mercoledì 22 aprile 2026

La Meraviglia: Max Marta e le Prime 100




dal sito

https://www.clubsupermarathon.it/max-mara-e-le-prime-100/

Esistono soci che corrono per la forma fisica, altri per la medaglia, e poi c’è Max Marta, per il quale la corsa è sempre stata una ricerca costante della meraviglia. Oggi il nostro Club festeggia un traguardo importante: il raggiungimento delle 100 prove tra Maratone e Ultra. Un percorso che lo ha visto protagonista di imprese colossali, come l’avventura all’Iditarod Trail Invitational in Alaska. Lì, tra le 350 miglia di ghiaccio e una slitta da 28 chili, Max ha affrontato situazioni limite a -50°C, gestendo con precisione i suoi thermos e superando l’incognita delle alci e delle lunghe notti artiche. È un atleta che sa trasformare la fatica in esplorazione, trovando il modo di ripartire anche quando il gelo sembrava aver vinto. Il legame con il Club è stato scandito dalla presenza del Presidente, che lo ha incrociato casualmente sul percorso per tre volte durante questa scalata ai cento traguardi. Proprio per celebrare questo obiettivo, in occasione della Tuscany, il Presidente ha incontrato Stefano Scala, amico di Max, e lo ha pregato di consegnargli personalmente il gagliardetto del Club per i 100 traguardi. Max incarna la filosofia per cui esiste una differenza tra la gara e l’avventura: se la prima è per chi vuole che finisca presto, la seconda è per chi vuole godersi ogni istante. Complimenti Max per questo centesimo traguardo e buona strada verso la prossima meraviglia.

A.P.

lunedì 1 settembre 2025

UTMB 2025 the winner is Tom Evans!

 


Commenti (un estratto) di Tom Evans (UK) dopo la sua vittoria a UTMB 2025. Ma prima uno dei mille punti di questa splendida egalitaria corsa: la prima delle donne over 60 (la mia categoria) ha vinto impiegando quattro ore meno del primo uomo over 60. 


Tom Evans 

Maybe a first reaction after this beautiful race. It's just the most incredible race. And I think we were blessed with very British weather snow, rain and then a bit of heat at the end. It was a bit of everything. So yeah, it was just a spectacular day where the mountains just threw everything at you. And the mountains will always win, and you've just got to look after yourself and see who can get around the fastest. So no, it was Yeah, an incredible day. You see the inside of my hard? Yes. My wife and my baby's name.

Domanda 

How important was your wife, Sophie and your baby Phoebe on this race?

Tom Evans

Incredibly important. I think running's a team sport. And, yeah, without the support from my wife. And, yeah, having Phoebe as well is just added. Thank you very much. It's just added so much value to our lives. And. Yeah, In my. In the tough moments there, who I was thinking of and who I was doing it for.


Domanda 

It was difficult last year on the Utmb. This is a relief for you today. How do you feel?

Tom Evans

I think it's a it's proof that you can't fail. You can just learn from your mistakes. And it might take one, it might take two. But yeah, I am incredibly proud to have learned from my mistakes and executed a really good race and winning the biggest and the most beautiful trail race in the world.

Domanda 

At which time did you realize you were going to win?

Tom Evans

When I crossed the finish line, I pushed until the finish.

Domanda 

Was it the hardest that you've ever raced this Utmb?

Tom Evans

Hardest? Yes. It had. It threw everything at you and you had to be trail running. You need a big toolbox and lots of good tools in your toolbox, and you can be. This year you needed everything to be able to run fast, hike and mud, do snow, do rain. Look after yourself in the big mountains. And yeah, this year was just everything.

Domanda 

Tom, we've heard that you worked with the psychologist in preparation for this race. Tell us about the mental work that went into preparing for this race.

Tom Evans

I think for me, it was about being really happy on the start line and any, any demons that I had just dealing with them. And yeah, not taking things seriously, but realizing what the important things in life are. So yeah, it was incredibly useful.

Domanda 

Training differences that Scott Coach Scott made this year.

Tom Evans

We focus a lot on heavy uphill. And instead of doing short reps, doing long reps. So on the mountain directly behind us, Brevent, I would do one heavy weighted uphill tempo, then run down, then hide. Hide the pack under a tree. Run down and then hike back up at another tempo, but without the pack. That was sort of the crux of the sessions, which made a huge difference today.



lunedì 2 dicembre 2024

giovedì 7 novembre 2024

UTMB 2024: ancora una volta Finisher e sono 93 Mara/Ultra

Chamonix, 30 agosto 2024, ore 17:50. Per la tredicesima volta sono alla partenza di una gara UTMB. Ho davanti a me 176 km e oltre 10mila metri di dislivello da percorrere in meno di 46 ore. Conosco questo sentiero come le mie tasche. Potrei elencare ogni singola roccia e ogni singolo albero. Ma questa volta le cose sono un po' diverse. Sarà per la caviglia gonfia che pulsa e fa male anche se non sono ancora partito. Sarà perchè quest'anno entro in una nuova categoria: M60. Ma tant'è sono qui e parto. A bomba come al mio solito! Dopo poche ore sto salendo verso Col de Croix de Bonhomme, forse per la quarta volta negli ultimi 12 mesi. Ho deciso di rallentare e trovare un'andatura che mi consenta di proseguire malgrado il male. La prima notte di corsa finisce mentre scavallo Col de la Seigne, davanti a me il confine italiano, la Val Veny e poi laggiù Courmayeur. La base vita a metà percorso. Arrivo finalmente. Ho fatto più di ottanta chilometri, ho la possibilità di riposarmi un pochino e prendere la sacca con lo stretto indispensabile, ma…cosa c’è dentro?!? Patatine? Birra? Ma che, ma chi? Vabbè prendo fiato mi cambio e via verso il centro di Courmayeur dove gli amici mi aspettano e mi incitano verso il Rifugio Bertone. La caviglia fa un male cane, ma questo tratto è il mio preferito . Balconata da dove si può ammirare il massiccio del Monte Bianco in tutto il suo splendore. La infondo c'è il Gran Col Ferret, superato il quale, entra in Svizzera e in un battibaleno mi trovo a Champex Lac. Ho percorso 130 chilometri, ma è ancora lunghissima, perchè adesso inizia la parte con le salite più difficili, ma anche la seconda notte. Qui la stanchezza e il dolore alla caviglia colpiscono duro. E all’alba faccio il terzo dei tre microsonni da due minuti ciascuno. Mi sento rigenerato, la caviglia non mi da tregua, ma ora sono di nuovo in Francia e si tratta solo di continuare. E aumentare il ritmo fino a La Flegere dove mi metto la cavigliera per lo sprint finale gli ultimi 4 km di discesa, in cui riesco a passare 120 concorrenti. Sì, sono a pezzi, sto delirando, la caviglia è ridotta malissimo. Ma sono a Chamonix: sono Finisher ancora una volta.

giovedì 27 giugno 2024

2015-2024 Lavaredo Ultra Trail 9 anni dopo

 

Riprendo il mio diario di viaggio di 10 anni fa e ricordo…..


Sono le due di notte di domenica 28 giugno 2015: lo capisco dai rintocchi della campana di una chiesa. Lo so solo grazie a questo antico suono, perché oggi la tecnologia gps mi ha abbandonato e da molte ore non ho più nessun punto di riferimento orario o chilometrico. Le due di notte, vuol dire che sto correndo da 27 ore. Ma adesso sono qui. Sono a Cortina. Mancano solo pochi passi per concludere un viaggio iniziato alle 23.00 di venerdì scorso. Un viaggio lungo 120km attraverso le Dolomiti. Malgrado sia notte fonda, Cortina mi accoglie con un calore inatteso. Passo davanti al bar dove un gruppo di ragazzi mi urla “taglia il traguardo e poi torna qui che ti offriamo la birra!” Passo un gruppo di ragazze spagnole infreddolite che però applaudono e urlano forte. E poi eccolo lì: il traguardo. E’ finita davvero! 27 ore e 03 minuti: tanto può durare un sogno.

Con la Lavaredo Ultra Trail avevo un conto aperto. Nel 2012 mi ero ritirato, forse un po' troppo frettolosamente, forse perché appagato dal secondo CroMagnon 
http://www.cromagnon-extremerace.net/it finito pochi giorni prima. Comunque mi sono ritirato. Poche storie. Punto. 

 

Ma allora perché alla partenza questa volta non sono più nervoso del solito? Mi sono pure dimenticato di bere il caffè dopo cena. Ma sono sereno. E questa volta la notte passa veloce più del solito. Probabilmente sono riuscito a riposare bene prima della partenza e quasi senza accorgermene mi sono ritrovato a vedere albeggiare poco dopo il primo cancello orario e quando arrivo a Misurina oramai è giorno: e questo mi permette di ammirare il lago in tutto il suo splendore. La salita al Rifugio Auronzo è dura, ma anche qui la bellezza mozzafiato delle Tre Cime fa passare in fretta qualsiasi fatica. 

 

Mi fermo per la foto di rito, poi affronto allegramente la discesa che porta verso Carbonin e poi Cimabanche. Sono al 66km. Fa caldo, la stanchezza incomincia a mordere le gambe, ma per fortuna ho il conforto della natura e inizio ad affrontare la parte della LUT che non conosco. Due anni fa mi sono ritirato proprio qui. Salendo verso Malga Ra Stua, mi tornano alla mente i racconti di un folto gruppo schiamazzante di Road Runners che pochi giorni prima si erano qui riuniti in occasione della Cortina-Dobbiaco http://www.cortina-dobbiacorun.it/ 

Ma accidenti la seconda parte è proprio la parte più difficile della LUT. In particolare da Malga Ra Stua si entra nell’incredibile Val Travenanzes e da lì il gioco si fa duro. Le opprimenti pareti delle alte montagne che sovrastano la stretta valle, il largo greto del fiume (asciutto ma con piccoli impetuosi rigagnoli qua e là) gli anfratti e le grotte rendono il luogo un affascinante scenario, ideale per girarci un film sulla preistoria. Comunque questo paesaggio amplifica la fatica, la mancanza di punti acqua si fa sentire e ogni chilometro sembra più lungo del precedente. Ma ecco arrivare, non inatteso, il cambio meteo che cambierà radicalmente lo svolgimento della gara per molti concorrenti! Appena prima del Col de Bas le prime gocce, poi rapidamente il temporale e all'unisono il crollo della temperatura. C'è chi si attarda a cercare un riparo, chi una volta trovato pensa di cambiarsi e coprirsi anziché infilarsi al volo la giacca impermeabile. I risultati sono tutti disastrosi e dannatamente impattanti! Mi infilo al volo una giacca a coprire anche lo zaino e - con un cambio ritmo - guadagno velocemente il Colle e poi giù veloce, accompagnato dai rombi di tuono e incurante del dolore ai piedi, per la lunga discesa verso il riparo del Rifugio Col Gallina. A metà strada altra gente che si attarda in un tunnel, ma mantengo un solo obiettivo il caldo e accogliente rifugio a valle, ormai a soli due chilometri, porto le mani gelate dentro le maniche della giacca e trovo le energie per un ulteriore cambio di ritmo. Uno scivolone nel fango a poche centinaia di metri dal Rifugio, mi fa entrare con l'aspetto di un sopravvissuto! Ma ormai sono al sicuro, mi spoglio senza pudore, mi friziono e mi cambio quello che posso e riacquisto la dovuta temperatura corporea. Fuori i pullman portano via i tanti ritirati. Guadagno ben 161 posizioni a cui vanno aggiunti quelli delle retrovie, insomma una vera debacle. Riparto determinato, già con la frontale, che accenderò poi solo al Passo Giau. Da lì ancora salita fino alla Forcella con le luci che zigzagano verso l'alto, un'immagine già vissuta più volte in tanti Trail ma che cattura sempre l'immaginazione. Dalla Forcella un interminabile traverso che culmina con altri 200 metri di strappo, le energie scarseggiano, ma arrivo a Croda da Lago. Mi siedo, inizio a pregustarmi il successo, ovvero l'arrivo, ormai è fatta e sorrido e mi massaggio i piedi come se fosse una dovuta ricompensa. Ultima lunga, fangosa, scivolosa discesa fino ai rintocchi del Campanile.

mercoledì 13 marzo 2024

L'App Whympr, la quadratura del cerchio

 

Weekend in arrivo, sale la febbre per una bella scialpinistica, dagli amici in montagna arrivano notizie di condizioni fantastiche, l'equipaggiamento è già pronto, ora basta decidere dove andare a pellare! Ma prima, la gita va pianificata e studiata, per bene, nel dettaglio. Io di solito sento i miei amici Guide, chi ha fatto cosa in questi giorni, che condizioni ha trovato. Poi magari cerco su varie pubblicazioni di vedere anche foto e panorami, quale sarà il dislivello, caratteristiche del luogo, eventuali problematiche in salita e in discesa, quale sarà il meteo, come posso conoscere la pendenza del terreno, sapendo che più è ripido maggiore è il rischio di incidenti e valanghe. OK ci si mette al lavoro....vari siti per le condizioni meteo, bollettini per il pericolo valanghe, app specifiche per la pendenza, poi ovviamente siti con la descrizione dei percorsi, delle sensazioni delle ultime gite e relative foto...ma davvero non esiste un "one stop shop" ovvero un'App che racchiuda e raccolga per noi tutte queste informazioni?

Queste sono state anche le sensazioni provate da Tim MacLean, un appassionato di scialpinismo e attività outdoor e al tempo stesso già dipendente di una delle maggiori società tecnologiche! Tim anni fa si è rimboccato le maniche e, grazie ai suoi skills, ha pensato di creare per suo uso e consumo un hub dove convogliare tutti i dati. Come spesso accade da un'idea brillante e da un bisogno nasce un prodotto che anche altri cercavano.

E' cosi che prende forma Whympr: un'applicazione che viene creata con l'obiettivo di riunire in un unica soluzione digitale tutti i dati e le informazioni necessarie a pianificare e realizzare un'uscita in montagna, sia essa di scialpinismo, di escursionismo, ciaspolata o arrampicata. 

Certo in un mondo dove proliferano siti d'informazione non è semplice orientarsi tra gli stessi ed effettuare una valutazione appropriata, quante volte si è deciso di non usare un'app consigliata solo perché a prima vista non era "customer friendly" e poco intuitiva? 

Ecco qua che ho partecipato ad una giornata di test sul campo per meglio comprendere tutte le funzionalità  messe a disposizione da Whympr.

Giornata spettacolare come la Valgrisanche sa regalare, divisa in fase di preparazione, gita vera e propria fino al Sigaro, una super classica ma impreziosita dal "Peak Viewer" Whympr che forniva anche i nomi delle vette circostanti, e poi attività di wrap-up di fine gita tra le quali il salvataggio delle foto fatte che vanno a posizionarsi sul tracciato in maniera consona per poi essere usate da altri utenti per un'opportuna localizzazione ed orientamento.

Tra le attività di preparazione, ho riscontrato particolare interesse nella possibilità di rendere disponibile offline sul telefono la carta topografica e il percorso preparato in precedenza, per orientarsi anche senza rete.

Ammetto di esserne stato affascinato, anche per l'interesse con cui il CEO e co-fondatore Tim ascoltava critiche, consigli e prendeva nota di potenziali futuri nuovi sviluppi: cosa c'è di meglio che apportare miglioramenti ascoltando gli utilizzatori sul campo, e questi ultimi sono in continua crescita considerando i download cumulativi dell'App dai 95000 del 2020 ai 325000 del 2023, considerando Apple Store e Google Play Store.

A dare ulteriore affidabilità ci sono le collaborazioni di Whympr con La Chamoniarde, Societe de prevention et de secourse en montagne, nonché con istituzioni come ENSA-ENSM, Ecole National de Ski et Alpinism-Ecole National des Sports en Montagne, e dulcis in fundo con competizioni come il Pierramenta! 

Insomma, un'app sicuramente interessante, di facile utilizzo e molto pratica. Il mio consiglio più volte ripetuto è che accanto alla tecnologia, prima di partire si verifichi - ove possibile - con le persone che la zona la conoscono e una volta partiti si continui sempre ad analizzare l'ambiente che si sta attraversando. 

Quindi App, esperienza e occhi sempre aperti! 


mercoledì 29 novembre 2023

IronMan Malaysia Langkawi 2007 - video

 Il mio secondo Ironman dopo Zurich-Switzerland e prima del terzo in Austria a Klagenfurt. Mitica la scena dell'ultimo chilometro con lampada fluorescente dietro al body e bandiera italiana 



domenica 8 ottobre 2023

Concatenamento in giornata di Becca di Nona e Monte Emilius


5 ottobre 2023: giornata con Davide Lale Gerrard.

Partiti con le frontali accese alle ore 06:00 da Pila, passaggio per il Combo, Becca di Nona 3142m in 3ore e 30, discesa per un passaggio per il Bivacco Federico a 2907m, 



indossato l'imbrago e saliti per la ferrata verso la vetta del Monte Emilius a 3559m, raggiunta in circa 8 ore. 

Pausa pranzo e lunghissima discesa per il rientro al parcheggio di Pila dopo 11 ore e 50 minuti.


Il video, pubblicato su YouTube, offre un'ottima sintesi della giornata.





sabato 12 novembre 2022

My application to a Polar Experience

Alaska 2020

Every year Fjallraven is arranging a Polar event Fjallraven Polardefined by them as an "annual event developed to show that with the right knowledge, equipment and support, anyone can learn to appreciate nature – even in arctic winter conditions". It is actually an outdoor experience during which the 20 lucky winners of the contest will have the opportunity to experience a 300km in the Arctic on a dogsled in April 2023.

I decided to apply and I went through the three Challenges made of three different posts on Instagram (text and video/photos) where I was providing my point of view on each of the following Challenges:

Challenge 1. Why should I be selected

Challenge 2. How do I prepare

Challenge 3. My point of view on sustainability

Below, I report my 3 posts and keep the fingers crossed waiting for the selection of the 20 lucky winners that will take place on November 23rd. 

Challenge 1. I'm an Arctic Winter Ultra Trail passionate, with two participation at the Iditarod Trail Invitational and two at the Rovaniemi Arctic race in both distances 150&300. Ultratrailer (UTMB, Marathon des Sables, Diagonal des Fous). Eight (8) times Finisher in IronMan races one of them being the Extreme Norseman in Norway. 

Rovaniemi, Finland 2019

In a nutshell this is me. Approaching now my 60ies I keep on searching for new challenges and inspirational moments where I can push my limits, skills and passions forward. In cold temperatures and extreme conditions I have learned that you must use imagination and have flexibility to adapt. Nothing is granted, you got surprises continuously and you experience astonishing and unique moments like in no other places. 

Aosta Valley, Italy 2018

Walking into the wild and into the most extreme weather conditions I have learnt to cope with my fears and hopes. But mostly I have learnt the beauty of the world. The possibility of being part of this journey is for me a way to challenge further my way of being.


Challenge 2. Getting closer to such an extreme condition adventure requires a lot of discipline. The preparation is key because the way you train defines success or failure. Preparation must be both physical and mental to get ready to northern territories. Even if it’s difficult to have benchmarking, you must not be scared about contacting people who did it, to understand if there are lessons to learn.


Challenge 3. Sustainability  is the most important and challenging goal we all shall focus on. There's no time to lose, there are no shortcuts (like in the  Polar environment!). We have to act now and ask our goverments not to hide behind green washing claims but take serious decisions, now. There's no more time to cheat and lie.  Delay only makes climate action more urgent, a huge acceleration is necessary. Personally, I’m relocating from a crowded and polluted town to a mountain area in Aosta Valley, just under the Mont Blanc 4810m. Here, I can personally experience the glacier melt down and see the meaning of climate changes with the unusual warm temperatures. In these days, rather than commuting by car, I use my MTB and in winter, why not, I use my skis! It’s never stressed enough that you must respect yourself, the others, the environment and must not lose credibility in how you behave and live a more sustainable life! 


 

Now, fingers crossed and let's wait for the final list of 20 lucky winners that will be announced on November 23rd 

lunedì 5 settembre 2022

Guardiamo avanti: UTMB 2022 pensando al 2023 e oltre

foto arrivo di Kilian Journet crediti ©UTMB - Photo Paul Bréchu

Immenso. Immenso Kilian. Vince la sua prima UTMB nel 2008 (anno della mia prima partecipazione) e la vince per la quarta volta quest'anno a 14 anni di distanza, stabilendo il nuovo record del percorso e abbattendo il muro delle 20 ore con lo straordinario tempo di 19 ore, 49 minuti e 30 secondi.

Quest’estate io invece mi sono sentito perso. Prima volta dopo 14 anni mi sono ritrovato senza un fine agosto dettato dal ritmo della corsa sui sentieri di UTMB. Una serie di vicissitudini e niente pettorale... Ma non sono riuscito a reagire prontamente con un sonoro chissenefrega. No! Mi sono esiliato lontano dalle montagne e ho iniziato a studiare cosa fare perché la situazione non si ripetesse. Senza negatività e pessimismi. D’altronde una pausa dopo una no-stop dalla prima volta nel 2008 non può che essere benefica, come una giornata di scarico in un programma di allenamento. Beh sì, è risaputo che io e lo scarico non andiamo d’accordo, ma così è. 

Allora rimbocchiamoci le maniche e pensiamo alla prossima edizione nel 2023!! Ed è qui che inizia l'avventura, perchè come quasi tutti sapere le regole sono cambiate. E adesso, come funziona? Cosa sono gli stones? dove sono finiti i punti Utmb? ecco una piccola guida per voi. Accedo al mio Spazio Corridore è tutto cambiato! C'è un index UTMB ..... . Ma non ho UTMB Stones, obbligatori in futuro a partire dal 2023. In base al nuovo regolamento definito dopo la join-venture con IronMan, UTMB classica, quella di Chamonix per intenderci, è diventata una Finale stile Kona per chi ne sa di triathlon. Più o meno come Kona, posso dire io che di qualifiche IronMan full distance ne ho finite ben sette tra il 2006 e il 2013. Ok no problem andiamoci a prendere questi Stones! 

Apro il calendario delle gare di qualificazione e vedo che la più vicina (criterio spazio-temporale) delle pochissime gare di qualificazione rimaste sarà a Nizza. Primo shock sto parlando di gare, ma quando mai ho visto una Ultra come una gara? Si il concetto di gara era vivo in un triathlon, ma non in montagna! Vabbè Max non fare il vecchio e stai al passo con i tempi, vai a gareggiare anzi no torna a gareggiare! E lo Spirito Trail? Archiviato? Vedremo. 

Per la scelta della gara cerco di capire se c’è una relazione tra lunghezza del percorso di qualificazione e lunghezza della cosiddetta finale di Chamonix. Capisco che esiste ma non è limitante. Ovvero con i dovuti limiti gli Stones guadagnati su una 50k possono essere utilizzati sia per una OCC che per una CCC, che per l’UTMB. In un IronMan se gareggio in un mezzo (ora commercialmente ribattezzato IronMan 70.3) faccio la finale su quelle distanze (swim 1900m, bike 90k, run 21.1k) se invece gareggio nella distanza completa ho la possibilità di qualificarmi per Kona (swim 3800m, bike 180k, run 42,2k) dove si corre l’originale distanza IronMan. Per l’UTMB versione IronMan non c’è una corrispondenza. Per cui, per andare sul sicuro punto alla 50k (sembra siano 58k o 60k con 3300 D+). Questo mi permetterà di accedere indifferentemente a OCC o CCC o UTMB. Sarà comunque non un accesso diretto dato da posizione in classifica di categoria ma un accesso al sorteggio a prescindere dalla posizione di arrivo nella gara di qualifica (altra differenza non da poco con IronMan). 

Discorso a parte merita la più tecnica TDS (a cui ho partecipato nel 2013 e 2014). Qui restano in vigore le regole UTMB del passato. Ne lèggete il significato tra le righe? 

In sintesi, cosa farò? Vi tengo aggiornati 

martedì 12 aprile 2022

Lo Sci Alpinismo nelle Valli del Gran San Bernardo: tra eco-sostenibilità e valorizzazione del territorio


Credits: Evi Garbolino


In questo periodo in cui il contesto geopolitico e la crisi climatica stanno mettendo a dura prova il nostro modo di vivere, il nostro sistema produttivo e la nostra capacità di resilienza, credo sia fondamentale prestare attenzione e valorizzare tutti quei progetti che mettono al primo posto gli obiettivi di ecosostenibilità e di tutela ambientale.


La nostra totale sudditanza e assoluta dipendenza dai combustibili fossili (gas, carbone e petrolio) è oggi sotto gli occhi di tutti a causa del conflitto in Ucraina che ha reso evidente a tutti i numeri di questa dipendenza in termini di miliardi di metri cubi da noi bruciati su base annua. 

 

Gli impatti del cambiamento climatico sono già osservabili e si prevede che diverranno ancora più evidenti. Eventi meteorologici estremi, come ondate di calore, siccità e alluvioni, diventeranno presumibilmente più frequenti e intensi. Nelle nostre amate alpi il climate change poi è reso evidente dalla drastica riduzione dei ghiacciai. E nonostante questo ci sono comunità montane che ancora progettano colate di cemento per sviluppi edilizi e costruzione di impianti a fune che vanno a devastare l'ambiente e i panorami mozzafiato offerti dalle Alpi. 

 

E' quindi necessario cercare in ogni modo di valorizzare e diffondere quelle che sono le scelte di sviluppo che vadano in direzione di una sempre maggiore eco-sostenibilità affinché siano conosciute da quante più persone possibili: siano esse amanti delle attività Outdoor o semplicemente alla ricerca di luoghi di villeggiatura caratterizzati da uno sviluppo più sostenibile. 

 

Credits: Tatiana Bertera

Nel mese di aprile ho avuto la fortuna di passare un paio di giornate nella valle del Gran San Bernardo, che negli ultimi anni ha visto nascere nel proprio territorio sempre più progetti che vanno decisamente nella direzione della tutela ambientale e del turismo eco-sostenibile. Nel 2020 infatti è stato lanciato un progetto di cooperazione Italo-Svizzera finanziato dal Fondo Europeo denominato SKIALP@GSB. L'idea è quella di attrarre ed incrementare un turismo di carattere sostenibile di cui possa beneficiare lo sviluppo territoriale, concentrandosi sulla diffusione dello scialpinismo.  


Lo scialpinismo è ovviamente uno sport a bassissimo impatto sull'ambiente, visto che chi lo pratica non ha bisogno d'impianti di risalita né di piste. E' per eccellenza lo sport di coloro che vogliono godere appieno di panorami, valli e montagne incontaminate, attraversandole lentamente con le sole proprie forze. Lo sport dove ci si può fermare ad "ascoltare i silenzi" (cit. mio figlio Lorenzo) che solo la montagna può offrire.  

 

Ed è proprio a questo tipo di utenti che guarda il progetto SKIALP@GSB

 

Grazie infatti a questo progetto, gli itinerari scialpinistici della Valle del Gran San Bernardo sono minuziosamente mappati e resi fruibili tramite una costante informativa sui canali social e grazie ad all'App SkiAlp Gran San Bernardo che fornisce informazioni minuziose su tutti i possibili itinerari di skialp della zona indicando il livello di difficoltà, esposizione, quota partenza/arrivo, dislivello, luogo di partenza, tempo di salita. 


Credits: Elisa Bessega


Nei due giorni passati in questa valle, sotto una meravigliosa nevicata che ha dato un senso alla parte finale della stagione sciistica, ho avuto il piacere di sperimentare in prima persona questo progetto. Il primo giorno infatti sono salito al Col Serena da Crevacol, una scialpinistica molto conosciuta nella zona con circa 900metri di dislivello che offre una fantastica discesa su pendii ampi e morbidi adatta anche ai sciatori medi. 


Il secondo giorno invece ho fatto visita - sempre usando le pelli - al Bivacco SkiAlp Gran San Bernardo. Questo bivacco, il primo dei tre che sono in progetto, ha la funzione di offrire un punto di ristoro e di sicurezza per gli scialpinisiti e gli escursionisti che si trovano nella zona. Il Progetto si pone infatti come obiettivo anche la promozione della "cultura della sicurezza in montagna" fornendo - oltre ai bivacchi - informazioni sulle condizioni della montagna attraverso webcam di monitoraggio, partnership con servizio meteo e bollettino valanghe in collaborazione con Fondazione Montagna Sicura, connessione con professionisti. È inoltre previsto a breve un "punto ARTVA" fisso a Crevacol nella zona di partenza di molti itinerari.


Credits: Evi Garbolino

La valle del San Bernardo è quindi un luogo magico nel cuore della Valle d'Aosta, che offre un'offerta turistica fuori dai canoni classici, con una forte connotazione di sostenibilità ambientale e culturale. Saint Rhemy en Bosses, situata nella Comba Freida, ai piedi dell'imponente massiccio del Gran San Bernardo è un insieme di piccoli villaggi che sorgono attorno all'antico castello di Bosses e si trova a circa una ventina di chilometri da Aosta. Ed è il luogo di produzione di una delle più rinomate eccellenze culinarie tipiche della Valle d'Aosta, ovvero il Jambon de Bosses, un prodotto davvero straordinario con una storia antichissima e profondamente legato alla cultura e alle tradizioni popolari della Valle d'Aosta. A questo vanno anche ad aggiungersi nuove iniziative come quella del jambon alla brace del www.prosciuttificio2473.it.  

 


Una valle che si offre in tutto il suo splendore per 365 giorni all'anno. E se l'inverno è il paradiso dello skialp, d'estate si trasforma nel luogo di avventura per chi ama la Mountain Bike… Ma di questo vi parlerò un'altra volta… stay tuned!


Informazioni Utili:

Saint Rhemy en Bosses è facilmente raggiungibile in macchina

200km da Milano, 130km da Torino, 20km da Aosta


Per il soggiorno si può far riferimento al B&B www.lavieillecloche.it 

Per rifocillarsi - anche qui la scelta è vasta – e va dal classico punto di ritrovo "Prosciutteria Sous le pont de Bosses", al www.suissehotel.it o al "Ristorante Arp du jeu" a valle del bivacco.


Per maggiori informazioni sul progetto:








venerdì 3 dicembre 2021

Lo sport nel rapporto con i figli


Ho sempre pensato che lo sport fosse un fantastico mezzo per instaurare prima e per migliorare poi la comunicazione con i miei tre figli.

Abbiamo tutti e quattro in comune la passione per lo sci, ma poi le strade divergono in base alle inclinazioni di ciascuno di loro. Inclinazioni che, nell'ambito delle mie potenzialità, ho sempre voluto assecondare e che mi hanno lasciato ricordi indelebili. Con il più giovane, il "matematico", ricordo un Campus estivo di triathlon con il team ProPatria. Lui era all'epoca così piccolo, ma già con il suo bel tesseramento alla Fitrl (federazione italiana triatlon). Ricordo come se fosse ieri, quando attraversò la sala mensa e arrivato al tavolo dove mangiavamo noi allenatori, poggiò le mani sul mio braccio e mi disse: " papà tu sei il mio allenatore preferito!". Non aggiungo altro per l'enorme emozione che provo ancora oggi.

Con il secondo, lo "psicologo", ho passato interi giorni a bordo campo a guardare i suoi allenamenti di Rugby con l'ASR. Ricordo che erano giornate talmente fredde, a volte, che le mie avventure in Alaska sono fortemente ridimensionate. Ricordo poi la gioia delle trasferte in Italia e all'estero con la sua squadra e la vittoria al Trofeo Topolino Under 9.

Il più grande, il "banker", è più uno sportivo tutto tondo. Già Tedoforo alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006, lui è runner, sciatore, ciclista e negli ultimi anni velista esperto.

Con lui ho vissuto l'esperienza unica per un genitore di partire accanto a lui, gomito a gomito, in un Campionato Italiano di Triathlon (sebbene in squadre diverse).  

Noi due ogni anno non ci facciamo mancare una sciata lungo la Vallee Blanche del Monte Bianco solo noi fino a Chamonix.

Questi pensieri su sport e il rapporto unico che lo sport instaura tra padri e figli,  nascono grazie agli amici della Garmin.

Sono loro che, in un certo senso, mi hanno obbligato a queste riflessioni con il loro invito alla cerimonia di premiazione dei Garmin Beat Yesterday Awards.

Loro usano definire i Beat Yesterday come la realizzazione di persone comuni che si mettono in gioco per assaporare l'essenza della vita attraverso l proprie passioni e i propri sogni.

Beat Yesterday non è essere più bravi o più forti di altri ma avere la volontà di scoprire chi si vuole essere veramente.

Il 2 dicembre a Milano sono state premiate 5 storie, 5 persone e le loro 5 sfide: Enrica e la sua UTMB, Wolfango e la sua pedalata fund-raising fino in Serbia, Domitilla neo-mamma e il suo Rally di motociclismo in Sardegna, Marco che con la sua barca di 9 metri ha veleggiato attraverso il Mediterraneo e infine, per la sezione OUTDOOR, Roberto Carnevali e Manu, papà e figlio che ho avuto la possibilità di conoscere da vicino e di trovare tante belle similitudini nei rapporti padre-figlio.

Prima della loro premiazione ci siamo fatti una bella chiacchierata a 4 seduti ad un tavolino dello Spazio Gessi a Milano. In 4 perché si è aggiunto un simpatico motociclista amante delle lunghe avventure in solitaria con la sua Enduro, una persona molto affabile e a suo agio nel clima disteso e simpatico che si era venuto a creare e che ci ha anche raccontato del suo viaggio da solo in moto in Islanda…..ops ho scoperto tardi che si trattava di Matteo Viviani, giornalista delle Iene, e che sarebbe stato poi tra i premiati sul palco. Ma a fine serata ho potuto scusarmi di non averlo riconosciuto (io non guardo per scelta la televisione da anni).


La storia di Roberto Carnevali è davvero emblematica e dovrebbe essere presa ad esempio da chi vuole instaurare un bel rapporto di comprensione e fiducia reciproca con i propri figli.

Roberto è un appassionato di montagna e ama i lunghi trekking in solitaria. Vivendo a Modena è un frequentatore assiduo del Monte Cimone e del Monte Cusna.

La sua grande sfida è stata quella di cercare di costruire un rapporto con suo figlio Manu affetto da un disturbo dello spettro autistico. Questa sua ricerca ha avuto come ambientazione la montagna e l'outdoor dove ha provato a condividere le sue passioni e le sua gioie - fino ad allora gestite ed assaporate individualmente - con suo figlio.

L'impresa sembrava davvero difficile ma il primo segnale è arrivato quando dalla cima di una montagna Manu ha osservato "papà guarda che bel panorama!".

Da lì è stato un susseguirsi di gite e di gioie a beneficio di un rapporto sempre più forte e di una comunicazione tra i due sempre più intima. Bellissimo quanto sottolineato da Matteo la Iena anche dal palco: chiedendo a Manu se avesse capito il motivo perché il papà lo volesse portare in montagna, Manu ha risposto "perché papà mi volesse portare non lo capivo all'inizio e non lo capisco ancora oggi, ma se lo dice papà è sicuramente una cosa bella"

Dalle parole di Roberto: "Quella di portare Manu in montagna è stato un tentativo, una follia, una prova empirica, un provare a vedere se in questo ambiente a me affine e che amavo molto, dove lui faceva fatica e che lo portava fuori dalla sua zona di confort, poteva nascere qualcosa. In effetti in questo ambiente che ci chiedeva tanto ci siamo trovati, ci siamo avvicinati e abbiamo ora un forte legame e una forte comunicazione".

Ora il prossimo step sarà veramente arduo, Matteo ha lanciato l'idea di un trekking tutti insieme e ci porterà a dormire in tenda in montagna!

Stay tuned!

domenica 5 settembre 2021

UTMB 2020/2021 New year same dream


Da pochi giorni è si chiusa la18esima edizione di UTMB. Ed è stata un’edizione "monster" che da una parte ha scacciato via gli incubi dell'annullamento causa  pandemia del 2020 e dall'altro ha sancito il passaggio dell'ultra trail più famoso al mondo ad una nuova fase di vita. 

Malgrado le incognite legate ai viaggi dovute alle necessarie misure di sicurezza messe in atto dai vari paesi per contrastare il Covid, i numeri di UTMB hanno di fatto sancito quella del 2021 come un’edizione record con quasi 9.000 corridori schierati alla partenza delle diverse gare e di cui 6655 sono arrivati al traguardo di Chamonix diplomandosi finisher. 

Grandi numeri insomma, anche se bisogna sottolineare solo un 14% di presenze femminili. Ancora troppo poche per uno sport dove le donne hanno dimostrato di poter competere testa a testa con gli uomini: basta vedere il successo straordinario di Courtney Dauwalter, che con una corsa leggera e all'apparenza quasi senza fatica è riuscita a completare i 170km e i 10.000 metri di dislivello positivo di UTMB con una facilità sconcertante, chiudendo al settimo posto assoluto e stabilendo il nuovo record femminile con 22h30m. Un tempo strepitoso che abbassa addirittura di 2 ore il tempo della sua vittoria precedente del 2019.  


Tornando alla settimana di UTMB, come sempre si è aperta con la partenza (quest'anno per la prima volta da Orsières) della più massacrante delle gare in programma, ovvero la PTL e i suoi 300 km con 25.000 metri di dislivello da coprire in meno di 151 ore. Alla PTL non si stila nessuna classifica, le squadre sono semplicemente finisher. Ma loro sono gli atleti che affrontano le parti più impervie dei sentieri, percorrendo tratti attrezzati e creste che sono adatte più all'alpinismo che non al trail running.  

È stata poi la volta della MCC, l'ultima nata tra le gare di UTMB, con i suoi 1000 corridori venuti dai paesi che circondano le del Monte Bianco, soci, volontari e membri dell'organizzazione. Una gara voluta per celebrare e festeggiare questi territori e tutti coloro che lavorano per la buona riuscita di questo mastodontico evento. 

Ma proprio quando tutto sembrava stesse andando per il meglio, la TDS è stata funestata dalla tragedia del primo atleta morto nella storia di UTMB. Dopo l'incidente, la gara è stata fermata in piena notte al Passeur de Pralognan. Tutti i corridori che si trovano lì e a monte del passo (circa 1200) hanno ricevuto istruzione dal comitato di gara di tornare indietro e rientrare a Bourg Saint-Maurice, dove sono stati organizzati l'accoglienza e il trasporto. E così la TDS si è spaccata in due: con circa 250 atleti che hanno completato tutti i 145km e oltre 9000 metri di dislivello positivo e gli altri 1200 che sono stati fermati al 50km circa. Giusta la decisione dell'organizzazione di dichiarare finisher anche tutti coloro sono arrivati a Bourg Saint-Maurice e che non hanno potuto proseguire a causa delle complicate operazioni di soccorso dell'atleta che poi purtroppo è deceduto. 

Una vera doccia fredda per tutti, ma meno male l’OCC ha dato un po' di sollievo ai cuori dei corridori e degli spettatori, con il suo parterre eccezionale e il meteo sempre buono. 

Io per la 12esima volta mi sono ritrovato alla partenza di una delle gare di UTMB e per questa edizione ho scelto la CCC, che per me è un po' la gara di casa visto che parte da Courmayeur e, passando da Champex Lac (Svizzera), arriva a Chamonix (Francia). La gara di 101 km e 6,100 metri di dislivello, quest'anno al posto del centro di Courmayeur è partita dallo Sport center di Dolonne (alcuni centinaia di metri più in là). Devo dire che questa scelta, mi è piaciuta moltissimo. Infatti il luogo più ampio e praticamente tutto dedicato ai runners, ha reso la partenza molta più comoda (con tutti i servizi a pochi metri) e molto più fluida che la partenza classica dal centro.


Era questa la mia quarta partecipazione su questa distanza ed è stato il mio quarto gilet Columbia con la scritta Finisher CCC. Lo confesso: sono arrivato alla partenza poco preparato rispetto al passato, ma con tantissima soddisfazione ed emozione e – mantenendo sempre un adeguato margine sui "cancelli" orari – sono riuscito a portarla a casa divertendomi e con un tempo che si è mantenuto tra il più veloce e il più lento di quelli da me registrati nell'arco temporale 2008 - 2019.  


Last but not least, è partita la regina assoluta delle gara: sua maestà UTMB. Con i suoi 170km e 10.000 metri di dislivello rappresenta una specie di finale olimpica per ogni trailer che ami le lunghe distanze. Per tutti gli altri un viaggio massacrante oltre ogni limite e per questo gara di straordinaria e unica bellezza. Il grande favorito, François D'Haene, ha vinto
20h45m e con 4 vittorie è diventato il corridore più titolato dell'evento davanti a Kilian Jornet: un marziano tra gli uomini!