa raggiungere la partenza (e di conseguenza ritornare) senza dover usare la macchina. E se questo vi sembra poco rilevante o per niente importante: forse fareste bene a pensare all'impatto ambientale delle vostre scelte anche in ambito sportivo!! Infatti la partenza della 125km è situata pochissimi metri dalla stazione di Bologna (dove ha sede il comodissimo centro del ritiro pettorali e pre-gara). Mentre invece per raggiungere la partenza delle FMT (situata a Monte di Fò, piccolo paesino negli appennini a circa metà strada tra Bologna e Firenze) gli organizzatori hanno messo a disposizioni navette in vari orari sia da Bologna che da Fiesole. Bravi!
Io sono partito con la navetta alle 7 del mattino da Bologna. Arrivato dopo circa un'ora a Monte di Fó ho assistito ad un preciso e puntiglioso controllo del materiale obbligatorio prima della consegna di chip e pettorale. Giusto così! Il pre-gara l'ho passato nel grande bar vicino alla partenza dove ho avuto modo di incontrare vecchi amici, facendo quattro chiacchiere al caldo prima del via.
La cura e l'attenzione del proprio territorio si respirano in ogni aspetto di questo trail. Sicuramente c'è un aspetto agonistico importante, con atleti d'elite importanti su entrambe le distanze. Ma quello che ho davvero apprezzato è che accanto al consueto briefing tecnico, ci sia stato anche un per così dire "brieifng storico" in cui è stata raccontata la storia della antica strada Flaminia e di come questa è stata riportata alla luce non da due studiosi, ma da due appassionati uomini dell'appennino, che in 15anni hanno riportato alla luce ben 9 chilometri di una strada dimenticata da duemila anni. Anche questo aspetto forse alla maggior parte di voi farà dire "ecchisenefrega!" Ma credo fermamente che corre trail non sia solo un gesto agonistico, ma comporti anche un'atto di amore e rispetto per le nostre montagne e le nostre valli. Rispetto dovuto ai luoghi, agli uomini e le donne che abitano le montagne e che quotidianamente se ne prendono cura. E adesso che il trail sta diventando sempre più di moda è importante ricordarlo e ribadirlo in ogni situazione! Se pensate solo al vostro Personal Best e non ai luoghi che attraversate… beh non avete capito nulla di questo sport.


 
Continuando con la FMT il meraviglioso percorso era non solo balissato minuziosamente, ma anche curato in maniera esemplare (e qui ritorniamo al rispetto dei luoghi e delle persone che se ne prendono cura). I due ristori (il primo a San Pietro A Sieve, il secondo sulla vetta del Monte Senario) animanti da volontari gentilissimi offrivano davvero una grande varietà di cibo (frutta fresca, patate lesse, tre tipi di pasta, pane e olio e tante altre prelibatezze locali). E infine ulteriore nota di merito, rispetto all'anno scorso, gli ultimi chilometri della gara si sono corsi completamente off-road e i pezzi sul asfalto limitati al massimo!.


Che dire poi del mitico traguardo posto nel teatro romano di Fiesole con il sindaco con tanto di tricolore che faceva le congratulazioni e le foto con i finisher.
Le prime edizioni di solito ci si imbatte in piccole/grandi pecche organizzative: per carità è normale perché organizzare trail è tutt'altro che facile! Ma questa volta l'organizzazione stavolta si é contraddistinta anche in questo: tutto è filato liscio!! Anzi come recita la medaglia Flaminia Militare Trail: PERVENIT!